19/06/2026
IL VEGGENTE PROVA A LEGGERE IL FUTURO MA DIMENTICA IL PASSATO.
Ci racconta oggi che il Superbonus era una catastrofe annunciata, un errore evidente, una bomba a orologeria che chiunque avrebbe dovuto vedere nel 2020.
Peccato che nel mondo reale, dopo Conte, siano arrivati Draghi, il Parlamento, il MEF, la Ragioneria dello Stato, Commissioni tecniche, maggioranze trasversali e infine Meloni.
Tutti ciechi?
Tutti incapaci di vedere ciò che il veggente vede oggi?
Perché se davvero il disastro era così evidente, allora qualcuno dovrebbe spiegare perché il governo Draghi non lo abolì ma lo prorogò e lo ampliò.
Perché il Parlamento continuò a votarlo.
Perché il governo Meloni non lo cancellò appena insediato.
La verità è che la storia viene riscritta dopo, quando è più comodo trovare un colpevole unico.
E infatti il post parte già da una manipolazione: i famosi 170 miliardi vengono raccontati come se fossero soldi evaporati nel nulla.
Non è così.
Quei soldi sono diventati cantieri, occupazione, stipendi, contributi previdenziali, IVA, tasse, riqualificazione energetica e patrimonio immobiliare.
Si può discutere se il costo sia stato troppo alto.
Si può discutere se il meccanismo fosse da correggere.
Ma raccontare l’intera cifra come una perdita secca significa fare propaganda, non economia.
Poi arriva la favola del “110 euro per ogni 100 spesi”.
Come se milioni di cittadini si fossero messi in tasca soldi pubblici.
La realtà è che quelle risorse erano vincolate a lavori certificati, asseverazioni tecniche, miglioramenti energetici e interventi edilizi reali.
Non era una lotteria.
Era un incentivo.
Molto generoso? Certo.
Ma sempre un incentivo legato a investimenti concreti.
Il passaggio più divertente però è quello sulla crescita economica.
Secondo il veggente, il Superbonus avrebbe prodotto crescita semplicemente perché lo Stato ha speso.
Fantastico.
Allora perché decine di altre misure pubbliche costate miliardi non hanno generato gli stessi effetti sull’edilizia, sull’occupazione e sugli investimenti?
Se fosse così semplice, basterebbe spendere soldi in qualsiasi cosa per ottenere gli stessi risultati.
Non funziona così.
E soprattutto non funziona così quando si analizzano seriamente i dati.
Infine c’è il capolavoro politico.
Tre governi diversi.
Maggioranze diverse.
Decine di modifiche normative.
Anni di applicazione.
Eppure la colpa sarebbe esclusivamente di una persona.
Una teoria affascinante.
Peccato che non regga alla prova dei fatti.
Se una misura attraversa governi, parlamenti, ministri dell’Economia e maggioranze opposte senza essere cancellata, allora la responsabilità è necessariamente condivisa.
Il resto è propaganda confezionata per chi preferisce un colpevole semplice a una realtà complessa.
Il problema di questo racconto non è la critica al Superbonus.
Il problema è che per sostenere quella critica bisogna dimenticare metà della storia.
E chi dimentica il passato, di solito, non sta spiegando il futuro.
Sta solo cercando di riscrivere il presente.