25/11/2025
Questo post non vuole essere il solito post che ricorda le vittime di femminicidio e che lo fa il 25 novembre di ogni anno, l’obiettivo invece è aprire una riflessione su cosa ognuno di noi nel proprio piccolo possa fare per prendere più consapevolezza della situazione in cui ci troviamo.
Ricordare le vittime di femminicidio o di violenza non è solo un dovere etico, non è solo rispetto verso quelle donne che hanno lottato per cambiare la situazione sociale che stiamo vivendo.
Ricordare quelle donne è cruciale per parlare del problema, farne percepire a tutti la portata e rendere consapevoli le persone di quanto ancora siamo lontani da un mondo dove la donna non è oggettificata.
Il 25 novembre è utile, e non lo diciamo noi, ma i dati.
Il 25 novembre di ogni anno si verifica un picco di denunce e chiamate al numero 1522 (attivo 24h che offre ascolto e supporto senza obbligo di denuncia immediata).
Guardando questi numeri è evidente che si tratta di un problema sociale, che nasce da un gender gap troppo ampio, figlio di una società che segue le regole del patriarcato senza nemmeno rendersene conto.
Mascolinità tossica, oggettificazione della donna, famiglia perfetta, ideale di donna che deve essere madre, sono tutti esempi di atteggiamenti figli di una società che non vuole insegnare nelle scuole l’educazione affettiva e sessuale.
Insegnare alle nuove generazioni a stare in una relazione, a trattare ogni persona come tale indipendentemente dal genere è alla base per costruire un futuro dove ci siano 0 femminicidi, dove ogni persona, specialmente le donne, abbia ogni diritto basilare, a partire dalla libertà di uscire di casa in modo sicuro.