30/06/2026
DIETRO LA TRUFFA CRUDELE DEI “CPR”
(Testo integrale)
Mentre troppe persone sono lasciate a dormire per strada, si continuano a indicare i cosiddetti Centri per il rimpatrio (CPR) come una magica soluzione per criminalità, sicurezza, immigrazione, ecc.
Non è vero. Cosa c’è, veramente, dietro questo acronimo ? Sono strutture di “detenzione amministrativa”, destinate cioè a persone che non hanno commesso un reato penale, ma solo un illecito amministrativo. Nei CPR, in particolare, vengono rinchiusi cittadini stranieri sprovvisti di documenti di soggiorno validi, in attesa che venga eseguito un provvedimento di espulsione, convalidato da un giudice di pace. In alcuni casi, anche i richiedenti asilo possono essere trattenuti nei CPR, se, ad esempio, si ritiene che costituiscano un pericolo per l’ordine pubblico, vi sia un pericolo di fuga o se si ritiene che la domanda di protezione internazionale sia strumentale. Il trattenimento è disposto con un provvedimento del Questore, che deve essere convalidato dall’autorità.
Formalmente, chi è in un CPR ha uno status di “persona trattenuta” o “ospite”, ma sono di fatto persone detenute, che pur non avendo commesso alcun reato, vivono in condizioni spesso peggiori rispetto alle carceri, poiché non possono ricevere visite e, tranne alcune eccezioni, non hanno modo di comunicare con l’esterno. Inoltre, dal momento che la permanenza dovrebbe essere temporanea, non esistono percorsi educativi e ricreativi.
L’attuale governo ha stabilito che la detenzione in questi “non luoghi” possa protrarsi fino a 18 mesi (originariamente la cosiddetta “detenzione amministrativa” poteva durare solo 30 giorni!). In Italia esistono attualmente 10 CPR, per un totale di 1.300 posti, situati a: Milano, Gradisca d’Isonzo (Gorizia), Ponte Galeria (Roma), Palazzo San Gervasio (Potenza), Macomer (Nuoro), Brindisi, Bari, Trapani, Caltanissetta e Torino. Alla lista, si deve poi aggiungere il CPR di Gjadër in Albania, in funzione da aprile 2025.
Affinché un rimpatrio possa avvenire, il cittadino straniero deve essere stato identificato, serve un volo disponibile e del personale di polizia da distaccare per il trasferimento. Inoltre devono esserci degli accordi bilaterali di riammissione o di rimpatrio, tra l’Italia e i paesi di origine dei migranti. Attualmente gli accordi ci sono con Albania, Algeria, Bangladesh, Egitto, Filippine, Ghana, Marocco, Moldavia, Nigeria, Pakistan, Senegal, Somalia, Sri Lanka, Tunisia.
Siamo di fronte a veri e propri “buchi neri” del diritto, dove le condizioni di vita delle persone trattenute sono ai limiti della disumanità, tra cibo scadente, violenze, abuso di psicofarmaci, come documentato da diverse relazioni, report e visite nei centri e dai video clandestini girati dalle persone detenute. Con la sentenza n.96/2025, depositata il 3 luglio 2025, la Corte Costituzionale ha stabilito che la disciplina vigente sul trattenimento nei CPR non rispetta la legge in materia di libertà personale. La sentenza non dichiara illegittima l’esistenza dei CPR, ma chiede al legislatore di intervenire con una normativa che corregga questa situazione, per “garantire certezza del diritto e dignità della persona in un ambito dove si intrecciano sicurezza pubblica, immigrazione e diritti umani”. Cose che, ovviamente, non sono stata fatte. In conclusione, due CPR di 25 posti ciascuno, che, peraltro, saranno gestiti, come gli altri, a livello centrale dal Ministero dell’Interno, con buona pace del Presidente Kompatscher, del Sindaco Corrarati eccetera, non risolveranno alcun problema, ma, anzi, aggraveranno la situazione. Vale, proprio, la pena costruire un’alternativa solidale, assai più sicura.