07/07/2026
Il 7 luglio del 1972, a Salerno, l’odio della violenza politica rossa spezzava la vita di Carlo Falvella. 19 anni, studente di filosofia e vicepresidente del FUAN. Un ragazzo coraggioso che, nonostante i suoi problemi alla vista, aveva scelto di vivere la sua passione politica in prima linea e a testa alta.
Oggi, a 54 anni di distanza da quel tragico giorno, “Carlo Falvella Vive” non è solo uno slogan. È una promessa, un monito, un impegno che si rinnova.
La sua figura è un esempio vivo e costante per chi oggi decide di fare politica nelle scuole, nelle università e nelle piazze. Ci ricorda che le idee hanno un peso, che la coerenza richiede coraggio e che la vera militanza è dedizione pura.
La Comunità di Gioventù Nazionale Bergamo ha il dovere morale di strappare il suo nome all’oblio. Ricordare Carlo non significa restare ancorati al passato, ma difendere il valore di una giovinezza sacrificata per un ideale. Significa non arrendersi all’indifferenza del nostro tempo.
Ci sono vite che vengono interrotte troppo presto, ma le idee per cui hanno lottato non muoiono mai. Continuano a camminare sulle nostre gambe, nei nostri stessi sogni e nelle nostre battaglie quotidiane.
Carlo vive, oggi e sempre.