UNITI Unione Italiana Immigrati Puglia

UNITI Unione Italiana Immigrati Puglia associazione di immigrati

24/12/2025
17/12/2025

La Puglia ha perso 130mila giovani tra il 2011 e il 2024, tutti alla ricerca di un futuro migliore. Fuggiti da una terra che non sa offrire condizioni lavorative all’altezza delle loro aspettative, hanno scelto il nord Italia 103mila giovani tra i 18 e i 34 anni, il resto l’Estero con una netta preferenza per la Germania (31%), Regno Unito (22,5%) e la Svizzera (16,2%). Una perdita certificata dal Cnel nel suo primo rapporto sull’Attrattività dell’Italia per i giovani dei paesi avanzati che viene quantificata in 40 miliardi persi dalla Puglia dal 2011 al 2024.

Leggi il comunicato con le dichiarazioni del segretario generale Stefano Frontini
QUI 👉 https://www.uilpuglia.it/precariato-e-scarsa-formazione-130mila-giovani-via-dalla-puglia/

15/12/2025

Non si tratta più esclusivamente di povertà estrema, di chi non è inserito nel contesto sociale, di chi non ha un lavoro, una casa e una famiglia, ormai parliamo di persone con un lavoro, seppure precario e sottopagato, una casa, anche se inadeguata alle esigenze di vita. Parliamo di persone che hanno bisogno di sostegno perché ad esempio sono famiglie monoreddito, con salari bassi, in condizioni precarie che impediscono di poter vivere dignitosamente.

Il commento sul rapporto Caritas del segretario generale Stefano Frontini sulle pagine de La Gazzetta del Mezzogiorno.

ARTICOLO INTEGRALE NEI COMMENTI 👇

12/12/2025

Per noi il valore della contrattazione è centrale. La corretta applicazione, la contrattazione integrativa e il rinnovo dei contratti sono le strade maestre per restituire, sul territorio, dignità al lavoro e ai salari, per contrastare il lavoro povero e il dumping contrattuale.

Ne ha parlato il segretario generale Stefano Frontini sulle pagine de La Gazzetta del Mezzogiorno

ARTICOLO INTEGRALE NEI COMMENTI 👇

11/12/2025
03/12/2025

Abbiamo una comune visione con la Caritas di quali siano le radici della povertà in Puglia. La mancanza di lavoro e il lavoro povero rappresentano l’85% di tutte le fragilità. La disoccupazione in termini assoluti diminuisce ma non la precarietà lavorativa perché l’occupazione non è più un fattore di protezione dalla povertà.

Non si tratta più esclusivamente di povertà estrema, di chi non è inserito nel contesto sociale, di chi non ha un lavoro, una casa e una famiglia, ormai parliamo di persone con un lavoro, seppure precario e sottopagato, una casa, anche se inadeguata alle esigenze di vita. Parliamo di persone che hanno bisogno di sostegno perché ad esempio sono famiglie monoreddito, cosa ormai impossibile per poter vivere dignitosamente. Un assistito su cinque soffre di povertà occupazionale, il 14,4% vive in una casa in affitto da privato, parliamo di quello che sino a vent’anni fa era considerato il ceto medio.

Accogliamo con interesse l’invito della Caritas di creare una rete tra enti, istituzioni e tutti i soggetti presenti sul territorio per creare sinergie di accompagnamento al lavoro. C’è tanto da fare e solo insieme si può contribuire al cambiamento. Non ci stupisce di apprendere che il 64% degli assistiti è donna e tra queste il 60% è strutturalmente esclusa dal lavoro.

La fotografia lucida e ampia scattata dalla Caritas mette in luce tutte le crepe di un sistema al collasso. Anche il titolo di studio non è più garanzia di protezione dall’impoverimento, tra gli assistiti sono presenti anche diplomati e laureati, che complessivamente sfiorano quasi il 10%.

Anche la questione dell’invecchiamento della popolazione correlato al rischio di povertà non ci stupisce, le pensioni sono basse e non parametrate al costo della vita, la conseguenza è che la fragilità degli anziani è la più delicata e silente.

Così come la questione famiglia, sbandierata come una priorità nazionale, ma senza il sostegno economico, un welfare capillare e universale e modalità lavorative capaci di conciliare i tempi vita-lavoro, anche questo pilastro della società cade e infatti la maggior parte delle persone che si rivolgono ai centri di ascolto è coniugata (33%).

Le povertà sono un processo sistemico che erode la dignità umana e solo partendo dal lavoro si può invertire questa rotta. Un lavoro che sia stabile e che consenta una qualità della vita dignitosa. Ci aspettiamo dalla costituenda giunta regionale di rimettere il lavoro al centro dell’agenda politica attivando misure sistemiche e di lungo periodo.

Lo ha dichiarato il segretario generale Stefano Frontini commentando il report Vite Sospese della Caritas

28/11/2025

Ci sarà anche una delegazione della UIL di Puglia a Roma, domani, per la grande manifestazione nazionale che si terrà al Teatro Brancaccio!

Ci mobilitiamo per chiedere al Governo di modificare e migliorare la manovra economica, per un fisco, una sanità e pensioni che garantiscano equità e giustizia sociale!

28/11/2025
24/11/2025

Quando il lavoro non basta e lo Stato è assente c’è il welfare sociale, o almeno c’era.

Stando all’analisi dell’Istat sul benessere personale degli italiani non è più così, almeno in Puglia dove il grado di soddisfazione è il più basso d’Italia e dove in tutti i nove indicatori (relazioni familiari, amicali, persone su cui contare, partecipazione attiva alla vita sociale, civica e politica, attività di volontariato, finanziamento associazioni, fiducia generale) la Puglia registra risultati peggiori della media nazionale.
Crolla quindi quella rete sociale fatta di partecipazione attiva e di relazioni personali alla quale sino ad oggi ci si è affidati.

Crolla la fiducia dei pugliesi nella possibilità di un miglioramento delle loro condizioni di vita, appena il 19,3% ci crede contro il 35,3% del Trentino Alto Adige e il 22,5% della media italiana.

La Puglia non solo ha il risultato peggiore (79,9%) ma ha subito anche un drastico calo dallo scorso anno perdendo 5,5 punti.

L’isolamento dal contesto personale e sociale è quello che si sta evidenziando in maniera sempre più marcata. Un risultato comune alle altre regioni meridionali che testimonia il legame tra la povertà e quindi, salari bassi, precarietà, mancanza di lavoro e la capacità di interagire con il resto della società.

21/11/2025

Aumentano le malattie professionali in Puglia, lo denuncia l’Inail nel suo report relativo ai primi 9 mesi dell’anno.

Nel periodo compreso tra gennaio e settembre di quest’anno ci sono state 8.155 denunce per malattie professionali in Puglia contro le 6.617 del medesimo periodo dello scorso anno. I settori più colpiti sono l’industria da dove provengono 5.527 denuncia, seguito dall’agricoltura con 2.564 denunce.

In tutte le sei province è stato riscontrato un aumento rispetto all’anno scorso, aumento che va dall’11% in più per la provincia di Brindisi al 63% della provincia di Foggia.

È Taranto la provincia più martoriata con 2.481 denunce di malattie professionali (e il 15% di aumento rispetto allo scorso anno), segue Bari con 1.738 denunce (+38%), Lecce 1.713 denunce (+15%), Brindisi 1.203 denunce (+11%), Foggia 784 denunce (+63%) e Bat 236 denunce (+42%).

La sicurezza sui luoghi di lavoro continua ad essere trascurata, non esiste una cultura della prevenzione.
Con la nostra campagna chiediamo l’aumento dei controlli con l’assunzione di nuovi ispettori, l’estromissione dai bandi pubblici delle aziende che non rispettano gli standard di sicurezza e che non applicano i contratti nazionali sottoscritti dai sindacati più rappresentativi e infine l’istituzione di una procura speciale e del reato di omicidio sul lavoro con pene più severe per chi volontariamente rinuncia alla sicurezza per favorire produzione e profitti.

20/11/2025

I pugliesi sono più a rischio dei lavoratori di altre regioni quando svolgono il loro lavoro. Lo dice l’Istat nell’ultimo rapporto Bes.

Il tasso di infortuni mortali o con inabilità permanente è in Puglia pari a 13 ogni 10mila abitanti, peggio di noi solo Molise, Marche, Abruzzo, Umbria e Toscana.

La sicurezza sui luoghi del lavoro continua a non essere una priorità per la Puglia, se altrove i valori sono più bassi, in Piemonte ad esempio dove l’indice è 8 su 10mila o la Lombardia 8,1 su 10mila o ancora il Lazio 8,2 ogni 10mila.

Gli incidenti e le morti sul lavoro non sono “fatalità”: sono il risultato di scelte, omissioni e mancanza di investimenti nella prevenzione.

è un diritto dei lavoratori, non uno slogan.

19/11/2025

Peggiora la qualità della vita dei pugliesi, lo rivela l’ultimo rapporto Bes dell’Istat.

Focalizzando l’attenzione sugli indicatori relativi al lavoro la Puglia mostra tutte le sue criticità ed evidenzia l’aumento della precarietà di lunga durata.

Il tasso di occupazione in Puglia è di circa 12 punti più basso della media italiana, 55,3% contro il 67,1%.
La trasformazione da lavoro instabile a stabile è molto bassa, 8,7% in Puglia 16,6% la media italiana. Un terzo del risultato del Veneto (24,4%), Friuli Venezia Giulia (23,2%) e Piemonte (22,2%) dove i lavoratori hanno diverse aspettative sulla qualità di vita.

Più alta della media nazionale la quota di occupati non regolari 12,6% in Puglia, contro il 9,7% dell’Italia, il 7% del Veneto, il 7,7% della Lombardia e il 7,5% dell’Emilia Romagna.

E ancora, nella precarizzazione dei pugliesi un ruolo lo riveste anche il part-time involontario, ancora alto 10% contro l’8,5% della media italiana, il 4,7% del Trentino Alto Adige, il 5,8% del Veneto e il 6,6% dell’Emilia Romagna.

Il lavoro deve essere il fulcro delle politiche amministrative e di governo, perché solo valorizzando il lavoro possiamo costruire una società più giusta, equa e solidale, dove ogni persona possa vivere con dignità e contribuire al bene comune.

Indirizzo

C. So Alcide De Gasperi, 270
Bari
70125

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