Partito Comunista Italiano - Emilia Romagna

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Il Partito Comunista Italiano è l’organizzazione politica d’avanguardia della classe operaia e di tutte le lavoratrici e lavoratori che, nella realtà del Paese,
Lottano per l’indipendenza e la libertà, per l’edificazione della democrazia, per l’eliminazione dello sfruttamento, per la libertà e la valorizzazione della personalità umana, per la pace tra i popoli: per il socialismo.

Strappo nella vertenza in corso sull'automazione del magazzino della Bonfiglioli Riduttori di Calderara di Reno, nel Bol...
11/06/2026

Strappo nella vertenza in corso sull'automazione del magazzino della Bonfiglioli Riduttori di Calderara di Reno, nel Bolognese.

Grave atto della Bonfiglioli che risponde alle proteste di lavoratrici e lavoratori lasciando senza lavoro 52 persone

La Bonfiglioli Riduttori ha comunicato la chiusura con effetto immediato del contratto di appalto con Bcube e Client per le attività logistiche del sito di Calderara di Reno, lasciando senza lavoro 52 persone e procedendo poi individualmente a proporre l’assunzione ad alcuni lavoratori senza alcun confronto sindacale.

La decisione arriva nel pieno delle mobilitazioni proclamati dalle RSU di Bonfiglioli, Bcube e Client e dalle organizzazioni sindacali Fiom, Uilm, Usb e Filt-Cgil, che aveva registrato un’adesione totale tra i lavoratori dell’appalto e una partecipazione importante e non scontata anche tra gli operai e gli impiegati Bonfiglioli.

Nel 1997 era stato stipulato un accordo sindacale, firmato nel momento in cui Bonfiglioli esternalizzò le attività di logistica, con una clausola che prevedeva che in caso di futura internalizzazione, tutti i lavoratori coinvolti sarebbero stati tutelati.

A febbraio di quest’anno l’azienda ha annunciato, contravvenendo a tale accordo e senza alcuna comunicazione preventiva alle RSU, la chiusura dei contratti di appalto e oltre 60 potenziali esuberi legati al progetto di automazione del magazzino, e dichiarando esplicitamente di non essere tenuta a rispettare quell’accordo, in conseguenza di tale comportamento della Azienda è arrivato il primo sciopero.

Da allora si sono susseguiti otto incontri negoziali, condotti dalle RSU che hanno messo sul tavolo varie proposte concrete per gestire gli effetti dell’innovazione sull’occupazione del sito. Nessuna di tali proposte è stata accolta.

Il 29 maggio, durante lo sciopero dei lavoratori di Bcube, la presidente della Bonfiglioli, Sonia Bonfiglioli, accompagnata da figure dirigenziali, ha aggredito verbalmente alcuni componenti della RSU nei reparti, affermando che lavoratori dell’appalto non sarebbero mai entrati in Bonfiglioli, si legge nel comunicato della Fiom.

Nei giorni successivi, nonostante la situazione di grandissima incertezza, i lavoratori dell’appalto e i dipendenti Bonfiglioli hanno scioperato uniti ai cancelli dello stabilimento, dando una prova straordinaria di solidarietà e determinazione.

Oggi, la risposta dell’azienda: la chiusura immediata del contratto e 52 persone a casa.

Molte di esse lavorano in quello stabilimento da oltre vent’anni, alcune da oltre trenta.

Come PCI riteniamo gravissima la ritorsione senza precedenti nella storia delle relazioni industriali del territorio bolognese attuata dalla Bonfiglioli La reazione sindacale è stata immediata, con la FIOM che ha annunciato nuove mobilitazioni.

Oggi, mercoledì 10 giugno, si svolgeranno le assemblee dei lavoratori e si deciderà come proseguire la protesta. Presto potrebbe arrivare un nuovo sciopero.

Come Partito Comunista Italiano saremo insieme alle lavoratrici e ai lavoratori nella loro giusta battaglia in difesa dei posti di lavoro.

Partito Comunista Italiano – Federazione di Bologna

PCI - Federazione di Bologna

04/06/2026

𝗜𝗟 𝗣𝗖𝗜 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗔𝗥𝗠𝗢 𝗘 𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔, 𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗔 𝗣𝗔𝗖𝗘, 𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗜𝗧𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘, 𝗟'𝗔𝗟𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗧𝗜𝗩𝗔!

La fase politica con la quale si è chiamati a misurarsi ai diversi livelli è oltremodo complessa, oggettivamente aperta a molteplici sbocchi.

Essa è fortemente segnata da un'alternativa sempre più stringente tra pace e guerra, il rischio di un conflitto su scala globale è sempre più evidente, l'opinione pubblica è da tempo fatta oggetto di una campagna di disinformazione volta a farla entrare in tale ordine di idee, a prepararla alla ineluttabilità della guerra.

Le politiche che ne sono discese, ne discendono, sono evidenti: la corsa al riarmo, l'economia di guerra, a ciò tutto finisce con l'essere sacrificato, a partire dalle condizioni di vita dei ceti popolari. Evidente è la motivazione che è alla base di tale propensione al conflitto: l'ordine internazionale.

L'assetto geopolitico affermatosi dopo la “guerra fredda”, ossia quello unipolare a guida statunitense, non regge più, esso è da tempo messo in discussione dalla Russia, dalla Cina e da altri Paesi, i quali, pur assai diversi tra loro, propugnano un assetto multipolare che il blocco occidentale è intenzionato ad impedire ad ogni costo, anche con la guerra.

Le statistiche hanno in questi anni certificato la crisi del sistema capitalista a guida statunitense e all'opposto la crescita cinese, le difficoltà degli USA sono dunque alla base di quella che si è proposta da tempo come una vera e propria strategia di contenimento dello sviluppo e ruolo della Cina.

In un contesto così drammaticamente segnato, caratterizzato dalla messa in discussione del diritto internazionale, con l'ONU ridotto a simulacro, l'Unione Europea, e con essa il nostro Paese, ha evidenziato la sua subalternità all'interno dell'Alleanza Atlantica a guida statunitense.

Il sostegno alla guerra condotta dall'Ucraina per conto della NATO nei confronti della Russia, l'assunzione di 20 pacchetti di sanzioni nei confronti della stessa, la rinuncia ad acquistarne il gas a basso prezzo, la scelta di investire a debito 800 miliardi di euro in spese militari per gli Stati membri, di portare in 10 anni al 5% del PIL la spesa militare sono scelte emblematiche della preparazione dell'Unione Europea al conflitto.

Scelte che hanno determinato e determinano pesanti ripercussioni sulla finanza e sull'economia del vecchio continente, che acuiscono la già grave crisi sociale da tempo in atto, scelte che con quella del Governo Meloni hanno registrato, registrano, nel Parlamento Europeo ed in quello nazionale, anche la condivisione di tanta parte delle forze politiche che oggi si pongono all'opposizione dello stesso.

Ciò che viene proposto è una sorta di “suprematismo occidentale”, una presunta superiorità morale
dell'Occidente che non ha retto, non regge alla prova dei fatti.
Ciò che riecheggia di nuovo è lo scontro di civiltà, la lotta tra il bene ed il male.

Noi siamo contro il riarmo, contro la guerra, per la pace, che è la questione di fondo, che sovrordina tutte le altre, senza se e senza ma, e questo dovrebbe valere anche e soprattutto per la sinistra, che è tale solo se assume la stessa come discriminante.

Noi siamo contro la NATO, siamo per l'uscita dell'Italia dalla Nato, per ciò che essa è e si prefigge di essere.
Il liberismo economico, la crescente centralizzazione dei processi decisionali evidenziano il vero volto del processo di integrazione capitalista rappresentato dall'Unione Europea; il militarismo e l'interventismo nelle relazioni internazionali ne segnano la politica estera; l'ipocrisia, il doppiopesismo, la complicità la connotano nel caso della politica genocida portata avanti dal governo israeliano, sempre più immerso in una deriva sionista, illiberale, fascista, nei confronti dei palestinesi, sempre più proteso alla costruzione della “grande Israele; l'ambiguità ne è il tratto distintivo se guardiamo a come si è posta in relazione all'aggressione del Venezuela da parte degli USA, in ultimo dell'Iran da parte degli USA e di Israele, di quest'ultimo nei confronti del Libano, etc.

Per noi la questione non è più Europa, ma quale Europa: no a quella in essere del grande capitale, dei poteri forti, sì ad un'Europa dei lavoratori e dei popoli.

Noi siamo per una Confederazione di stati indipendenti e sovrani, “dall'Atlantico agli Urali”. L'elezione di Donald Trump a 47° Presidente degli USA non è un “incidente di percorso”, ma il prodotto della degenerazione di quel sistema democratico, più in generale della democrazia liberale, della torsione autoritaria che ha investito quel Paese, la stessa Unione Europea, e con essa l'Italia, l'altra faccia del sistema capitalista immerso nella propria crisi strutturale.

Tramontata la sua risibile aspirazione al premio Nobel per la pace, peraltro sempre più screditato stante le ultime assegnazioni, Trump ha gettato la maschera, esplicitando una politica che non solo si rifà alla “dottrina Monroe” in relazione al continente americano (Venezuela, Cuba sono di ciò esempi oltremodo emblematici) ma proietta la stessa su altri scenari (la vicenda Groenlandia lo sottolinea) più in generale ha spazzato via ciò che restava del diritto internazionale riconducendo la relazione tra gli Stati ai rapporti di forza, sottolineando ancora una volta che gli USA sono i veri nemici della pace.

La politica di Trump ha pesato e pesa oltremodo per l'Unione Europea, chiamata a fare i conti con la sua politica protezionista, con il suo approccio circa la NATO, con la sua politica internazionale (l'attacco all''Iran, le sue ripercussioni sull'economia del vecchio continente lo sottolineano).

Di certo la politica assunta da Trump ha pesato e pesa anche relativamente alla realtà politica italiana, una realtà fortemente segnata dalle scelte del governo Meloni, che dal rapporto con Trump si attendeva ben altro ed è stata costretta a prenderne le distanze, a rompere.

Un governo, quello Meloni, che conferma il proprio approccio regressivo sul piano dei diritti sociali e civili, che ha ristretto gli spazi di partecipazione, di democrazia, che assecondando la deriva autoritaria in atto in Europa, nella quale l'estrema destra è o si propone al governo dei diversi Paesi, ha puntato ad un riassetto istituzionale che fra riforma della giustizia, autonomia differenziata, premierato mina alle fondamenta l'assetto statuale costituzionale.

Un governo che non solo ha tradito le promesse fatte al proprio elettorato, ma presenta un risultato, a circa quattro anni dal suo insediamento, che, al di là della propaganda diffusa a piene mani, è riassumibile in più povertà, insicurezza, solitudine.

Il no al referendum sulla riforma della giustizia tenutosi nei mesi scorsi ha segnato un punto di rottura di assoluto rilievo nell'azione del governo.

Che ci sia bisogno di un'alternativa al governo Meloni, alle sue politiche è fuori di dubbio, e le elezioni che, salvo possibili anticipazioni, si dovrebbero tenere nell'autunno del 2027 costituiscono un passaggio decisivo.
Noi abbiamo colto nella vittoria del no al referendum sulla giustizia, resa possibile dal voto di tanti che da tento tempo disertavano le urne, di tanti giovani, oltre al dissenso sul merito, un giudizio negativo sull'operato del governo, in politica estera ed interna, soprattutto una richiesta di profondo radicale cambiamento della situazione data.

Un no alle politiche largamente sovrapponibili, perché espressione della medesima cultura liberista, portate avanti nel tempo dal centrodestra, dal centrosinistra, dai governi tecnici che si sono succeduti alla guida del Paese.

Politiche che hanno visto precipitare la condizione lavorativa, ricondurre lo Stato Sociale, nelle sue articolazioni, a partire dalla sanità, dà diritto a possibilità legata alle condizioni reddituali, a piegare il sistema dell'istruzione prima alla centralità dell'impresa ed oggi anche all'imperante militarismo, a negare diritti centrale come quello dell'abitare, a declinare i processi migratori come invasioni dalle quali difendersi, etc.
Politiche che stanno privando le nuove generazioni di un futuro all'altezza delle loro legittime aspettative.
In molti si attendevano che il no di tanti al referendum sulla giustizia si traducesse nel sostegno alle forze di centrosinistra in occasione dell'ultima tornata amministrativa, così non è stato, a conferma del significato profondo che in tanti hanno inteso dare al proprio voto.

Ciò che è emerso da quel no, ma anche dalle piazze dei mesi scorsi contro la guerra, il riarmo, per la Palestina, etc. è per noi chiaro: c'è bisogno di un'alternativa radicale.

C'è bisogno di una politica volta alla pace, ad un diverso modello di sviluppo, di un'altra idea di società, dove l'interesse generale, il bene comune, tornino al centro, dove il noi si contrapponga all'io imperante.

Serve un'alternativa di sistema quale risposta alla crisi di civiltà prodotta dal capitalismo.
Per quanto ci riguarda non basta aggregarsi contro il governo Meloni, serve anche e soprattutto mettere in campo un programma di reale rottura con le politiche in essere, prospettate.

Siamo consapevoli delle difficoltà date, della sfiducia di tanti nei confronti di una politica percepita come altro da sé, ma siamo convinti che è necessario e possibile dare uno sbocco politico al grande movimento che è sceso in campo contro il riarmo, la guerra, in difesa della democrazia, della Costituzione.

Uno sbocco che non è possibile entro il quadro di compatibilità dato, entro la logica bipolare imperante.
Al di là delle denominazioni assunte, assumibili, contano le politiche, e gli schieramenti di centrodestra e di centrosinistra ad oggi si sono largamente mossi all'insegna di quello che chiamiamo il “pensiero unico”.

Serve operare per un blocco sociale e politico il più ampio possibile contro le politiche date, per dare vita ad un fronte di battaglia comune attorno ai contenuti sottolineati, per la costruzione di un polo alternativo volto a rappresentare il radicale cambiamento del quale vi è bisogno.

In tale direzione, per tali obbiettivi il PCI è in campo.

Il Comitato Centrale del PCI

04/06/2026

𝗜𝗟 𝗙𝗜𝗟𝗢𝗡𝗔𝗭𝗜𝗦𝗠𝗢 𝗗𝗜 𝗭𝗘𝗟𝗘𝗡𝗦𝗞𝗬 𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗨𝗘

Quanti hanno scosso il capo e considerato quanto meno esagerata l’accusa russa a Zelensky di filonazismo sono ben serviti. Il 27 maggio scorso proprio Zelensky ha conferito il titolo onorifico di , cioè dell’Ukrayins’ka Povstans'ka Armiya (Esercito Insurrezionale Ucraino), all’unità d’élite dell’esercito ucraino denominata Centro autonomo di operazioni speciali Nord.

La motivazione, contenuta nel decreto di conferimento, è che si vuole . Cioè innervare ufficialmente l’attuale esercito ucraino nella tradizione dell’Armata collaborazionista dell’esercito hitleriano e delle SS.

L’indomani, per una singolare coincidenza, i giornali ripostavano che la dirigenza dell’Unione Europea proponeva di accelerare per meriti acquisiti le procedure per l’ingresso dell’Ucraina nella UE.

A rompere le uova nel paniere non è stato Putin, ma il presidente della Polonia Karol Nawrocki, che ha reagito alla provocazione di Zelensky annunciando che proporrà di revocargli l'Ordine dell'Aquila Bianca, che è la massima onorificenza polacca, conferitagli nel 2023. L'Ucraina, ha dichiarato, «non è pronta, dal punto di vista mentale, a far parte della famiglia europea», dal momento che glorifica «banditi e assassini».

Infatti nella Seconda guerra mondiale, l’UPA al fianco delle SS, sterminò ebrei, ucraini sovietici e polacchi, almeno centomila, nelle regioni della Volinia e della Galizia Orientale: uomini e donne, bambini e anziani, dando mostra di feroce odio razziale, condiviso col nazismo.

Quel massacro era stato qualificato nel 2016 dal Parlamento polacco (Sejm) come “genocidio”, e l’11 luglio in Polonia si celebra la “giornata nazionale della memoria delle vittime del genocidio”, di quel genocidio compiuto dai nazisti ucraini. Di qui il carattere apertamente provocatorio della riabilitazione onorifica degli autori da parte di Zelensky.

Intanto i reazionari di Bruxelles e il codazzo dei loro servitori e sostenitori in ogni paese, giornalisti e governanti, cercano di ignorare o sminuire la gravità del fatto, in nome della comune attuale guerra alla Russia, che riprende e trae vigore dalla memoria di quella di allora dei nazisti ucraini e tedeschi, per lo stesso ambizioso e fallito scopo di sottomettere la Russia.

Ruggero Giacomini
Comitato Centrale PCI

02/06/2026

𝟮 𝗚𝗜𝗨𝗚𝗡𝗢, 𝟴𝟬𝗘𝗦𝗜𝗠𝗢 𝗔𝗡𝗡𝗜𝗩𝗘𝗥𝗦𝗔𝗥𝗜𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗡𝗔𝗦𝗖𝗜𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗥𝗘𝗣𝗨𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗔, 𝗨𝗡𝗔 𝗗𝗔𝗧𝗔 𝗗𝗜 𝗦𝗧𝗥𝗔𝗢𝗥𝗗𝗜𝗡𝗔𝗥𝗜𝗔 𝗜𝗠𝗣𝗢𝗥𝗧𝗔𝗡𝗭𝗔

Il 2 giugno 1946, dalle macerie della guerra, della dittatura fascista e dell’occupazione nazista, milioni di italiani e italiane scelsero la strada della democrazia, della pace e della sovranità popolare, aprendo una nuova stagione nella storia del Paese: la nascita della Repubblica.

In quella giornata storica, il ruolo del Partito Comunista Italiano fu decisivo. I comunisti italiani, protagonisti della Resistenza antifascista insieme alle altre forze democratiche e popolari, contribuirono in maniera fondamentale alla liberazione del Paese e alla costruzione delle basi politiche, sociali e morali della nuova Italia repubblicana. Il PCI fu forza centrale nella difesa dei lavoratori, nella conquista dei diritti sociali, nella scrittura della Costituzione e nell’affermazione dei principi di uguaglianza, giustizia sociale e partecipazione democratica che ancora oggi rappresentano il cuore della nostra Repubblica.

L’anniversario della Repubblica coincide inoltre con un’altra conquista storica: gli 80 anni del voto alle donne. Per la prima volta nella storia italiana, milioni di donne parteciparono pienamente alla vita politica del Paese, esercitando il diritto di voto e contribuendo direttamente alla scelta tra monarchia e Repubblica. Fu una svolta democratica epocale, frutto delle lotte delle donne antifasciste, delle lavoratrici, delle partigiane e dei movimenti popolari che si batterono per l’emancipazione e la piena uguaglianza.

Le donne comuniste ebbero un ruolo determinante in questa battaglia di civiltà. Dalle fabbriche alle campagne, dalle organizzazioni clandestine alla Resistenza armata, esse contribuirono alla liberazione nazionale e alla conquista dei diritti politici e sociali. Ricordare oggi quell’anniversario significa riaffermare l’impegno per una società libera da discriminazioni, sfruttamento e disuguaglianze.

A ottant’anni dalla nascita della Repubblica, il compito e l’obiettivo del PCI resta quello di difendere e attuare pienamente la Costituzione nata dalla Resistenza, contrastando ogni tentativo di revisionismo storico, autoritarismo e impoverimento della democrazia. La memoria delle lotte antifasciste e delle conquiste sociali del movimento operaio deve continuare a vivere nelle battaglie per il lavoro, la pace, i diritti e la dignità delle persone.

Viva la Repubblica antifascista!

Viva la Costituzione!

Viva la partecipazione democratica delle donne!

PARTITO COMUNISTA ITALIANO

02/06/2026
19/05/2026

𝗜𝗟 𝗣𝗖𝗜 𝗦𝗢𝗦𝗧𝗜𝗘𝗡𝗘 𝗟𝗔 𝗟𝗘𝗚𝗚𝗘 𝗗𝗜 𝗜𝗡𝗜𝗭𝗜𝗔𝗧𝗜𝗩𝗔 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗔𝗥𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗚𝗜𝗟 𝗣𝗘𝗥 𝗥𝗘𝗡𝗗𝗘𝗥𝗘 𝗘𝗙𝗙𝗘𝗧𝗧𝗜𝗩𝗢 𝗜𝗟 𝗗𝗜𝗥𝗜𝗧𝗧𝗢 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗔𝗟𝗨𝗧𝗘

Da metà maggio fino a settembre si raccoglieranno in tutta Italia le firme a sostegno della Legge di Iniziativa Popolare (LIP) promossa dalla CGIL: “Disposizioni per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e la valorizzazione del personale”.

L’analisi di contenuto del testo, effettuata dal nostro Dipartimento Welfare, Salute, Sanità e Servizi Sociali, ha fatto emergere che, complessivamente, questa LIP contiene una serie di disposizioni che possono, ove adottate ed implementate appropriatamente, portare ad una prima, decisiva, riorganizzazione del nostro SSN, contribuendo sia al contrasto della sua ulteriore privatizzazione che alla sua ripubblicizzazione partecipata, due linee di intervento centrali nella linea politica approvata al Congresso di Forlì del PCI nel 2025.

Vanno infatti in questa direzione l’aumento del finanziamento del SSN fino ad almeno il 7,5% del Pil nominale nel 2030 (attualmente la quota programmata dai governi neoliberisti si colloca intorno al 6% al fine di sostenere lo sviluppo del warfare a spese del Welfare e garantire profitto sulla salute), la sua destinazione a sostenere in via esclusiva i servizi a diretta gestione pubblica, le misure a favore degli operatori socio sanitari che lavorano nel pubblico, l’avvio di un percorso per l’equiparazione contrattuale tra il settore pubblico e quello privato (che oggi presenta svantaggi per i lavoratori del comparto), il blocco delle esternalizzazioni per le funzioni sostanziali del SSN, la cancellazione della Sanità dalle materie su cui applicare l’autonomia differenziata, il rilancio della Programmazione Sanitaria Nazionale (stante il clamoroso fallimento del mercato in sanità, che non solo non ha prodotto benefici ma ha accentuato le disuguaglianze nella salute tra regioni dato che la speranza di vita in salute vede un divario di 15 anni tra i cittadini della Calabria e quelli di Bolzano), la riorganizzazione dei servizi territoriali di base, dei servizi per l’età evolutiva, la salute mentale, i consultori, la tutela della salute nei luoghi di lavoro.

𝗜𝗟 𝗣𝗖𝗜:
- ritiene, conformemente con quanto indica la letteratura scientifica, che la supposta equivalenza tra privato e pubblico in sanità sia una frottola non più sostenibile;
- individua nello sviluppo del privato in sanità la principale fonte dei molti problemi di salute e di assistenza che oggi affliggono la sanità pubblica in Italia;
- valuta che su queste basi finanziarie e giuridiche possa svilupparsi un programma di de privatizzazione del nostro SSN per porre fine ai molti danni che il privato in sanità determina da un punto di vista di popolazione;
- si batte perché siano sottoposti a critica e superati anche alcuni punti sui quali la LIP CGIL non interviene, quali la aziendalizzazione del SSN ed il “sistema del terzo pagante” che, inserito nei contratti collettivi nazionali di lavoro, investe una quota di salario differito in polizze assicurative con fornitori privati, interessando oltre 15 milioni di lavoratori;
- invita pertanto iscritti e simpatizzanti a partecipare alla raccolta di firme ed a sottoscrivere la proposta di LIP.

19/05/2026

𝗣𝗥𝗘𝗖𝗔𝗥𝗜𝗔𝗧𝗢 𝗣𝗘𝗥𝗦𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘 𝗔𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗘: 𝗖𝗢𝗡𝗗𝗔𝗡𝗡𝗔𝗧𝗔 𝗟'𝗜𝗧𝗔𝗟𝗜𝗔

Con la sentenza del 13 maggio 2026 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha dichiarato incompatibile con il Diritto Europeo il sistema italiano di utilizzo dei contratti a tempo determinato per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) delle scuole statali.

Sotto accusa è il sistema di reclutamento del personale ATA che produce precariato permanente. In sostanza, come più volte hanno denunciato il PCI e le organizzazioni sindacali, i rapporti di lavoro precari non sono utilizzati solo per coprire supplenze brevi, ma anche su posti vacanti permanenti o di lunga durata, che ogni anno sono decine di migliaia.

In particolare, i giudici europei hanno rilevato che:
• la normativa italiana non prevede né una durata massima dei rapporti a termine né un limite al numero di rinnovi dei contratti del personale ATA;
• il requisito dei due anni di servizio necessario per partecipare ai concorsi finisce per incentivare il ricorso reiterato ai contratti a tempo determinato anche per esigenze strutturali e permanenti;
• il sistema italiano non offre strumenti effettivi di prevenzione e contrasto dell’abuso nella reiterazione dei rapporti a termine del personale ATA.

Gravi sono le responsabilità del Governo Meloni e dei governi precedenti per i tagli sistematici al personale e per non aver programmato i concorsi e le assunzioni a tempo indeterminato sulla base delle effettive esigenze delle scuole.

Chiediamo l’immediata stabilizzazione del personale precario e un sistema di reclutamento che garantisca stabilità e diritti a decine di migliaia lavoratrici e lavoratori.

Dipartimento Istruzione PCI

15/05/2026

𝗜𝗟 𝗣𝗖𝗜 𝗜𝗡𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗔 𝗟'𝗔𝗠𝗕𝗔𝗦𝗖𝗜𝗔𝗧𝗢𝗥𝗘 𝗗𝗜 𝗖𝗨𝗕𝗔 𝗔 𝗥𝗢𝗠𝗔

Lunedì 11 maggio si è tenuto a Roma, presso la sede dell'Ambasciata della Repubblica di Cuba in Italia, un incontro fra il Segretario Nazionale del PCI, Mauro Alboresi, accompagnato da Sandro Scardigli del Dipartimento Esteri e l'Ambasciatore cubano in Italia, Jorge Luis Cepero Aguilar, accompagnato da Damian Delgado Vazquez, Consigliere Politico dell'Ambasciata.

La conversazione ha spaziato sui principali aspetti della situazione che Cuba e il suo popolo si trovano a vivere sotto l'assedio stretto dall'Amministrazione Trump, che si è andato ad aggiungere al blocco USA (e di fatto osservato anche dagli Stati alleati del governo nordamericano) che grava sull'Isola da circa 65 anni.

Il tentativo esplicito dell'imperialismo statunitense è quello di provocare una crisi umanitaria a Cuba, con il collasso della produzione, dei servizi pubblici e dell'assistenza sanitaria, allo scopo di fomentare disordini interni e creare un pretesto per un intervento militare diretto.

Il compagno Cepero Aguilar ha sottolineato l'importanza di una corretta informazione dell'opinione pubblica internazionale su cosa sta veramente accadendo, sugli scopi di questo assedio e su come il governo rivoluzionario e il Partito Comunista di Cuba stanno fronteggiando la situazione.

Donald Trump ha dichiarato giorni fa: "prenderemo il controllo dell'isola quasi immediatamente" e "non credo che si possano fare altre pressioni se non entrare e distruggere il luogo". Commentando queste frasi è stato sottolineato che il popolo cubano non vuole la guerra ma che è pronto a difendere la propria indipendenza fino all'ultima goccia di sangue e che la resa non è prevista.

Il Consigliere Damian Delgado ha ringraziato il Partito Comunista Italiano per il suo costante impegno in difesa della Rivoluzione e dell'indipendenza di Cuba, sottolineando la presenza del nostro Partito in tutte le principali manifestazioni, la promozione di iniziative proprie e la presentazione di mozioni di solidarietà con Cuba nelle assemblee elettive locali dove sono presenti suoi rappresentanti.

Le parti hanno convenuto sull'importanza di sviluppare lotte e iniziative coordinate delle forze antimperialiste e antifasciste contro la guerra; per il diritto dei popoli all'autodeterminazione.

Dipartimento Esteri PCI

Indirizzo

Bologna

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