05/06/2026
Da come era cominciata, sembrava che qualcuno lassù avesse deciso di sabotare il corso di musicoterapia con tutta l'artiglieria celeste disponibile. Fulmini, saette, tuoni degni di un concerto wagneriano… e io lì, ostinata come un'ancia di clarinetto, a chiedermi ad ogni scroscio di pioggia perché diavolo stessi scendendo.
Mi sono armata di tutto il necessario per affrontare l'apocalisse: ombrello, pass disabili per l'auto dei docenti, tablet, cellulare, e probabilmente anche l'espressione di chi sa già che ne varrà la pena.
Arrivati alla Croce Rossa, i docenti erano già lì , con un quarto d'ora di anticipo. Nel diluvio universale…Veti eroi.
Nel frattempo arrivavano messaggi a raffica dai partecipanti: "Si fa lo stesso? Con questo acquazzone?" Risposta: “ovviamente sì. Noi siamo fatti di altra pasta, o almeno, di altra impermeabilità.”
Paola meravigliosa : “ Clelia, metto gli stivali anti pioggia e scendo!”
Adele mi ha emozionata…” ho sbagliato ad attraversare nella pozzanghera, dovevo farlo più in là “…Un pesciolino eroico che si faceva strada fra le onde…
Alla fine eravamo tutti lì: nove matti splendidi, pronti a rilassarsi con la musicoterapia. Nessun fulmine ce l'aveva fatta.
La magia è arrivata sulle ali di una piccola e dolcissima principessa, che dopo un primo momento di timidezza si è sciolta come neve al sole, anzi, come neve sotto un acquazzone beneventano, presentandosi e esplorando con meraviglia i tanti strumenti musicali. Un momento che valeva già tutto il viaggio sotto la pioggia.
Poi Ivan… Ivan ha impiegato esattamente due secondi a marcare il territorio con quella sua aria discreta e timida che inganna chiunque, perché nel momento in cui ha preso in mano uno strumento, il ritmo gli è uscito dalle mani come se ci avesse sempre vissuto dentro. Tutti a bocca aperta. Lui, impassibile.
Čajkovskij ha fatto il resto: Lo Schiaccianoci e Il Lago dei Cigni hanno emozionato la sala in un silenzio che sapeva di meraviglia. E poi , colpo di grazia : “Scugnizzi” ha fatto esplodere tutto: strumenti, voci, cuori, in una corale che nessuna previsione meteo avrebbe potuto rovinare.
Ci rivediamo presto. Anzi, prestissimo.
Il 13, il 27 e il 30 giugno ci aspettano e qualcosa mi dice che sarà ancora più bello. Perché certi incontri non finiscono quando ci si saluta: continuano a risuonare dentro, come una nota tenuta a lungo nell'aria, dopo che le mani si sono già alzate dagli strumenti.
A presto indomiti e grazie per il coraggio.