30/11/2020
Da anni questo posto è stato teatro di dibattiti, interni e anche aperti a chiunque avesse voglia di partecipare ed apportare un po’ del suo, di momenti di confronto e di crescita personale e collettiva, di avvicinamento ad altre realtà, di formazione e informazione, quella reale, quella che vorremmo ricevere nelle aule, ma che invece abbiamo bisogno di prenderci da noi. Ci ha visti spettatori di cineforum, di cene sociali, di feste e di quella socialità di cui tanto abbiamo bisogno, oggi più che mai. È un luogo che ha sempre avuto tanto da offrire a chi ha avuto fame di prenderselo. E noi, di fame, ne abbiamo ancora parecchia.
Uno spazio vicino alle aule universitarie, sicuro, con una storia da raccontare.
Questa storia non finisce oggi. Questa storia continua a essere scritta, anche in questo momento, anche quando l’università vorrebbe metterci un punto.
Oggi sono stati ufficialmente chiusi dall’università tutti gli spazi autogestiti delle associazioni studentesche, spazi che rappresentavano la vita culturale, sociale e politica di questa università e di questa città.
Nonostante i presidi, l’attivazione e la presa di parola della comunità studentesca e cittadina,
l’ateneo non ha trovato nessuna soluzione adeguata.
Vogliamo che le necessità, i bisogni e i desideri delle studentesse e degli studenti abbiano
spazio nella programmazione dell’Università.
Gli spazi fisici, nonostante le difficoltà legate al covid, sono una necessità per la comunità
studentesca. L’ateneo deve avere una visione sulla gestione degli spazi universitari, non
solo rispetto all’emergenza covid, ma di lungo periodo.
Negli ultimi tre mesi, nonostante la notizia degli sfratti, l’ateneo non si è interrogato
sufficientemente su delle soluzioni attuabili.
La questione degli spazi, infatti, non è puramente formale: la creazione di spazi inclusivi, q***r e safe, è la creazione di fucine e laboratori permanenti fatti di scambi orizzontali tra student* con i più disparati background; attività che hanno offerto un canale di comunicazione per tutt* quelli che ne avessero la necessità. Gli spazi universitari autogestitisono un ponte e un tramite per vivere al meglio non solo l'università ma la stessa città di Bologna, per poter costruire reti sociali e politiche. Un fermento di cui questa università dovrebbe farsi vanto, mentre ad oggi l'Alma Mater continua a non occuparsene, eludendo e procrastinando questo processo. Troviamo assurdo che, in un piano di riqualificazione degli spazi, l'ateneo non abbia affatto pensato a dove ricollocare le sue associazioni. Adesso è necessario che lo faccia.
Le associazioni, i collettivi e i gruppi che hanno animato gli spazi in questi anni non si
fermeranno.
Come collettivo di economia vogliamo esprimere solidarietà e sostegno alle altre Associazioni Studentesche a cui è stato tolto il loro spazio autogestito: Rizoma autogestito, La MALA educación, Gruppo Prometeo, UniLGBTQ, Sinistra Universitaria Bologna.