I Mercatini del '600

I Mercatini del '600 RIEVOCAZIONE STORICA
"Il Borgo di Bassano Romano nel XVII secolo"

Rievocazione storica dedicata alla famiglia Giustiniani che, grazie al loro operato in campo economico, sociale e soprattutto artistico, rese il XVII secolo, epoca d'oro per il Feudo di Bassano.

Francesco non si innamorò della povertà perché non aveva nulla.Si innamorò della libertà che soltanto la povertà poteva ...
17/07/2026

Francesco non si innamorò della povertà perché non aveva nulla.
Si innamorò della libertà che soltanto la povertà poteva regalargli.
Forse è questo il dettaglio che, dopo ottocento anni, continua ancora a sorprenderci.
Che ci sono amori che nascono per avere, e altri che nascono per lasciare andare. Per lasciarsi andare al silenzio.
Ed ad un certo punto, quella sera, il silenzio ha smesso di essere un'assenza. È diventato parte dello spettacolo.
Le candele tremavano.
Le ombre si allungavano sulle mura di Villa Giustiniani.
E le pietre sembravano custodire ogni parola, come se l'avessero aspettata da secoli.

E noi eravamo lì. Voi eravate lì.
Senza accorgerci del momento esatto in cui abbiamo smesso di assistere a una rappresentazione. Perché, da qualche parte tra la luce e il buio, il teatro aveva già compiuto il suo miracolo.
Ci aveva restituiti a qualcosa che avevamo dimenticato.

“Francesco, l'amato mio. Cantico dei poveri amanti”, intenso testo originale di Gabriele Furnari Falanga, portato in scena da Agape Teatro, non ci ha raccontato la vita di un santo.
Ci ha raccontato il coraggio di un amore.
L'incontro con Madonna Povertà non aveva il sapore del sacrificio, aveva quello dell'innamoramento.
Dell’Amore. Della Passione.
Di quelli che cambiano il modo di guardare il mondo.
Di quelli che, agli occhi degli altri, sembrano follia.
E forse ogni amore autentico attraversa, prima o poi, quel confine, quello in cui non può più essere spiegato, può soltanto essere vissuto.

A volte l'amore arriva prima della comprensione.
E il cuore impiega una vita a raggiungere ciò che l'anima aveva già visto.
Forse è un po’ quello che il teatro riesce ogni volta a fare: non a mettere in scena una storia, ma spogliarla di tutto ciò che è superfluo, fino a lasciarne visibile soltanto la verità.

E alla fine, quando si sono spente le ultime candele, il cortile è tornato nel suo silenzio.
Ma non era più la stessa quiete.
Perché ci sono luci che illuminano una sera.
E altre che insegnano a camminare anche quando le tenebre tornano.

Ministero della Cultura
museitaliani
Ville monumentali della Tuscia
Villa Giustiniani
Agape teatro

Siamo abituati a visitare i luoghi.Entriamo. Guardiamo. Scattiamo una fotografia.Usciamo.Ma forse un luogo non chiede qu...
16/07/2026

Siamo abituati a visitare i luoghi.
Entriamo. Guardiamo.
Scattiamo una fotografia.
Usciamo.
Ma forse un luogo non chiede questo.
Forse chiede soltanto qualcuno disposto a fermarsi abbastanza a lungo da accorgersi che ha ancora qualcosa da raccontare.
Perché un luogo racconta sempre qualcosa.
La differenza la fa il tempo che siamo disposti a regalargli.

Ci sono luoghi che chiedono soltanto quello: tempo.
Istanti donati come un vero e proprio atto d’amore.
Attimi non per essere soltanto attraversati, ma per essere ascoltati.
Perché quei minuti, ore, che doniamo ai luoghi, prima o poi, tornano sempre indietro sotto forma di meraviglia.
Non siamo noi a lasciare qualcosa ai luoghi.
Sono i luoghi, quando li sappiamo ascoltare, a lasciare qualcosa dentro di noi.
Ed è forse questo il significato più autentico di una visita.

Durante i Mercatini del '600 è successo proprio questo.
Un luogo che non si concede subito, ma ha bisogno di tempo.
Di rispetto.
Di curiosità.
Villa Giustiniani, quei giorni, ha scelto di raccontarsi un po' di più.
Ci ha affidato alcuni dei suoi luoghi più silenziosi.
Il suo teatrino, che raramente incontra nuovi sguardi.
Il suo parco, che solo in poche occasioni si lascia percorrere.
Come se, per qualche ora, avesse deciso di condividere non soltanto i propri spazi, ma anche una parte del proprio silenzio.
E poi la domenica è accaduto qualcosa di ancora più particolare.
La storia non è rimasta sulle pareti.
È uscita dagli affreschi. Ha attraversato i corridoi. Ha camminato accanto a noi.
I figuranti del Corteo Storico hanno accompagnato il percorso con la naturalezza di chi non interpreta un'epoca, ma la custodisce.
Ricordandoci che il passato non appartiene solo ai libri, ma appartiene a chi continua a donargli una voce, un volto e un passo.

Un grazie speciale a Fiorella Proietti, che con competenza, passione e un amore autentico per Villa Giustiniani ha accompagnato ogni visita con la sensibilità di chi sa che la cultura non consiste nel trasmettere delle informazioni, ma nel creare un incontro.
Perché forse è questo che fanno le guide migliori: non ci mostrano un luogo, ci insegnano ad aspettare che sia lui a raccontarsi.

Ed è probabilmente questo il dono più prezioso della cultura.
Non solo conservare il passato.
Ma permettergli di continuare a camminare accanto a noi.

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Ville monumentali della Tuscia

📷 Per le foto ringraziamo anche Silvia Giannini, Viola Ziaco e altri ❤️

La musica non lascia tracce.Lascia memoria. Lascia ricordi.Esiste mentre accade, mentre la trattengono i pensieri.Non re...
15/07/2026

La musica non lascia tracce.
Lascia memoria. Lascia ricordi.
Esiste mentre accade, mentre la trattengono i pensieri.
Non resta appesa ai muri di un palazzo, né custodita dentro una teca.
Eppure riesce a cambiare un luogo più di qualsiasi altra cosa.

Forse è per questo che, quando un concerto finisce, nessuno si alza subito.
C'è sempre un istante di silenzio, come se tutti avessero paura di interrompere qualcosa che, in realtà, continua a esistere dentro ciascuno di noi.

Forse le note non servono a vincere il silenzio.
Servono a insegnargli come raccontare.

È quello che è accaduto a Villa Giustiniani.
Per una sera non abbiamo semplicemente ascoltato un concerto, abbiamo ascoltato un luogo.
Un luogo che ha ritrovato una parte di sé, perché tra quelle mura la musica non è arrivata; ha semplicemente riconosciuto un luogo che, da sempre, le apparteneva.

Le note dell'Adagio per oboe e archi di Benedetto Marcello e delle Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi hanno incontrato quelle di Dopo la fine del mondo di Michele Bichi Panitti e di Elegia per Sergio di Pietro Cangiano.
Musiche nate in secoli diversi, eppure capaci di parlarsi con la naturalezza delle cose che non hanno mai smesso di appartenersi.
Perché la cultura non vive quando rimane immobile. Vive quando continua a creare.
Quando accanto ai grandi capolavori trova spazio una musica che, fino a pochi istanti prima, esisteva soltanto nel silenzio di uno spartito.

Essere presenti alla prima esecuzione assoluta di Elegia per Sergio è stato assistere ad una creazione, quasi un privilegio raro.
Fino a quel momento quelle note non appartenevano ancora a nessuno, invece, da quell'istante hanno iniziato il loro viaggio.
Sono entrate nella memoria di chi le ha scritte, di chi le ha eseguite e di chi ha avuto la fortuna di ascoltarle per la prima volta.

Questo è il dono più prezioso della musica.
Non appartiene mai a chi la scrive. Non appartiene mai a chi la esegue.
Appartiene a chi la ascolta.

Ognuno torna a casa con una melodia diversa.
Con un ricordo diverso. Con un'emozione diversa.
Ed è forse questo il miracolo di un concerto: che tutti ascoltano le stesse note, ma ognuno, nel silenzio che segue l'ultimo applauso, scopre una storia diversa.

Il nostro grazie, allora, va al Maestro Sergio Oliva, all'Orchestra L'Anello Musicale, ai solisti e a tutti i musicisti che, con straordinaria sensibilità, hanno trasformato uno spartito in un'esperienza destinata a rimanere.

Grazie per averci ricordato che la musica non riempie semplicemente uno spazio.
Lo trasforma.
Perché la musica non lascia tracce. Lascia memoria.
Perché le note svaniscono.
Ma il silenzio che imparano a raccontare... quello, quello rimane per sempre.

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Ville monumentali della Tuscia

📷 Per le foto ringraziamo Fiorella Proietti, Silvia Gianni e altri ancora!

Ci sono spettacoli che iniziano dietro ad un sipario, quando all’improvviso si apre e le luci si accendono.E poi ce ne s...
14/07/2026

Ci sono spettacoli che iniziano dietro ad un sipario, quando all’improvviso si apre e le luci si accendono.
E poi ce ne sono altri che cominciano molto prima.
Con un laboratorio. Con una terapia.
Con un mosaico composto tessera dopo tessera.
Con parole scritte senza sapere se, un giorno, qualcuno le avrebbe ascoltate davvero.

“Dove le voci restano” è nato così.
È stato il frutto di una rete di persone che, molto prima dell'applauso finale, aveva già scelto di credere che ogni voce meritasse il proprio spazio.
È nato dal coraggio dei ragazzi della Comunità Psicoterapeutica Maieusus di raccontarsi.

Dalla sensibilità con cui Raffaello Fusaro ha saputo ascoltare quelle parole prima ancora di tesserci le proprie.
Le ha accolte con il rispetto che si deve alle storie vere, senza piegarle al teatro, ma lasciando che fosse il teatro a mettersi al servizio di quelle vite.
Perché spesso il talento più grande di un artista non è trovare la propria voce, è riuscire a dare spazio a quella degli altri, senza mai coprirla.

E quando alcune di quelle voci hanno avuto bisogno della discrezione di un balcone invece della luce che svaniva sul Ninfeo, abbiamo capito che il coraggio non ha sempre la stessa forma.
A volte ha il volto di chi trova la forza di scrivere.
A volte quello di chi sceglie di leggere le proprie parole, anche con la voce che trema.
E a volte quello di chi sa creare uno spazio sicuro, perché tutto questo possa accadere.

Riccardo lo ha fatto con un gesto semplice e prezioso: offrendo un microfono, un luogo protetto e la serenità necessaria perché quelle voci potessero essere ascoltate rimanendo profondamente loro.
Perché ci sono persone che parlano per farsi ascoltare.
E persone che scelgono di ascoltare, di comprendere e di fare un passo indietro, affinché siano gli altri a trovare la propria voce.

È questa, forse, l'immagine che porteremo con noi.
Non uno spettacolo.
Ma un percorso.
Un intreccio di mani, parole, emozioni, fiducia e bellezza.
Un percorso di pietre che hanno memoria.
Assorbono passi, silenzi, parole.
E forse, quella sera, anche Villa Giustiniani ha trattenuto qualcosa.
Non soltanto le voci di uno spettacolo.
Ma il coraggio di chi ha scelto di affidarle al tempo.
Forse è questo che fanno i luoghi quando vengono amati davvero.
Non si limitano a conservare la memoria.
Continuano ad accogliere nuove voci, perché un giorno possano diventare, a loro volta, memoria.
E forse è proprio per questo che, ancora oggi, quelle voci restano.

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Paola Marchetti

📷🀄 Marcello Pallini

𝐃𝐈𝐄𝐓𝐑𝐎 𝐈 𝐌𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐈𝐍𝐈 𝑪𝒐𝒎𝒖𝒏𝒊𝒕𝒂'Ci chiedono spesso come si organizzi una manifestazione come i Mercatini del ‘600.La rispost...
14/07/2026

𝐃𝐈𝐄𝐓𝐑𝐎 𝐈 𝐌𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐈𝐍𝐈

𝑪𝒐𝒎𝒖𝒏𝒊𝒕𝒂'

Ci chiedono spesso come si organizzi una manifestazione come i Mercatini del ‘600.
La risposta più semplice sarebbe dire: con mesi di lavoro.
Ma la verità è un’altra.
Organizzare una manifestazione non significa soltanto allestire spettacoli, concerti, mostre o rievocazioni.
Significa prendersi cura di un luogo.
Significa abitare, anche solo per qualche giorno, un centro storico che non deve essere solo una semplice scenografia, ma un luogo fatto di persone, di case, di attività, di monumenti, di equilibri delicati.
Ogni scelta ha conseguenze, ogni decisione coinvolge qualcuno, ogni spazio va condiviso con rispetto.
Per questo la parte più difficile non è mo***re pezzi di legno.
È tenere insieme tutti.
Significa trovare un equilibrio tra chi quel luogo lo vive ogni giorno e chi lo scopre per la prima volta.
Tra cultura e quotidianità.
Tra sicurezza e accoglienza.
Tra la necessità di proteggere un patrimonio storico e il desiderio di renderlo vivo.
Significa pensare ai visitatori, ma anche ai residenti.
Agli espositori.
Alle taverne.
Agli artisti.
Ai volontari.
Ai rifiuti che qualcuno dovrà raccogliere.
Ai cavi che nessuno noterà.
Alla corrente che permetterà a una luce di accendersi.
Alle mille piccole cose che, quando funzionano, diventano invisibili.
Ed è forse questo il complimento più bello che possa ricevere una manifestazione.
Perché se tutto sembra naturale, significa che qualcuno ha lavorato per mesi affinché lo diventasse.
Poi ci sono gli imprevisti.
Le difficoltà.
Le soluzioni da inventare.
Le energie spese per risolvere problemi che, qualche volta, non avrebbero nemmeno dovuto esistere.
In questi anni abbiamo imparato anche questo.
Abbiamo imparato che, quando il sostegno è poco, bisogna moltiplicare le idee.
Che quando una strada sembra chiudersi, bisogna trovarne un’altra.
Che quando la semplicità manca, bisogna inventarsela.
Che la creatività non serve soltanto per immaginare una manifestazione.
Serve, molto spesso, per riuscire a realizzarla.
Non abbiamo mai chiesto privilegi.
Non abbiamo mai preteso scorciatoie.
Abbiamo soltanto desiderato poter dedicare tutte le nostre energie a costruire bellezza, invece di doverne impiegare gran parte per conquistare, ogni volta, ciò che dovrebbe essere naturale.
E allora un pensiero, infine, lasciatecelo fare anche a tutte le Istituzioni.
Per il ruolo che ricoprono.
Per le scelte che compiono.
Per il modo in cui, ciascuna, interpreta il proprio compito all’interno di una comunità.
Perché ogni collaborazione lascia un segno.
Così come ogni scelta.
Così come ogni presenza.
E, qualche volta, anche ogni assenza.
Noi continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto.
A costruire. A cercare soluzioni.
A credere che la cultura non sia un favore da concedere, ma un bene comune da custodire.
Perché le manifestazioni finiscono, le piazze tornano silenziose, le taverne vengono smontate. Le luci si spengono.
Ma resta sempre una domanda.
Che cosa abbiamo lasciato?
Se, anche solo per qualche giorno, siamo riusciti a far sentire un paese più unito, più curioso, più vivo, allora tutta la fatica, tutti i salti mortali e tutti gli ostacoli avranno avuto un senso.
Perché costruire una manifestazione è difficile. Costruire una comunità lo è molto di più. Ed è l’unica sfida che continueremo a scegliere.
C’è chi misura il valore di un evento dalla visibilità che può offrire.
Noi abbiamo sempre preferito misurarlo dalle relazioni che riesce a creare.
C’è chi cerca il merito.
Noi abbiamo sempre cercato il risultato.
C’è chi si accontenta di esserci quando le luci sono accese.
Noi crediamo che il lavoro più importante sia quello che nessuno vede.
Perché le fotografie sbiadiscono.
Le parole si dimenticano.
Ma una comunità che cresce, che si ritrova e che riscopre la propria storia resta molto più a lungo di qualsiasi applauso.
Non ci interessa apparire indispensabili.
Ci interessa fare in modo che questa manifestazione continui a esserlo.
Per il paese.
Per chi lo vive.
Per chi verrà dopo di noi.

𝐃𝐈𝐄𝐓𝐑𝐎 𝐈 𝐌𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐈𝐍𝐈 𝑳𝒂 𝒄𝒂𝒔𝒂 𝒂 𝒄𝒖𝒊 𝒕𝒐𝒓𝒏𝒊𝒂𝒎𝒐 Quando una manifestazione finisce, il pubblico torna a casa.Noi ci torniamo mo...
13/07/2026

𝐃𝐈𝐄𝐓𝐑𝐎 𝐈 𝐌𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐈𝐍𝐈

𝑳𝒂 𝒄𝒂𝒔𝒂 𝒂 𝒄𝒖𝒊 𝒕𝒐𝒓𝒏𝒊𝒂𝒎𝒐

Quando una manifestazione finisce, il pubblico torna a casa.
Noi ci torniamo molto dopo.
Con la stanchezza addosso, con le mani che fanno male, con la testa piena di pensieri.
Qualche volta con un sorriso.
Qualche volta con qualche lacrima che arriva solo quando tutto è finito.
E c’è sempre qualcuno che ci aspetta.
Le nostre famiglie.
Ma sarebbe riduttivo dire soltanto che ci aspettano.
Perché, in realtà, i Mercatini del ‘600 li vivono insieme a noi.
Ci sono quando serve una mano, quando bisogna risolvere un problema, quando il tempo non basta mai, quando un impegno personale diventa inevitabilmente un impegno di tutti.
Sono parte di questa manifestazione, anche se spesso lontane dai riflettori.
Sono quelle che raccolgono le nostre assenze, le telefonate infinite, le giornate che sembrano non finire mai.
Quelle che accolgono la nostra rabbia, la nostra amarezza, i nostri pianti, le nostre delusioni e anche la nostra gioia.
Questo grazie è per loro.
Perché i Mercatini del ‘600 li costruiamo noi.
Ma loro, ogni anno, trovano il modo di costruire un po’ di più noi.
Ed è forse il lavoro più difficile di tutti.
Farlo in silenzio. Con amore.

𝐃𝐈𝐄𝐓𝐑𝐎 𝐈 𝐌𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐈𝐍𝐈 𝑵𝒆𝒔𝒔𝒖𝒏𝒐 𝒄𝒓𝒆𝒔𝒄𝒆 𝒅𝒂 𝒔𝒐𝒍𝒐Le rievocazioni storiche raccontano il passato.Ma, prima ancora, insegnano qual...
13/07/2026

𝐃𝐈𝐄𝐓𝐑𝐎 𝐈 𝐌𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐈𝐍𝐈

𝑵𝒆𝒔𝒔𝒖𝒏𝒐 𝒄𝒓𝒆𝒔𝒄𝒆 𝒅𝒂 𝒔𝒐𝒍𝒐

Le rievocazioni storiche raccontano il passato.
Ma, prima ancora, insegnano qualcosa di molto attuale: nessuno costruisce da solo.
Far parte della rete delle Rievocazioni Storiche del Lazio significa condividere esperienze, imparare gli uni dagli altri, crescere insieme e sapere che, dietro ogni evento, c’è una comunità più grande che continua a sostenersi e a confrontarsi.

Un grazie alla Polizia Locale, a chi con professionalità, disponibilità e una presenza costante ha scelto di esserci, di accompagnarci in ogni fase della manifestazione, offrendo ascolto, supporto e soluzioni anche nei momenti più complessi.
Un ringraziamento va anche agli operatori ecologici che, con un lavoro spesso silenzioso ma fondamentale, hanno cercato di ridurre, con una raccolta puntuale dei rifiuti, il più possibile l’impatto che una manifestazione come la nostra ha sul centro storico.

Un grazie sincero va anche agli abitanti del nostro centro storico.
Per la pazienza con cui ogni anno accolgono qualche giorno di cambiamenti nelle loro abitudini, per la disponibilità, per i sorrisi, per l’affetto e, spesso, anche per il piccolo aiuto che arriva proprio quando ce n’è più bisogno.
Perché una manifestazione non appartiene soltanto a chi la organizza.
Appartiene a un paese che, anche attraverso piccoli gesti, sceglie di sentirla un po’ propria.

𝐃𝐈𝐄𝐓𝐑𝐎 𝐈 𝐌𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐈𝐍𝐈 𝑼𝒏 𝒑𝒊𝒛𝒛𝒊𝒄𝒐 𝒅𝒊 𝒎𝒂𝒈𝒊𝒂Ogni manifestazione ha bisogno di un pizzico di magia.Quella che si nasconde nei p...
12/07/2026

𝐃𝐈𝐄𝐓𝐑𝐎 𝐈 𝐌𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐈𝐍𝐈

𝑼𝒏 𝒑𝒊𝒛𝒛𝒊𝒄𝒐 𝒅𝒊 𝒎𝒂𝒈𝒊𝒂

Ogni manifestazione ha bisogno di un pizzico di magia.
Quella che si nasconde nei profumi che attraversano una piazza, nei sorrisi scambiati tra un banco e l’altro, nelle mani che impastano, creano e trasformano un semplice incontro in un ricordo.
Le Streghe del Forno sono ormai molto più di una presenza ai Mercatini del ‘600.
Sono un volto amico, una certezza, una parte di quella magia che ogni anno torna ad abitare il nostro centro storico.
Il nostro grazie va a loro e a tutti gli espositori che hanno scelto di condividere con noi questa avventura, portando passione, creatività e un pezzo della propria storia.
Perché la magia, in fondo, non appartiene alle favole.
Appartiene alle persone che, con il loro entusiasmo, riescono a far sentire una piazza un po’ più casa.

𝐃𝐈𝐄𝐓𝐑𝐎 𝐈 𝐌𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐈𝐍𝐈 𝑼𝒏𝒂 𝑽𝒊𝒍𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒗𝒆 𝒈𝒓𝒂𝒛𝒊𝒆 𝒂𝒍𝒍𝒆 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒆 Ci sono luoghi che custodiscono la storia.E poi ci sono le persone...
12/07/2026

𝐃𝐈𝐄𝐓𝐑𝐎 𝐈 𝐌𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐈𝐍𝐈

𝑼𝒏𝒂 𝑽𝒊𝒍𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒗𝒆 𝒈𝒓𝒂𝒛𝒊𝒆 𝒂𝒍𝒍𝒆 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒆

Ci sono luoghi che custodiscono la storia.
E poi ci sono le persone che quella storia continuano a raccontarla.
Villa Giustiniani è stata il cuore di tanti momenti dei Mercatini del ‘600: concerti, visite guidate, teatro, mostre, incontri, emozioni e lo straordinario spettacolo “Dove le voci restano”.
Per questo il nostro grazie va a tutto il personale della Villa che con disponibilità e collaborazione ci ha accompagnati durante tutta la manifestazione.

Un grazie particolare alla dott.ssa Flaminia Conti, per la presenza costante, il supporto e l’attenzione che non ci ha mai fatto mancare.

A Fiorella Proietti, che con competenza, entusiasmo e amore continua a raccontare Villa Giustiniani come si raccontano i luoghi a cui si vuole bene.

E grazie alla Direzione della Villa per aver condiviso con noi la possibilità di rendere il museo uno dei luoghi simbolo di questa edizione dei Mercatini del ‘600.
Perché aprire un luogo è importante.
Esserci, qualche volta, lo è ancora di più.
Perché un luogo storico non vive soltanto delle pietre che lo hanno attraversato nei secoli.
Vive ogni volta che si apre alla cultura, alla musica, al teatro, al dialogo.
Vive ogni volta che si riempie di persone.
Ed è proprio allora che torna ad essere ciò per cui è nato: un luogo capace di creare bellezza.

𝐃𝐈𝐄𝐓𝐑𝐎 𝐈 𝐌𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐈𝐍𝐈 𝑸𝒖𝒆𝒍𝒍𝒊 𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒍 𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒐 𝒏𝒐𝒏 𝒗𝒆𝒅𝒆 Ci sono persone che il pubblico difficilmente ricorda.Perché non apro...
11/07/2026

𝐃𝐈𝐄𝐓𝐑𝐎 𝐈 𝐌𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐈𝐍𝐈

𝑸𝒖𝒆𝒍𝒍𝒊 𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒍 𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒐 𝒏𝒐𝒏 𝒗𝒆𝒅𝒆

Ci sono persone che il pubblico difficilmente ricorda.
Perché non aprono il corteo.
Non inaugurano gli eventi.
Non ricevono applausi.
Eppure sono quelle che arrivano per prime e se ne vanno per ultime.
Quelle che montano, smontano, spostano tavoli, sistemano sedie, appendono bandiere, attaccano un merletto e danno vita ad un fiore, risolvono problemi e trovano soluzioni quando sembra non essercene più.
Sono le persone che, con una mano, costruiscono una manifestazione e, con l’altra, aiutano chi gli sta accanto.
A tutti i volontari che, nei giorni precedenti, durante e dopo i Mercatini, hanno regalato tempo, energie, pazienza e sorrisi, va il nostro grazie più sincero.

Un grazie speciale lasciatecelo fare a Riccardo Moroni, che quest’anno non è stato soltanto la voce dei Mercatini, ma ha scelto di fare un passo indietro perché fossero le parole dei ragazzi della Comunità Psicoterapeutica Maieusus a fare un passo avanti. Un gesto semplice, ma di una sensibilità rara.

E grazie al nostro parroco Don Vianey che con la sua presenza discreta ma costante e con la sua sincera disponibilità, continua ogni anno a ricordarci che una comunità cresce quando nessuno resta solo.

A voi il pubblico forse non dedica un applauso.
Noi sì.
E sarà sempre il più sincero.

Indirizzo

Piazza Umberto I
Bassano Romano
01030

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