Compagnia della BUONA Impresa

Compagnia della BUONA Impresa Noi capitani siamo sempre soli!

Cari colleghi imprenditori, so che in questi momenti difficilissimi state lottando per stare in
piedi e in pratica siete soli, come lo siete da quando vi siete messi al timone della vostra nave.

Mi sono chiesto, riflettendo da solo con sincerità, se credo veramente che nella nostra Italia manchino gli uomini corag...
24/08/2024

Mi sono chiesto, riflettendo da solo con sincerità, se credo veramente che nella nostra Italia manchino gli uomini coraggiosi.

Ogni giorno incontro l’immenso coraggio di mamme e padri, di anziani, di giovani, di fronte all’ “indifferenza” e all’”insensibilità”, che spesso si trasformano in “ostacoli” che paiono insormontabili.

Spesso non è il singolo, con il suo muoversi, ma l’aggregazione tra più persone che in un loro ruolo dovrebbero creare risposta funzionale, attenta e pronta, alle esigenze di una società.

Il coraggio del singolo, al quale qui noi ci richiamiamo, esiste e si trasforma spesso in eroismo, laddove possiamo contare sulle nostre “braccia” e sul nostro “cuore” e genera “speranza”, “sollievo”, tocca singole importanti, spesso vitali, ma non “risolve” con un metodo che possa propagare nella società risposte, reazioni, con la stessa intensità, con lo stesso animo e cuore di un’azione del singolo.

Il coraggio al quale facciamo riferimento nel nostro messaggio insistente, stimolante, è quello che, se sostenuto, perché apertamente condiviso e propagato, crea quella uniformità di condivisione che moltiplica in maniera esponenziale il suo potenziale di intervento nella società.

Per questo motivo cerchiamo con forza il sostegno del nostro Presidente Sergio Mattarella, del nostro Papa, di tutte le persone che nel loro rilievo morale riconosciuto, per non parlare di autorità che può apparire come severità, personalmente tendono la mano ed abbracciano il coraggio dei singoli, stimolando e sostenendo la loro azione, che se anche non strutturata come può essere quella di un’istituzione o un organismo statale, può diffondersi e penetrare, creando fiducia nei risultati possibili, con proposte che toccano con attenzione, ma che richiedono una forza di un’estesa condivisone ed efficiente applicazione.

Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci è uno dei più noti e significativi eventi narrati nel Nuovo Testamento della Bibbia. Questo miracolo, compiuto da Gesù Cristo durante il suo ministero terreno, ha suscitato meraviglia e ammirazione per secoli. Poche risorse che si moltiplicano “sfamando” migliaia di presenti, richiamati dal messaggio di Gesù.

Uno dei discepoli di Gesù, Andrea, trovò un ragazzo che aveva con sé cinque pani d’orzo e due pesci. Gesù prese quei pochi alimenti, li benedisse e li distribuì ai discepoli affinché li portassero alla folla. Incredibilmente, quei pochi pani e pesci furono sufficienti per sfamare migliaia di persone.

Questo miracolo ci insegna che, anche quando ci troviamo di fronte a situazioni difficili o limitate, dobbiamo avere fiducia nella provvidenza divina e nella sua capacità di fornire tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Oltre alla sua spiegazione fisica, questo miracolo ci offre un importante insegnamento spirituale sulla provvidenza divina e sulla fiducia in Dio. La sua rilevanza per i credenti di oggi sta nel ricordarci che, anche quando sembra impossibile, possiamo confidare nella generosità e nell’abbondanza di Dio.

Ma la provvidenza si accompagna al coraggio, come sottolinea la catechesi del Santo Padre alle udienze Generali del dicembre del 2021, intorno alla figura di San Giuseppe e all’Udienza si pone l’accento sul suo essere “migrante perseguitato e coraggioso”, come descritto nel Vangelo di Matteo.

“La fuga della Santa Famiglia in Egitto salva Gesù, ma purtroppo non impedisce a Erode di compiere la sua strage. Ci troviamo così di fronte a due personalità opposte: da una parte Erode con la sua ferocia e dall’altra parte Giuseppe con la sua premura e il suo coraggio.” Il Pontefice mette in guardia sul poter diventare come il primo perché “è un atteggiamento in cui possiamo cadere tutti noi, ogni volta che cerchiamo di scacciare le nostre paure con la prepotenza.”

E noi desideriamo quindi essere coraggiosi, come San Giuseppe ed affrontiamo i tanti Erodi con il nostro cammino. Cammino che nei secoli ha creato una immensa moltiplicazione di pani e pesci, nella immensa forza e presenza di cristiani coraggiosi insieme nella Chiesa, anche spesso martiri, ma la loro forza ci dà il coraggio, la previdenza ci accompagna.

Un abbraccio cordiale

21/07/2023

Ancora una volta le imprese familiari, nonostante il Covid, la crisi finanziaria e la guerra hanno continuato a supportare l'economia nazionale. Viene cosi ult

21/07/2023
01/05/2023

Il lavoro

Il lavoro è un binario della nostra vita. Il lavoro mi proietta in una dimensione dove mi sento di essere parte con le mie forze, con la mia capacità e quindi cultura, di portare il mio apporto per legittimare in me anche il diritto di vivere come membro di una società, quindi di essere parte di questa società con quanto essa mi può o mi deve dare, in termini di sicurezza, assistenza, supporto.

Non tutto infatti può dipendere solo dal mio lavoro, c’è sempre un qualcosa che mi viene donato, in virtù della partecipazione, del rispetto, da parte di tutti noi nell’ambiente sociale o naturale dove siamo immersi.

Il confine di questa immersione e quindi di questo scambio continuo, silenzioso, non è palpabile, non è descrivibile. Oggi la mia presenza la mia responsabile attenzione, la mia cultura ed i Valori vissuti e trasmessi, si perdono con una osmosi lenta ed inarrestabile nel mondo attorno a me.

Io lavoro con le mani, con la testa, con il cuore e tutti sono elementi fondamentali per dare scopo e resistenza, con un obiettivo. Spesso penso, oggi da pensionato, per età e diritto acquisito, non certo per reale nuovo spirito di vita vissuta con più diritti, con meno sforzo, a regime più ridotto, che il lavoro, non è cambiato nei suoi fini, nel suo obiettivo.

Lentamente cambia il modo di essere presente ed attivo, calano forse le forze, cedo il passo ai più giovani, ma probabilmente qui aumenta la mia attenzione nel rendermi disponibile in altro modo.

Posso mettere a disposizione le mie braccia e le mie gambe più instabili, meno decise, ma posso mettere a disposizione ed impegnare anche la mia capacità di riflettere e di operare portando esperienza, stabilità, cultura, storia vissuta, ricordi e tradizioni.

Partecipo con il mio nuovo modo di essere presente ed attivo a consolidare percorsi, tracciati già percorsi, ma posso essere anche attento e fiducioso per i percorsi che disegnano i nostri figli.

Posso cercare di portare visioni diverse, meditate e vissute, quale prova di ciò che l’uomo nel contesto del momento passato, ma anche presente, può sempre ancora dare. E quale dare è sempre stato una forza immensa sorgente di vita.

Anche se la forza, l’irruenza, la mancanza di rispetto, cercano di cancellare ed imporre nuovi orizzonti, cancellano tante prospettive, tolgono diritti, come oggi avviene in Afganistan, il significato del lavoro, presenza, assumono ancor più importanza come visione, come garanzia del passato, ma anche come forza nel determinare vie per mantenere i Valori di sempre.

Questa forza, in ogni momento di crisi, sanitaria, economico finanziaria, sociale, si trasforma in una specie di eroismo silente, ma permanente, quasi si vivesse in apnea, ma sempre con lo stesso significato ed impegno per quella vita che mi sono disegnato, dai nonni, ai genitori, con il mio impegno, con la mia famiglia, per la mia vecchiaia.

Cerco di chiudere sempre il cerchio che rotola dietro e avanti a me, per arrivare alla fine del percorso.

Leggo ogni giorno di disperazione, che interpreto come black out nell’orizzonte. Non vedo più il mio orizzonte, sono in apnea e vedo il buio.

E’ qui che forse la responsabilità aumenta nei miei vicini, in coloro che possono testimoniare e ricordare il mio percorso e la meta, possono riconoscere il Valore di ciò che ho seminato e che ora possono cercare di recuperare questa forza, ridare luce.

Non è facile e spesso si rinuncia a credere che in fondo sempre vi sia una luce ed una ragione che restituiscono speranza e giustizia. Spesso il buio è qui per farci apprezzare la luce. Tutto attorno a noi scorre, talvolta freneticamente, talvolta lentamente, ma prima o poi nel fiume che scorre inesorabile, vengo trasportato anch’io verso nuovi orizzonti di luce, avvolto, sostenuto, accompagnato e c’è sempre chi, vicino o lontano, può prendere una mano, la mia, farmi sentire una presenza e quella mano calda, può diventare una mia salda presa.

E’ un lavoro continuo di tante mani e di tante anime, insieme.

Dott. Alberto Berger – Presidente Sezione UCID della Provincia di Bolzano
Cell. 335-8215541
Email : [email protected]

30/04/2023

Il lavoro

Il lavoro è un binario della nostra vita. Il lavoro mi proietta in una dimensione dove mi sento di essere parte con le mie forze, con la mia capacità e quindi cultura, di portare il mio apporto per legittimare in me anche il diritto di vivere come membro di una società, quindi di essere parte di questa società con quanto essa mi può o mi deve dare, in termini di sicurezza, assistenza, supporto.

Non tutto infatti può dipendere solo dal mio lavoro, c’è sempre un qualcosa che mi viene donato, in virtù della partecipazione, del rispetto, da parte di tutti noi nell’ambiente sociale o naturale dove siamo immersi.

Il confine di questa immersione e quindi di questo scambio continuo, silenzioso, non è palpabile, non è descrivibile. Oggi la mia presenza la mia responsabile attenzione, la mia cultura ed i Valori vissuti e trasmessi, si perdono con una osmosi lenta ed inarrestabile nel mondo attorno a me.

Io lavoro con le mani, con la testa, con il cuore e tutti sono elementi fondamentali per dare scopo e resistenza, con un obiettivo. Spesso penso, oggi da pensionato, per età e diritto acquisito, non certo per reale nuovo spirito di vita vissuta con più diritti, con meno sforzo, a regime più ridotto, che il lavoro, non è cambiato nei suoi fini, nel suo obiettivo.

Lentamente cambia il modo di essere presente ed attivo, calano forse le forze, cedo il passo ai più giovani, ma probabilmente qui aumenta la mia attenzione nel rendermi disponibile in altro modo.

Posso mettere a disposizione le mie braccia e le mie gambe più instabili, meno decise, ma posso mettere a disposizione ed impegnare anche la mia capacità di riflettere e di operare portando esperienza, stabilità, cultura, storia vissuta, ricordi e tradizioni.

Partecipo con il mio nuovo modo di essere presente ed attivo a consolidare percorsi, tracciati già percorsi, ma posso essere anche attento e fiducioso per i percorsi che disegnano i nostri figli.

Posso cercare di portare visioni diverse, meditate e vissute, quale prova di ciò che l’uomo nel contesto del momento passato, ma anche presente, può sempre ancora dare. E quale dare è sempre stato una forza immensa sorgente di vita.

Anche se la forza, l’irruenza, la mancanza di rispetto, cercano di cancellare ed imporre nuovi orizzonti, cancellano tante prospettive, tolgono diritti, come oggi avviene in Afganistan, il significato del lavoro, presenza, assumono ancor più importanza come visione, come garanzia del passato, ma anche come forza nel determinare vie per mantenere i Valori di sempre.

Questa forza, in ogni momento di crisi, sanitaria, economico finanziaria, sociale, si trasforma in una specie di eroismo silente, ma permanente, quasi si vivesse in apnea, ma sempre con lo stesso significato ed impegno per quella vita che mi sono disegnato, dai nonni, ai genitori, con il mio impegno, con la mia famiglia, per la mia vecchiaia.

Cerco di chiudere sempre il cerchio che rotola dietro e avanti a me, per arrivare alla fine del percorso.

Leggo ogni giorno di disperazione, che interpreto come black out nell’orizzonte. Non vedo più il mio orizzonte, sono in apnea e vedo il buio.

E’ qui che forse la responsabilità aumenta nei miei vicini, in coloro che possono testimoniare e ricordare il mio percorso e la meta, possono riconoscere il Valore di ciò che ho seminato e che ora possono cercare di recuperare questa forza, ridare luce.

Non è facile e spesso si rinuncia a credere che in fondo sempre vi sia una luce ed una ragione che restituiscono speranza e giustizia. Spesso il buio è qui per farci apprezzare la luce. Tutto attorno a noi scorre, talvolta freneticamente, talvolta lentamente, ma prima o poi nel fiume che scorre inesorabile, vengo trasportato anch’io verso nuovi orizzonti di luce, avvolto, sostenuto, accompagnato e c’è sempre chi, vicino o lontano, può prendere una mano, la mia, farmi sentire una presenza e quella mano calda, può diventare una mia salda presa.

E’ un lavoro continuo di tante mani e di tante anime, insieme.

Dott. Alberto Berger – Presidente Sezione UCID della Provincia di Bolzano
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Carissimi,ecco di seguito e in allegato una prima rassegna stampa di servizi e articoli usciti in questi giorni per pres...
29/04/2023

Carissimi,
ecco di seguito e in allegato una prima rassegna stampa di servizi e articoli usciti in questi giorni per presentare i due eventi romani: il "Cortile dei Coraggiosi" e la "Santa Messa Fratelli Tutti". Buona lettura e buon ascolto.

Articolo/servizio

Testata

Link

Articolo e intervista radiofonica

VATICAN NEWS RADIO VATICANA

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2023-04/cortile-coraggiosi-imprenditori-cattolici-lavoro-migranti.html

Programma “Di Buon Mattino”

TV2000

https://www.tv2000.it/dibuonmattino/video/lassociazione-san-giuseppe-imprenditore/

31/10/2022
30/11/2021

Indirizzo

Via Amba Alagi, 28
Bolzano
39100

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