13/05/2026
Tutto parte da un desiderio e da un cerchio di sedie.
Il desiderio è quello di continuare a creare valore e riparare il mondo. Il cerchio è quello fatto dalle sedie di un gruppo di persone che si incontrano e dialogano. Per mesi, ogni settimana. In maniera sincera e disarmata.
Dentro quel cerchio c’è la possibilità di parlarsi, di guardarsi, di scoprire, spesso con sorpresa, che l'altro nei suoi desideri, nei suoi dolori, nelle sue paure ci somiglia profondamente. Dentro quel cerchio ci sono persone desiderose di costruire insieme un processo riparativo in cui ciascuno dei partecipanti si senta ascoltato, riconosciuto e “riparato” in un incontro profondamente umano.
Questo è nel progetto “Ripari Creativi” promosso dalla Cooperativa CRISI di Bari con il contributo dell’ 8Xmille della Chiesa Valdese e la partecipazione della Comunità Terapeutica Spazio Esse di Adelfia.
La idea progettuale nasce da quelle che vengono definite Pratiche riparative di comunità e che fanno parte della evoluzione della trentennale storia della Cooperativa CRISI nel campo della Giustizia Riparativa.
Le pratiche riparative di comunità sono percorsi di incontro e dialogo tra gruppi eterogenei di persone: da una parte detenuti, ex detenuti, persone in comunità di recupero, etc; dall'altra cittadini comuni, rappresentanti della società civile, volontari, professionisti.
La dimensione trasformativa dell’incontro è diventata per il CRISI una certezza metodologica oltre che una convinzione valoriale. Ed è da sempre la cifra delle nostre azioni e progettualità.
Perché l'incontro?
Perché per diffondere e radicare la cultura della riparazione non è sufficiente informare, sensibilizzare, formare. Perché non bastano i libri o le campagne di comunicazione per cambiare il modo in cui le persone si guardano.
Perché la mente umana non cambia attraverso le informazioni. Cambia attraverso le esperienze.
E l'esperienza più potente che esista per modificare un pregiudizio è l'incontro diretto, prolungato, paritario con una persona che appartiene al gruppo verso cui il pregiudizio è rivolto.
Quando le condizioni sono giuste quello che succede nell'incontro supera qualsiasi aspettativa. Succede che una persona che pensava di sapere già tutto di un'altra categoria di persone scopre, sedendosi accanto a un individuo concreto, che non sapeva quasi nulla. Che quello che credeva di sapere era una proiezione, il prodotto della paura, della distanza, di narrazioni semplificate assorbite senza mai essere messe alla prova. Che la persona che ha davanti ha desideri, rimpianti, affetti, senso dell'umorismo, ferite, esattamente come lei.
Entrare in contatto con le storie degli altri è una contaminazione umana che, una volta avvenuta, è impossibile disfare. Lascia un segno e ci trasforma.
Ciascuno è la storia che si porta dentro e addosso, ma è anche la proiezione di questa contaminazione verso il futuro. Questa riflessione è stata il cuore dello scambio negli incontri del progetto. Ha illuminato gli sguardi ed i cuori. Ha prodotto determinazione e speranza.
Come raccontarlo? Come poterlo testimoniare e donare a tutto il resto della comunità lì fuori? Trasformandolo in una performance finale in cui le idee, i testi, i ruoli, sono frutto del lavoro e dello scambio dei partecipanti.
Nasce così “Gli addetti all’Universo-inventario coraggioso per un mondo necessario”.
Un momento di restituzione aperto e dialogico con la comunità. Che è invitata a mettersi in ascolto, a partecipare. Perché nei processi riparativi la comunità non è uno sfondo. È un soggetto. Essa è beneficiaria della riparazione, ed è parte attiva.
Pertanto, chiunque senta di volerci essere è il benvenuto.
Vi aspettiamo.
🗓️⏰Martedì 26 maggio
📍Nuovo Teatro Abeliano-Bari
✴️H16.30 presentazione progetto
⏳H 17.00 Performance