Alternativa Bagnolo

Alternativa Bagnolo Alternativa Bagnolo. Per tutti i Cittadini di Bagnolo che vogliono attivamente dare un contributo al paese dove vivono.

È disponibile online, e può essere visualizzato, il programma elettorale del M5S per le elezioni amministrative del 26 maggio 2019 a Bagnolo in Piano,che Alternativa Bagnolo considera il proprio vincolo di mandato e continuerà a portare avanti.

23/03/2026

𝗚𝗜𝗨𝗦𝗧𝗜𝗭𝗜𝗔, 𝗣𝗘𝗥 𝗔𝗗𝗘𝗦𝗦𝗢, 𝗘̀ 𝗙𝗔𝗧𝗧𝗔
𝗠𝗔 𝗟𝗔 𝗤𝗨𝗘𝗦𝗧𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗘̀ 𝗖𝗛𝗜𝗨𝗦𝗔
23.03.2026

Netto l'esito del referendum costituzionale che ha bocciato senza remissione la Legge Nordio sulla magistratura.
Avesse prevalso il "sì", sarebbe stata perduta una battaglia ma non ancora la guerra.
Ha vinto invece il "no". Bene. Una battaglia è vinta ma la questione non è chiusa. Qualcuno vorrà riprovarci. Bisognerà vigilare, non abbassare la guardia. Incalzare l'avversario in rotta. Bastonare il cane che affoga, direbbe Mao Tse-tung.

Per una volta, ha vinto l'Italia migliore. Fuori dai partiti e oltre i partiti, a cominciare da quelli che adesso abusivamente s'intestano la vittoria. Grazie a chi si è recato alle urne questa volta non votando ormai da tempo alle consultazioni elettorali. Anche ai non pochi elettori di Lega e FdI che hanno anteposto l'interesse della nazione a quello di partito contribuendo in maniera decisiva al risultato e che ringraziamo. A differenza di altri non abbiamo mai disprezzato in toto coloro che, per reazione non condivisibile ma comprensibile, alle elezioni politiche votarono speranzosi per l'unico partito rimasto fuori dalla palude Draghi. Né li abbiamo mai insultati come "fascisti". Siamo lieti si siano rammentati della cultura legalitaria che fino a qualche anno fa, prima che la Melona si acconciasse a pagare il pedaggio ai berluschini, ancora albergava da quelle parti.

Quel che conta, in termini di clima politico e di cultura sociale diffusa, è la sconfitta dei "garantisti" di se stessi, dei liberali liberisti libertari liberastacippa, dei profeti dello stato minimo, dei depenalizzatori forsennati, degli ossessionati dalla magistratura a prescindere. Ultimi aggregati, pur contando meno di zero, i capetti dei gruppuscoli finti sovranisti che in quest'occasione hanno gettato la maschera accodandosi al "sì" in allegra compagnia di Magi, Calenda, Sallusti, Palamara, Di Pietro, Picierno, Cottarelli, Ichino, Nannicini, Giachetti e Pittella. Parte dei loro, non obnubilata, ha votato in senso esattamente contrario. Buon viaggio fino al cestino della nettezza urbana. Per i fondelli non prenderanno più nessuno.

Quanto alla magistratura, che perfetta di sicuro non è, confidiamo non voglia mancare questa occasione per autoemendarsi seriamente, innanzitutto superando il sistema delle correnti che ne mina la popolarità e parte della credibilità. Uomini al di sopra delle correnti e di fatto al di fuori della medesima ANM, come Gratteri e Di Matteo, hanno guidato la vittoriosa battaglia del "no". Auspichiamo vivamente che, forti del loro determinante contributo a questo successo, vogliano prendere essi in mano, con proposte coraggiose e tempestive, i destini di un'istituzione essenziale agli effetti di una giustizia rapida, efficace, corretta, responsabile, estranea a ogni condizionamento ideologico.

Ci auguriamo, infine, che davvero i conti con mentitori, diffamatori e spacciatori di notizie false, opportunamente rimandati a dopo il 23 marzo, vengano regolati a norma di Legge come prospettato di chi ne fu strumentale bersaglio. Ma a partire da domani. Stasera si festeggia.

23/03/2026

𝗣𝗥𝗘𝗠𝗜𝗔𝗧𝗔 𝗕𝗜𝗦𝗧𝗘𝗖𝗖𝗛𝗘𝗥𝗜𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗠𝗔𝗦𝗧𝗥𝗢
23.03.2026

Non è umanamente antipatico, Delmastro. Fra i suoi colleghi di governo risulta anzi fra i meno sgradevoli. Rispetto al suo attuale capo Nordio può persino sembrare un campione di simpatia. Quel tanto di spontaneità che mal s'adatta a un politicante, che lo indusse a lasciarsi sfuggire tempo fa che l'unica cosa buona nella Legge Nordio era il sorteggio, per esempio, ne tradisce una certa umanità ancora non del tutto corrotta dalle becere regole di sopravvivenza della casta per eccellenza, quella dei politichini.

Né crediamo si sia condotto in maniera coscientemente inonesta, o che nella squallida vicenda della "Bisteccheria d'Italia", nome che subito rimanda al leggendario Partito della Bistecca fondato nel 1951 con programma "Viva la pacchia!", o per meglio dire della "Cinque forchette srl", altro nome perfettamente evocativo, egli abbia commesso reati di sorta. Salvo prova del contrario, beninteso.

Trattasi nondimeno di sottosegretario di Stato in carica e al ministero della giustizia per di più, non di un quisque de populo. La cui carica, nemmeno merita sottolineare, impone livelli di attenzione sempre altissimi anche e soprattutto a riguardo di sempre possibili, ancorché involontari, accostamenti al mondo del crimine e circostanti àmbiti. Ingenuità non sono ammesse.

Si rammenti che Gennaro Sangiuliano, dal quale praticamente tutto ci divide ma al quale non si può non riconoscere doti di intellettuale autentico e coerenza politica non comune e che rispetto al tatuato suo successore riteniamo pur sempre un gigante, dovette dimettersi da ministro della cultura per non essere stato capace di tenere ben abbottonati i pantaloni e, pur tenuto conto di non essere lui Adone figlio di Mirra, nell'aggravante circostanza della relazione intrattenuta con una tal Boccia - non esattamente Miss Universo.

Con ogni rispetto per la cultura, sembra la giustizia essere settore di delicatezza e peso specifico un pochino superiori e dunque, non per colpa soggettiva o per malafede criminale - crediamo al buon Delmastro quando afferma che la mafia sia "una montagna di mer*a" - decenza vorrebbe che levasse le tende. Preferibilmente insieme a tutto il gruppetto di soggetti non affatto estranei alla politica che nella vicenda gli aveva fatto compagnia.

Qui appare peraltro emblematico il modo in cui - astraendo in toto dall'esito ormai imminente del referendum costituzionale - buona parte dei Flagelli d'Italia si conduce rispetto alle politiche della giustizia.

Da parte nostra invece ci auguriamo, cinicamente, che il sottosegretario resti al suo posto, perché ogni giorno in più in cui manterrà la sua carica sarà un giorno in più in cui l'attuale governo, indecoroso alla patria, camminerà con un bel bersaglio attaccato alla schiena sul quale, in un logorio continuato, andranno ad appuntarsi impietosi e sarcastici i memo della Bisteccheria.

19/03/2026

𝗗𝗜𝗩𝗘𝗥𝗦𝗘 𝗢𝗧𝗧𝗜𝗠𝗘 𝗥𝗔𝗚𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗣𝗘𝗥 𝗩𝗢𝗧𝗔𝗥𝗘 "𝗡𝗢" 𝗔𝗟 𝗥𝗘𝗙𝗘𝗥𝗘𝗡𝗗𝗨𝗠
19.03.2026

𝘘𝘶𝘢𝘳𝘵𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦

Più si approfondisce e si discute più si affermano le ragioni del ''no'' ed è questa la principale ragione per cui Melona & Soci tutto hanno fatto per fissare il referendum il prima possibile.

Sorvoliamo per economia di spazio sui costi aggiuntivi dei tre distinti organismi. Oggi il CSM unico costa circa 47 milioni/anno, moltiplichiamo per quanto? Merita rammentare che il demagogico taglio del numero dei parlamentari, concepito per allungare la vita della legislatura, avrebbe prodotto un risparmio teorico di circa 67 milioni/anno - presto poi assorbito da altre spese.

La magistratura, per varie ragioni in parte infondate, non è l'istituzione più popolare. I politicanti però sono ancora meno amati, basti vedere quanti più non votano alle elezioni. Al referendum però non si vota per orientamento politico bensì guardando agli effetti della Legge Nordio sui cittadini, sia diretti quanto agli assetti processuali, sia indiretti quanto a pesi e contrappesi fra istituzioni, che in caso di conferma verrebbero pesantemente alterati con nocumento delle libertà democratiche.

Se vincerà il "sì" le correnti della magistratura non cesseranno di esistere, adegueranno solo il proprio modus operandi. La giustizia per i comuni cittadini non sarà più rapida né più efficiente né più soddisfacente e diverrà ancor meno rigorosa nei confronti di politicanti, colletti bianchi, concentrazioni economiche e finanziarie. Sotto governo Draghi già per impulso della Cartabìa già il quadro della giustizia penale fu devastato con la nullificazione di procedimenti giudiziari non conclusi entro termini che la (voluta) mancanza di risorse rendeva irrealistici e con la procedibilità a sola querela di parte di reati odiosi come i borseggi, tutto ciò per "alleggerire" i tribunali da processi inerenti a certi reati, pur se con vittime, favorendo la giustizia civile soprattutto nell'interesse dei grandi gruppi transnazionali che ne lamentavano le lungaggini.

Fu di recente abrogato il reato di abuso d'ufficio, tipico dei politicanti. Se ne persegue una sempre maggiore impunità. Vengono proposte Leggi per abolire l'obbligo dell'azione penale, per fissare le priorità nell'indagare i crimini (e si può immaginare in quale ordine...), per gerarchizzare le procure, per privare i PM del potere di acquisire autonomamente le notizie di reato, e così via in un crescendo criminogeno per cui l'amministrazione della giustizia diverrebbe una sorta di terra di nessuno nella quale i predatori più facoltosi avrebbero sostanzialmente mano libera.

Non si vota "no" per cacciare l'attuale governo - che andrebbe semmai cacciato per altre ragioni, posto che l'attuale "opposizione" certo non ne costituisce una credibile alternativa - ma valutando i contenuti negativi della Legge, anche se tutti i politicanti, ognuno pro domo sua, hanno fatto l'impossibile per rendere la consultazione un match fra tifoserie contrapposte. Nondimeno, alcuni del PD (che non ci paiono i meno peggiori) voteranno "sì" mentre diversi elettori di Lega e FdI, memori di culture legalitarie, voteranno "no".

Si rammenti, infine, che le firme di 500.000 elettori per richiedere il referendum furono raccolte a dicembre e gennaio non da partiti o associazioni collaterali ma da un comitato di cittadini attivi. Alla fin fine, cane non mangia cane.

Se la Legge Nordio verrà confermata non si potrà tornare indietro. Bisogna pensarci adesso, guardando all'interesse di noi cittadini e non a quello dei politicanti che si dicono di "destra", di "sinistra" o di "centro" in un gioco delle parti che sistematicamente vede gli affari prevalere e il popolo soccombere. Alle urne, il 22 e il 23 marzo, votiamo un deciso e netto "NO" per non consegnare a costoro, una volta di più, il nostro destino.

FINE

19/03/2026

𝗗𝗜𝗩𝗘𝗥𝗦𝗘 𝗢𝗧𝗧𝗜𝗠𝗘 𝗥𝗔𝗚𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗣𝗘𝗥 𝗩𝗢𝗧𝗔𝗥𝗘 "𝗡𝗢" 𝗔𝗟 𝗥𝗘𝗙𝗘𝗥𝗘𝗡𝗗𝗨𝗠
19.03.2026

𝘛𝘦𝘳𝘻𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦

La nomina a sorteggio del CSM, ove limiti il ruolo delle correnti organizzate come pure Gratteri e Di Matteo, magistrati integerrimi e di prima linea alle correnti da sempre estranei, avevano auspicato, non è bestemmia e starebbe anzi bene. All'imprescindibile condizione però che il sorteggio si applichi con uguale criterio alla quota dei magistrati e a quella del Parlamento, oggi rispettivamente di 2/3 e di 1/3 oltre i membri di diritto (capo dello Stato, primo presidente e procuratore generale della cassazione).

La Legge Nordio, invece, istituendo due CSM separati per i PM e per i giudici (oltre che una c.d. "alta Corte" con le funzioni disciplinari), prevede per le quote spettanti ai magistrati ("togati") nei rispettivi organismi il sorteggio assoluto e quindi fra tutti i circa 2200 PM e tutti i circa 7200 giudici civili e penali rispettivamente. Potrà uscirne chiunque, dal più al meno esperto.

Ma andrebbe pure bene, se non fosse che le quote di "non togati", finora di nomina parlamentare e spartite fra "maggioranza" e "opposizione", saranno invece tratte a sorte da elenchi votati dai politicanti stessi. Non si specifica di quanti nomi debbano comporsi tali elenchi, lo stabilirà una Legge ordinaria che si approva a maggioranza semplice. I componenti "non togati" resterebbero 1/3 in ciascuno dei due nuovi CSM, di cui la Legge costituzionale però non specifica il numero totale di membri. Oggi nel CSM unico sono 10 su 30 (oltre ai 3 di diritto), eletti dal Parlamento a maggioranza di 3/5 fra ordinari di materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di servizio. Supponendo che in ognuno dei due distinti CSM i numeri restino quelli, sarebbe comunque una Legge ordinaria a disporre se i 10 si sorteggino fra 20 o fra 1000, il che fa una bella differenza.

È intuibile che i politicanti scelgano con cura i sorteggiabili e dunque, chiunque esca, potrà avere più ruolo di un sorteggiato a caso fra tutti i magistrati. La disparità di criterio segna una differenza abnorme. Se Nordio & Soci fossero stati in buonafede, e non animati da intenti di sopraffazione, le quote di "togati" e "non togati" verrebbero determinate in egual modo, o con sorteggio temperato o ancor meglio con sorteggio assoluto. In questo caso non sarebbe difficile approntare l'elenco di ordinari in materie giuridiche e di avvocati con almeno 15 anni di servizio fra i quali pescare in base ai prescritti requisiti. Però in tal caso i politicanti non potrebbero mandare al sorteggio soggetti fidati, o targati, dunque non è stato previsto.

C'è poi la c.d. "alta Corte" di nuova istituzione coi poteri disciplinari oggi in capo al CSM unico. Nell'ipotesi che le pratiche disciplinari siano qui soggette a logiche correntizie, potrebbe sembrare buona cosa. Ma se il sorteggio già dovrebbe "purgare" dalle correnti i due CSM previsti, a che serve? La comporranno 3 giudici nominati dal capo dello Stato fra ordinari in materie giuridiche e avvocati con almeno 20 anni di servizio (avvocati a giudicare i magistrati...), 3 a sorteggio da un elenco votato dal Parlamento di soggetti con pari requisiti, 6 giudici e 3 PM a sorteggio assoluto, con almeno 20 anni di servizio o con esperienza in cassazione. Il presidente non sarebbe qui il capo dello Stato come nei due distinti CSM bensì eletto fra i sei "non togati".

Se un magistrato sbaglia è giusto che ne risponda. Forse pochi finora l'hanno fatto, d'accordo. Ma qui si evidenzia un intento intimidatorio verso l'intera categoria. Oggi la disciplinare del CSM è composta da 2 "non togati" e da 4 "togati" (1 giudice di cassazione, 2 di merito e 1 PM), in un rapporto di 1:2 omogeneo a quello medesimo del CSM. Nell'"alta Corte" il rapporto sarebbe invece di 2/5 a 3/5 e il presidente un "non togato" selezionato quindi in prima istanza dai politicanti. Che altro dire?

19/03/2026

𝗗𝗜𝗩𝗘𝗥𝗦𝗘 𝗢𝗧𝗧𝗜𝗠𝗘 𝗥𝗔𝗚𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗣𝗘𝗥 𝗩𝗢𝗧𝗔𝗥𝗘 "𝗡𝗢" 𝗔𝗟 𝗥𝗘𝗙𝗘𝗥𝗘𝗡𝗗𝗨𝗠
19.03.2026

𝘚𝘦𝘤𝘰𝘯𝘥𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦

Oggi, nel processo penale, il pubblico ministero è tenuto a perseguire la verità giudiziaria e ha quindi l'obbligo di raccogliere elementi sia a carico dell'imputato che eventualmente anche a lui favorevoli. L'avvocato difensore, ovviamente, produce solo le prove a discarica e non anche quelle di colpevolezza che eventualmente gli risultassero.

Fra il 2015 e il 2024 i passaggi di funzione da PM a giudice e viceversa furono in tutto 362, quindi 36,2 all'anno su un totale di circa 9000 magistrati in servizio, pari allo 0,4%. Nel 2007 e ancora nel 2022, con Leggi ordinarie, a tali passaggi erano stati già posti limiti e vincoli assai stringenti.

Legare un magistrato già ad inizio carriera e per tutta la vita lavorativa alla funzione di PM negandogli a priori la possibilità di formarsi anche dal lato giudicante costituisce una pesante spinta ad agire, come nell'incultura giuridica yankee che non prevede un analogo del PM ma un mero accusatore ("Prosecutor"), in linea di principio sempre contro l'imputato, per esibire in curriculum il maggior numero possibile di condanne ottenute come fossero scalpi a esaltare la bravura dell'accusatore. Colpevoli o innocenti che siano gli imputati. Come cittadini, cui anche da innocenti potrebbe accadere di affrontare un processo, fa rizzare i capelli in testa.

L'altro aspetto che i cittadini dovrebbero paventare, è quello più generale dello squilibrio che la Legge Nordio determina nel bilanciamento di poteri fra politicanti (niente a che vedere con la "Politica" in senso aristotelico) e magistrati. Il potere esecutivo, che sempre più è divenuto de facto anche legislativo dato che il Parlamento salvo rarissime e marginali eccezioni vota praticamente solo quel che vuole il governo di turno, tende in tal modo a prendere il sopravvento su quello giudiziario. L'architettura costituzionale di separazione dei poteri, che trae origine dalla Rivoluzione francese, così com'è regolata può piacere o meno, ma risulterebbe vulnerata alla sua base stessa. Non si ripulisce la magistratura da eventuali mele marce, che fra i politicanti già intuitivamente appaiono peraltro assai più numerose, ma si colpisce l'istituzione in quanto tale. Si vanno cioè a scassare equilibri molto delicati solo per conseguire un vantaggio di parte, il che già definisce la statura politica e morale di chi ha intrapreso una siffatta azione.

Nordio per una volta almeno dice la verità quando afferma che la sua Legge può giovare sì al governo in carica ma ugualmente a quelli avve**re. "Mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo" (3 novembre 2025). Et voilà l'inquietante misura di come i politicanti, di apparente diverso colore, allargherebbero la propria insalubre influenza sui destini del paese. Per chi, come noi, spregia entrambi gli schieramenti fittiziamente contrapposti, è una ragione essenziale per votare "no".

Nessuno può entrare nella testa di un magistrato (o di un medico o di un poliziotto) per modificarne il pensiero che non inverosimilmente, a meno che non ci si voglia affidare ai robot, potrebbe riflettersi anche sulla sua attività di PM come di giudice, nel senso beninteso di un'applicazione della Legge comunque corretta ma con sfumature variabili. Far sì che le sfumature restino tali dipende, inevitabilmente, dalla coscienza del singolo e riteniamo che la stragrande parte dei magistrati una tal coscienza l'abbia. Altra cosa sono le correnti organizzate, che non reputiamo giovino al prestigio e all'immagine della magistratura. Tanto più quando, come la vicenda Palamara fece emergere, esse possano degenerare in sistemi di scambi non affatto virtuosi.

19/03/2026

𝗗𝗜𝗩𝗘𝗥𝗦𝗘 𝗢𝗧𝗧𝗜𝗠𝗘 𝗥𝗔𝗚𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗣𝗘𝗥 𝗩𝗢𝗧𝗔𝗥𝗘 "𝗡𝗢" 𝗔𝗟 𝗥𝗘𝗙𝗘𝗥𝗘𝗡𝗗𝗨𝗠
19.03.2026

𝘗𝘳𝘪𝘮𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦

Per opportuna chiarezza, ci esprimiamo in assoluta indipendenza. Niente a che spartire con partiti e associazioni collaterali che pure invitano a votare "no", che solo meri interessi di bottega politicamente inessenziali separano da quelli del "sì".

In Italia la giustizia penale funziona spesso male per i semplici cittadini, vittime di reati ma anche imputati. Colpa dei magistrati? Non tutti saranno all'altezza, certo. Come i medici o i poliziotti che pure sono uomini. La sanità e la sicurezza funzionano sempre peggio, d'altronde. Ma la categoria peggiore resta quella dei politicanti, di ogni asserito colore, che fa persino rimpiangere i tempi di Moro, di Berlinguer e di Craxi.

L'amministrazione della giustizia è parte fondativa del contratto sociale: il cittadino non si fa giustizia da sé perché è lo Stato a incaricarsene. Se non lo fa in maniera soddisfacente il contratto sociale ne viene vulnerato.

Ciò tuttavia nulla ha a che fare col referendum. Nonostante la Melona stessa, mentitrice seriale, abbia proclamato che se non venisse confermata si avrebbero "immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà“ (Milano, 12 marzo), l'amministrazione della giustizia è disciplinata dai codici e da norme di tutt'altro genere, diverse delle quali più che discutibili, non certo dalla Legge Nordio. Vero è, piuttosto, che da decenni, sotto pretesto di "garantismo", politicanti di ogni sorta hanno reso le procedure giudiziarie sempre più tortuose e farraginose, con effetti devastanti sui tempi e sugli esiti dei processi. A vantaggio solo di chi, avendo molto denaro, possa permettersi stuoli di avvocati cavillosi per ti**re fino alla prescrizione o all'improcedibilità.

Così come ad arte si screditano i servizi pubblici - tipicamente la sanità, ma non solo - inducendone il malfunzionamento per suscitarne il rigetto e farne ingoiare la privatizzazione, per arricchimento dei profittatori, così i politicanti soi-disant "garantisti" hanno introdotti norme tali da degradare l'amministrazione della giustizia a livelli di inefficienza clamorosi gettandone la responsabilità sulla magistratura. Come si è visto e sentito ancor più negli ultimi giorni.

Non tutti i magistrati sono esenti da colpe e non tutti sono dei Gratteri o dei Di Matteo fuori dagli schemi di potere delle "correnti", ma nessuno può operare se non nel ristretto solco di Leggi decise dai politicanti stessi fra i quali, senza distinzioni di apparente colore, si nutre una viva insofferenza nei confronti di chi sarebbe legittimato e anzi obbligato, per controllo di legalità, a mettere il naso in eventuali affari sporchi riconducibili a elementi della categoria stessa.

Da qui l'animosità che dal tempo di Gelli, e poi del suo adepto Berlusconi tessera P2 1816 con affiliazione 26 gennaio 1978, cova nei confronti della magistratura. Che beninteso è tutt'altro che perfetta. Però buttare il bambino con l'acqua sporca è interesse non dei normali cittadini bensì di chi che ne tema il contrappeso istituzionale e brami svincolarsene per avere mano libera e agire legibus solutus, "sciolto dalle Leggi" secondo Ulpiano, più precisamente da chi dovrebbe applicarle.

Nel merito della Legge costituzionale che il referendum confermerà o casserà, senza addentrarci in tecnicismi complessi cerchiamo di inquadrare la situazione dal lato di un cittadino qualunque. Se la Legge fosse confermata, per i magistrati sotto il profilo della quotidianità poco cambierebbe mentre sarebbe proprio il cittadino a subirne conseguenze.

COSA NON SI ARRIVEREBBE A FARE...06.01.2026.. pur di distrarre il mondo dalle magagne proprie.
06/01/2026

COSA NON SI ARRIVEREBBE A FARE...
06.01.2026
.. pur di distrarre il mondo dalle magagne proprie.

SENZA TITOLO05.01.2026
05/01/2026

SENZA TITOLO
05.01.2026

04/11/2025

𝗢𝗡𝗢𝗥𝗘 𝗔𝗜 𝗖𝗔𝗗𝗨𝗧𝗜, 𝗗𝗜𝗦𝗢𝗡𝗢𝗥𝗘 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔
04.11.2025

𝑃𝑎𝑡𝑟𝑖𝑜𝑡𝑡𝑖𝑠𝑚𝑜, 𝑛𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑖𝑠𝑚𝑜 𝑒 𝑟𝑎𝑧𝑧𝑖𝑠𝑚𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑡𝑟𝑎 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑙𝑎 𝑠𝑎𝑙𝑢𝑡𝑒, 𝑙𝑎 𝑛𝑒𝑣𝑟𝑜𝑠𝑖 𝑒 𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑧𝑧𝑖𝑎.
𝑈𝑚𝑏𝑒𝑟𝑡𝑜 𝑆𝑎𝑏𝑎

Onoriamo oggi 4 novembre tutti i caduti in guerra, italiani ma anche di ogni altra nazionalità.

Onoriamo in particolare la memoria dei nostri soldati caduti nella prima guerra mondale, la cui conclusione sul fronte italiano è all'origine della ricorrenza odierna.

È innegabile che la guerra, la violenza, la sopraffazione siano da sempre strettamente intrecciate con la storia umana. Questo non le rende però né accettabili né ineluttabili. La cultura il cui sviluppo distingue la specie umana (Kultur o Civilisation che dir si voglia) tende a inibire anche istinti primordiali aberranti. La guerra è tale, ma è anche interesse economico delle oligarchie dominanti e perciò difficile da eradicare.

La guerra è oscenità morale anche quando sia per la liberazione da un invasore o dalla tirannia. Casi, questi, in cui costituisce un "male minore", persino sotto il profilo teologico, giammai però un bene. Spesso sono i migliori a morirvi; in essa non c'è riguardo alcuno per la dignità del corpo umano e della persona, per la verità e per la giustizia; della vita e della morte in guerra a decidere non è il merito, ma il caso.

Nei due conflitti mondiali del secolo XX furono i governanti dell'Italia, non il suo popolo, ad aggredire altri Stati procurando, in entrambi i casi, lutti e sofferenze immani alla nazione. La prima guerra mondiale, in particolare, dalla quale l'Italia uscì fra i vincitori ma in condizioni sociali ed economiche simili a quelle dei vinti, non fu solo l'inutile strage evocata da Benedetto XV, ma anche una gigantesca guerra civile europea e dunque un empio fratricidio di massa.

Si sarebbe potuto soddisfare l'aspirazione patriottica a riunire all'Italia i territori italofoni ancora fuori dai confini senza che 650.000 dei suoi figli - fra i quali moltissimi contadini del sud - venissero sacrificati al fronte, senza contare il milione di feriti gravi di cui quasi la metà mutilati o invalidi e i quasi 600.000 civili deceduti per cause di guerra. La Germania premeva sull'Austria-Ungheria, in cambio della neutralità dell'Italia, per decisive cessioni territoriali che sarebbe stato ragionevole negoziare fino in fondo, evitando uno spreco immane di vite. Perché la patria si serve con onore, innanzitutto, e con amore, risparmiandole la tragedia della guerra.

Ma gli interessi del grande capitale, in particolare della FIAT, le pressioni di una parte della stampa comprata dall'oro francese, le farneticazioni di un degenerato in cerca di emozioni forti come D'Annunzio e di sociopatici ma**comiali come i futuristi ("La guerra sola igiene del mondo"), i traffici della massoneria e l'attiva complicità di un re codardo - lo stesso che nel 1922 rifiutò di mandare l'esercito a disperdere le bande fasciste e che nel 1943 scappò a gambe levate da Roma lasciando milioni di nostri soldati allo sbando - condussero al golpe bianco del 1915 col quale gli italiani furono sciaguratamente trascinati in guerra contro il sentimento del popolo e l'interesse della nazione. L'irredentismo tralignò in espansionismo xenofobo e il patriottismo in nazionalismo becero e sanguinario.

Nondimeno, i soldati italiani si batterono con incredibile coraggio, anche quando mandati al macello da comandi incompetenti e criminali, soprattutto quando il patrio suolo nel 1917 fu invaso. Non furono solo vittime, come vorrebbe la retorica antimilitarista, ma eroi. Alla memoria di quei nostri padri rendiamo reverente omaggio. Onore a loro, oggi e sempre, e disonore alla guerra e a chi per ragioni sempre e comunque abominevoli vergognosamente la spaccia per un "valore".

31/10/2025

L'INSOPPORTABILE DISGUSTOSITÀ DI HALLOWEEN
31.10.2025

Fra le celebrazioni celtiche di stagione (Imbolc, attuale 31 gennaio, Beltane 1° maggio, Lughnasadh 30 luglio) si annoverava Samhain (31 ottobre), per i celti subalpini Samonios, ricorrenza d'inizio inverno e del nuovo anno in concomitanza con la fine dei raccolti.

A Samhain cadeva la barriera fra il mondo dei vivi e quello dei morti e, secondo la cultura della famiglia verticale di cui gli avi defunti erano parte inscindibile, quel giorno ci si recava nelle necropoli - dacché i camposanti cristiani erano di là da ve**re - recando cibo e altre offerte agli spiriti degli antenati e con essi si colloquiava. Senza tristezza, quasi gioiosamente anzi, rendendo loro onore.

Samhain veniva celebrato anche nella notte sul 1° novembre con falò rituali e una delle assunzioni sincretiche cristiane dalle religioni antiche risulta probabilmente nella celebrazione di Ognissanti, stabilita nel nono secolo proprio al 1° novembre per onorare anche i santi non canonizzati. Chi porta un nome adèspota, i.e. senza un santo corrispondente nel calendario liturgico, usa festeggiare quel giorno il proprio onomastico. Quale nesso fra culto dei morti e dei santi? Quest'ultimo, nel cristianesimo, si sviluppa dalla venerazione dei martiri che si estende poi ad altri che avevano professato la fede in maniera esemplare e si struttura a partire dal IV secolo circa, a rispecchio dei "saggi" e degli "eroi" precristiani: defunti cui rendere onore.

Ancor più probabile, per contiguità di calendario, l'influsso di Samhain sulla commemorazione cristiana dei defunti del 2 novembre le cui origini remote si perdono nel tempo, introdotta a Cluny attorno all'anno mille proprio all'indomani di Ognissanti ma formalizzata fra le azioni liturgiche non prima del XIV secolo.

Venendo a oggi. L'uso di accendere candele in zucche intagliate da portare in giro la notte sul 1° novembre era praticato ancora decenni fa anche sui nostri territori. In Lombardia occidentale si chiamavano "lümere". Si soleva pure lasciare sui davanzali cibi e bevande per le anime dei cari defunti. Usi simili si mantenevano anche al sud e in Sardegna: tradizioni locali, radicate qua e là. Niente di macabro però e soprattutto nessun fine commerciale.

A tutto ciò è venuto sovrapponendosi il cosiddetto Halloween, nome che deriva, per corruzione, da "All Hallows' Eve", la vigilia di tutti i santi. Evento, questo, di lontana origine medievale che, in forme e con denominazioni diverse, aveva luogo in diversi paesi europei. Ma ciò che oggi viene presentato come Halloween niente ha a che fare con tali antiche costumanze, cui peraltro il tono macabro e orrorifico era sostanzialmente estraneo. Anche l'accentuazione di questo si deve a una spettacolarizzazione commerciale che ha reso l'evento insopportabile e disgustoso.

Secondo stime, solo in Italia il giro d'affari di Halloween si aggirerebbe sui 300 milioni. Dalla mercificazione delle ricorrenze religiose ridotte a orgia di consumismo, all'invenzione di feste implausibili come quelle della mamma e del papà per fare soldi, alla degradazione di san Valentino in occasione di spesa, la dissacrazione per lucro di ogni solennità piccola e grande ha attinto, in un occidente affetto da marcescenza morale, livelli di inusitato squallore. Tutto, o quasi, è stato ridotto a un grasso Black Friday pervasivo. I mercanti sono tornati nel tempio da cui vennero cacciati e l'hanno ormai espugnato.

Delle religioni, le antiche come le successive, si può pensare ciò che si vuole. Ma rincretinire giovani menti per profitto economico di alcuni, soprattutto in giornate come questa in cui si arriva a oltraggiare la memoria dei defunti stessi che tuttora vi resta legata, denota una totale mancanza di rispetto per ogni manifestazione dello spirito. Chi domina il nostro schifo di società conosce il prezzo di tutto, e il valore di niente.

14/10/2025

LA VERGOGNA IN CAMPO A UDINE
14.10.2025

Questa sera a Udine si gioca una partita di calcio fra la rappresentativa nazionale maschile dell'Italia e una formazione facente capo al soggetto che occupa la Palestina.

Territorio, questo, dell'Asia. Eppure, l'incontro di Udine si disputa nell'àmbito di un girone europeo di qualificazione ai campionati mondiali del 2026.

Estromessa dall'AFC nel 1974, la rappresentativa del soggetto occupante fu provvisoriamente ammessa prima all'OFC, poi all'UEFA, poi ancora all'OFC. Ancora alla UEFA nel 1991, sempre in via teoricamente provvisoria fino al 1994, allorché dopo tutti i rimbalzi di cui sopra, vi fu ammessa a pieno titolo. Con quale ratio, è da chiedersi.

UEFA che ancor oggi non è riuscita a stabilire la più piccola delle sanzioni a carico di quel soggetto, nonostante il genocidio perpetrato a Gaza. Questione non calcistica, ma politica evidentemente, non trattandosi di sanzionare condotte sportive ma di ben altro genere. E infatti l'inerzia della UEFA, e della FIFA, altri motivi non ha se non di natura squisitamente politica.

Chi non reagisce, chi tace, chi ciurla nel ma**co si rende automaticamente complice e prima o poi verrà il momento in cui sarà chiamato a render conto.

Da tutto deriva che con la partita di questa sera a Udine, che mai si sarebbe dovuta disputare su suolo patrio, è la vergogna a scendere in campo. Il soggetto occupante in quanto entità istituzionale va sanzionato, emarginato ed escluso da ogni consesso internazionale, a ogni livello, in ogni settore: questo esige la giustizia dei popoli. Ed è quanto chiedono milioni di italiani di tutte le culture politiche, fra i quali moltissimi giovani, che hanno recentemente dimostrato nelle piazze delle nostre città di non essere disposti a stare zitti, a lasciar perdere, a disinteressarsi. E che continueranno a far sentire la propria voce.

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