10/02/2026
Prendiamo atto della risposta dell’Amministrazione comunale al nostro comunicato sul procedimento di approvazione del nuovo PUG. Una risposta che, tuttavia, contiene errori gravi, ricostruzioni fuorvianti e un’impostazione politica francamente inquietante.
È necessario anzitutto ristabilire una verità elementare, documentata dagli atti pubblici. Le liquidazioni richiamate dall’Amministrazione, relative al PRG, non sono state disposte dall’Amministrazione del M5S, ma dall’Organo Straordinario di Liquidazione. In particolare, come risulta dall’Albo Pretorio, si tratta di liquidazione di spettanze dovute al Gruppo di Progettazione del P.R.G. per indennità relativa alla revisione integrale del P.R.G., su istanza prot. n. 26 del 22 dicembre 2014, cioè di un credito maturato prima, accertato e liquidato nell’ambito delle competenze dell’OSL. Atti e fatti relativi al dissesto. È un dato oggettivo, verificabile, che chiunque conosca minimamente le procedure di dissesto dovrebbe conoscere.
Ma c’è un punto ancora più rilevante, che l’Amministrazione omette o confonde deliberatamente. La liquidazione è un atto che interviene alla fine di un procedimento, quando la prestazione è già stata resa e gli uffici hanno verificato che il credito è certo, liquido ed esigibile. È cosa radicalmente diversa da un atto di spesa futuro, non impegnato, solo ipotizzato o rinviato, che crea aspettative e promesse nei confronti di chi viene chiamato a svolgere un’attività. Nel caso del PUG, i dipendenti sono stati coinvolti proprio sulla base di questa prospettiva futura: una promessa di riconoscimento economico, non una liquidazione a posteriori. Mettere sullo stesso piano le due fattispecie non è un errore tecnico: è una forzatura narrativa.
Per questo respingiamo con nettezza l’accusa di “occasione persa per rimanere in silenzio”. L’Amministrazione ha revocato l’atto oggetto delle nostre critiche: questo per noi è sufficiente a dimostrare che il rilievo era fondato. Il resto è un tentativo maldestro di spostare l’attenzione.
Ma la parte più grave della replica dell’Amministrazione non è nemmeno tecnica. È politica e culturale. Si è scelto di colpire un cittadino, Orazio Amenta, additandolo pubblicamente, sostenendo che avrebbe dovuto “stare zitto” perché tecnico in un altro Comune. È un messaggio pericoloso. Significa affermare che il diritto di parola dipende dal luogo di lavoro e non dalla cittadinanza, che esistono cittadini di serie A e di serie B. Chi vi credete di essere per decidere chi ha diritto di tribuna e chi no?
Questo linguaggio non è solo inaccettabile: è un segnale di intimidazione. È la stessa logica già vista in altri dibattiti pubblici: “stai attento, sappiamo chi sei, sappiamo dove lavori”. Davvero pensate che questo possa far desistere qualcuno dal parlare? È questo il livello del confronto che intendete praticare? Solo perchè non è mafioso, non ha diritto di pranzare con il sindaco?
C’è poi una contraddizione che non può passare sotto silenzio. Nei giorni scorsi lo stesso cittadino ha denunciato pubblicamente, con nomi e cognomi, interessi e dinamiche riconducibili alla criminalità locale nel territorio. Un atto di coraggio civile che avrebbe meritato una parola di vicinanza e di sostegno istituzionale. Su questo avete scelto il silenzio. Avete letto quel post, visto che leggete i post, e non avete detto nulla. Nessuna solidarietà, nessuna presa di posizione. Ma avete trovato il tempo e il tono per colpire chi esercita un diritto di critica amministrativa.
Infine, prendiamo atto che su tutti gli altri rilievi di merito non è stata data risposta. Restano intatti i nostri dubbi sulla sostenibilità di un lavoro enorme, delicatissimo e strategico come il PUG affidato a dipendenti comunali retribuiti con la sola produttività, per di più in larga parte privi di esperienza nella redazione di piani regolatori. Questo non è un attacco personale, ma una questione di metodo, di responsabilità e di tutela dell’ente.
Noi non chiediamo silenzi. Chiediamo atti corretti, risposte nel merito e rispetto per i cittadini.
Avete revocato l’atto: bene. Ora fermatevi qui. Ci vediamo il 18 per la giornata obbligatoria di partecipazione prevista per legge.
Il PUG non può diventare il terreno di una deriva illiberale né di una polemica ritorsiva. È il futuro della città. E il futuro, per essere credibile, ha bisogno di trasparenza, competenza e democrazia vera, non di intimidazioni.