Rethink - Collettivo di Economia

Rethink - Collettivo di Economia Ripensare l'insegnamento delle scienze economiche e aziendali. Ripensare l'Università, come luogo attraversabile e di condivisione dei saperi. RETHINK!

Ripensare la società, dalle nostre esperienze e dal nostro impegno politico. Collettivo di studenti e studentesse della Scuola di Economia e Management dell'Università di Bologna.

Da anni questo posto è stato teatro di dibattiti, interni e anche aperti a chiunque avesse voglia di partecipare ed appo...
30/11/2020

Da anni questo posto è stato teatro di dibattiti, interni e anche aperti a chiunque avesse voglia di partecipare ed apportare un po’ del suo, di momenti di confronto e di crescita personale e collettiva, di avvicinamento ad altre realtà, di formazione e informazione, quella reale, quella che vorremmo ricevere nelle aule, ma che invece abbiamo bisogno di prenderci da noi. Ci ha visti spettatori di cineforum, di cene sociali, di feste e di quella socialità di cui tanto abbiamo bisogno, oggi più che mai. È un luogo che ha sempre avuto tanto da offrire a chi ha avuto fame di prenderselo. E noi, di fame, ne abbiamo ancora parecchia.
Uno spazio vicino alle aule universitarie, sicuro, con una storia da raccontare.
Questa storia non finisce oggi. Questa storia continua a essere scritta, anche in questo momento, anche quando l’università vorrebbe metterci un punto.

Oggi sono stati ufficialmente chiusi dall’università tutti gli spazi autogestiti delle associazioni studentesche, spazi che rappresentavano la vita culturale, sociale e politica di questa università e di questa città.
Nonostante i presidi, l’attivazione e la presa di parola della comunità studentesca e cittadina,
l’ateneo non ha trovato nessuna soluzione adeguata.
Vogliamo che le necessità, i bisogni e i desideri delle studentesse e degli studenti abbiano
spazio nella programmazione dell’Università.
Gli spazi fisici, nonostante le difficoltà legate al covid, sono una necessità per la comunità
studentesca. L’ateneo deve avere una visione sulla gestione degli spazi universitari, non
solo rispetto all’emergenza covid, ma di lungo periodo.
Negli ultimi tre mesi, nonostante la notizia degli sfratti, l’ateneo non si è interrogato
sufficientemente su delle soluzioni attuabili.
La questione degli spazi, infatti, non è puramente formale: la creazione di spazi inclusivi, q***r e safe, è la creazione di fucine e laboratori permanenti fatti di scambi orizzontali tra student* con i più disparati background; attività che hanno offerto un canale di comunicazione per tutt* quelli che ne avessero la necessità. Gli spazi universitari autogestitisono un ponte e un tramite per vivere al meglio non solo l'università ma la stessa città di Bologna, per poter costruire reti sociali e politiche. Un fermento di cui questa università dovrebbe farsi vanto, mentre ad oggi l'Alma Mater continua a non occuparsene, eludendo e procrastinando questo processo. Troviamo assurdo che, in un piano di riqualificazione degli spazi, l'ateneo non abbia affatto pensato a dove ricollocare le sue associazioni. Adesso è necessario che lo faccia.
Le associazioni, i collettivi e i gruppi che hanno animato gli spazi in questi anni non si
fermeranno.
Come collettivo di economia vogliamo esprimere solidarietà e sostegno alle altre Associazioni Studentesche a cui è stato tolto il loro spazio autogestito: Rizoma autogestito, La MALA educación, Gruppo Prometeo, UniLGBTQ, Sinistra Universitaria Bologna.

Ci è arrivata la notifica che lo sfratto previsto per oggi non avrà luogo, ma che l'università ci ha "concesso" un mese ...
30/09/2020

Ci è arrivata la notifica che lo sfratto previsto per oggi non avrà luogo, ma che l'università ci ha "concesso" un mese in più, come se questa potesse essere una soluzione. Gli spazi autogestiti devono rimanere in mano agli studenti e alle studentesse.
CI VEDIAMO IN VIA ZAMBONI 33 ALLE 17:30!

Ciao amic*,domani un pezzo di questo collettivo ci verrà sottratto. A quanto pare l'Università non ritiene più necessari...
29/09/2020

Ciao amic*,
domani un pezzo di questo collettivo ci verrà sottratto. A quanto pare l'Università non ritiene più necessario lasciare agli student* degli spazi di condivisione, aggregazione, crescita personale e comunitaria. A quanto pare non ci si pone più il problema di far convivere realtà politicamente ed eticamente opposte in un unico spazio. In via Filippo Re 2/2 ci siamo passat* tutt*; chi per una cena sociale, chi per una festa, chi per studiare, chi per confrontarsi, chi per avere un luogo sicuro dove potersi esprimere liberamente, chi aveva solo voglia di fare due chiacchiere mentre si proiettava un film, chi credeva e crede ancora che i luoghi di incontro siano luoghi sacri e sacrosanti.
Domani saremo in piazza Scaravilli alle 17.30 con tutte le altre realtà che sono state coinvolte, speriamo di trovare anche voi.

Qui il link dell'evento: https://bit.ly/30fwwUP

Come ultima ricetta vi proponiamo la leggendaria FOCACCIA BARESE, a cui tutt* noi del collettivo siamo molto legat* graz...
24/05/2020

Come ultima ricetta vi proponiamo la leggendaria FOCACCIA BARESE, a cui tutt* noi del collettivo siamo molto legat* grazie al nostro amato Nicoló Squeo.

INGREDIENTI:
• 300 g di farina di semola rimacinata di grano duro
• 400 gr altra farina (integrale, manitoba, tipo 0 o tipo 1)
• 1 cucchiaio di zucchero
• 2 cucchiai di sale
• 25 gr di lievito di birra fresco
• pomodori
• olive
• OLIO

Per prima cosa sciogliete il lievito in un bicchiere di acqua tiepida con lo zucchero. In un altro bicchiere sciogliete il sale. Versate entrambe le farine in una ciotola. Aggiungete prima il bicchiere con lievito e zucchero e poi quello col sale. Iniziate ad impastare fino ad ottenere un impasto fluido. Aggiungete due cucchiai di olio e se necessario altra acqua. La lavorazione non deve essere troppo lunga. Coprite poi l’impasto con una pellicola o e lasciatelo lievitare al caldo per almeno 2 ore.
Una volta trascorso il tempo riscaldate il forno al massimo (250° circa) e cospargete una teglia di olio, tanto, senza paura! L'olio è infatti l'ingrediente fondamentale di questa ricetta. Stendete l’impasto partendo dal centro verso l’esterno e aggiungete i pomodori tagliandoli direttamente sopra la focaccia. La ricetta originale prevedere solo i pomodori ma anche le olive sono ben accette. Cospargete con rosmarino, origano, sale e ancora un filo d’olio che non fa mai male. Cuocete prima nella parte bassa del forno per circa 15 minuti e poi spostatela nella parte alta per altri 10 minuti. Eventualmente potete terminare la cottura con 5 minuti di grill. E ricordate che la focaccia sarà più buona se mangiata con gli amici!

Rubrica di cinema a cura di Nicolò e Gianmarco
24/05/2020

Rubrica di cinema a cura di Nicolò e Gianmarco

Rubrica di fotografia
24/05/2020

Rubrica di fotografia

2020 : Odissea nel salotto presenta:MICHEL PICCOLI :« Le Mépris » - 1963 (« Il Disprezzo »)« La Belle Noiseuse » - 1991 ...
24/05/2020

2020 : Odissea nel salotto presenta:
MICHEL PICCOLI :
« Le Mépris » - 1963 (« Il Disprezzo »)
« La Belle Noiseuse » - 1991 (« La Bella Scontrosa »)
« Habemus Papam » - 2011
L’ultimo capitolo della nostra rubrica di cinema non può che rendere omaggio ad uno degli attori più talentuosi ed importanti dell’epoca moderna, scomparso all’età di 94 anni, proprio qualche giorno fa, il 12 maggio 2020. Non è di certo semplice parlare di un attore che ha recitato in quasi 200 film, protagonista in Claude Sautet su tutti, ma anche in opere di Luis Buñuel, J-L Godard, Jacques Demy, Jacques Rivette, Alfred Hitchcock, Agnes Varda, Alain Resnais, Claude Chabrol, Marco Bellocchio e Nanni Moretti.
Abbiamo deciso di ricordare Michel Piccoli, attraverso tre film iconici.

3/3
HABEMUS PAPAM
Il film, scritto e diretto da Nanni Moretti, è uscito nelle sale nell’aprile del 2011, riscontrando i pareri positivi del pubblico e della critica, vista la sua vittoria del David di Donatello, oltre alla sua presenza in concorso per il 64° Festival di Cannes. I Cahiers du Cinéma l’hanno nominato film dell’anno.
In questa pellicola Michel Piccoli interpreta, ormai ottantacinquenne, il neo-eletto Papa, in maniera magistrale. I suoi occhi lucidi, la comunicazione extra-verbale, il peso della sua età, riescono a tratteggiare i dettagli e le caratteristiche di un uomo, prima che un Pontefice, fortemente turbato, dall’umore depresso, segnato da un’ansia totalizzante, incapace di agire e reagire. Guardando e riguardando il film è impossibile non notare la sua dimesione umana, troppo umana. La profonda solitudine insita nella scelta stessa, come la responsabilità, i fallimenti e la convinzione di non poter trovare una via d’uscita ad un problema, sono aspetti incredibilmente comunicati dall’attore allo spettatore. Si riesce a toccare con mano la fragilità di un essere umano, che si distrae con ricordi puerili e adolescenziali. Avrebbe, chissà, voluto essere un attore di teatro e quindi recita ed assiste ad una piece di Cechov. Michel Piccoli è un vecchietto sconosciuto, che mangia un cornetto, convinto di qualcosa di cui non sa nemmeno il significato. Si ritrova seduto su di un bus, ormai di sera, quando pensa ad alta voce e riconosce che sta parlando da solo. Ancora, si tocca con mano il suo disarmo e la sua resa nei confronti del problema. Indifeso, come un bambino. Fa molta tenerezza.
Nanni Moretti racconta un aneddoto:
“Il 14 agosto del 2009, partii insieme al mio aiuto regista per Parigi con il vestito bianco del Papa dentro una valigia. Gli feci un provino nell'ufficio del mio coproduttore francese. Naturalmente non era un provino per misurare le sue qualità artistiche ma per capire se poteva recitare un intero film in italiano, dato che non prendevo nemmeno in considerazione l'idea di doppiarlo. Durante le riprese è sempre stato disponibile, generoso, mai capriccioso, e ha capito al volo cosa volessi raccontare attraverso la figura di quel Papa così umano e sofferente.”

2020 : Odissea nel salotto presenta:MICHEL PICCOLI :« Le Mépris » - 1963 (« Il Disprezzo »)« La Belle Noiseuse » - 1991 ...
24/05/2020

2020 : Odissea nel salotto presenta:
MICHEL PICCOLI :
« Le Mépris » - 1963 (« Il Disprezzo »)
« La Belle Noiseuse » - 1991 (« La Bella Scontrosa »)
« Habemus Papam » - 2011
L’ultimo capitolo della nostra rubrica di cinema non può che rendere omaggio ad uno degli attori più talentuosi ed importanti dell’epoca moderna, scomparso all’età di 94 anni, proprio qualche giorno fa, il 12 maggio 2020. Non è di certo semplice parlare di un attore che ha recitato in quasi 200 film, protagonista in Claude Sautet su tutti, ma anche in opere di Luis Buñuel, J-L Godard, Jacques Demy, Jacques Rivette, Alfred Hitchcock, Agnes Varda, Alain Resnais, Claude Chabrol, Marco Bellocchio e Nanni Moretti.
Abbiamo deciso di ricordare Michel Piccoli, attraverso tre film iconici.

2/3
LA BELLE NOISEUSE ( LA BELLA SCONTROSA )
Vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al 44° Festival di Cannes, nel 1991, è un film di Jacques Rivette, dalla durata vicina alle 4 ore, liberamente tratto dal racconto di Honorè de Balzac “Il Capolavoro Sconosciuto”.
M.Piccoli interpreta Edouard, un celebre artista in età avanzata, fermo da dieci anni sulla sua opera maestra, capace di raffigurare e dire il vero. Il regista intreccia volutamente più piani e legami. Al centro di affari ci sono relazioni sentimentali, la mercificazione dell’arte e il processo di oggettivazione del soggetto-modella (Marianne - Emmanuelle Béart). Il film indaga il rapporto dell’artista con l’atto della creazione, con la modella oggetto-soggetto, a servizio dell’opera d’arte e al contempo soggetto principale di quest’ultima e con il suo passato. Ancora, si intreccia il rapporto della ragazza-modella con l’opera in fieri.
Per la sua scomparsa, Emmanuelle Béart ha scritto questa dolce lettera, intrecciando le storie dei due protagonisti del film, inventandone nuovi livelli.
“ Questa sera, non siamo a settembre – ed io ho freddo in questo dolce giorno di maggio.
Se c’è bisogno che tu parta, parti, o amico mio – dal giorno in cui si viene al mondo, la partenza è già scritta.
Michel ha preparato la sua grande valigia e i nostri baci volano verso le sue labbra addormentate, le nostre mani ricalcano le traiettorie di ciascuno dei suoi ricordi. La bicicletta delle cose della vita percorre i sentieri delle nostre memorie.
I tuoi gesti, i tuoi sguardi, le tue parole, la tua voce, risuonano come la belezza del cinema al pieno sole, tutte le generazioni intimamente intrecciate.
Michel, ami i miei piedi?
Lontano dal rumore e dal furore, senza disprezzo, tu, così limpido, dal ritmo tranquillo, dal sorriso devastante che tradisce la tenerezza di due grandi occhi ridenti.
Michel, come se tutto fosse uno scherzo, o come se non potessimo affatto più illuderci di noi stessi.
Percorrendo i sentieri del cinema, ho incrociato il tuo cammino, i nostri corpi si son scontrati l’uno contro l’altro, fino a contorcersi, fino a deformarsi…Conservo il ricordo delle tue mani grandi come palme, in movimento, pronte alla lotta della creazione, del tuo bel viso, inflessibile e furioso. No, tu non hai lasciato i miei occhi. Come tornano i ricordi. Ho la gola piena di lacrime come direbbe la nostra amica Jeanne.
Michel, tu lo ami il mio sedere?
Scusami per questa indelicatezza, tu hai un incontro, non voglio trattenerti, (voglio) solo dirti che la lotta continua, che quel corpo che tu hai lavorato e lavorato e rimodellato sotto gli occhi del grande Jacques, questa terra che hai modellato con i tuoi palmi, non dimentica nulla di ciò che le hai infuso. La lotta continua tra l’ombra e la luce, tra la lucidità ed il fervore. In disaccordo con i nostri tempi, era, dici, la nostra ragion d’essere.
Sul tuo cammino verso le stelle, abbracciami Vincent, François, Paul e gli altri.
Che Dio sia con te Michel,
Emmanuelle Béart ”.
Sembra quasi che sia il film stesso a scrivere queste parole a Edouard-Michel, giocando con grazia e poesia tra realtà e finzione.

2020 : Odissea nel salotto presenta:MICHEL PICCOLI :« Le Mépris » - 1963 (« Il Disprezzo »)« La Belle Noiseuse » - 1991 ...
24/05/2020

2020 : Odissea nel salotto presenta:
MICHEL PICCOLI :
« Le Mépris » - 1963 (« Il Disprezzo »)
« La Belle Noiseuse » - 1991 (« La Bella Scontrosa »)
« Habemus Papam » - 2011
L’ultimo capitolo della nostra rubrica di cinema non può che rendere omaggio ad uno degli attori più talentuosi ed importanti dell’epoca moderna, scomparso all’età di 94 anni, proprio qualche giorno fa, il 12 maggio 2020. Non è di certo semplice parlare di un attore che ha recitato in quasi 200 film, protagonista in Claude Sautet su tutti, ma anche in opere di Luis Buñuel, J-L Godard, Jacques Demy, Jacques Rivette, Alfred Hitchcock, Agnes Varda, Alain Resnais, Claude Chabrol, Marco Bellocchio e Nanni Moretti.
Abbiamo deciso di ricordare Michel Piccoli, attraverso tre film iconici.

1/3
LE MÉPRIS (IL DISPREZZO)
« Il cinema, diceva André Bazin, sostituisce al nostro sguardo, un mondo che si accorda con i nostri desideri.
Il Disprezzo è la storia di questo mondo ».
Il film è un capolavoro conclamato. È la storia di un uomo-Paul-sceneggiatore di teatro-marito, di una donna-Camille-moglie, di un produttore cinematografico, di Fritz Lang, di Cinecittà, di un appartamento, di Capri e Villa Malaparte, l’Odissea di Omero, l’Odissea di Fritz Lang, l’Odissea di Paul e Camille. È il film dei tre colori primari e delle musiche solenni di Georges Delerue. È il film classico di Jean-Luc Godard. È il film di Michel Piccoli e Bridgette Bardot.
Paul è di un aspetto un po’ antipatico, inquadrabile nel genere dei film gangster, ma di una cordiale antipatia, se così si può dire, segretamente ripiegato su se stesso, cupo, spesso provocatore, che nasconde un animo tormentato, sognatore, alla sua stessa ricerca. L’insicurezza perpetua, costante di Paul, è toccante, poiché è nondimeno, malgrado le apparenze, segno di candore e non cattiveria.
Piccoli interpreta un personaggio in cui le sfumature assumono un enorme rilievo, oscillando tra l’esasperante e il toccante. Tra carezze, il cappello sempre in testa, bagni, schiaffi, si*****te e conversazioni più o meno sincere o interessanti, è vittima ed allo stesso modo protagonista di un’ incomunicabilità dissimulata su diversi piani: incapace di ascoltarsi, trovare le parole per i propri sentimenti ed accogliere quelli degli altri.
Godard, dirà di lui:
“Ho scelto Piccoli perché avevo bisogno di un ottimo, un magnifico attore. Ha un ruolo difficile e lo recita benissimo. Nessuno si accorge che è rimarchevole, perché ha una recitazione tutta di dettagli e sfumature, come il suo ruolo...”.
C'è chi vede in questa pellicola, l'essenza del cinema.

UN PÓ SFOCATAPer questa settimana la rubrica di fotografia si sposta in Iran dove è nata Shirin Neshat, l’artista di cui...
23/05/2020

UN PÓ SFOCATA
Per questa settimana la rubrica di fotografia si sposta in Iran dove è nata Shirin Neshat, l’artista di cui parleremo oggi e che attraverso il mezzo della fotografia ha raccontato il suo paese e la rivoluzione religiosa che l’ha travolto attraverso un’ottica femminile.

La sua storia inizia in una piccola cittadina a nord-ovest dell’Iran, luogo che provvederà a lasciare nel’74 per intraprendere gli studi all’University of California di Berkeley. Rimane negli Stati Uniti anche dopo la laurea, poiché impossibilitata a ritornare in Iran a causa dei cambiamenti politici che hanno stravolto il paese in sua assenza e si trasferirà a New York dove tutt’ora vive. Riuscirà a rientrare in Iran solo nel 1990 ritrovando un paese totalmente cambiato rispetto a quello dei suoi ricordi. Alla fine degli Anni 70, infatti, l’Iran era stato soggetto a diversi tumulti politici che hanno portato alla fine della monarchia e all’istituzione di una repubblica islamica sciita basata sull’applicazione della legge coranica (ovvero la sharia). Questo nuovo modo di vivere colpisce in maniera indelebile Shirin che racconta in un’intervista del suo rientro a casa come di: “una delle esperienze più sconvolgenti della mia vita. Quando tornai ogni cosa sembrava cambiata. Sembrava che ci fossero pochi colori. Tutto era bianco o nero. Tutte le donne indossavano il nero chador. Fu uno shock immediato”. Successivamente ritornerà diverse volte in Iran e durante queste visite l’artista si rende conto di voler concentrare il suo lavoro sulla dicotomia che lei stessa incarna ovvero quella che divide il mondo occidentale a cui ormai è abituata e il mondo mediorientale che rappresenta le sue radici.

Uno dei temi principali delle opere della Neshat è la condizione femminile. L’artista cerca di capovolgere lo stereotipo che vuole la donna islamica passiva e obbediente rappresentando donne con una forte capacità di resistenza attraverso immagini “orientali nello spirito e occidentali nella forma”. Il progetto in cui più di tutti è rappresentata questa forza femminile è Women of Allah. L’idea dietro Women of Allah, è quella di andare oltre la superficie raccontando il velo, che è un elemento che scandisce la vita di una donna e ne divide i momenti pubblici da quelli privati. Il velo, quindi, è un filtro che separa le donne dal mondo, ma allo stesso tempo diventa un atto politico, le donne che vestono il velo mostrano la loro solidarietà alla lotta contro l’occidentalizzazione della loro società, e così il velo diviene anche un simbolo della battaglia contro l’imperialismo. Nelle foto le donne indossano il chador e sono ricoperte da scritte in calligrafia persiana, tratte principalmente da opere di poetesse iraniane. L’obiettivo è quello di affermare l’identità delle donne iraniane e allo stesso tempo raccontare la complessità della cultura islamica.

Nonostante la fotografia sia il mezzo prediletto dall’artista, dal ‘96 inizia a sperimentare con i video ed utilizzerà proprio questo mezzo per trattare il tema della disparità tra uomo e donna nella società iraniana. La Neshat realizza tra il ‘98 e il 2000 una serie di video (Turbulent , Rapture e Fervor) in cui viene denunciata una forte ambiguità dell’Islam, che da un lato esalta le donne e dall’altro le piega alla volontà degli uomini, che sono coloro che detengono il potere. Nei video in questione i mondi maschile e femminile vengono rappresentati come agli antipodi: gli uomini sono i detentori della parola, vengono dipinti come portatori di cultura e sono vestiti all’occidentale con camicie bianche e pantaloni neri. Le donne, invece, sono rappresentate come più legate alle tradizioni e sono prive dell’uso della parola.

Successivamente nel 2009 l’artista gira un lungometraggio “Donne senza uomini” che le fa vincere il leone d’argento alla regia durante la Biennale di Venezia. Il film presenta un linguaggio criptico e racconta la storia di quattro donne di diverse estrazioni sociali che vivono in prima persona i cambiamenti religiosi e sociali che ha portato la rivoluzione iraniana e che per evadere da questa condizione si rifugiano in un enigmatico luogo d’esilio chiamato “il giardino”.

Consiglio a chi voglia approfondire questa magnifica artista la visione dei suoi video, lascio il link sotto.

https://www.youtube.com/watch?v=VCAssCuOGls

https://www.youtube.com/watch?v=hagl4ibp86Q

https://www.youtube.com/watch?v=1F4PdmhydzA

22/05/2020

REPORT CONSIGLIO DI DIPARTIMENTO:
Si è svolto ieri il consiglio dipartimento di maggio, dove tra le altre si è parlato anche di didattica. Le indicazioni riguardo alle modalità di esame di giugno sono tutt'ora vaghe e lasciate alla libera scelta dei docenti: di certo c'è solo che si terranno online, ma non ci sono indicazioni centrali sulle modalità d'esame, se non quelle di tenere conto delle problematiche che alcuni studenti hanno riscontrato in questo periodo.
Per quanto riguarda la ripresa didattica a settembre, anche qui le idee del corpo docenti sono piuttosto vaghe: l'intenzione per ora è quello di dividere le classi, consentendo ad alcuni di riprendere le lezioni in presenza mentre gli altri seguiranno online, invertendo poi i ruoli di settimana in settimana. Le aule saranno ristrutturate sia per tenere conto delle distanze di sicurezza, sia per consentire lo svolgimento online delle lezioni.

Inoltre, la fuoriuscita di acqua da una vasca presente nel sottotetto di piazza scaravilli 1 ha causato un allagamento in alcuni uffici e aule computer al secondo e al terzo piano. Abbiamo chiesto chiarimenti al riguardo al presidente di dipartimento Giorgio Bellettini, che ci ha assicurato che la sicurezza dello stabile non è a rischio

21/05/2020

Come ultima ricetta vi proponiamo la leggendaria FOCACCIA BARESE, a cui tutt* noi del collettivo siamo molto legat* grazie al nostro amato Nicoló Squeo.

INGREDIENTI:
• 300 g di farina di semola rimacinata di grano duro
• 400 gr altra farina (integrale, manitoba, tipo 0 o tipo 1)
• 1 cucchiaio di zucchero
• 2 cucchiai di sale
• 25 gr di lievito di birra fresco
• pomodori
• olive
• OLIO

Per prima cosa sciogliete il lievito in un bicchiere di acqua tiepida con lo zucchero. In un altro bicchiere sciogliete il sale. Versate entrambe le farine in una ciotola. Aggiungete prima il bicchiere con lievito e zucchero e poi quello col sale. Iniziate ad impastare fino ad ottenere un impasto fluido. Aggiungete due cucchiai di olio e se necessario altra acqua. La lavorazione non deve essere troppo lunga. Coprite poi l’impasto con una pellicola o e lasciatelo lievitare al caldo per almeno 2 ore.
Una volta trascorso il tempo riscaldate il forno al massimo (250° circa) e cospargete una teglia di olio, tanto, senza paura! L'olio è infatti l'ingrediente fondamentale di questa ricetta. Stendete l’impasto partendo dal centro verso l’esterno e aggiungete i pomodori tagliandoli direttamente sopra la focaccia. La ricetta originale prevedere solo i pomodori ma anche le olive sono ben accette. Cospargete con rosmarino, origano, sale e ancora un filo d’olio che non fa mai male. Cuocete prima nella parte bassa del forno per circa 15 minuti e poi spostatela nella parte alta per altri 10 minuti. Eventualmente potete terminare la cottura con 5 minuti di grill. E ricordate che la focaccia sarà più buona se mangiata con gli amici!

Indirizzo

Via Filippo Re 2/2
Bologna

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