12/10/2025
Da quando, più di dieci anni fa, la Maserati è venuta da Menomale, sua sede storica, a festeggiare con tutto lo staff il suo Centenario — con eventi, visite guidate per giornalisti di tutto il mondo e i più importanti buyer internazionali — mi ha lasciato come ricordo una serie di memorabilia incredibili, tra cui (una delle mie preferite) le ricette di cucina originali con cui Ugo Tognazzi organizzava le cene per loro.
Allora, solo dei pazzi avrebbero lasciato organizzare delle cene a Tognazzi. E loro lo sono. Per questo, anche se apparteniamo a mondi paralleli (io da quasi vent’anni non uso più la macchina), mi sono proprio simpatici ( ameno quelli che ho conosciuto)
Ugo Tognazzi si sentiva propriamente un grandissimo cuoco — anzi, un vero cuoco prestato per caso al Cinema.
Il problema era che le sue creazioni erano semplicemente terribili, e le sue cene un terrore per parenti e amici.
Tanto che nella famosissima prima pagina organizzata da Il Male, dove veniva accusato di essere il capo delle BR, se guardate bene, in realtà viene arrestato dalla redazione travestita da Carabinieri con il grembiule da cuoco per Crimini Culinari.
Queste alcune delle sue specialità:
Babà al kiwi
Farfalle fuxia con le barbabietole
Orecchiette al pomo mascarpone
Bavarese di fragole
Carpaccio “a modo suo” con olio di nocciole e aceto di lamponi
Pasta di tartufo
Le sue cene erano un vero supplizio, e il figlio Gianmarco ricorda:
«La cosa più assurda che mi abbia mai fatto mangiare è l’Ippopotamo alla Pizzaiola, che è una m**d@: è un blocco di grasso».
La carne, all’epoca, era ovviamente di dubbia provenienza:
«Non è che a Latina o a Velletri girano ippopotami e li puoi sezionare… credo che qualcuno dall’Africa abbia portato un pezzo di ippopotamo, e lui abbia detto: “perché no, alla pizzaiola?”».
Organizzava pure votazioni durante le cene che preparava. I voti erano: “eccezionale”, “ottimo”, “buono”, “ca**ta”, “grande ca**ta”, “grandissima ca**ta”.
E diciamo che, quando prendeva sei su otto “grandissime cagate”, la serata non finiva per niente bene.
«E tu gli potevi dire che il film non ti era piaciuto, non gliene fregava nulla. Ma se davi grandissima ca**ta e lui lo scopriva (le votazioni erano anonime e segrete), si rischiava di finire a padellate in faccia.»
A me , o meglio a Menomale, sono arrivate come ricette, (che in realtà sembrano più quadri di Bruno Munari o Alighiero Boetti) :
Fagottini di Melanzane,
Coscette di Rana in Zuppetta,
Insalata di Spinaci,
Fragole all’Aceto di Lamponi
(e sulle coscette di rana, un po’ di coraggio sarebbe servito davvero).
Le tengo lì, non troppo in bellavista, come reliquie di un Santo Patrono del Disastro Gastronomico.
Sicuramente, queste cene erano un modo per colmare qualcosa che il cinema non gli riusciva a dare: il contatto diretto col pubblico, la condivisione, l’applauso — o la pernacchia — da tavola.
E soprattutto nutrire l’immaginazione che non deve fondare nulla : è un ponte non uno scopo, traccia un segno, indica una possibilità
Ogni tanto penso di rifarne una, poi mi ricordo dell’Ippopotamo alla Pizzaiola, mi verso un bicchiere e brindo — a Ugo, alla Maserati e a tutti quelli che, in cucina come nella vita, non hanno mai avuto paura di prendersi una “grandissima ca**ta”.
Perché, in fondo, è il modo più originale per creare, e per ti**re fuori dal cilindro (che assomiglia tanto a un cappello da chef) , ogni tanto, qualche piccolo grande capolavoro.