01/09/2026
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Oggi, 31 agosto, la Commissione europea traccia ufficialmente la linea finale: si chiude la fase di attuazione delle riforme e degli investimenti previsti dai Piani nazionali di ripresa e resilienza. Da domani, nessun nuovo intervento potrà più essere conteggiato da Bruxelles.
Mentre altri grandi Paesi dell'Unione europea, come la Spagna, la Francia o la Germania, hanno sfruttato appieno la regia della Commissione europea per trasformare in modo strutturale i propri sistemi industriali, accelerare la transizione ecologica e digitale e pianificare la crescita dei prossimi decenni, in Italia il bilancio finale lascia un'amarezza profonda.
In Italia ricorderemo sempre da dove nasce questa svolta epocale: dalla straordinaria battaglia diplomatica condotta da Giuseppe Conte nelle stanze di Bruxelles, capace di conquistare per la nostra Nazione la quota più alta dell'intero NextGenerationEU, ben 209 miliardi di euro.
Oggi che cala il sipario, appare ancora più chiaro un fatto storico: il motivo reale per cui Conte fu estromesso da Palazzo Chigi furono proprio i troppi appetiti politici ed economici mossi dal desiderio di posare le mani su quella montagna di risorse senza precedenti.
E cosa ha fatto il governo Meloni con questo patrimonio unico?
Invece di moltiplicare il valore del "tesoretto" lasciato in eredità, abbiamo assistito a tagli ai progetti per i comuni, ritardi cronici, spostamenti di risorse e una palese assenza di visione strategica. La gestione dei fondi UE da parte dell'esecutivo si è trasformata in uno spreco di opportunità storiche.
Dalle sfide europee e dalla capacità di costruire il domani si misura il valore di un leader e la forza di un governo. E i fatti, oggi più che mai, parlano chiaro.