04/10/2026
Sala piena per questa bellissima e appassionata mattinata di riflessione sulla situazione carceraria.
L'articolo 27 della Costituzione prevede che le pene non possano consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Rieducazione possibile solo attraverso il lavoro durante la detenzione.
L'Italia, invece, contravviene ordinariamente a quanto dettato dalla Costituzione.
Nella gran parte delle carceri italiane i detenuti non lavorano e stanno la gran parte del giorno in cella a fare nulla.
Guardando ai dati i 190 istituti penitenziari italiani sono tra i peggiori d’Europa. Ogni 100 posti disponibili idetenuti sono 138. I numeri del fallimento li denuncia il Garante nazionale dei diritti dei detenuti: nel 2025 si sono verificati 76 suicidi, 1.981 tentati suicidi, 6mila scioperi della fame, 12.700 episodi di autolesionismo (fonte Corriere della Sera).
È necessario rivedere il sistema di detenzione consentendo ai detenuti di lavorare, così che, una volta usciti abbiano gli strumenti per inserirsi nel mondo del lavoro, senza più delinquere e continuare ad essere un costo sociale.
La mostra in chiesetta, aperta fino a domenica, racconta di un progetto di arte terapia attivo da anni presso il carcere di Bollate, che consente ai detenuti di impiegare il tempo attraverso l'arte e di acquisire competenze professionali da utilizzare per il reinserimento in società una volta scontata la pena.
Grazie per la partecipazione al Direttore del Carcere di Bollate Giorgio Leggeri, al consigliere comunale di Milano Alessandro Giungi, membro della commissione carceri ed a Renato Galbusera responsabile del progetto.
Un ringraziamento va anche alla Segretaria di Circolo Elisa Alfier e a Luca Elia per aver moderato questa mattinata ricca di contenuti.