PCI - Federazione di Bologna

PCI - Federazione di Bologna Pagina Facebook della Federazione bolognese del PCI Partito Comunista Italiano - Federazione di Bologna

03/08/2026

Dove si deve essere il 2 agosto

20/07/2026

Sei morto in terra straniera / ma era la tua casa da tempo/Da Borgonuovo a Interporto/ tutti i giorni per il pane/ un pane che sa di sale e sangue/ trentacinque anni in attesa/di essere cittadino italiano/Piu veloce della burocrazia / in ogni epoca immonda/ ti ha raggiunto precoce la morte/ chiamati il 112 e il 118/ nel quartiere dove la lotta / ancora vive non doma/ Aiuto, basta hai urlato / ma nessuno ti ha ascoltato/ Sull'asfalto cotto dal sole/ resta il pianto senza parole

10/07/2026

Presidio a difesa della statua di Karl Marx: il PCI Rimini chiama alla mobilitazione antifascista!

Il Partito Comunista Italiano – Federazione di Rimini promuove un presidio pubblico per denunciare il grave atto vandalico che ha colpito la statua di Karl Marx a Riccione.

L'appuntamento è fissato per lunedì 6 luglio 2026 alle ore 18.00, in Viale Lazio 6, nell'area adiacente alla Biblioteca.

L'imbrattamento del monumento non rappresenta soltanto un danno materiale, ma un gesto di intolleranza che colpisce un simbolo della storia del movimento operaio e del pensiero politico mondiale.

Colpire una statua significa tentare di intimidire chi continua a battersi per i diritti del lavoro, della giustizia sociale e della democrazia.

Per questo il PCI rivolge un appello a tutte le compagne e i compagni della provincia di Rimini e a tutte le forze antifasciste, politiche, sindacali, associative e ai cittadini che credono nel rispetto della storia e del patrimonio pubblico, affinché partecipino al presidio.

L'iniziativa vuole essere una risposta civile e collettiva contro ogni forma di intimidazione e contro il riaffacciarsi di culture che fanno dell'odio e della cancellazione della memoria storica il proprio strumento di propaganda.

Il presidio anche un momento per ribadire l'impegno nella difesa dei valori dell'antifascismo, della Costituzione e della libertà di espressione.

La storia non si profana. La storia si difende.

Lunedì 6 luglio 2026 – ore 18.00
Viale Lazio 6 – adiacente alla Biblioteca, Riccione

10/07/2026

AVANZO DI BILANCIO DA 70,8 MILIONI - ORA I SOLDI DEVONO ANDARE ANCHE A CHI MANDA AVANTI IL COMUNE

Il Comune di Bologna annuncia piani di sostegno, prestiti civici, buoni spesa e interventi economici. Ma sarebbe stato meglio sostenere davvero cittadinanza e operatori economici, evitando i danni che questa Giunta ha prodotto in questi anni.

Solo dopo un sondaggio che punisce duramente il mandato di Lepore, qualcuno nel Palazzo sembra essersi svegliato dal lungo torpore.

Senza le lavoratrici e i lavoratori comunali non ci sarebbe nessun bilancio virtuoso da sbandierare. L’avanzo disponibile di 70,8 milioni di euro non è caduto dal cielo: è il risultato del lavoro quotidiano di chi garantisce servizi, scuole, uffici, welfare, cultura, manutenzioni, progetti PNRR e funzionamento dell’intera macchina comunale.

Dipendenti sempre meno numerosi, carichi sempre più pesanti, responsabilità crescenti, stipendi fermi e potere d’acquisto falcidiato dall’inflazione: questa è la realtà dentro il Comune.

Ora basta pacche sulle spalle. Servono soldi veri in busta paga.

La Giunta apra immediatamente un confronto vero e metta sul tavolo risorse adeguate. Se l’Amministrazione pensa che i due milioni annunciati con l’ultimo comunicato stampa siano sufficienti per i dipendenti comunali, sbaglia di grosso.

I 1.000 euro per ciascun dipendente comunale sono una richiesta tecnicamente sostenibile e presenteremo all’Amministrazione trattante una piattaforma articolata nei prossimi giorni!!!

Gli accordi sulle retribuzioni si fanno con i sindacati che rappresentano davvero i lavoratori, non con i comunicati social né coi sindacati CIGL-CISL-UIL territoriali.

La trattativa sul fondo decentrato, sul nuovo integrativo e sui differenziali stipendiali dovrà convergere su una parola d’ordine chiara:

“1.000 euro per ciascun dipendente comunale.”

Il Comune di Bologna si regge sul nostro lavoro.

Non facciamoci mettere i piedi in testa!

SGB comune di Bologna

04/07/2026

A proposito di aviatori:
"Meglio essere un maiale che essere fascista".
Porco rosso-Miyazaki

11/06/2026

Strappo nella vertenza in corso sull'automazione del magazzino della Bonfiglioli Riduttori di Calderara di Reno, nel Bolognese.

Grave atto della Bonfiglioli che risponde alle proteste di lavoratrici e lavoratori lasciando senza lavoro 52 persone

La Bonfiglioli Riduttori ha comunicato la chiusura con effetto immediato del contratto di appalto con Bcube e Client per le attività logistiche del sito di Calderara di Reno, lasciando senza lavoro 52 persone e procedendo poi individualmente a proporre l’assunzione ad alcuni lavoratori senza alcun confronto sindacale.

La decisione arriva nel pieno delle mobilitazioni proclamati dalle RSU di Bonfiglioli, Bcube e Client e dalle organizzazioni sindacali Fiom, Uilm, Usb e Filt-Cgil, che aveva registrato un’adesione totale tra i lavoratori dell’appalto e una partecipazione importante e non scontata anche tra gli operai e gli impiegati Bonfiglioli.

Nel 1997 era stato stipulato un accordo sindacale, firmato nel momento in cui Bonfiglioli esternalizzò le attività di logistica, con una clausola che prevedeva che in caso di futura internalizzazione, tutti i lavoratori coinvolti sarebbero stati tutelati.

A febbraio di quest’anno l’azienda ha annunciato, contravvenendo a tale accordo e senza alcuna comunicazione preventiva alle RSU, la chiusura dei contratti di appalto e oltre 60 potenziali esuberi legati al progetto di automazione del magazzino, e dichiarando esplicitamente di non essere tenuta a rispettare quell’accordo, in conseguenza di tale comportamento della Azienda è arrivato il primo sciopero.

Da allora si sono susseguiti otto incontri negoziali, condotti dalle RSU che hanno messo sul tavolo varie proposte concrete per gestire gli effetti dell’innovazione sull’occupazione del sito. Nessuna di tali proposte è stata accolta.

Il 29 maggio, durante lo sciopero dei lavoratori di Bcube, la presidente della Bonfiglioli, Sonia Bonfiglioli, accompagnata da figure dirigenziali, ha aggredito verbalmente alcuni componenti della RSU nei reparti, affermando che lavoratori dell’appalto non sarebbero mai entrati in Bonfiglioli, si legge nel comunicato della Fiom.

Nei giorni successivi, nonostante la situazione di grandissima incertezza, i lavoratori dell’appalto e i dipendenti Bonfiglioli hanno scioperato uniti ai cancelli dello stabilimento, dando una prova straordinaria di solidarietà e determinazione.

Oggi, la risposta dell’azienda: la chiusura immediata del contratto e 52 persone a casa.

Molte di esse lavorano in quello stabilimento da oltre vent’anni, alcune da oltre trenta.

Come PCI riteniamo gravissima la ritorsione senza precedenti nella storia delle relazioni industriali del territorio bolognese attuata dalla Bonfiglioli La reazione sindacale è stata immediata, con la FIOM che ha annunciato nuove mobilitazioni.

Oggi, mercoledì 10 giugno, si svolgeranno le assemblee dei lavoratori e si deciderà come proseguire la protesta. Presto potrebbe arrivare un nuovo sciopero.

Come Partito Comunista Italiano saremo insieme alle lavoratrici e ai lavoratori nella loro giusta battaglia in difesa dei posti di lavoro.

Partito Comunista Italiano – Federazione di Bologna

PCI - Federazione di Bologna

30/04/2026

Il 30 aprile 1982 la mafia assassinava Pio La Torre e Rosario Di Salvo, colpendo due uomini che avevano scelto di stare dalla parte dei lavoratori, dei contadini, degli ultimi e di una Sicilia libera dal dominio mafioso.

Pio La Torre fu dirigente comunista, sindacalista e parlamentare. La sua vita politica fu dedicata alle lotte sociali, alla difesa dei diritti dei lavoratori, alla riforma agraria e alla costruzione di una società più giusta. In anni in cui molti tacevano o voltavano lo sguardo, denunciò apertamente il potere economico e politico della mafia, comprendendo che Cosa Nostra non era soltanto criminalità, ma uno strumento di controllo e sfruttamento contro il popolo.

Il suo impegno portò alla proposta della legge che introdusse il reato di associazione mafiosa e la confisca dei patrimoni accumulati dai mafiosi: un colpo durissimo al potere della criminalità organizzata. Quella legge, approvata dopo il suo assassinio, resta ancora oggi una delle conquiste più importanti nella lotta antimafia.

Ricordare Pio La Torre significa ricordare una politica fatta di coraggio, coerenza e presenza reale nei conflitti sociali. Significa difendere la dignità del lavoro, la giustizia sociale, i diritti popolari e continuare la battaglia contro mafie, sfruttamento e disuguaglianze.

La sua memoria appartiene a tutte le persone che credono in un Paese libero dalla paura, dall’oppressione mafiosa e dall’ingiustizia sociale.

25/04/2026

“Al rappresentante legale munito di mandato che ha fornito assistenza al cittadino straniero nella fase di presentazione della richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito, è riconosciuto, ad esito della partenza dello straniero, un compenso pari alla misura del contributo economico per le prime esigenze previsto dal decreto del Ministro dell’Interno.”

Questo recita il contenuto del DL 23/2026 (decreto “Sicurezza”) approvato al Senato e trasmesso alla Camera.

Ci hanno provato con i magistrati e non ci sono riusciti.
Ora ci provano con i giudici.

Non stanno “abolendo” il diritto alla difesa, ma stanno facendo qualcosa di più controverso.

In pratica con il nuovo decreto sicurezza, lo Stato prevede un compenso per gli avvocati che assistono i migranti, ma solo se questi accettano il rimpatrio volontario e lasciano il Paese.

Tradotto: l’avvocato viene pagato se il suo assistito aderisce a un programma di rimpatrio volontario.

E qui nasce un problema serio.

Perché un difensore, per Costituzione, deve tutelare l’interesse del cliente, non quello dello Stato.

Se il suo compenso dipende dall’esito, si introduce un incentivo che potrebbe incidere su questo equilibrio.

Non è una violazione esplicita del diritto alla difesa. È qualcosa di più ambiguo: un possibile effetto indiretto, economico, che potrebbe influenzare il modo in cui quel diritto viene esercitato.

Non si tolgono i diritti in modo frontale.
Si rischia di svuotarli, pezzo dopo pezzo, rendendoli più deboli nella pratica.

E questo, in uno Stato di diritto, dovrebbe preoccupare tutti.
Anche chi oggi pensa che la questione “riguardi solo gli altri”.

Indirizzo

Via Lodovico Berti 15/A
Bologna
40131

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 21:00
Martedì 09:00 - 21:00
Mercoledì 09:00 - 21:00
Giovedì 09:00 - 21:00
Venerdì 09:00 - 21:00
Sabato 09:00 - 21:00
Domenica 09:00 - 21:00

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