Centro Alberto Manzi

Centro Alberto Manzi Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Centro Alberto Manzi, Organizzazione governativa, Viale Aldo Moro 50 presso Assemblea legislativa, Bologna.

Alberto Manzi è entrato nella storia italiana grazie alla trasmissione televisiva Non è mai troppo tardi che andò in onda in Rai dal 1960 al 1968, ed è stato una delle figure preminenti in Italia in ambito educativo.

TRE QUARTI DI ME E DEI MIEI SOGNI“Concedetemi un capitoletto breve breve di spiegazione. Io sono giunto a quell'età nell...
29/05/2026

TRE QUARTI DI ME E DEI MIEI SOGNI

“Concedetemi un capitoletto breve breve di spiegazione. Io sono giunto a quell'età nella quale bisogna riesaminare il bilancio prima di chiudere la partita, è una cosa che facciamo tutti, con la segreta speranza di avere ancora un po’ di tempo per rimediare a qualcosa che non quadri.
Ebbene io vi invito, se volete, a "rivedere" la mia vita. Vi avverto: non è proprio tutta la mia vita, ma quella parte di essa che è uguale per tutti, dato che tutti siamo formati con la stessa pasta.

La balena bianca

Ero già grandino quando incontrai Hoomei, la balena bianca. La incontriamo tutti quando abbiamo sette anni (e attendiamo con ansia l'ottavo, il nono e così via, perché desideriamo conoscere il Cavaliere Coraggioso).
Se hai dimenticato questo incontro, e se per questo tu che ora leggi ridi di me, t'assicuro: non è colpa mia. La tua memoria è debole; o meglio, i calzoni lunghi e le fatiche di ogni giorno t'hanno fatto dimenticare le avventure trascorse. Prova, però, a stringere forte forte le tempie fra le mani. T'accorgerai che qualche immagine, sia pur evanescente, confusa nella nebbia del tempo passato, si farà avanti.
Stringi ancora più forte e ricorderai, stanne certo.
La balena bianca viene quando si hanno sette anni. E te ne accorgi subito perché è la prima volta che tu senti il desiderio di star lontano dalle braccia amorose, di fuggire dalla cerchia ove Lei, la mamma, regna sovrana lottando per te, vivendo per te, morendo a poco a poco per te. Come il desiderio di fuga si fa più vivo, più violento, compare la balena bianca.
Viene così, improvvisamente.
Appena la mamma spegne il lumino da notte, te la trovi dinnanzi sorridente. È proprio il suo sorriso dolce, invitante, che non ci fa gridare dalla paura; e la smania dell'avventura ci fa aderire con impeto all'invito.
Vieni!
Così, a cavalcioni sul grande dorso, tu te ne vai per il vasto oceano a vedere per la prima volta il mondo”.

Tre quarti di me dei miei sogni è un dattiloscritto di circa 90 pagine. Un racconto incompleto sulla lotta tra il bene -i cavalieri- e il male -le 7 streghe come i 7 vizi capitali-. Un racconto inedito del maestro proposto qui grazie ad Alessandra Falconi, responsabile del Centro Alberto Manzi.

FA QUEL CHE PUÒ QUEL CHE NON PUÒ NON FAIl percorso lavorativo di Alberto Manzi (1924 –1997) lungo l’intero arco della su...
26/05/2026

FA QUEL CHE PUÒ
QUEL CHE NON PUÒ NON FA

Il percorso lavorativo di Alberto Manzi (1924 –1997) lungo l’intero arco della sua vita non fu semplice, né lineare. Le sue posizioni, le sue posture di fronte a certe etichette e a certi automatismi presenti nell’istituzione scolastica gli procurarono ben otto richiami sotto il Consiglio di Disciplina.
“La prima volta perché non davo i voti ai ragazzi sulle pagelle. Gli ispettori centrali del Ministero mi accusarono di omissione di atti di ufficio e io chiesi se il mio lavoro era di aiutare il bambino o di aiutare lo Stato a fare gli atti d’ufficio. Mi risposero che dovevo fare l’uno e l’altro, ma io parto dal principio che aiuto lo Stato aiutando il bambino.”
L’ultima volta andò male: nel 1981 si rifiutò di redigere le schede di valutazione appena introdotte dalla riforma della scuola in sostituzione della pagella. La spiegazione fu semplice:
“Non posso bollare un ragazzo con un giudizio, perché il ragazzo cambia, è in movimento; se il prossimo anno uno legge il giudizio che ho dato quest’anno, l’abbiamo bollato per i prossimi anni.”
Qui si riferiva in particolare ad alcuni ragazzi difficili presenti nella sua classe, sostenendo che il loro percorso non poteva essere riassunto con una valutazione del momento.
Il Ministero della Pubblica Istruzione non apprezzò il suo ragionamento e lo sospese dall’insegnamento (quindi anche dallo stipendio). Per reintegrarlo, l’anno dopo, cercarono di convincerlo a compilare le valutazioni. Il maestro, pur non avendo cambiato idea, si mostrò favorevole a scrivere una valutazione riepilogativa.
Il giudizio, uguale per tutti e posto con un timbro, diceva:
“fa quel che può, quel che non può non fa”.
Dopo che il Ministero espresse disaccordo nei confronti della sua scelta, il maestro rispose: “Non c’è problema, posso scriverlo anche a penna.”

“Poi cosa è successo?”
chiede Roberto Farnè nel capitolo “Un giorno a Pitigliano, l’ultima intervista ad Alberto Manzi” (dal libro Alberto Manzi l’avventura di un maestro). E Manzi risponde:
“… che le schede di valutazione sono cambiate e ancora oggi stanno cambiando, perché ci si accorge che questo sistema non funziona e non si è ancora trovata la soluzione al problema di come valutare nella scuola. Nella mia lettera al ministro io spiegavo per quale motivo non volevo valutare alla fine dell’anno: perché la valutazione è sempre legata a una situazione particolare dell’alunno, a come egli è in quel momento. Il giorno dopo potrei fare una valutazione diversa […] Bisognerebbe mettersi d’accordo sul linguaggio e sulle definizioni che si danno, perché quando io scrivo un certo giudizio colui che lo leggerà non è detto che gli dia lo stesso significato che intendevo io.”

Queste le parole e il pensiero del maestro nel giugno 1997, anno della sua scomparsa. Parole che riteniamo importantissime, soprattutto in tempi come questi -tempi di valutazione, per tutti gli insegnanti che leggono- perché continuano a far pensare, a interrogare, e soprattutto a mettere al centro i ragazzi, la discussione su di loro e la discussione su di noi. A distanza di anni la tenacia presente nella proposta educativa e didattica di Alberto Manzi resta, come traccia fondamentale nel nostro panorama pedagogico. Ancora oggi si riesce a cogliere con forza la profonda testimonianza civile, l’impegno etico e il contagioso amore per la sua professione.

Nel 1994 Alberto Manzi decide di accettare la candidatura e viene votato come sindaco di Pitigliano, nella provincia di ...
22/05/2026

Nel 1994 Alberto Manzi decide di accettare la candidatura e viene votato come sindaco di Pitigliano, nella provincia di Grosseto. Questo incarico rappresenta il completamento del suo percorso di azione sociale e politica che lo ha sempre guidato, insieme alla sua dedizione nel campo dell’educazione: sia negli istituti penitenziari e nelle classi scolastiche,sia attraverso la radio e la televisione, oltre ai suoi scritti e pubblicazioni. Neppure le responsabilità quotidiane di amministratore comunale riducono la sua capacità di riflessione e di innovazione rispetto alle necessità di Pitigliano, ma anche nei confronti dell’istruzione dei giovani studenti. Tra i documenti della sua amministrazione emerge il Progetto Azil, un’iniziativa per uno spazio museale a cielo aperto che, basandosi sulle ricchezze archeologiche etrusche presenti a Pitigliano, potesse stimolare l’afflusso di visitatori e contribuire alla conoscenza delle epoche passate, ai legami tra passato e presente, tra il territorio e le comunità che lo abitano. Tra i suoi piani c’è anche un’idea che purtroppo non avrà il tempo di concretizzare: la Città dei bambini

Una grande passione civica: https://www.centroalbertomanzi.it/una-grande-passione-civica/

“Tobia era come te. Perciò né buono, né cattivo. Abitava con la vecchia nonna, una donnina dritta come un fuso malgrado ...
19/05/2026

“Tobia era come te. Perciò né buono, né cattivo. Abitava con la vecchia nonna, una donnina dritta come un fuso malgrado i suoi sessant’anni suonati, in un gran palazzone giallo. Era l’ultimo di un largo cerchio di alti palazzi, tutti di quel terribile giallo che fa rabbrividire. Ma questo a Tobia non interessava. Il babbo e la mamma non li aveva, o meglio non li aveva conosciuti perchè erano morti tanti anni prima quando lui era ancora un pupattolo buono. Quello che piaceva molto a Tobia era lo scendere nel gran cortile interno, il “circolo”, dove poteva giocare come voleva con i numerosi compagni. Questo alla nonna non piaceva, ma a Tobia sì e perciò era sempre sugli alberi del cortile o nel gran cubo di sabbia. Gli piaceva starsene giù insieme a Fragoletta, un amico di 13 anni che in realtà si chiamava Carlo, ma che tutti avevano ribattezzato Fragoletta per il colore dei suoi capelli; a Bulicchio, che invece ne aveva 12; a Bolero, un frugolino tutto pepe; a Giggi, a Camustì, a Geppa. E quando si trovava in così allegra compagnia… salvati! Tobia era una peste che ne combinava di tutti i colori. E allora erano tutti inutili gli appassionati richiami della nonna…”

Comincia così la storia di Tobia, un bambino
vivace e scapestrato che preferiva giocare tutto il giorno insieme agli amici nel cortile del suo palazzone, finché sua nonna, esasperata dalla vivacità del nipote non giocò la carta della narrazione e cominciò a raccontargli la storia di Zì Cesareo e del suo incontro con un fraticello…
Questo testo fa parte di una serie di Racconti inediti, un manoscritto di 130 pagine visionabili presso il Centro. Tra le attività principali del maestro vi era infatti la scrittura, in tutte le sue forme.

Per approfondire: https://www.centroalbertomanzi.it/

Mercoledì 27 maggio vi aspettiamo all'ultimo appuntamento (di questo anno scolastico) di "Aule grandi quanto l’Italia."Q...
15/05/2026

Mercoledì 27 maggio vi aspettiamo all'ultimo appuntamento (di questo anno scolastico) di "Aule grandi quanto l’Italia."

Qualcuno ha rubato il cielo indisturbato e adesso? Tra rime da ascoltare e carta da maneggiare, sconfiggeremo il perfido ammiraglio per riprenderci il cielo che, come diceva Gianni Rodari, è di tutti, un bene comune che non va dato per scontato ma difeso a tutti i costi.
Lettura e laboratorio su ☁ L’ammiraglio si è preso il cielo 🌥 (Edizioni Clichy), con l’autrice Marianna Balducci 👈

Compila il modulo per ricevere il link di collegamento e partecipare con la tua classe: https://www.centroalbertomanzi.it/aule-grandi-quanto-litalia-marianna-balducci/

Nel 2019 Rai Cultura e l’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna hanno unito le forze per realizzare “Alberto...
15/05/2026

Nel 2019 Rai Cultura e l’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna hanno unito le forze per realizzare “Alberto Manzi. L’attualità di un Maestro”, una serie in sei puntate pensata per riportare nelle scuole italiane l’approccio pedagogico e didattico di uno dei maestri più amati e influenti della nostra storia educativa.
Attraverso la televisione e il celebre “Non è mai troppo tardi”, in onda dal 1960 al 1968, Alberto Manzi insegnò a leggere e a scrivere a milioni di italiani analfabeti. Fu anche l’autore di “Orzowei”, uno dei romanzi per ragazzi italiani più tradotti al mondo. Garbato, inconfondibile come i suoi disegni alla lavagna, il maestro Manzi resta ancora oggi un punto di riferimento imprescindibile nel panorama educativo.
La serie spazia su temi sorprendentemente attuali: dalle nuvole alle ali di farfalla, dalla biodiversità alle uova, dalla geografia all’intercultura. A ogni puntata, i docenti della scuola primaria trovano suggerimenti operativi e teorici, spunti per la discussione in classe e idee concrete per la progettazione didattica. Ad accompagnare il tutto, la voce di Alessandra Falconi e le illustrazioni di Sanna.

Gli episodi sono visibili qui: Alberto Manzi. L'attualità di un Maestro - RaiPlay

https://www.centroalbertomanzi.it/attualita-di-un-maestro-rai-2019/

🌟 La fabbrica delle stelle 🌟 è un atelier che intreccia astronomia, immaginazione e tecnologie creative. Partendo dalle ...
14/05/2026

🌟 La fabbrica delle stelle 🌟 è un atelier che intreccia astronomia, immaginazione e tecnologie creative. Partendo dalle immagini reali del cielo offerte dal sito NASA, i bambini e le bambine esplorano l’universo attraverso proiezioni immersive, disegni iconici, interazioni digitali e animazioni in stop-motion.

📆 Martedì 26 maggio, alle 17, vieni a scoprire il lavoro fatto, nel webinar gratuito!

Per ricevere il link di collegamento è necessario compilare il modulo in questa pagina:
https://www.zaffiria.it/la-fabbrica-delle-stelle/

24 febbraio 2014Per tutti noi della classe V A della Scuola elementare Fratelli Bandiera, a Roma, Alberto Manzi non era ...
12/05/2026

24 febbraio 2014

Per tutti noi della classe V A della Scuola elementare Fratelli Bandiera, a Roma, Alberto Manzi non era l’uomo della tv, quello che le anziane del quartiere ancora riconoscevano e ogni tanto fermavano per la strada. Non era il maestro di “Non è mai troppo tardi”, la trasmissione Rai che aveva insegnato a leggere e a scrivere a un milione di italiani (questa sera la prima parte della fiction su Rai Uno a lui dedicata). Non era nemmeno l’autore di “Orzowei”, il pluripremiato libro per ragazzi di cui a mala pena riconoscevamo la sigla dello sceneggiato in tv (quella dei mitici Oliver Onions).Alberto Manzi era semplicemente il Maestro. Soprattutto era il “nostro” maestro. Quello che ogni tanto scompariva dalla classe per qualche giorno – lasciandoci nelle mani di supplenti disperate – per presentarsi davanti alle varie Commissioni del Minisero della Pubblica Istruzione, richiamato all’ordine per aver infranto qualcuna delle regole scolastiche. I voti in pagella, per esempio: una sorta di marchio che si rifiutava di apporre su un bambino che sarebbe cambiato di lì a qualche mese, imparando, evolvendo, crescendo. Non era un uomo remissivo: lo sentivamo imprecare fuori dalla porta della classe, con la rabbbia di chi sa di stare subendo un’ingiustizia. Eppure poi tornava da noi, dopo la sospensione mai scoraggiato e mai domato nelle sue convinzioni. E così, insieme, si aspettava la sospensione successiva. Era l’uomo che, quando eravamo stati particolarmente buoni, srotolava davanti ai nostri occhi sgranati la gigantesca pelle di anaconda che conservava nell’armadietto dei tesori, insieme ad animali sotto spirito, ossa, pietre, testimonianze dei suoi viaggi misteriosi. Raccontava delle sue incursioni, più o meno clandestine, in Sud America, del suo amico – il missionario Don Giulio – con il quale condivideva altre ribellioni alle tirannie ma anche l’impegno per l’alfabetizzazione delle popolazioni locali. Racconti a metà tra la verità e la leggenda, di cui solo in età adulta abbiamo capito il valore. Allora erano solo le straordinarie avventure di un uomo straordinario.Era quello che ci insegnava a parlare senza paura di sbagliare. Che invece di darci le risposte preconfezionate ci chiedeva “tu che ne pensi”, ed era veramente interessato alle nostre opinioni sui grandi temi: la democrazia, la politica, l’immigrazione (ed erano gli anni Settanta). Era quello che ci guidava nel mondo, letteralmente: con il suo aiutante Rodolfo, grazie al quale aveva introdotto le basi dello scoutismo nella classe, abbiamo passato più tempo fuori dalle aule scolastiche che dentro. Gite e scorribande ovunque, per giocare, stare insieme e aprirsi alla vita, nel bene e nel male: sul bordo della caldera del Vesuvio, al teatro greco di Siracusa o nei campi di Dachau. Era quello che ci insegnava ad avere fiducia in noi stessi, a sviluppare la curiosità per i fatti del mondo, a conservare il rispetto per le cose e per le persone. Era davvero il nostro Maestro.

Elisa Manacorda

Questa è una delle tante lettere custodite nell’archivio del Centro Alberto Manzi.
Gli ex alunni hanno la possibilità di uno spazio per raccontare la loro esperienza assieme al maestro, proprio qui: https://www.centroalbertomanzi.it/alberto-manzi/

Celebrazioni 2026 in onore del Giusto Alberto ManziIl ricordo di Sonia Boni Manzi e un murales dedicato al maestroll 23 ...
11/05/2026

Celebrazioni 2026 in onore del Giusto Alberto Manzi
Il ricordo di Sonia Boni Manzi e un murales dedicato al maestro

ll 23 aprile con la fondazione Gariwo sono stati realizzati due eventi presso l'Istituto comprensivo "Casalini" di San Marzano di San Giuseppe (Puglia), per onorare il maestro Manzi, Giusto dell'umanità.
E' stato inaugurato il murale "Non è mai troppo tardi" che mette in risalto l'importanza del pensiero critico: "Non importa saper leggere, se non si sa cosa si legge, non importa saper scrivere, se non si sa cosa scrivere, importa saper pensare." Presso il teatro di piazza Giordano Bruno è stato messo a dimora un albero di carrubo donato dall'associazione "Arte Bonsai di San Marzano" che ha voluto sostenere la scuola in questo importante riconoscimento al maestro.

Una giornata, il 23 aprile coincidente con la Giornata mondiale del libro, ricordando gli scritti del maestro e il valore che lo stesso dava alla lettura come nutrimento del pensare, e un luogo, la piazza con il teatro, che vuole essere luogo di dialogo e confronto democratico.

https://it.gariwo.net/gallerie-fotografiche/celebrazioni-2026-in-onore-del-giusto-alberto-manzi-30133.html

Nel corso della sua lunga carriera Alberto Manzi mostrò sempre un forte interesse per la radio e la televisione, conside...
08/05/2026

Nel corso della sua lunga carriera Alberto Manzi mostrò sempre un forte interesse per la radio e la televisione, considerandole strumenti comunicativi particolarmente efficaci.
In radio condusse “La radio per le scuole” fino al 1996, anno in cui avviò “Curiosità della lingua italiana”. In televisione, oltre al celebre “Non è mai troppo tardi”, ideò e presentò anche “Snip-snap” (1962), “È vero che?” (1966), “A vele spiegate” (1967), “Non vivere copia” (1982), “Fare e disfare” ed “Educare a pensare” (1986).

L’ultimo programma televisivo di Manzi fu “Impariamo insieme”, trasmesso nel 1992 e pensato per insegnare la lingua italiana ai cittadini extracomunitari.
Organizzato dal Dipartimento Scuola Educazione della RAI, il programma era rivolto agli immigrati e permetteva loro di apprendere 300 parole della lingua italiana attraverso 60 puntate di 15 minuti ciascuna, dedicate a cinque temi fondamentali della vita quotidiana: l’alimentazione, il corpo umano e il servizio sanitario nazionale, le istituzioni italiane, la casa e l’ambiente urbano, l’abbigliamento.
Si trattò di un’importante opportunità per aiutare gli immigrati a sentirsi meno esclusi dal contesto sociale italiano a causa delle difficoltà comunicative. Manzi era inoltre convinto che “Impariamo insieme” potesse essere utile anche agli stessi italiani, poiché avrebbe permesso loro di comprendere quanto sia difficile, per un cittadino straniero, esprimersi e farsi comprendere in una lingua sconosciuta.

INSIEME
Insieme per imparare a comunicare tra noi (leggere – scrivere),
per conoscere il mondo in cui viviamo,
le persone con cui viviamo,
abbandonando la passività mentale del pubblico televisivo per diventare invece soggetti attivi, costruendo insieme la nostra cultura e la nostra conoscenza, affinché, conoscendo noi stessi e ciò che ci circonda, possiamo vivere nel miglior modo possibile.
Il programma non ebbe il successo sperato perché poche persone possedevano una televisione e potevano seguirlo nell’orario di pranzo previsto per le lezioni, senza possibilità di repliche. Con una programmazione diversa, probabilmente avrebbe funzionato meglio.
Questa trasmissione fu l’ultima esperienza televisiva di Alberto Manzi.

Indirizzo

Viale Aldo Moro 50 Presso Assemblea Legislativa
Bologna

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