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Indicazioni
I socialisti italiani fanno il tifo per Lula.Per un Brasile più giusto, per il lavoro, per chi lotta contro la povertà e...
25/10/2026

I socialisti italiani fanno il tifo per Lula.

Per un Brasile più giusto, per il lavoro, per chi lotta contro la povertà e le disuguaglianze. Per una democrazia capace di dare voce e opportunità a tutti.

Sono le nostre radici: le battaglie per i diritti e la giustizia sociale ci uniscono, anche a migliaia di chilometri di distanza.

Forza Lula!

PARTITO SOCIALISTA ITALIANO - COMITATO CITTADINO DI BARI Comunicato Stampa - Nota UfficialeBARI, 19 Ottobre 2026IL PARTI...
19/10/2026

PARTITO SOCIALISTA ITALIANO - COMITATO CITTADINO DI BARI
Comunicato Stampa - Nota Ufficiale
BARI, 19 Ottobre 2026

IL PARTITO SOCIALISTA CONDANNA LE VIOLENZE DI PIAZZA A MILANO, TORINO E LANCIA L'ALLARME SOCIALE

Il Comitato cittadino di Bari del Partito Socialista, riunitosi dopo i gravi episodi violenti verificatisi a margine delle manifestazioni in diverse città (Milano, Torino e altre città), intende esprimere con fermezza la propria posizione: LA FERMA CONDANNA DELLA VIOLENZA.
Il Partito Socialista condanna senza alcuna ambiguità e con il massimo rigore gli atti di violenza, di devastazione e di scontro con le Forze dell'Ordine perpetrati in piazza. Si tratta di gesta ad opera di pochi facinorosi, di gruppi organizzati che nulla hanno a che vedere con le ragioni profonde e legittime della protesta. Questi atti sono intollerabili. Essi non solo offendono la legalità democratica, ma tradiscono e denaturano la portata di una manifestazione che, nella sua stragrande maggioranza, è stata pacifica, partecipata e civile.
Isolare i violenti è un dovere di tutte le forze democratiche. La violenza non è mai strumento di lotta politica.
E' importante non confondere i violenti con il Popolo e tuttavia sarebbe un errore gravissimo, politico e storico, fermarsi alla sola condanna e strumentalizzare questi episodi per criminalizzare l'intero movimento di protesta.
Le manifestazioni che in queste settimane stanno attraversando il Paese, da Nord a Sud, con una partecipazione straordinaria di lavoratori, giovani, pensionati, precari e ceto medio, non sono frutto del caso. Sono il sintomo evidente e drammatico di uno stato di malessere generale e diffuso, di una sofferenza sociale che m***a da anni.
È il malessere di chi non arriva a fine mese, di chi vede il potere d'acquisto eroso, di chi è schiacciato tra carovita, affitti insostenibili e lavoro povero. È il grido di una generazione che si sente senza futuro.
Negare questo disagio, riducendo tutto a questione di ordine pubblico, significa non aver compreso nulla.
E' importante per noi Socialisti lanciare un allarme affinché non si ripetano gli episodi che caratterizzarono gli anni di piombo.
Come Socialisti, che abbiamo pagato un prezzo altissimo nella storia repubblicana per la difesa della democrazia, sentiamo il dovere di lanciare un allarme forte e chiaro al Governo, alle Istituzioni e a tutte le forze politiche. Quando un malessere sociale così vasto e profondo non trova ascolto, quando la risposta è solo repressiva, quando si chiudono tutti gli spazi di mediazione politica e sindacale, il rischio è che quel malessere possa sfociare in qualcosa di ben più triste e pericoloso.
La storia del nostro Paese ci insegna cosa accade quando la protesta legittima viene lasciata senza sbocco politico. Non possiamo e non vogliamo dimenticare gli Anni di Piombo e la stagione dolorosa dell'eversione, di destra e di sinistra, che ha insanguinato l'Italia. Allora, come oggi, tutto iniziò con la sottovalutazione del disagio sociale e con la convinzione che bastasse l'ordine pubblico a risolvere i problemi.
Non permetteremo che si riapra quella ferita.
Pertanto il Comitato cittadino propone:
a) Che le Autorità giudiziarie individuino e perseguano con rapidità i responsabili delle violenze di Roma, distinguendoli nettamente dai manifestanti pacifici;
b) Che il Governo convochi immediatamente un tavolo sociale con le parti sociali e le rappresentanze dei movimenti, per dare risposte concrete su salari, costo della vita e diritto alla casa;
c) Che il Parlamento torni ad essere il luogo centrale del confronto, sottraendo la piazza alla tentazione dell'antipolitica e della violenza.
La democrazia non si difende solo con i manganelli. Si difende dando giustizia sociale.
Il Comitato Cittadino di Bari

Tra i temi che affronteremo in campagna elettorale certamente una particolare attenzione meritano quelli dell'autonomia ...
15/10/2026

Tra i temi che affronteremo in campagna elettorale certamente una particolare attenzione meritano quelli dell'autonomia differenziata e dell'economia. In questa sede riteniamo fare una riflessione cercando di sensibilizzare il lettore su questi grandi temi.
La campagna che stiamo vivendo racconta un Paese sospeso. Da un lato un dibattito sull'autonomia differenziata che rischia di trasformarsi in una divaricazione strutturale, dall'altro un'economia italiana che vede addensarsi nuvole all'orizzonte (𝘤𝘪𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘔𝘪𝘯𝘪𝘴𝘵𝘳𝘰 𝘎𝘪𝘰𝘳𝘨𝘦𝘵𝘵i). Per un riformista, sono due facce della stessa questione: come tenere insieme unità nazionale, equità e crescita.
Il problema sull'autonomia differenziata, non riguarda l'autonomia in se stessa ma come la si fa.
Il principio riformista è chiaro: l'autonomia è uno strumento di buona amministrazione, non di separazione. Un Comune o una Regione che gestisce meglio servizi, sanità, istruzione e lavoro va responsabilizzata, non frenata.
Il rischio che divide il Paese però è concreto e va affrontato con onestà intellettuale. Per quanto riguarda l'𝗮𝘂𝘁𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝘁𝗮.
𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗟𝗘𝗣 - Livelli Essenziali delle Prestazioni - definiti, finanziati e esigibili ovunque, l'autonomia diventa diseguaglianza nei diritti. Un cittadino di Taranto o di Bari deve avere le stesse garanzie di uno di Milano in sanità, scuola e trasporti.
𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘂𝗻 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗲𝗾𝘂𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼 serio e un meccanismo di solidarietà nazionale, le regioni con minore capacità fiscale vengono lasciate indietro.
𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗿𝗲𝗴𝗶𝗮 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 sugli investimenti strategici - energia, infrastrutture, portualità, digitale - si frammenta la capacità del Paese di competere.
La lettura riformista rifiuta sia il centralismo immobile che il localismo egoistico. L'autonomia differenziata va bene se è autonomia che responsabilizza e unisce, non se è la certificazione giuridica di due Italie che viaggiano a velocità diverse.
Per quanto riguarda invece l'economia, le nuvole evocate dal Ministro Giorgetti , in Parlamento, in sede di illustrazione dei conti pubblici, non sono fatalità
Le nuvole all'orizzonte - inflazione che erode i salari, produttività ferma da vent'anni, debito pubblico alto, investimenti privati che frenano, demografia in calo - non si combattono con sussidi a pioggia né con austerità cieca. Noi socialisti ci poniamo il problema e tentiamo di tracciare un percorso riformista possibile che poggia su tre pilastri:
𝘢) 𝘗𝘳𝘰𝘥𝘶𝘵𝘵𝘪𝘷𝘪𝘵𝘢̀ 𝘦 𝘭𝘢𝘷𝘰𝘳𝘰: detassare il lavoro stabile, legare parte degli incrementi salariali alla produttività, investire massicciamente in formazione tecnica e ITS. Sbloccare davvero il PNRR, soprattutto al Sud, trasformandolo da elenco di opere a leva per far crescere le imprese.
𝘣) 𝘚𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘣𝘪𝘭𝘪𝘵𝘢, 𝘯𝘰𝘯 𝘤𝘩𝘦 𝘧𝘳𝘦𝘯𝘢: riforma della pubblica amministrazione che misuri i tempi, concorrenza vera nei servizi locali, giustizia civile rapida. Ogni mese perso in burocrazia è PIL perso.
𝘤) 𝘊𝘰𝘦𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘧𝘢𝘵𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘤𝘳𝘦𝘴𝘤𝘪𝘵𝘢: il Mezzogiorno non è un problema da assistere, è l'energia di riserva del Paese. Autonomia sì, ma dentro un Piano nazionale per l'energia, la logistica - pensiamo a Taranto, Bari, Gioia Tauro - e la transizione industriale.
Cosa proponiamo alla luce delle considerazioni fatte per dare vita ad una campagna elettorale che guarda con attenzione a questi aspetti della vita del Paese?
Un percorso possibile da seguire è quello di 𝘀𝗼𝘁𝘁𝗼𝘀𝗰𝗿𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗽𝗮𝘁𝘁𝗼 𝘁𝗿𝗮 𝗹𝗲 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗲 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝘀𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮 e non solo, per una autonomia ragionata, seria ed equa 𝘮𝘢 𝘥𝘰𝘱𝘰 𝘪 𝘓𝘌𝘗. Prima definiamo e finanziamo cosa spetta a tutti gli italiani, poi distribuiamo competenze. E inseriamo clausole di verifica a 3-5 anni.
𝗨𝗻 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗲𝘁𝗶𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁𝗮̀. Unire risorse per infrastrutture, scuola e sanità perequativa, gestito con criteri trasparenti e premialità per chi spende meglio.
𝗨𝗻 𝗽𝗮𝘁𝘁𝗼 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁𝗮̀. Governo, imprese e sindacati concordano per tre anni un meccanismo: meno cuneo fiscale sul lavoro, più investimenti in formazione e più salario legato a risultati, soprattutto per i giovani.
In sintesi: tenere insieme il Paese non è nostalgia, è interesse economico. Dividere le competenze senza dividere i diritti è possibile, ma richiede un riformismo serio, che non urla ma costruisce, che non promette tutto a tutti ma sceglie le priorità e le realizza.

Comunicato di Enzo Maraio Segretario PSI Con l’ufficializzazione della nascita della componente Avanti PSI al Senato si ...
14/10/2026

Comunicato di Enzo Maraio Segretario PSI
Con l’ufficializzazione della nascita della componente Avanti PSI al Senato si avvia un percorso politico importante e si scrive una bella pagina di democrazia. Con progettocivicoitalia e con Alessandro Onorato si consolida il percorso che intende unire socialisti e civici, europeisti e modernizzatori.
Il senatore Luigi Nave con la sua scelta ci consente di avviare il percorso. Grato a lui, al presidente Giuseppe Conte a tutta la coalizione che condivide la sfida.
L’obiettivo di costruire un’area riformista è strategica per l’intero campo progressista, per vincere le elezioni

𝗟𝗘𝗚𝗚𝗘 𝗘𝗟𝗘𝗧𝗧𝗢𝗥𝗔𝗟𝗘 𝗘 𝗧𝗘𝗥𝗭𝗔 𝗥𝗘𝗣𝗨𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗔: 𝗨𝗡 𝗚𝗢𝗟𝗣𝗘 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗜𝗧𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘 𝗠𝗔𝗦𝗖𝗛𝗘𝗥𝗔𝗧𝗢 Meloni saluta la legge elettorale come "modifica...
11/10/2026

𝗟𝗘𝗚𝗚𝗘 𝗘𝗟𝗘𝗧𝗧𝗢𝗥𝗔𝗟𝗘 𝗘 𝗧𝗘𝗥𝗭𝗔 𝗥𝗘𝗣𝗨𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗔: 𝗨𝗡 𝗚𝗢𝗟𝗣𝗘 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗜𝗧𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘 𝗠𝗔𝗦𝗖𝗛𝗘𝗥𝗔𝗧𝗢
Meloni saluta la legge elettorale come "modifica tecnica". In realtà Fratelli d'Italia annuncia l'inizio della Terza Repubblica. Non è una legge ordinaria: è un cambio di sistema politico introdotto con procedura ordinaria per evitare l'iter costituzionale. Un meccanismo surrettizio e golpista.
L'errore da non fare per l'opposizione:
Non disperdersi sui dettagli tecnici. Come per il referendum sulla giustizia, dove la posta non era il tecnicismo ma lo smantellamento della tutela democratica della magistratura, anche qui la questione è politica: si nega, senza dichiararlo, la Costituzione e si impone un ordinamento ignoto, quindi dispotico.
Nei primi 50 anni le forze democratiche hanno costruito uno Stato forte dalle macerie del fascismo, portando l'Italia tra le prime potenze mondiali. Nell'ultimo trentennio, tutte le forze che hanno governato, anche quelle democratiche, hanno accettato lo svuotamento delle istituzioni, indebolendo la dialettica vitale tra società e politica.
Cosa vuole davvero la destra:
Occulta una verità indicibile: non vuole la Terza Repubblica, vuole il ritorno a prima della Repubblica, alle radici del fascismo, della guerra e della decadenza. Vuole imprimere un'uscita a destra alle crisi del mondo.
L'opposizione democratica non deve avere nostalgia della Prima Repubblica, ma rivitalizzare le ragioni fondative del 3 giugno 1946 con: Più 𝗱𝗲𝗺𝗼𝗰𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗰𝗶𝗽𝗮𝘁𝗮 e 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲; Più 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲; Più 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗲 𝗽𝗮𝗰𝗲; 𝗨𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 sovranazionali contro le meschinità dei nazionalismi.
Questa legge è un cambio di sistema contro la Costituzione. Va denunciata forte. E contemporaneamente le forze democratiche devono assumere la guida della vera Terza Repubblica: quella che elimina la decadenza della Seconda e la mistificazione del potere personale e reazionario.

10/10/2026

“Avevamo rivolto un appello a tutte le forze del centrosinistra contro una norma palesemente incostituzionale, creata ad arte per impedire che ci presentassimo alle prossime elezioni. Abbiamo trovato sensibilità e attenzione da parte di tutti, ma Giuseppe Conte ha dato una risposta concreta, cons...

Ci permettiamo di fare delle osservazioni, come Federazione cittadina del PSI di Bari,  sul caso ex ILVA e l'impatto che...
06/10/2026

Ci permettiamo di fare delle osservazioni, come Federazione cittadina del PSI di Bari, sul caso ex ILVA e l'impatto che sta' producendo la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Milano: questo è il nodo più difficile e più socialista che esista oggi in Puglia: 𝘛𝘢𝘳𝘢𝘯𝘵𝘰.
La sentenza sull'ex ILVA non è solo una sentenza giudiziaria, è uno specchio. Ci dice che per decenni si è fatto finta che si potesse separare il lavoro dalla vita. Non si può.
Bloccare l'area a caldo oggi senza un piano è come dire: scegliete se morire di tumore o morire di fame. Ed è un ricatto inaccettabile. Un ricatto che noi socialisti non possiamo accettare.

𝟭. 𝗟𝗮 𝗱𝗶𝗮𝗴𝗻𝗼𝘀𝗶: 𝗳𝗶𝗻𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗹'𝗲𝗽𝗼𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗿𝗶𝗰𝗮𝘁𝘁𝗼
Taranto non è "un caso". È il fallimento di due modelli:
• quello padronale privato che ha massimizzato il profitto avvelenando tutto
• quello statalista-assistenzialista che ha tenuto l'impianto in vita con miliardi pubblici senza cambiare nulla
Ora il macigno sull'occupazione è reale: 10.000 diretti + 10.000 indotto. Bloccarlo dall'oggi al domani è una bomba sociale.

𝟮. 𝗤𝘂𝗮𝗹𝗲 𝘀𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶𝘀𝘁𝗮? 𝗤𝘂𝗮𝘁𝘁𝗿𝗼 𝗽𝗶𝗹𝗮𝘀𝘁𝗿𝗶 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗽𝗮𝗿𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶
Una forza socialista, riformista e di buonsenso non può fare né l'ambientalista da salotto né il produttivista cieco. Deve 𝘤𝘰𝘯𝘪𝘶𝘨𝘢𝘳𝘦.
Ecco un contributo per una battaglia nazionale che, ci sentiamo di esprimere:

𝗔) 𝘕𝘰𝘯 𝘥𝘦𝘤𝘢𝘳𝘣𝘰𝘯𝘪𝘻𝘻𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘢 𝘤𝘩𝘪𝘢𝘤𝘤𝘩𝘪𝘦𝘳𝘦, 𝘮𝘢 𝘋𝘙𝘐 + 𝘧𝘰𝘳𝘯𝘰 𝘦𝘭𝘦𝘵𝘵𝘳𝘪𝘤𝘰.
La soluzione tecnica esiste ed è già in atto in Europa: spegnimento progressivo degli altoforni e costruzione di impianti a 𝘋𝘙𝘐 (𝘋𝘪𝘳𝘦𝘤𝘵 𝘙𝘦𝘥𝘶𝘤𝘦𝘥 𝘐𝘳𝘰𝘯) 𝘢𝘭𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢𝘵𝘪 𝘢 𝘨𝘢𝘴 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘢 𝘦 𝘢 𝘪𝘥𝘳𝘰𝘨𝘦𝘯𝘰 𝘷𝘦𝘳𝘥𝘦 𝘱𝘰𝘪, più forni elettrici. È l'unico modo per fare acciaio pulito. Costa 4-5 miliardi. Ma lo Stato li ha già spesi in 10 anni di amministrazione straordinaria senza risultato. Serve un piano industriale vincolante di 5 anni, con timeline certa, non proroghe infinite.

𝗕) 𝘚𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘪𝘮𝘱𝘳𝘦𝘯𝘥𝘪𝘵𝘰𝘳𝘦, 𝘯𝘰𝘯 𝘚𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘣𝘢𝘯𝘤𝘰𝘮𝘢𝘵.
Non più cassa integrazione infinita. Serve una 𝘴𝘰𝘤𝘪𝘦𝘵𝘢̀ 𝘱𝘶𝘣𝘣𝘭𝘪𝘤𝘢 𝘥𝘪 𝘵𝘳𝘢𝘯𝘴𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 tipo IRI verde: Stato al 51%, con dentro sindacati e Comune di Taranto nel CDA. Che gestisca la transizione, garantisca i livelli occupazionali e reinvesti gli utili a Taranto, non in Lussemburgo. I socialisti l'abbiamo sempre detto: quando il mercato fallisce, lo Stato deve fare l'imprenditore.

𝗖) 𝘚𝘢𝘭𝘶𝘵𝘦 𝘦 𝘢𝘮𝘣𝘪𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘭𝘢𝘷𝘰𝘳𝘰.
• Screening sanitario gratuito permanente per tutti i cittadini di Tamburi e Statte pagato dalla produzione
• Bonifica vera dell'area a caldo contestuale alla nuova costruzione, con assunzione dei lavoratori ILVA in cassa integrazione proprio nelle bonifiche
• Riconoscimento di area di crisi sanitaria complessa: non si può lavorare 8 ore in un altoforno e poi respirare diossina altre 16

𝗗) 𝘗𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘛𝘢𝘳𝘢𝘯𝘵𝘰: 𝘭𝘢𝘷𝘰𝘳𝘰, 𝘯𝘰𝘯 𝘢𝘴𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦𝘯𝘻𝘢.
Garantire per legge: nessun licenziamento durante la transizione. I lavoratori dell'area a caldo vanno riqualificati dentro il nuovo impianto DRI e nella filiera dell'idrogeno e delle bonifiche. E parallelamente un 𝘱𝘪𝘢𝘯𝘰 𝘉 𝘱𝘦𝘳 𝘛𝘢𝘳𝘢𝘯𝘵𝘰: università del mare, porto green, cultura. Perché Taranto non può essere solo ILVA.

𝗜𝗻 𝘀𝗶𝗻𝘁𝗲𝘀𝗶: 𝗹𝗮 𝗿𝗶𝘃𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗯𝘂𝗼𝗻𝘀𝗲𝗻𝘀𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗶!

La destra oggi dice: produciamo e basta.
Una certa sinistra dice: chiudiamo e basta.

Noi socialisti diciamo: 𝘱𝘳𝘰𝘥𝘶𝘤𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘮𝘦𝘨𝘭𝘪𝘰, 𝘪𝘯 𝘮𝘰𝘥𝘰 𝘥𝘪𝘷𝘦𝘳𝘴𝘰, 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘦𝘴𝘴𝘶𝘯𝘰 𝘱𝘢𝘨𝘩𝘪 𝘤𝘰𝘯 𝘭𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢 𝘰 𝘤𝘰𝘯 𝘪𝘭 𝘭𝘢𝘷𝘰𝘳𝘰.

𝗖𝗼𝗻𝗶𝘂𝗴𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲, 𝗮𝗺𝗯𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗲 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻'𝘂𝘁𝗼𝗽𝗶𝗮. È l'unico realismo possibile. Altrimenti a Taranto perderemo tutto: la fabbrica, la salute e la fiducia della gente nello Stato.

È questo il socialismo del 2026: non ideologia, ma un piano industriale, un piano sanitario e un piano per il lavoro tenuti insieme con buonsenso e responsabilità. Che come dicevi tu, oggi sono rivoluzionari.

Prendetevi cinque minuti e leggete, ascoltate – decidete voi - l’ultimo discorso di Pedro Sánchez da Presidente del gove...
05/10/2026

Prendetevi cinque minuti e leggete, ascoltate – decidete voi - l’ultimo discorso di Pedro Sánchez da Presidente del governo spagnolo al palazzo della Moncloa.

Perché qui dentro c’è il riassunto esatto di otto anni di uno dei governi più longevi e impattanti sul nostro tempo non solo in Spagna ma in tutta Europa.

C’è la ragione stessa per cui è caduto.

C’è il senso profondo di cosa è – o dovrebbe essere – una politica, un governo e un leader progressista.

C’è l’eredità di quello che ha lasciato Pedro Sánchez in otto anni alla Moncloa.

E c’è anche il senso della minaccia rappresentata dall’onda nera all’orizzonte in Spagna, in Brasile, in Europa, in Italia, nel mondo intero e l’importanza storica di quello che accadrà alle elezioni spagnole del prossimo 29 novembre.

“Care cittadine e cari cittadini,

(…) In questa legislatura ci siamo trovati a gestire emergenze senza precedenti e a navigare in una situazione internazionale molto difficile, segnata da decisioni unilaterali, dalle tensioni commerciali, dalle crisi energetiche e dal ritorno della guerra in Europa e in Medio Oriente.

Abbiamo dovuto lavorare con un Congresso estremamente conflittuale, nel quale — assurdamente — molti confondono il «raggiungere accordi» con il «rinunciare» e il «bloccare» con il «vincere».

Abbiamo dovuto batterci contro élite economiche e sociali molto potenti, che non si presentano alle elezioni ma vogliono continuare a controllare il nostro Paese. E abbiamo dovuto fare i conti anche con la peggiore opposizione che la nostra democrazia abbia conosciuto.

Un’opposizione priva di senso dello Stato, che non ha mai smesso di mettere in discussione la legittimità del nostro sistema elettorale, di bloccare provvedimenti e votare contro politiche positive per il Paese, e di utilizzare il proprio potere nelle Comunità autonome per boicottare politiche utili alla gente comune.

Noi abbiamo trasferito a quei governi più risorse che mai perché costruissero case e investissero nella sanità, perché costruissero abitazioni. E loro hanno comprato attici e privatizzato ospedali.
(...)

Nel corso di questi tre anni, il nostro Paese è diventato l’economia che cresce di più e crea più occupazione nell’intera Unione Europea. Il potere d’acquisto dei nostri cittadini e delle nostre cittadine è aumentato tre volte più che in Francia e in Germania. E i nostri livelli di disuguaglianza e povertà, che continuano a essere elevati, sono scesi al minimo da quando esiste una serie storica che li registra.

Con impegno e dialogo siamo riusciti ad ampliare le borse di studio, i congedi di maternità e paternità, gli aiuti alle persone non autosufficienti e le prestazioni offerte dal Servizio Sanitario Nazionale. Abbiamo inoltre avviato una profonda modernizzazione della nostra industria attraverso il completamento dei fondi europei, i cosiddetti fondi Next Generation.

Abbiamo affrontato uno dei principali problemi del nostro Paese, vale a dire lo scarso sviluppo della trasformazione energetica e, quindi, della transizione ecologica, fino a fare in modo che più della metà della nostra energia provenga da fonti rinnovabili.

Abbiamo approvato misure coraggiose per promuovere il diritto costituzionale all’accesso alla casa. E ci siamo rifiutati di sacrificare il nostro Stato sociale sull’altare del 5%.

In definitiva, abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità per difendere l’interesse degli spagnoli e delle spagnole. E, allo stesso tempo, nei limiti delle nostre possibilità, ci siamo impegnati per costruire un mondo migliore per i nostri connazionali e anche per il resto dell’umanità.

Sostenendo l’Ucraina, l’Unione Europea e le Nazioni Unite nei loro momenti più bui. Denunciando i genocidi e i loro responsabili mentre altri tacevano. Combattendo i tiranni, i tecno-oligarchi e anche gli speculatori che vogliono distruggere il futuro dei nostri figli e delle nostre figlie per riempirsi le tasche. Raddoppiando i nostri aiuti alla cooperazione internazionale mentre altri si vantavano di tagliarli con la loro motosega o di sacrificarli su quell’altare militare del 5% del PIL.

Tutto questo ha fatto del nostro Paese, ha fatto della Spagna, un punto di riferimento mondiale per la pace, il femminismo e la prosperità. E ci ha permesso di ottenere i migliori risultati economici, sociali e ambientali mai raggiunti da un governo democratico nel nostro Paese. I migliori.

(...)
So che in una parte di questa maggioranza sociale oggi c’è insoddisfazione. So che vi indigna vedere come i vostri interessi vengano calpestati in Parlamento a beneficio di pochi. So anche che noi stessi abbiamo commesso degli errori e non siamo riusciti a fare tutto ciò che ci eravamo proposti.

È vero che restano ancora molte ingiustizie da correggere. Molti traguardi sociali da conquistare. E molti problemi da risolvere, soprattutto sul terreno della disuguaglianza, dei servizi pubblici e dell’accesso alla casa. Ma la verità è che, per fare di più, abbiamo bisogno di rinnovare e ampliare il sostegno della gente.

Per affrontare fino in fondo le riforme ancora necessarie, affinché la cittadinanza possa riuscire a ridurre questi livelli di disuguaglianza, dobbiamo mobilitarci e fare in modo che il Parlamento ci dia una maggioranza molto più ampia, progressista, con la quale piegare le élite, conquistare nuovi progressi sociali e continuare a trasformare la Spagna.

Per questo, dopo aver informato, come previsto, il Capo dello Stato, ho deciso di convocare questa stessa mattina un Consiglio straordinario dei Ministri e delle Ministre per sciogliere le Cortes Generales e indire elezioni politiche che si terranno domenica 29 novembre, nel rispetto dei termini stabiliti dalla legge.

È arrivato dunque il momento che voi, spagnoli e spagnole, decidiate quale futuro volete per voi stessi e per il vostro Paese. Ora dipende da voi.
Basta guardare all’orizzonte per capire che il mondo si affaccia su un’epoca complessa, di trasformazione, di transizione. Un’epoca di fortissime tensioni. Di emergenza climatica. Di cambiamenti sociali e anche tecnologici, con un’intelligenza artificiale fortemente dirompente. Un’epoca, dunque, di grandi pericoli ma anche, se sapremo coglierle, di grandi opportunità.

Voi spagnoli e spagnole dovete decidere quale ruolo volete avere in quest’epoca. E anche quale ruolo volete che la Spagna vi svolga. Se desiderate unirvi a quell’ondata di estrema destra che produce arretramento ovunque governi. Oppure se desiderate che la Spagna continui a essere un baluardo di apertura, di giustizia sociale e di responsabilità ambientale.

Se volete che il nostro Paese torni indietro o continui ad avanzare. Se preferite avere un Governo che lavori nell’interesse della maggioranza sociale. Oppure se preferite consegnare le redini del Paese a una coalizione di estrema destra che non ha proposto nulla e il cui unico obiettivo è cancellare e ridurre i diritti e le libertà che abbiamo costruito in questi otto anni, per favorire i soliti: una minoranza privilegiata.

Io ho fiducia nei miei connazionali. Perché so che siete un popolo coraggioso e solidale, che diventa più forte davanti alle sfide e che non ha paura di essere l’unico o il primo a muoversi per stare dalla parte giusta della storia.
Per questo daremo tutto noi stessi. Per lavorare e meritare la vostra fiducia. Per tornare a suscitare entusiasmo. E per tornare a vincere.

Grazie mille”.

Speriamo che non sia l’ultimo della sua Storia politica.

Però, a prescindere da come andrà, nel momento della fine, nella dignità con cui si cade, c’è una lezione politica e di stile che anche qui da noi dovremmo prendere molto sul serio.

𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗔 𝗥𝗜𝗩𝗢𝗟𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗕𝗨𝗢𝗡𝗦𝗘𝗡𝗦𝗢: 𝗙𝗜𝗥𝗠𝗘 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗘, 𝗗𝗘𝗠𝗢𝗖𝗥𝗔𝗭𝗜𝗔 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗔D͟i͟c͟h͟i͟a͟r͟a͟z͟i͟o͟n͟e͟ ͟d͟e͟l͟l͟a͟ ͟S͟e͟g͟r͟e͟t͟e͟r...
04/10/2026

𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗔 𝗥𝗜𝗩𝗢𝗟𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗕𝗨𝗢𝗡𝗦𝗘𝗡𝗦𝗢: 𝗙𝗜𝗥𝗠𝗘 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗘, 𝗗𝗘𝗠𝗢𝗖𝗥𝗔𝗭𝗜𝗔 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗔

D͟i͟c͟h͟i͟a͟r͟a͟z͟i͟o͟n͟e͟ ͟d͟e͟l͟l͟a͟ ͟S͟e͟g͟r͟e͟t͟e͟r͟i͟a͟ ͟P͟S͟I͟ ͟d͟i͟ ͟B͟a͟r͟i͟.̲

In questo inizio d'autunno, alla vigilia delle prossime competizioni politiche, si sta consumando sotto i nostri occhi un'autentica discriminazione democratica. Si parla, e non è solo una voce, di voler imporre 6.000 firme da raccogliere per poter presentare le liste a quei gruppi politici che non risiedono in Parlamento. Sei mila firme. Un numero enorme, insostenibile, pensato non per garantire rappresentatività, ma per escludere. Per mettere un veto. Per chiudere la porta in faccia a chi non siede già nei palazzi del potere. Lo diciamo con chiarezza: questo è un prodomo antidemocratico. È una norma fatta dalle forze parlamentari contro le forze extraparlamentari. È chi ha già tutto che decide di alzare il muro per chi vuole entrare. Noi chiediamo una cosa semplice e rivoluzionaria: il buonsenso. Garantire a tutti i gruppi politici minoritari, alle forze riformiste, democratiche e socialiste che non risiedono in Parlamento, di poter raccogliere un numero di firme ragionevolmente sufficiente, senza discriminazione alcuna. La democrazia non si misura in firme impossibili. Si misura nella libertà di partecipare. Questa non è una battaglia di parte. È una battaglia socialista, sì, ma è prima di tutto una battaglia per la Costituzione, per il pluralismo, per la libertà di tutti. È una battaglia che non ci spaventa. Siamo abituati. E la porteremo avanti con tutte le altre forze riformiste, democratiche e socialiste che credono ancora che la politica sia competizione di idee, non recinzione di privilegi. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: è l'ora del buonsenso e della responsabilità. E noi socialisti siamo pienamente convinti che, in questo momento storico, il buonsenso e la responsabilità siano rivoluzionari. E allora, aprendo questa campagna elettorale, diciamolo senza paura: ci aspetta la rivoluzione del buonsenso.
Noi ci siamo. PSI - Partito Socialista Italiano Federazione di Bari

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Vis Piave, 120
Bari
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