21/09/2021
CHIAVE di s-VOLTA
Questo articolo di Ernesto Galli della Loggia è servito da spunto per la riflessione di molti, perché ha messo gli intellettuali, gli opinionisti e gli italiani tutti di fronte all’evidenza che con il governo Draghi stiamo vivendo di fatto in una repubblica presidenziale, non sostenuta da un adeguato sistema istituzionale.
Sì, attualmente non sono più i partiti a sorreggere il governo, come Costituzione vorrebbe, bensì “ la volontà del paese” raccolta dal Presidente della Repubblica. Tale situazione di fatto è frutto di riforme costituzionali mancate a causa della perenne conflittualità parlamentare. Così ci troviamo, come ci ricorda Rino Formica, a venerare la nostra Costituzione come si fa con la Sacra Sindone, pur sapendo che è un falso.
Marco Pannella ha indicato già diversi decenni fa la necessità di passare a un sistema presidenziale e dobbiamo riconoscergli che nel tempo ha molto spesso avuto ragione. Nel tempo infatti, tanto tempo, la gente capisce e le riforme si fanno. Per parlare dell’attualità, una legge sull’eutanasia sta maturando, ma anche tanto altro: ben 8 referendum, promossi da tre diversi comitati promotori, sui quali si stanno raccogliendo per la prima volta le firme on line, portano la sua impronta.
Bene. Oggi questo tempo per far maturare le coscienze l’abbiamo? Non tanto. Perché un cambiamento è indispensabile e perché, parlando del sistema istituzionale, il cambiamento è già in atto. Potranno mai i partiti - in perenne conflitto tra loro - tradurlo in una vera riforma? De Gaulle, arrivato come Draghi da outsider, riuscì a traghettare la Francia nella V Repubblica.
Può farlo anche Mario Draghi? Sì. Può e forse deve farlo.
Come?
Ritengo che ci sia un solo modo: proponendo una proroga di Mattarella alla presidenza per qualche anno, sull’esempio di Napolitano, e candidandosi a segretario del Partito Democratico. Pur non facendo parte di nessun partito, Draghi si è definito liberal socialista: Lib Lab. Non sarebbe quindi una contraddizione una sua candidatura alla segretaria del PD, anzi ritengo che sarebbe accolta a braccia aperte. Se Renzi alle elezioni europee riuscì a raggiungere un consenso del 40% con un Draghi, alle politiche, il PD potrebbe ambire a superare quella percentuale. Si potrebbe addirittura ipotizzare una maggioranza assoluta.
E qui entrerebbe in scena il Lib. Tony Blair ci ha dimostrato che solo un partito di sinistra può fare riforme liberali - e viceversa - senza scatenare conflitti politici e sociali insanabili. Ebbene Draghi, in quel ruolo, potrebbe indicare e attuare le riforme costituzionali proprio come fece De Gaulle.
Forza Draghi, mi costringeresti per la prima volta a votare convintamente PD.
Le evoluzioni che il presidente del consiglio sta oggettivamente incarnando e introducendo sono il prodotto ineluttabile delle mancate riforme della nostra Costituzione