PCI Sicilia

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PCI Sicilia Pagina ufficiale gestita dalla Segreteria del Comitato Regionale Sicilia del PARTITO COMUNISTA ITALIANO

18/10/2026

𝗘𝗫 𝗜𝗟𝗩𝗔, 𝗜𝗟 𝗣𝗖𝗜: “𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗜𝗭𝗭𝗔𝗥𝗘 𝗣𝗘𝗥 𝗧𝗨𝗧𝗘𝗟𝗔𝗥𝗘 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢, 𝗦𝗔𝗟𝗨𝗧𝗘 𝗘 𝗔𝗠𝗕𝗜𝗘𝗡𝗧𝗘”

Il Partito Comunista Italiano rilancia la proposta di una nazionalizzazione integrale dell’ex ILVA e chiedono al Governo di abbandonare ogni ipotesi di privatizzazione o cessione dell’azienda.

Per il PCI, la crisi dello stabilimento di Taranto dimostra il fallimento delle privatizzazioni e di un modello che ha lasciato le decisioni strategiche ai privati, mentre i costi economici, sociali, sanitari e ambientali sono ricaduti sui lavoratori e sulla popolazione. La contrapposizione tra occupazione e tutela della salute non è inevitabile: è il risultato di scelte politiche che possono e devono essere superate.

La nazionalizzazione deve diventare il punto di partenza di una trasformazione industriale e sociale. Per questo il PCI propone:

🔴 Controllo pubblico integrale dell’ex ILVA, degli impianti e delle infrastrutture connesse;
🔴 Fermata delle fonti inquinanti dell’area a caldo fino alla loro sostituzione con tecnologie non inquinanti, basate sul ciclo elettrico e sul preridotto, insieme a un piano straordinario di bonifica e risanamento;
🔴 Politica industriale pubblica, con un piano nazionale della siderurgia che programmi produzione, investimenti, innovazione ed energia nell’interesse collettivo;
🔴 Salvaguardia di tutti i posti di lavoro, dei salari e dei diritti, senza licenziamenti né scarico dei costi della transizione sui lavoratori, assicurando continuità del reddito, formazione retribuita e coinvolgimento sindacale;
🔴 Investimenti pubblici per diversificare l’economia di Taranto, sviluppando nuove filiere, ricerca, tecnologie ambientali, energie rinnovabili, cantieristica, logistica sostenibile ed economia del mare.

La bonifica del territorio, sottolinea il PCI, può diventare un investimento capace di creare occupazione e nuove attività produttive, per superare la dipendenza di Taranto da un’unica fabbrica e costruire un’economia più solida e diversificata. Il Partito si impegna a sostenere queste proposte nelle sedi politiche e istituzionali e a promuovere la mobilitazione unitaria di lavoratori, organizzazioni sindacali e cittadini.

Taranto non ha bisogno di un nuovo proprietario, di un altro rinvio o dell’ennesima promessa: ha bisogno di uno Stato che torni a decidere, pianificare e investire. Non si tratta di scegliere tra lavoro e salute, ma di governare l’economia nell’interesse della collettività.

PARTITO COMUNISTA ITALIANO

PCI - Partito Comunista Italiano
18/10/2026

PCI - Partito Comunista Italiano

𝗚𝗟𝗜 𝗦𝗧𝗨𝗗𝗘𝗡𝗧𝗜 𝗗𝗔 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗘 𝗟𝗘 𝗣𝗜𝗔𝗭𝗭𝗘 𝗗'𝗜𝗧𝗔𝗟𝗜𝗔: 𝗦𝗢𝗟𝗗𝗜 𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗘 𝗔𝗨𝗟𝗘, 𝗡𝗢𝗡 𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗘 𝗔𝗥𝗠𝗜

Il 16 Ottobre centinaia di migliaia di studenti e studentesse hanno dato vita a manifestazioni in tutta Italia contro il riarmo e la guerra e per chiedere più investimenti per la scuola e l’istruzione, pronunciandosi contro il decreto Valditara sulle classi che vuol discriminare secondo il paese di provenienza dei genitori, denunciando le complicità dell’Italia e della UE per le spese militari, la continuazione della guerra in Ucraina, il sostegno ad Israele e le complicità col genocidio in Palestina.

In molte città le manifestazioni studentesche si sono collegate alla giornata promossa da Fridays for Future contro il riscaldamento globale, a cui le guerre e le esercitazioni militari stanno dando un grande contributo.
La lotta degli studenti ha chiamato in causa la Meloni e le politiche del governo, senza fare sconti nemmeno alla Schlein e agli esponenti del PD che al parlamento europeo hanno votato a favore del riarmo e votano sempre per la continuazione della guerra, che sottrae risorse all’istruzione e al welfare e in generale all’economia di pace.

“Più aule e meno bombe” è stato lo slogan più gridato, in un Paese come l’Italia dove un terzo degli edifici scolastici necessita di interventi edilizi urgenti di messa in sicurezza e riqualificazione.

“No al carovita” perché studiare sta diventando sempre più un privilegio e non un diritto, per il costo crescente dei libri, dei trasporti e degli affitti per i fuori sede.

E’ un movimento studentesco che ha già un respiro internazionale, convergente con quelli maggiormente strutturati in Spagna e in Francia, insieme unendo la lotta contro il riarmo con quella contro le discriminazioni di classe, etnia e credenze religiose, e che sarà ancora in piazza il 30 Ottobre per lo sciopero generale indetto da USB a fianco dei lavoratori e ancora il 20 Novembre per uno sciopero studentesco a livello europeo contro la leva militare e la guerra.

Al movimento delle studentesse e degli studenti vanno la simpatia e il sostegno attivo e convinto del Partito Comunista Italiano, comuni sono i nostri obiettivi.

𝗗𝗶𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗶𝘀𝘁𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗣𝗖𝗜

PCI - Partito Comunista ItalianoPCI SiciliaPCI - Sicilia
17/10/2026

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17/10/2026

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11/10/2026

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PCI - Partito Comunista ItalianoPCI Sicilia
11/10/2026

PCI - Partito Comunista Italiano
PCI Sicilia

𝗠𝗘𝗟𝗢𝗡𝗘𝗟𝗟𝗨𝗠, 𝗟𝗘 𝗢𝗠𝗕𝗥𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗟𝗘𝗚𝗚𝗘 𝗔𝗖𝗘𝗥𝗕𝗢 𝗘 𝗜 𝗥𝗜𝗦𝗖𝗛𝗜 𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗔 𝗗𝗘𝗠𝗢𝗖𝗥𝗔𝗭𝗜𝗔.
𝗗𝗶𝗳𝗲𝗻𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗹𝗮 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲!

I profili di incostituzionalità di questa legge elettorale non sono cavilli tecnici, ma riguardano la libertà e l’uguaglianza del voto, la rappresentanza politica, la parità di genere, il pluralismo e l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Dall’indicazione preventiva del Presidente del Consiglio al premio di maggioranza sproporzionato, dalle liste bloccate alla disparità di genere, fino agli ostacoli imposti alle forze politiche per raccogliere le firme, emerge un impianto che rischia di comprimere la sovranità popolare. A ciò si aggiunge il tentativo di modificare sostanzialmente l’assetto istituzionale attraverso una legge ordinaria, aggirando le garanzie previste dall’articolo 138 della Costituzione.

È inaccettabile che il diritto di presentarsi alle elezioni rischi di trasformarsi in una corsa a ostacoli accessibile soprattutto a chi dispone di grandi apparati organizzativi e risorse economiche.

La raccolta delle firme non può diventare uno strumento per decidere quali forze abbiano il diritto di partecipare alla competizione elettorale. Procedure complesse, scadenze stringenti e adempimenti onerosi penalizzano soprattutto le organizzazioni prive di strutture capillari e mezzi paragonabili a quelli dei grandi partiti.

Il problema è ancora più grave quando regole ed esenzioni producono disparità tra soggetti politici, favorendo chi è già presente nelle istituzioni e ostacolando chi cerca di conquistare spazio attraverso il consenso popolare.

Si proclama che il popolo è sovrano, ma si rende sempre più difficile persino chiedere il suo voto.

Le elezioni devono essere il terreno del confronto tra idee, non una competizione nella quale apparati e risorse economiche contano più della volontà dei cittadini. Per il PCI, il diritto delle classi popolari a organizzarsi e a intervenire nella vita pubblica non può essere subordinato alla forza dei poteri economici.

Chi è convinto delle proprie idee dovrebbe misurarsi con il consenso, non con regole che rendano più difficile la presenza degli avversari sulla scheda elettorale. La raccolta delle firme deve garantire serietà e trasparenza, non diventare un’arma di esclusione politica.

Chiediamo requisiti proporzionati, ragionevoli e applicati senza discriminazioni, eliminando le barriere ingiustificate alla presentazione delle liste.

Le similitudini con la legge Acerbo del 1923 non possono essere liquidate come un semplice richiamo storico. Quella legge assegnava i due terzi dei seggi alla lista più votata che avesse superato il 25% dei voti validi, contribuendo a consegnare al fascismo una maggioranza parlamentare schiacciante dopo le elezioni del 1924.

Con il cosiddetto Melonellum ritroviamo una logica che ci preoccupa: un meccanismo capace di alterare la rappresentanza reale del voto, liste bloccate che limitano la scelta degli elettori e una concezione della stabilità di Governo destinata a prevalere sul pluralismo.

Non si può non denunciamo una pericolosa analogia politica tra le due leggi: usare le regole elettorali per trasformare un consenso parziale in un potere parlamentare sproporzionato, riducendo il peso delle opposizioni.

Il nodo principale è l’entità del premio, che può attribuire a una forza un potere eccessivo rispetto ai voti ottenuti, incidendo sugli equilibri istituzionali e sull’elezione degli organi di garanzia. Una maggioranza numerica costruita artificialmente non equivale alla maggioranza del Paese e non può diventare un mandato illimitato a modificare gli assetti della Repubblica. La Costituzione non si aggira con una legge ordinaria.

L’indicazione preventiva del candidato alla Presidenza del Consiglio solleva seri interrogativi sul ruolo del Presidente della Repubblica. Si rischia una trasformazione in senso presidenziale dell’assetto istituzionale perseguita non attraverso una revisione costituzionale, ma mediante una legge ordinaria.

A ciò si aggiungono altri possibili profili di illegittimità: la disparità di genere nelle candidature, la disciplina della circoscrizione Estero, il premio nazionale per l’elezione del Senato e il rischio che liste bloccate e meccanismi di assegnazione dei seggi compromettano il diritto a un voto consapevole.

Questi aspetti richiedono un esame giuridico rigoroso, anche alla luce delle precedenti pronunce della Corte costituzionale in materia elettorale. Le criticità già emerse non possono essere ignorate né riproposte sotto nuove forme.

Il PCI respinge questa logica con fermezza. La Costituzione non è un ostacolo da aggirare, il Parlamento non è un notaio del Governo e il voto dei cittadini non è una cambiale in bianco per chi vince le elezioni.

Dobbiamo contrastare questa legge sul piano politico e giuridico, sostenendo ogni iniziativa utile a verificarne la conformità costituzionale e valutando gli strumenti previsti dall’ordinamento per contestare le disposizioni illegittime.

La qualità di una Repubblica si misura dalla possibilità concreta dei cittadini di scegliere, delle forze politiche di presentarsi e delle opposizioni di svolgere il proprio ruolo senza essere schiacciate da regole sbilanciate.

La Costituzione nata dalla Resistenza non è un ostacolo da aggirare per consolidare il potere di chi governa: è una conquista che abbiamo il dovere di difendere.

Il PCI non accetterà che il pluralismo venga sacrificato sull’altare della governabilità o che la sovranità popolare venga svuotata da regole costruite a vantaggio di chi detiene già il potere.

La democrazia appartiene al popolo, non ai partiti che pretendono di blindare il proprio potere. Il PCI non farà passi indietro: difendere la Costituzione significa difendere il diritto di ogni cittadino e di ogni forza politica a concorrere liberamente alla vita del Paese.

𝗣𝗔𝗥𝗧𝗜𝗧𝗢 𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗜𝗧𝗔𝗟𝗜𝗔𝗡𝗢

PCI SiciliaPCI - Partito Comunista Italiano
11/10/2026

PCI Sicilia
PCI - Partito Comunista Italiano

𝗣𝗥𝗜𝗠𝗜 𝟵 𝗠𝗘𝗦𝗜 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗔𝗡𝗡𝗢: 𝟴𝟲𝟱 𝗠𝗢𝗥𝗧𝗜 𝗦𝗨𝗟 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢, 𝟭𝟬𝟳𝟰 𝗖𝗢𝗠𝗣𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗩𝗜 𝗗𝗜 𝗜𝗧𝗜𝗡𝗘𝗥𝗘!

Altri dieci morti sul lavoro negli ultimi giorni di settembre e, così, al 30 settembre sono 865 i morti per infortunio nei luoghi di lavoro e 1074 quelli complessivi di itinere. Come scrive Carlo Soricelli sull'Osservatorio nazionale morti sul lavoro: “La tragedia di Daniele Gremes, uno dei tre morti sui luoghi di lavoro di ieri ucciso nel Trevigiano, è il 30esimo morto sui luoghi di lavoro in questa provincia, che è anche la provincia dove è morto Mattia Battistetti e dove la "mamma combattente" Monica Michielin lotta da anni per avere giustizia per suo figlio. Treviso è la provincia con più morti sui luoghi di lavoro in Italia. Daniele è rimasto ucciso dall'esplosione improvvisa di un tubo in pressione mentre lavorava e porta il bilancio delle vittime in Veneto a un livello drammatico e scandaloso. Con questo ennesimo infortunio mortale si raggiunge la quota reale di 101 lavoratori deceduti direttamente sui posti di lavoro dall'inizio dell'anno, a cui si sommano i lavoratori rimasti uccisi in itinere lungo le strade e le arterie autostradali del territorio. Un totale tragico di 123 vite spezzate, tutte registrate e documentate dall'Osservatorio. Il confronto con le altre regioni è impietoso e mostra tutta la gravità della situazione: Il Veneto registra quasi il doppio dei morti dell'Emilia-Romagna. Mantiene un numero di vittime vicinissimo a quello della Lombardia, che però ha più del doppio dei suoi abitanti e lavoratori. Supera abbondantemente regioni come la Campania e la Sicilia. Una regione che ama definirsi tra le più civili, progredite ed efficienti d'Italia non può accettare e tollerare.”

Ha ragione, Carlo Soricelli, a rimarcare come in una delle regioni più ricche d'Italia, che veniva definita la locomotiva dell'economia nazionale, la mortalità nel lavoro è indice di un degrado anche culturale che ritiene la sicurezza nel lavoro e la salute di chi lavora cose che possono non avere la massima priorità. Da troppi decenni il lavoro non è “il primo diritto costituzionale” ma qualcosa di diverso. Le lavoratrici e i lavoratori non sono più il motore del paese ma degli strumenti in mano a padroni che hanno come unico fine la crescita della propria ricchezza. “El far schei” come diciamo in Veneto.

Anche le guerre servono a “lorsignori” per arricchirsi. Lo fanno con il riarmo. Lo fanno uccidendo i popoli, assoggettandoli alla loro avidità, rubando le loro ricchezze.

Forse è venuta l'ora di ribellarci contro chi comanda e non vuole investire nel lavoro né avere un piano di sviluppo industriale che non sia il ti**re a campare e considerare i diritti di chi lavora un costo che si deve tagliare.

Dipartimento Lavoro PCI

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