30/11/2020
Oggi l'università ha ufficializzato lo sfratto di Rizoma, come ha fatto per molte altre associazioni universitarie, che, come noi sono state messe alla porta da un giorno all'altro.
Associazioni che con la loro attività riempiono la vita studentesca con iniziative di formazione, consultorie, aule studio aperte a ogni ora e momenti di socialità e aggregazione, si sono viste private delle loro sedi, spazi che negli anni sono diventati punti di riferimento per tanti e tante. Luoghi sicuri in cui potersi esprimere, in cui semplicemente potersi incontrare e confrontare.
Negli ultimi quattro anni abbiamo gestito lo spazio Rizoma, aprendolo alle iniziative più varie, ai gruppi più eterogenei; lo abbiamo plasmato e reso uno spazio vivo, in cui poter crescere, e ogni persona, gruppo, esperienza che da qui sono passati hanno aggiunto una pietra fondamentale su cui oggi poggia la nostra storia.
Potremmo scrivere un testo strappalacrime, ripercorrendo gli ultimi quattro anni di esperienze, iniziative, avvenimenti, momenti di socialità e difficoltà dell’associazione e dello spazio, ma questo non sarebbe nel nostro stile. Lasciamo le omelie per cose ben più serie. Lasciamo il pianto per quando qualcosa sarà finito. Non oggi e neppure domani.
Rizoma non finisce qui, questa esperienza continua e sopravvive perché non legata ad uno spazio fisico ma costruita dalle ragazze e i ragazzi che la compongono e che vogliono continuare in questo percorso.
Oggi, insieme a tante altre associazioni che insieme a noi vivono questo "stallo alla messicana", abbiamo aperto uno spazio di confronto con l'università, per far sentire la nostra voce e per esigere una risposta e una soluzione adeguata non solo nel breve ma anche nel lungo periodo.
In un periodo come questo, spazi ludici, attività socio-culturali, e l'operato delle associazioni hanno dovuto fare un passo indietro in virtù di un bene più grande: la salute di tutti. In un periodo come questo le rivendicazioni di chi porta avanti attività come la nostra possono sembrare anacronistiche e fuori luogo. Forse in un periodo come questo è anche stato più semplice provare a darci il ben servito!
Ma siamo sicuri che sia proprio questo il momento in cui pretendere il diritto a esistere. Dopo potrebbe essere troppo tardi.
Come Rizoma sono stati ufficialmente chiusi da parte dell’università tutti gli spazi autogestiti delle associazioni studentesche, spazi che rappresentavano la vita culturale, sociale e politica di questa università e di questa città.
Nonostante i presidi, l’attivazione e la presa di parola della comunità studentesca e cittadina, l’ateneo non ha trovato nessuna soluzione adeguata.
Vogliamo che le necessità, i bisogni e i desideri delle studentesse e degli studenti abbiano spazio nella programmazione dell’Università.
Gli spazi fisici, nonostante le difficoltà legate al covid, sono una necessità per la comunità studentesca. L’ateneo deve avere una visione sulla gestione degli spazi universitari, non solo rispetto all’emergenza covid, ma di lungo periodo.
Negli ultimi tre mesi, nonostante la notizia degli sfratti, l’ateneo non si è interrogato sufficientemente su delle soluzioni attuabili.
La questione degli spazi, infatti, non è puramente formale: la creazione di spazi inclusivi, q***r e safe, è la creazione di fucine e laboratori permanenti fatti di scambi orizzontali tra student* con i più disparati background; attività che hanno offerto un canale di comunicazione per tutt* quelli che ne avessero la necessità. Gli spazi universitari autogestiti sono un ponte e un tramite per vivere al meglio non solo l'università ma la stessa città di Bologna, per poter costruire reti sociali e politiche. Un fermento di cui questa università dovrebbe farsi vanto, mentre ad oggi l'Alma Mater continua a non occuparsene, eludendo e procrastinando questo processo. Troviamo assurdo che, in un piano di riqualificazione degli spazi, l'ateneo non abbia affatto pensato a dove ricollocare le sue associazioni. Adesso è necessario che lo faccia.
Le associazioni, i collettivi e i gruppi che hanno animato gli spazi in questi anni non si fermeranno.
Questo sfratto è solo una temporanea e fastidiosa parentesi che ci permetterà di dimostrare la resilienza di Rizoma.
Abbiamo parlato tanto, forse troppo, ecco perché non ci resta che invitare, tutti e tutte, studenti e le studentesse a continuare a seguirci, a prendere parte attivamente a questo percorso. Scriveteci, sosteneteci, mandateci foto di eventi fatti insieme a noi, diteci la vostra e scriviamo insieme la prossima pagina di questa avventura.
Come Associazione Rizoma vogliamo esprimere solidarietà e sostegno alle altre Associazioni Studentesche a cui è stato tolto il loro spazio autogestito.
+, MALAconsilia - i cattivi consigli della ConsultoriA Studentesca Autogestita, Rethink - Collettivo di Economia, Gruppo Prometeo, Sinistra Universitaria Bologna.
Infine ringraziamo tutti i singoli, i gruppi, gli artisti, le associazioni che in questi anni hanno reso viva questa esperienza. Ci vediamo presto.
Rizoma finito? Not today!