Ciao Siracusa

Ciao Siracusa Un movimento civico per una città più giusta. Più civica, più sostenibile.

Questo si chiama menefreghismo, e allora mi domando:  perché continuare a pagare amministratori che non sono in grado di...
04/09/2026

Questo si chiama menefreghismo, e allora mi domando: perché continuare a pagare amministratori che non sono in grado di gestire la Città.

Chiederemo ufficialmente all’assessore al verde pubblico e al Sindaco la motivazione di questi disservizi.

Cicco e Cola!
21/08/2026

Cicco e Cola!

SBARCATERO DI SIRACUSA: IL PALO È SPARITO. E NESSUNO LO HA ANCORA RIPRISTINATOQuello che dovrebbe essere il nuovo sbarca...
11/08/2026

SBARCATERO DI SIRACUSA: IL PALO È SPARITO. E NESSUNO LO HA ANCORA RIPRISTINATO

Quello che dovrebbe essere il nuovo sbarcadero di Siracusa è già una fotografia impietosa di incuria, approssimazione e abbandono.

Ma c’è un dettaglio che rende tutto ancora più assurdo.

Un palo della struttura è stato abbattuto da un camion. Un incidente può capitare. Quello che non può essere normale è che, a distanza di circa due mesi, quel palo sia semplicemente sparito e non sia stato ancora ripristinato.

Niente sostituzione.
Niente ripristino.
Niente spiegazioni.

Semplicemente non c’è più.

E viene spontanea una domanda: chi deve occuparsi del ripristino? E perché, dopo due mesi, nessuno ha ancora provveduto?

Perché qui non stiamo parlando di una struttura vecchia e dimenticata da anni. Stiamo parlando di uno sbarcadero nuovo, che dovrebbe rappresentare il decoro e l’immagine di Siracusa.

E invece bastano poche settimane per ritrovarsi davanti a transenne, materiali lasciati in bella vista, strutture provvisorie e pezzi mancanti.

La domanda è semplice: se un’opera appena realizzata viene danneggiata, chi deve controllare che venga immediatamente ripristinata?

E soprattutto: per quanto tempo ancora bisognerà aspettare prima che qualcuno si accorga che quel palo non c’è più?

Perché forse qualcuno pensa che, se si aspetta abbastanza, la gente dimentichi.

Ma i cittadini non hanno dimenticato.

E adesso sarebbe il caso che qualcuno desse una risposta.

L’ETNA NON È IL PROBLEMA. IL PROBLEMA SIAMO NOI.Quello che sta succedendo a Catania Fontanarossa in questi giorni è l’en...
09/08/2026

L’ETNA NON È IL PROBLEMA. IL PROBLEMA SIAMO NOI.

Quello che sta succedendo a Catania Fontanarossa in questi giorni è l’ennesima dimostrazione di come la politica siciliana abbia fallito.

E questa volta non ci sono scuse.

L’Etna è lì.
Non è arrivato ieri.
Non è una sorpresa.
Non è un fenomeno sconosciuto.

È l’Etna. È la nostra terra. È una realtà con cui chi amministra questa regione DEVE fare i conti.

E allora la domanda è semplice: dov’erano i piani di emergenza?

Dov’era la programmazione?
Dov’era il coordinamento?
Dov’era la capacità di prevedere quello che, prima o poi, sarebbe inevitabilmente successo?

E soprattutto: perché Comiso continua a essere trattato come un aeroporto di serie B invece di essere utilizzato pienamente come valvola di sicurezza per la Sicilia orientale?

Questa è la cosa che fa più rabbia.

Perché quando arriva l’emergenza improvvisamente scopriamo che non siamo pronti a nulla.

Ci si guarda intorno.
Si cercano responsabilità.
Si fanno dichiarazioni.
Si promettono soluzioni.

Poi passa l’emergenza e, come sempre, tutti a casa fino alla prossima figuraccia.

Questa non è gestione del territorio.

È navigare a vista.

E mentre la politica continua a riempirsi la bocca con parole come turismo, sviluppo, internazionalizzazione, destagionalizzazione e grandi progetti, basta un’emergenza per mostrare al mondo la realtà:

disservizi, caos, disorganizzazione e improvvisazione.

Poi ci meravigliamo se un turista ci pensa due volte prima di scegliere la Sicilia.

Perché uno che ha risparmiato mesi per una vacanza non vuole sapere chi è responsabile del caos.

Non gli interessa il rimpallo tra enti.

Non gli interessa la burocrazia.

Non gli interessa la solita frase: “Non era prevedibile”.

Vuole semplicemente arrivare a destinazione e tornare a casa senza vivere un’odissea.

E quando questo non accade, la prossima volta potrebbe semplicemente scegliere un’altra destinazione.

E noi perdiamo turismo.

Perdiamo soldi.

Perdiamo credibilità.

Perdiamo futuro.

E attenzione: non è soltanto colpa di “quelli di prima”.

Qui la responsabilità è di tutti coloro che hanno governato, amministrato, deciso o avuto responsabilità negli anni e non hanno costruito un sistema serio, moderno ed efficace per affrontare queste situazioni.

Destra, sinistra, centro. Nessuno escluso.

Perché quando si tratta di assumersi responsabilità, improvvisamente diventano tutti esperti di silenzio.

E il silenzio delle categorie economiche e turistiche è altrettanto assordante.

Dove sono?

Dove sono le associazioni che dovrebbero difendere gli operatori?

Dove sono quelli che ogni giorno ci raccontano quanto il turismo sia strategico?

Il turismo non si difende con i convegni e le conferenze stampa.

Si difende facendo funzionare aeroporti, strade, trasporti e servizi.

Si difende mettendo il turista nelle condizioni di scegliere la Sicilia senza avere paura di trovarsi in mezzo al caos alla prima emergenza.

Questa terra merita molto di più.

E soprattutto merita una classe dirigente all’altezza della terra che amministra.

Perché la Sicilia è una delle regioni più straordinarie del Mediterraneo.

Abbiamo il mare.
Abbiamo l’Etna.
Abbiamo città, arte, cultura, storia, cibo, paesaggi e un patrimonio che il mondo ci invidia.

Eppure riusciamo ancora a farci del male da soli.

Il problema non è ciò che la natura ci mette davanti.

Il problema è ciò che l’uomo, quando dovrebbe essere preparato, non riesce a fare.

Quindi basta con le scuse.

Basta con i comunicati.

Basta con i “faremo”.

Chi ha responsabilità amministrative e politiche abbia almeno il coraggio di dirlo: abbiamo sbagliato, abbiamo sottovalutato, non siamo stati capaci di organizzare una risposta adeguata.

Perché ammettere un errore è molto più dignitoso che continuare a prenderci in giro.

L’Etna continuerà a eruttare.

Il problema è che, a quanto pare, la nostra politica continuerà a essere impreparata.

E questa, francamente, è una vergogna.

La proposta: protocolli automatici per i trasporti sostitutivi, priorità alla capacità passeggeri di Comiso, chiusure limitate ai settori interessati dalla nube

24/07/2026
Purtroppo questa tragedia era solo una questione di tempo.Da anni il nostro mare è diventato una giungla dove le regole ...
19/07/2026

Purtroppo questa tragedia era solo una questione di tempo.
Da anni il nostro mare è diventato una giungla dove le regole sembrano esistere solo sulla carta. Moto d’acqua che sfrecciano a 40 nodi a pochi metri dalla costa, barche ancorate in zone dove è vietato transitare, ancorare e perfino fare il bagno, imbarcazioni turistiche cariche oltre ogni buon senso e spesso condotte da persone che, se la legge lo richiede, dovrebbero essere munite di patente nautica.

Tutti sapevano. Tutti vedevano. Ma nessuno è intervenuto con la fermezza necessaria.

Oggi piangiamo una vita spezzata. Domani ci saranno comunicati, cordoglio e promesse. Ma la domanda resta una sola: perché si è aspettato che accadesse l’irreparabile?

Adesso è il momento che chi ha responsabilità nei controlli e nella vigilanza spieghi ai cittadini cosa è stato fatto fino a oggi e cosa, invece, non ha funzionato. Le eventuali responsabilità saranno accertate nelle sedi competenti, ma una cosa è certa: la prevenzione ha fallito.

Per rispetto della vittima e di tutti coloro che il mare lo vivono con responsabilità, basta tolleranza, basta chiudere gli occhi. Le regole vanno fatte rispettare, sempre. Perché quando lo Stato arretra, il prezzo lo pagano le persone.

Sul corpo dell’uomo sarebbero state riscontrate profonde ferite provocate dalle eliche di un’imbarcazione

È FINITO IL TEMPO DELL’AMMINISTRAZIONE ITALIADieci anni di governo si giudicano dai risultati. E oggi Siracusa chiede di...
17/07/2026

È FINITO IL TEMPO DELL’AMMINISTRAZIONE ITALIA

Dieci anni di governo si giudicano dai risultati. E oggi Siracusa chiede di voltare pagina.

Dieci anni. Un tempo enorme nella vita di una città.

Dieci anni bastano per trasformare un territorio, rilanciare un’economia, riqualificare quartieri, migliorare i servizi e costruire una visione per il futuro.

Oppure bastano per perdere occasioni.

Dopo un decennio di governo della città, è legittimo chiedere conto dei risultati. Perché la politica non si giudica dalle conferenze stampa, dai post sui social o dai tagli dei nastri. Si giudica dalla qualità della vita dei cittadini.

Molti siracusani continuano a denunciare problemi che sembrano non trovare una soluzione definitiva: strade dissestate, manutenzione insufficiente, periferie che chiedono maggiore attenzione, traffico, decoro urbano e servizi che spesso non rispondono alle aspettative.

Siracusa non può vivere soltanto della sua bellezza naturale e del suo immenso patrimonio storico. Una città non si amministra sfruttando ciò che ha ereditato dalla storia: si governa costruendo il futuro.

In questi anni si è parlato spesso di rilancio, innovazione e sviluppo. Ma il punto centrale resta uno: i cittadini percepiscono davvero un miglioramento della loro vita quotidiana?

La risposta a questa domanda dovrebbe essere il metro con cui valutare qualsiasi amministrazione.

Governare significa assumersi responsabilità. Significa accettare il confronto. Significa rispondere delle scelte compiute.

Anche quando l’amministrazione rivendica risultati sul piano della gestione finanziaria e della programmazione, come l’approvazione dei bilanci nei termini e la riduzione del disavanzo, resta aperta una domanda politica: questi progressi amministrativi si sono tradotti in un miglioramento percepibile della città e dei servizi? (ansa.it⁠)

Siracusa ha bisogno di una politica che torni ad ascoltare prima di parlare.

Che torni a programmare invece di rincorrere le emergenze.

Che investa nelle periferie con la stessa attenzione riservata al centro.

Che difenda il commercio, sostenga le famiglie, valorizzi i giovani e renda la macchina comunale più efficiente e vicina ai cittadini.

La città non ha bisogno di propaganda.

Ha bisogno di coraggio.

Ha bisogno di una classe dirigente che non consideri il governo della città come un punto di arrivo, ma come una responsabilità quotidiana.

Dieci anni sono abbastanza.

Non servono nuove promesse.

Servono risultati.

Perché Siracusa merita molto più della semplice gestione dell’esistente.

Merita una guida capace di restituire fiducia, entusiasmo e prospettiva.

Il futuro di Siracusa non può essere costruito sulla rassegnazione.

È tempo di cambiare passo.

01/07/2026

La politica ridotta a mestiere del potere

C’è stato un tempo in cui la politica era considerata la più alta forma di servizio alla comunità. Oggi, per troppi cittadini, è diventata semplicemente il mestiere del potere.

Non è un giudizio dettato dal cinismo, ma dalla realtà che milioni di persone percepiscono ogni giorno. La politica appare sempre meno come il luogo delle idee e sempre più come il luogo della gestione degli interessi. Si amministrano consenso, denaro, incarichi, nomine, appalti, equilibri di partito e fedeltà personali. Si decide chi sale e chi scende, chi conta e chi viene dimenticato. E il voto, che dovrebbe essere il fondamento della libertà democratica, rischia di trasformarsi nell’ultima moneta di scambio.

Un posto di lavoro promesso. Una nomina. Un favore. Un appalto. Una candidatura. Una protezione. Così il consenso, anziché nascere dalla qualità delle idee, finisce troppo spesso per essere costruito attraverso relazioni di convenienza. È il clientelismo che cambia volto, si adatta ai tempi, si veste di modernità, ma conserva la stessa logica di sempre: il potere che alimenta sé stesso.

Nel frattempo, i problemi reali aspettano. I giovani continuano a cercare un futuro che spesso trovano solo lontano dalla propria terra. Le famiglie fanno i conti con un costo della vita sempre più difficile da sostenere. Le imprese chiedono regole semplici e certezze. La sanità soffre, la scuola fatica, le periferie restano dimenticate. Ma troppo spesso il dibattito politico sembra consumarsi in polemiche quotidiane, tatticismi, alleanze che durano il tempo di una convenienza e scontri personali che nulla hanno a che vedere con l’interesse generale.

Il risultato è devastante. I cittadini smettono di credere. Non distinguono più tra chi serve lo Stato e chi serve sé stesso. Pensano che tutto sia già deciso, che nulla possa cambiare, che votare sia inutile. È questa la sconfitta più grave della democrazia: non quando perde un partito, ma quando perde la fiducia dei cittadini.

Naturalmente non tutta la politica è così. Esistono amministratori seri, donne e uomini che lavorano con competenza, onestà e sacrificio. Sarebbe profondamente ingiusto negarlo. Ma il loro esempio non basta se il sistema continua a tollerare opacità, trasformismo e logiche di appartenenza che soffocano il merito.

La politica dovrebbe essere il luogo dove prevalgono la competenza sulla fedeltà, il merito sulla raccomandazione, il diritto sul favore, la trasparenza sull’opacità. Dovrebbe selezionare i migliori, non i più obbedienti. Dovrebbe costruire il futuro, non limitarsi a gestire il presente.

Eppure il problema non riguarda soltanto chi governa. Riguarda anche una società che, troppo spesso, accetta scorciatoie. Chi chiede una raccomandazione invece di pretendere un concorso giusto, chi cerca il favore personale invece del rispetto delle regole, chi vende il proprio consenso in cambio di un vantaggio immediato, contribuisce a rendere più fragile la democrazia. Il degrado della politica non nasce soltanto nei palazzi: cresce anche nell’indifferenza e nella complicità silenziosa di una parte della società.

La politica tornerà credibile solo quando il potere smetterà di essere considerato un privilegio e tornerà a essere una responsabilità. Solo quando le istituzioni saranno abitate da persone che vedono nello Stato un servizio e non una proprietà. Solo quando la domanda decisiva non sarà più: “Chi mi conviene sostenere?”, ma: “Chi è davvero capace di rappresentare l’interesse di tutti?”.

La politica non è nata per distribuire favori. È nata per costruire giustizia. Non è nata per creare clientele. È nata per garantire uguaglianza. Non è nata per conservare il potere. È nata per migliorare la vita delle persone.

Se dimentica questa missione, cessa di essere politica e diventa soltanto amministrazione degli interessi. E quando il potere diventa fine a sé stesso, a perdere non è un partito, non è un governo, non è un leader. A perdere è la democrazia. E con essa, il futuro di un intero Paese.

“I siciliani sopportano l’inquinamento delle raffinerie e poi vengono anche puniti con i prezzi della benzina tra i più ...
27/06/2026

“I siciliani sopportano l’inquinamento delle raffinerie e poi vengono anche puniti con i prezzi della benzina tra i più alti d’Italia. Anni di promesse, zero risultati. Questo è il fallimento della politica.”

L'incontro in Prefettura, con Confindustria, Arpa e sindaci dei comuni interessati non ha portato risposte. Asp incaricata di capire gli effetti sulla salute

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