SiAmo Bovalino

SiAmo Bovalino Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di SiAmo Bovalino, Organizzazione politica, Via garibaldi, Bovalino.

Movimento civico che nasce con l'intento di promuovere un percorso di cittadinanza attiva e di democrazia partecipata, per costruire un progetto di sviluppo sostenibile e di crescita culturale economica e sociale di Bovalino.

𝐓𝐀𝐑𝐈 𝟐𝟎𝟐𝟔 - 𝐃𝐈𝐅𝐅𝐈𝐃𝐀 𝐃𝐈 𝐒𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐁𝐎𝐕𝐀𝐋𝐈𝐍𝐎: "𝐏𝐑𝐈𝐌𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋’𝐄𝐌𝐈𝐒𝐒𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐄𝐆𝐋𝐈 𝐀𝐕𝐕𝐈𝐒𝐈 𝐒𝐈𝐀𝐍𝐎 𝐕𝐄𝐑𝐈𝐅𝐈𝐂𝐀𝐓𝐄 𝐋𝐄 𝐓𝐀𝐑𝐈𝐅𝐅𝐄”Considerato che il...
21/08/2026

𝐓𝐀𝐑𝐈 𝟐𝟎𝟐𝟔 - 𝐃𝐈𝐅𝐅𝐈𝐃𝐀 𝐃𝐈 𝐒𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐁𝐎𝐕𝐀𝐋𝐈𝐍𝐎: "𝐏𝐑𝐈𝐌𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋’𝐄𝐌𝐈𝐒𝐒𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐄𝐆𝐋𝐈 𝐀𝐕𝐕𝐈𝐒𝐈 𝐒𝐈𝐀𝐍𝐎 𝐕𝐄𝐑𝐈𝐅𝐈𝐂𝐀𝐓𝐄 𝐋𝐄 𝐓𝐀𝐑𝐈𝐅𝐅𝐄”

Considerato che il Sindaco Vincenzo Maesano, la maggioranza e il Presidente del Consiglio Filippo Musitano non hanno ritenuto di consentire un adeguato approfondimento della delicata questione in Consiglio comunale, il gruppo consiliare SiAmo Bovalino ha trasmesso al Segretario generale, al Responsabile dell’U.O. Economico-Finanziaria e all’Organo di revisione economico-finanziaria del Comune di Bovalino una formale diffida, a tutela dei cittadini, chiedendo che, prima dell’emissione degli avvisi di pagamento della TARI 2026, venga effettuata e formalizzata una puntuale verifica della correttezza matematica, contabile e regolatoria delle tariffe approvate.

L’iniziativa dei consiglieri comunali Bruno Squillaci, Giovanni Giorgi e Teresa Parisi nasce dall’esame della documentazione relativa alla determinazione della TARI 2026 e ha una finalità precisa: evitare che eventuali anomalie presenti negli atti si traducano in importi non corretti richiesti ai cittadini.

A titolo meramente esemplificativo, per le utenze domestiche con un componente i parametri e il procedimento di calcolo riportati nello stesso prospetto comunale conducono a una tariffa fissa di circa 0,21 euro al metro quadrato, mentre nella colonna delle tariffe viene esposto un valore di 0,52 euro al metro quadrato, circa due volte e mezzo superiore. L’esempio riguarda una singola classe di utenza al solo fine di rendere immediatamente comprensibile l’anomalia, ma le medesime incongruenze si riscontrano nelle diverse classi tariffarie, rendendo necessaria una verifica complessiva dell’intero procedimento di determinazione delle tariffe.

Ulteriori elementi da chiarire emergono dai valori complessivi: per la stessa annualità 2026 risultano negli atti tre differenti importi, pari a 1.544.606,17 euro nel PEF validato, 1.551.064,33 euro nel prospetto utilizzato per il calcolo delle tariffe e 1.561.013,25 euro quale tributo risultante dal gestionale, con uno scostamento di oltre 16 mila euro tra il primo e l’ultimo valore.

“Si tratta di elementi che riteniamo debbano essere chiariti prima che la tariffazione produca effetti nei confronti dei contribuenti. Non intendiamo anticipare conclusioni che spettano agli uffici e agli organi competenti, ma riteniamo doveroso, nell’esercizio delle nostre funzioni, segnalare incongruenze oggettivamente riscontrabili negli atti e chiedere che siano sottoposte a una verifica puntuale”.

La diffida pone inoltre la questione dell’efficacia delle tariffe approvate con la deliberazione del Consiglio comunale del 7 agosto 2026, intervenuta successivamente al termine del 31 luglio, chiedendo agli organi competenti di chiarire espressamente quali tariffe risultino efficaci per l’anno in corso prima dell’emissione degli avvisi.

La richiesta di verifica è stata estesa anche alle annualità precedenti, poiché da un primo esame della documentazione sembrerebbero emergere criticità analoghe. In particolare, è stato chiesto di verificare le tabelle e le basi dati utilizzate nei diversi esercizi, considerato che risultano invariati negli anni esaminati sia i valori delle superfici imponibili sia il numero delle utenze domestiche, e di accertare conseguentemente l’effettivo aggiornamento dei dati e delle tabelle utilizzati per la determinazione delle tariffe.

“La questione va affrontata con rigore e responsabilità, senza allarmismi ma anche senza sottovalutazioni. Prima dell’emissione degli avvisi TARI 2026 è necessario avere certezza della correttezza dei dati, dei calcoli e delle tariffe che saranno applicate ai cittadini. Se le verifiche confermeranno la correttezza degli atti, sarà importante chiarirlo; se invece dovessero emergere errori, è interesse della comunità e dello stesso Comune che vengano corretti prima che producano effetti. È questo il senso della nostra iniziativa: esercitare una funzione di controllo nell’interesse dei contribuenti e della corretta amministrazione”.

Gruppo Consiliare SiAmo Bovalino

COMUNE DI BOVALINO
I Consiglieri comunali
Bruno Squillaci, Giovanni Giorgi, Teresa Parisi

19/08/2026

𝗦𝗲𝗿𝘃𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗰𝗵𝗲 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗶 𝗮 𝗱𝗶𝘀𝗰𝘂𝘁𝗲𝗿𝗲

È normale che una comunità finisca per abituarsi anche a ciò che dovrebbe preoccuparla?

Tributi, ambiente, opere pubbliche, situazione finanziaria, sviluppo economico, politiche sociali, sicurezza, viabilità, decoro urbano, programmazione del territorio: sono temi che incidono concretamente sulla qualità della vita dei cittadini e sulle prospettive di un paese. Non sono questioni di maggioranza o di opposizione: riguardano Bovalino e il suo futuro.

In passato nacque l’Osservatorio permanente per la buona amministrazione proprio dall’idea che il controllo civico, la partecipazione e l’attenzione dei cittadini fossero una ricchezza per le istituzioni.

Oggi, davanti ai tanti problemi irrisolti, quello spirito sarebbe più che mai necessario.

L’opposizione consiliare può controllare, proporre, segnalare criticità. Ma nessuna opposizione può sostituire una comunità viva, consapevole, vigile e partecipe.

Bovalino ha bisogno di tornare a discutere dei problemi che contano. E forse la prima domanda da porsi è proprio questa:

perché la nostra comunità ha smesso di farlo?

𝗣𝗜𝗔𝗡𝗢 𝗦𝗣𝗜𝗔𝗚𝗚𝗜𝗔: 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗣𝗨𝗢' 𝗟𝗔 𝗖𝗜𝗧𝗧𝗔𝗗𝗜𝗡𝗔𝗡𝗭𝗔 𝗙𝗢𝗥𝗠𝗨𝗟𝗔𝗥𝗘 “𝗢𝗦𝗦𝗘𝗥𝗩𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜” 𝗦𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗘' 𝗣𝗢𝗦𝗦𝗜𝗕𝗜𝗟𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗢𝗦𝗖𝗘𝗥𝗘 𝗡𝗘𝗔𝗡𝗖𝗛𝗘 𝗟𝗔 𝗕𝗢𝗭𝗭𝗔?Il Pia...
18/08/2026

𝗣𝗜𝗔𝗡𝗢 𝗦𝗣𝗜𝗔𝗚𝗚𝗜𝗔: 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗣𝗨𝗢' 𝗟𝗔 𝗖𝗜𝗧𝗧𝗔𝗗𝗜𝗡𝗔𝗡𝗭𝗔 𝗙𝗢𝗥𝗠𝗨𝗟𝗔𝗥𝗘 “𝗢𝗦𝗦𝗘𝗥𝗩𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜” 𝗦𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗘' 𝗣𝗢𝗦𝗦𝗜𝗕𝗜𝗟𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗢𝗦𝗖𝗘𝗥𝗘 𝗡𝗘𝗔𝗡𝗖𝗛𝗘 𝗟𝗔 𝗕𝗢𝗭𝗭𝗔?

Il Piano Comunale di Spiaggia rappresenta uno degli strumenti di programmazione più importanti per Bovalino, per le sue dirette ricadute sulla gestione del demanio, sulle attività turistico-balneari e, più in generale, sull'economia del territorio.

La sua storia parte da lontano. Il Piano Comunale di Spiaggia veniva adottato già il 28 ottobre 2014, con deliberazione n. 8 del Commissario ad acta.

Nel 2017, gli allora Commissari prefettizi comunicavano pubblicamente che si era giunti alla presa d'atto dell'esito conclusivo della Conferenza di servizi e che, con deliberazione n. 9 del 28 marzo 2017, il Commissario ad acta aveva recepito le relative risultanze, tenendo conto dei pareri e delle prescrizioni acquisite. Nella stessa comunicazione annunciavano, quale passaggio successivo, la completa trasmissione del Piano alla Provincia di Reggio Calabria per la definitiva approvazione.

Il PCS veniva dunque rappresentato, già allora, come sostanzialmente completato e prossimo alla fase conclusiva del procedimento. Ma quell'approvazione, in effetti, non è mai arrivata.

Nel luglio 2022 il Comune riavviava l'iter chiedendo agli enti competenti di confermare i pareri e i nulla osta precedentemente espressi sul Piano, nel frattempo aggiornato al 2017-2018. La Regione Calabria richiedeva ulteriori aggiornamenti degli elaborati geomorfologici e, nel gennaio 2023, il Comune chiedeva un preventivo per effettuare tali adeguamenti. L'incarico veniva però formalizzato soltanto nel febbraio 2024, oltre un anno dopo. Nel frattempo sono sopravvenuti ulteriori vincoli che hanno reso necessari nuovi aggiornamenti.

Al netto della complessità tecnica del procedimento e dell'incidenza della normativa sopravvenuta, rimane un fatto: un Piano adottato nel 2014 e che già nel 2017 veniva rappresentato come sostanzialmente completo e pronto per essere trasmesso alla definitiva approvazione, a distanza di quasi dodici anni dalla sua prima adozione, nove dei quali gestiti dall'attuale Amministrazione comunale, è ancora oggi in fase di completamento e aggiornamento!

Un ritardo particolarmente rilevante per un territorio che vive anche del proprio litorale e che già nell'estate 2025 ha conosciuto serie criticità nell'utilizzo di aree demaniali.

È in questo quadro che va valutato l'incontro pubblico convocato dall'Amministrazione comunale per il 29 agosto, finalizzato, secondo quanto scritto dallo stesso Sindaco Vincenzo Maesano, a "condividere" gli obiettivi del nuovo Piano e a "ricevere osservazioni prima della stesura definitiva".

Proprio in conseguenza della convocazione, abbiamo chiesto agli uffici comunali copia degli elaborati grafici per poterli esaminare preventivamente. Ebbene, il Responsabile dell'U.O. competente ci ha comunicato che, a pochi giorni dall'incontro già programmato, gli elaborati non sono ancora disponibili!

Ed è qui che nasce una evidente difficoltà di comprensione.

Nell'invito il Sindaco parla espressamente di una "nuova bozza", affermando addirittura che questa già recepisce "le normative vigenti e le reali esigenze del territorio emerse in questi anni". La domanda allora sorge spontanea: se davvero una nuova bozza esiste ed è sufficientemente definita da poter essere illustrata e sottoposta al confronto pubblico, perché non può essere resa conoscibile prima dell'incontro?

Se, invece, non è ancora disponibile o non è in condizioni di essere esaminata, allora un'altra domanda è inevitabile: su cosa saranno chiamati a intervenire cittadini e operatori il 29 agosto? Di cosa si discuterà e, soprattutto, sulla base di quali elementi concreti potranno essere formulate le osservazioni che lo stesso Sindaco dichiara di voler raccogliere?

Appare peraltro difficile comprendere come, dopo un Piano adottato nel 2014, un procedimento indicato come prossimo alla conclusione già nel 2017, successivi aggiornamenti, nuove lavorazioni tecniche e ulteriori incarichi professionali, oggi non risulti ancora disponibile neppure una bozza formalmente acquisita che consenta di conoscere le scelte sulle quali si chiede alla comunità di esprimersi.

C'è poi un ulteriore aspetto istituzionale che non può essere trascurato. In tutti questi anni il Consiglio comunale non è mai stato coinvolto dall'attuale Amministrazione nel percorso di aggiornamento del Piano, nonostante si tratti di uno strumento destinato a incidere profondamente sull'assetto e sullo sviluppo del nostro litorale. Eppure è lo stesso atto comunale relativo all'attuale incarico professionale a prevedere espressamente che, definita la proposta di PCS, questa "venga sottoposta all'adozione del Consiglio comunale" .

Proprio per questo sarebbe stato naturale coinvolgere preventivamente tutti i Consiglieri, compresa l'opposizione, attraverso l'istituzione di una apposita Commissione consiliare, consentendo loro di conoscere e approfondire gli indirizzi e le soluzioni che stanno prendendo forma. Diversamente, ancora una volta, il rischio è che il Consiglio comunale venga coinvolto soltanto alla fine, quando le scelte saranno già sostanzialmente definite altrove, riducendone nei fatti il ruolo a quello di una mera “ratifica”.

Ribadiamo che non è questa la funzione del massimo organo rappresentativo della comunità. Un principio, quello del confronto preventivo, che altrove appartiene alla normale fisiologia democratica delle istituzioni, ma che evidentemente non rientra nel modo in cui il Sindaco e questa Amministrazione hanno interpretato in questi anni il ruolo del Consiglio comunale. Una concezione delle istituzioni nella quale il confronto arriva sempre dopo la decisione, anziché concorrere alla sua formazione.

La "partecipazione" richiede invece conoscenza preventiva. Un Piano Spiaggia non può essere conosciuto attraverso la sola illustrazione nel corso di una riunione e, nello stesso momento, essere oggetto di osservazioni realmente consapevoli. A meno che non sia solo l'ennesima "passerella" mediatica.

Per questo chiediamo all'Amministrazione di pubblicare tempestivamente sul sito istituzionale, non appena disponibili e comunque con sufficiente anticipo rispetto all'incontro del 29 agosto, la bozza, gli elaborati provvisori, le tavole e la documentazione necessaria alla comprensione del Piano, consentendo a cittadini, operatori, associazioni e rappresentanti istituzionali di poterli esaminare.

Dopo un percorso iniziato nel 2014 e dopo quasi un decennio da quando il Piano veniva indicato come prossimo alla definitiva approvazione, non avrebbe senso comprimere proprio il tempo destinato alla partecipazione della comunità.

L'incontro del 29 agosto può essere un'occasione utile, ma perché il confronto sia reale occorre mettere tutti nelle condizioni di arrivarci informati. Condividere non significa soltanto presentare un Piano: significa consentire di conoscerlo prima, comprenderlo e poter contribuire realmente alle scelte.

ORDINANZA PLASTIC FREE ALLA VIGILIA DI FERRAGOSTO: LA TUTELA DELL’AMBIENTE MERITA REGOLE CERTE E PROGRAMMATEIl 14 agosto...
17/08/2026

ORDINANZA PLASTIC FREE ALLA VIGILIA DI FERRAGOSTO: LA TUTELA DELL’AMBIENTE MERITA REGOLE CERTE E PROGRAMMATE

Il 14 agosto il Sindaco di Bovalino Vincenzo Maesano ha “consegnato” a cittadini e operatori turistici ben sei pagine di una ordinanza “Plastic Free”, immediatamente operativa e che i concessionari dovranno riuscire a esporre integralmente e in modo ben visibile all’ingresso delle strutture.

La finalità di ridurre l’utilizzo della plastica e tutelare l’ambiente è pienamente condivisibile. Saremmo favorevoli anche a misure più rigorose di quelle previste, se inserite in un percorso organico e programmato, disciplinato attraverso gli strumenti previsti dalla legge.

Una cosa, infatti, è regolamentare consapevolmente la materia; altra è introdurre nuovi obblighi, immediatamente sanzionabili, alla vigilia di Ferragosto, nel pieno della stagione estiva, quando le attività interessate hanno già organizzato il lavoro e predisposto le proprie scorte.

E non si tratta di prescrizioni marginali. Alcune richiamano obblighi già previsti dalla normativa nazionale ed europea, altre introducono prescrizioni ulteriori. L’ordinanza impone infatti a stabilimenti balneari, chioschi e attività commerciali prossime al litorale l’utilizzo di determinati prodotti in materiale biodegradabile e compostabile e, nei locali con accesso alla spiaggia, di somministrare tutte le bevande in contenitori di vetro. Una formulazione che, letta alla lettera, escluderebbe anche bottiglie in PET, bicchieri di plastica e lattine, spingendosi quindi, per alcuni aspetti, oltre quanto previsto dalla disciplina nazionale e comunitaria.

Ma è leggendo il dispositivo nel suo complesso che emergono le criticità più evidenti. Il testo appare contraddittorio e approssimativo proprio nella parte che dovrebbe stabilire con precisione chi deve fare cosa. Per i semplici fruitori degli arenili l’utilizzo di contenitori, piatti, posate, vassoi e altri prodotti biodegradabili, compostabili o riutilizzabili è soltanto “preferibile”, mentre per gli operatori diventa invece obbligatorio, utilizzando espressioni indeterminate nonostante dalla loro interpretazione dipenda l’applicazione di obblighi e sanzioni.

Il risultato è un provvedimento che pretende di imporre prescrizioni immediatamente vincolanti senza definire con la necessaria chiarezza destinatari, ambito e portata degli obblighi. E il paradosso è evidente: ciò che viene rigidamente vietato alle attività commerciali interessate può continuare ad arrivare sulla spiaggia attraverso il singolo fruitore, rischiando di indebolire la stessa efficacia ambientale della misura.

Proprio queste carenze dimostrano perché una materia così delicata non poteva essere affrontata attraverso un’ordinanza scritta e resa operativa alla vigilia di Ferragosto, ma avrebbe richiesto un regolamento chiaro, coerente, discusso e approvato dal Consiglio comunale, competente in materia regolamentare ai sensi dell’art. 42 TUEL.

L’ordinanza, peraltro, non è adottata come contingibile e urgente e non individua una specifica situazione emergenziale. Sul tema il Consiglio di Stato, con sentenza n. 4174/2021, pronunciandosi proprio su un’ordinanza comunale relativa alla plastica monouso, ha già evidenziato i limiti del potere sindacale di ordinanza quando viene utilizzato, in assenza dei necessari presupposti straordinari, per introdurre una disciplina generale.

Per questo chiediamo al Sindaco di revocare l’ordinanza, evitando di esporre inutilmente il Comune a possibili contenziosi, e di portare tempestivamente la materia in Consiglio comunale. Siamo pronti a dare il nostro contributo alla costruzione di un regolamento anche rigoroso, ma tecnicamente coerente ed efficace.

Nel frattempo, per ridurre concretamente la plastica si potrebbe iniziare, ad esempio, facendo finalmente funzionare il “Mangiaplastica”, acquistato con un finanziamento ministeriale di oltre 20 Milà euro, installato nei pressi del Parco dei Diritti dei Bambini e mai messo in funzione, contrariamente a quanto dichiarato dal Comune al Ministero. Possibilnente prima che la revoca del finanziamento diventi anche danno erariale.

𝗧𝗔𝗥𝗜 𝟮𝟬𝟮𝟲: 𝗻𝗲𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗿𝗼𝗶𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝘁𝗮 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗲𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗮𝘁𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗿𝗶𝗱𝘂𝗿𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝘁𝗮𝗿𝗶𝗳𝗳𝗲La tabella...
14/08/2026

𝗧𝗔𝗥𝗜 𝟮𝟬𝟮𝟲: 𝗻𝗲𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗿𝗼𝗶𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝘁𝗮 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗲𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗮𝘁𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗿𝗶𝗱𝘂𝗿𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝘁𝗮𝗿𝗶𝗳𝗳𝗲

La tabella errata utilizzata per determinare le tariffe TARI 2026 del Comune di Bovalino, contrariamente a quanto sostenuto dal Sindaco Vincenzo Maesano nella sua dichiarazione di voto, non sembrerebbe essere l’unico errore presente nei calcoli. Anzi, rischia di essere soltanto la punta dell’iceberg.

Dalla documentazione acquisita che stiamo esaminando emergerebbe infatti che nel Piano Economico Finanziario risultano a ZERO le voci relative ai ricavi della raccolta differenziata, nonostante l’Assessore al Bilancio Maddalena Dattilo abbia dichiarato incassi dai consorzi di filiera pari a €106.264,56 nel 2024 e €126.299,37 nel 2025.

Eppure il principio è chiaro: i minori costi di conferimento e i ricavi derivanti dalla valorizzazione della raccolta differenziata devono tradursi, secondo il metodo tariffario, in un beneficio per gli utenti. Se correttamente valorizzati, quindi, concorrono a ridurre la tariffa posta a carico dei cittadini.

Nel PEF 2026, invece, le relative voci risulterebbero valorizzate a ZERO, come evidenziato nella tabella allegata. Così come nel piano tariffario non risulterebbero detratti né il contributo che il Comune riceve dal Ministero per le scuole pubbliche, né tantomeno le somme incassate a seguito dell’attività di recupero dell’evasione. Tutte voci che, se correttamente considerate, avrebbero concorso a ridurre l’importo posto a carico dei cittadini e, conseguentemente, le tariffe.

Gli errori e le criticità che stanno emergendo dagli atti sono ormai numerosi, a partire dalla stessa tabella errata utilizzata anche per le tariffe 2024. Alla luce di tutto questo, sorprende ancora di più la superficialità con cui il Presidente del Consiglio Filippo Musitano ha liquidato, con l'avallo della maggioranza, una materia così delicata senza consentire il dovuto approfondimento.

Ma non finisce qui. Porteremo questa vicenda nelle sedi istituzionali competenti, a tutela dei cittadini e delle imprese. Ribadiamo che ogni cittadino ha il dovere di pagare le imposte, ma bisogna pagare il giusto, neanche un solo euro in più.

Nel frattempo chiediamo all’Amministrazione di fare piena chiarezza su questa incredibile vicenda.

I Consiglieri comunali del Gruppo consiliare “SiAmo Bovalino”

Bruno Squillaci – Giovanni Giorgi – Teresa Parisi

𝗟𝗔 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗧𝗔' 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗔𝗦𝗦𝗢𝗖𝗜𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗡𝗢𝗡 𝗘' 𝗨𝗡𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗖𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗘Le vicende di questi giorni legate all’Infiorata offrono lo spunto ...
12/08/2026

𝗟𝗔 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗧𝗔' 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗔𝗦𝗦𝗢𝗖𝗜𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗡𝗢𝗡 𝗘' 𝗨𝗡𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗖𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗘

Le vicende di questi giorni legate all’Infiorata offrono lo spunto per una riflessione che sarebbe sbagliato confinare alla scelta, certamente sofferta, di una delle associazioni protagoniste di questa importante tradizione bovalinese di fermarsi per un anno.

Il tema è più ampio e riguarda il rapporto che un’Amministrazione comunale sceglie di costruire con la società civile e con le sue libere espressioni.
Le associazioni non sono articolazioni del Comune, né organismi sui quali esercitare una sorta di “controllo analogo”. Sono realtà autonome, nate dalla libera iniziativa dei cittadini, che le istituzioni devono sostenere, ascoltare e coordinare, senza sostituirsi ad esse e senza condizionarne le scelte.
Lo dice, del resto, lo stesso Regolamento comunale dell’Albo e della Consulta delle Associazioni, che definisce l’associazionismo una «risorsa fondamentale» e un «interlocutore privilegiato» e impegna il Comune a rispettarne l’autonomia.

Eppure, se si mettono in fila diversi regolamenti approvati negli ultimi anni – dalla De.Co. al Festival della Memoria, dai gemellaggi all’Infiorata – emerge un filo conduttore sul quale vale la pena interrogarsi: cambiano gli ambiti, ma i processi decisionali tendono troppo spesso a ritornare nelle mani del Sindaco, della Giunta o comunque dell’esecutivo.

Il caso dell’Infiorata è emblematico. È giusto che il Comune tuteli una tradizione De.Co., la sostenga e ne garantisca il corretto svolgimento. È assai più discutibile che arrivi a concorrere alla scelta del tema artistico annuale, prevedendo persino che, in assenza di accordo, la proposta dell’Amministrazione possa essere sorteggiata insieme a quelle degli infioratori.

A quel punto il confine tra coordinamento e ingerenza diventa inevitabilmente sottile. E se una delle associazioni coinvolte arriva a lamentare pubblicamente proprio una carenza di concertazione, crediamo che quel disagio meriti di essere ascoltato e non semplicemente archiviato.

Anche perché il problema riguarda innanzitutto il metodo. Nel 2024, quando arrivò in Consiglio il nuovo Regolamento dell’Albo e della Consulta delle Associazioni, come minoranza chiedemmo formalmente il rinvio e la costituzione di una Commissione consiliare per poter contribuire alla sua elaborazione. Quella legittima richiesta fu invece respinta dalla maggioranza.

Avere i numeri per decidere non significa necessariamente dover decidere da soli. Soprattutto quando si stanno scrivendo le regole della partecipazione sociale e non si sta semplicemente attuando un programma politico di maggioranza.

Ed è proprio la Consulta delle Associazioni a rendere ancora più evidente questa contraddizione. Il regolamento le assegna un ruolo centrale: raccordare e coordinare il mondo associativo e persino orientare l’Amministrazione nelle scelte che lo riguardano. La sua governance è volutamente autonoma: le associazioni eleggono il Comitato di coordinamento, mentre Sindaco e Assessori possono parteciparvi senza diritto di voto.

Eppure gli organismi della Consulta sono scaduti ormai da anni senza che si sia provveduto al loro rinnovo. Se per così tanto tempo nessuno ha avvertito l’urgenza di restituire una governance legittima e operativa a quello che dovrebbe essere il principale luogo di rappresentanza e coordinamento delle associazioni, una domanda viene spontanea: quale funzione reale viene riconosciuta alla Consulta?

Perché una Consulta che rimane sulla carta, che non coordina, non propone e non concorre alle scelte, finisce inevitabilmente per perdere la propria ragion d’essere. Ed è difficile non cogliere una contraddizione tra tanta attenzione nel regolamentare la vita associativa e molta meno nel garantire il funzionamento dello strumento attraverso il quale le associazioni dovrebbero autonomamente rappresentarsi.

Non ne facciamo una polemica. È, piuttosto, una questione di metodo e di cultura istituzionale.
L’autonomia delle associazioni non è una concessione dell’Amministrazione e non può dipendere dalla maggiore o minore sintonia con chi governa. Il sostegno pubblico richiede certamente trasparenza e responsabilità nell’utilizzo delle risorse, ma non può tradursi in subordinazione culturale, organizzativa o progettuale.

Le associazioni devono conservare pienamente il diritto di critica, di proposta e di intervento. Devono poter organizzare liberamente le proprie iniziative, confrontarsi con l’Amministrazione anche da posizioni differenti e contribuire alle scelte della comunità senza che il dissenso venga percepito come qualcosa da ricondurre sotto controllo.

Una società civile libera, autonoma e anche capace di dissentire non indebolisce le istituzioni. Al contrario, le rende più forti. Ed è per questo che qualsiasi tentazione, anche solo culturale, di ricondurre il mondo associativo dentro un perimetro di controllo politico va respinta con fermezza.

Il Comune ha il compito di amministrare, sostenere, favorire il confronto e coordinare quando necessario. Le associazioni, però, devono restare libere di fare ciò per cui sono nate, di esprimere idee, sensibilità e anche posizioni diverse. È proprio da questo equilibrio che nasce una comunità viva.

E forse è questa la riflessione più semplice con cui chiudere: la qualità di un’Amministrazione non si misura da quanto riesce a controllare la propria comunità, ma dalla libertà, dalla partecipazione e dall’autonomia che riesce a far crescere al suo interno.

𝗘𝗿𝗿𝗼𝗿𝗶, 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗱𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗲 𝗱𝗼𝗰𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘁𝗶: 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗮𝗻𝘇𝗮 𝘁𝗮𝗰𝗲 𝗲 𝗮𝗽𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮: 𝗲𝗰𝗰𝗼 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗲̀ 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝘂𝗹𝘁𝗶𝗺𝗼 𝗖𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶...
02/08/2026

𝗘𝗿𝗿𝗼𝗿𝗶, 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗱𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗲 𝗱𝗼𝗰𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘁𝗶: 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗮𝗻𝘇𝗮 𝘁𝗮𝗰𝗲 𝗲 𝗮𝗽𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮: 𝗲𝗰𝗰𝗼 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗲̀ 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝘂𝗹𝘁𝗶𝗺𝗼 𝗖𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲

Venerdì 31 Luglio si è tenuto il Consiglio comunale, chiamato ad approvare due fra gli atti più importanti dell'anno: le tariffe TARI 2026 e la salvaguardia degli equilibri di bilancio. Con il primo è stato deciso quanto ogni famiglia e ogni attività economica di Bovalino pagherà per il servizio rifiuti, per oltre un milione e mezzo di euro. Con il secondo la maggioranza ha dichiarato che i conti del Comune sono in equilibrio, che non esistono debiti da riconoscere e che le somme accantonate sono capienti. Lo ha fatto sulla base di documenti che in più punti contraddicono proprio ciò che la maggioranza ha attestato.

Quello che abbiamo trovato, esaminando quegli atti, ha un nome ben preciso: disordine amministrativo. E non si tratta di un episodio isolato, ma di un metodo di lavoro che emerge con evidenza dalla documentazione esaminata. Fascicoli incompleti, prospetti obbligatori dichiarati allegati e mai allegati, calcoli che non tornano, tabelle applicate alla fascia demografica sbagliata, dati riferiti ad anni diversi da quello in esame, delibere che smentiscono i propri allegati e allegati che smentiscono le delibere. Documenti costruiti con il copia e incolla da annualità precedenti, mai riletti prima di essere trasmessi al Consiglio comunale.

Non stiamo parlando di scelte politiche opinabili, sulle quali è normale e fisiologico che maggioranza e opposizione la pensino diversamente. Stiamo parlando di documenti e di numeri che non quadrano, e che chiunque può verificare.

Gli atti ci sono stati trasmessi il pomeriggio di sabato 25 luglio (quando il Comune di norma è chiuso), per una seduta fissata nell'ultimo giorno utile: oltre sessanta pagine di prospetti tecnici da esaminare in soli cinque giorni, uno dei quali festivo. Li abbiamo letti e analizzati tutti comunque, uno per uno, perché è quello che un consigliere comunale deve fare prima di votare. Ed è emerso un quadro desolante di errori, incongruenze e carenze nella predisposizione degli atti.

Ed è qui che nasce la domanda che consegniamo ai cittadini: com'è possibile che nessuno, prima di noi, se ne sia accorto?

Perché quei documenti, prima di arrivare sui nostri banchi, hanno percorso una strada precisa. Qualcuno li ha scritti, intitolando la verifica dei conti 2026 all'esercizio 2025 e citando un bilancio approvato il 18 dicembre 2026, cioè in una data che deve ancora arrivare. Qualcuno ha risposto a quella richiesta, e due responsabili di servizio su cinque hanno certificato l'anno sbagliato, ricopiandolo diligentemente dall'oggetto che avevano davanti. Qualcuno ha istruito il fascicolo. Qualcuno lo ha controllato: l'organo di revisione, che per legge è il controllore indipendente dei conti, ha riprodotto gli stessi identici errori del documento che avrebbe dovuto verificare. Qualcuno ha allegato tutto alla proposta di deliberazione. Qualcuno lo ha protocollato e trasmesso, un sabato pomeriggio, con i termini in scadenza. E qualcuno, infine, lo ha portato in aula e lo ha illustrato al Consiglio.

Una lunga sequenza di passaggi amministrativi e di controllo. Altrettante occasioni per fermarsi e rilevare che qualcosa non tornava. Noi abbiamo avuto solo cinque giorni, uno dei quali festivo. Chi aveva la responsabilità di predisporre, istruire e controllare quegli atti disponeva da tempo degli uffici, dei programmi gestionali e di un organo di revisione retribuito proprio per esercitare il controllo. Come è possibile che nessuno abbia riscontrato gli evidenti errori negli atti allegati?

È la domanda che poniamo anche a chi quegli atti li ha presentati all'aula. L'assessore Dattilo ha relazionato su entrambi i punti. Ci chiediamo, sinceramente, come sia stato possibile illustrare al Consiglio comunale quelle proposte senza accorgersi di quanto a noi è emerso con evidenza già dalla prima lettura della documentazione.

Veniamo ai fatti, e cominciamo dalle tariffe TARI.

La delibera, al punto 1, stabilisce che l'importo da ripartire fra i contribuenti è di 1.536.278 euro, già detratto un contributo di 8.328 euro che spetta al Comune per il servizio reso alle istituzioni scolastiche. Al punto 2, poche righe più sotto, approva tariffe calcolate su 1.544.606 euro. La detrazione, quindi, non viene mai applicata. Le tariffe risultano pertanto costruite su un importo superiore di 8.328 euro rispetto alla somma che la stessa delibera individua come effettivamente soggetta ad articolazione tariffaria, cui si aggiunge il relativo tributo provinciale.

I coefficienti utilizzati per calcolare le tariffe sono poi quelli che la legge riserva ai Comuni fino a 5.000 abitanti. Bovalino ne ha 8.743, come scritto nella relazione comunale a pagina 3, tre pagine prima di applicare la tabella sbagliata. Lo abbiamo verificato semplicemente confrontando la tabella citata. L’utilizzo di quei coefficienti produce un effetto redistributivo potenzialmente sfavorevole alle famiglie più numerose, in direzione opposta alla finalità indicata dal metodo normativo.

C’è di più: dal confronto fra i coefficienti esposti nella relazione e le tariffe finali non emerge, in diversi casi, una corrispondenza matematica verificabile. Anche su questo punto manca il prospetto di calcolo che avrebbe consentito al Consiglio di ricostruire il procedimento seguito. Ci sono poi attività commerciali che compaiono in due categorie diverse, con due tariffe diverse, con la conseguenza che alla medesima tipologia di attività risultano associate due tariffe differenti, senza che sia indicato alcun criterio per stabilire quale debba essere applicata.

Sul bilancio il quadro non migliora. Il rendiconto 2025 è stato approvato dal Consiglio l'11 maggio 2026, ma tre documenti allegati alla delibera lo datano all'11 maggio 2025: secondo tre atti ufficiali allegati alla delibera di salvaguardia degli equilibri di bilancio, dunque, il Comune avrebbe chiuso i conti di un anno quando a quell'anno mancavano ancora otto mesi. Fra questi vi è anche il parere dell’organo di revisione, che riproduce la medesima data errata contenuta nei documenti sottoposti al suo controllo: il controllore, invece di rilevare l’errore, finisce così per replicarlo.
Lo stesso parere attesta inoltre che il denaro in cassa al 16 luglio 2026 ammonta a 3.043.455,13 euro, importo identico al centesimo a quello del 31 dicembre precedente. Dopo sei mesi e mezzo di incassi e pagamenti, un saldo invariato fino all'ultimo centesimo sarebbe un piccolo miracolo contabile. La spiegazione, in realtà, la fornisce lui stesso una pagina dopo, dando atto che la verifica di cassa non è stata effettuata. Nonostante ciò, il Consiglio ha comunque attestato il permanere degli equilibri, compreso quello di cassa.

Ma vi è di più. Tre responsabili di servizio su cinque hanno chiesto variazioni di bilancio, uno dei quali quantificandole voce per voce in 18.500 euro. La delibera afferma che non ne servono; la relazione afferma che sono «analiticamente riportate nei prospetti allegati» e due righe più sotto che non ne servivano, mentre il revisore approva «la variazione di bilancio proposta». Quattro affermazioni che non possono essere vere insieme. E nel fascicolo non esiste alcun prospetto di variazione: un assestamento generale di bilancio senza il prospetto dell'assestamento.

In una delle relazioni dei responsabili delle unità operative comunali viene poi segnalata per iscritto l'esistenza di debiti fuori bilancio derivanti da sentenze, già in corso di riconoscimento. La delibera afferma invece che nessuno ha segnalato la presenza di debiti fuori bilancio. Lo stesso ufficio segnala poi una trattativa con Poste Italiane su fatture non pagate degli anni 2021 e 2022, oggi affidate a una società di recupero crediti: negli atti approvati non compare né l'importo né un accantonamento. È lo schema che Bovalino ha già pagato con questa Amministrazione, con le forniture di energia elettrica — capitoli sottostimati per anni, fatture accumulate senza copertura — e quel conto, emerso successivamente nella sua effettiva consistenza, ha raggiunto importi milionari, aggravati anche dagli interessi di mora, che rappresentano un costo improduttivo per l’Ente e possono integrare un danno erariale quando siano conseguenza di ritardi ingiustificati o di condotte gravemente negligenti. Un debito che nessuno quantifica non è un debito che non esiste: è un debito che qualcun altro pagherà, più tardi e con gli interessi.

Nel dispositivo della delibera, cioè nell'unica parte che produce effetti giuridici, si legge testualmente che dalle verifiche sugli organismi partecipati «sono non sono emerse situazioni di criticità». È il modello standard con le due alternative, e nessuno ha scelto quale fosse quella vera. Una formulazione che ha il pregio di essere sempre esatta, qualunque cosa accada, e il difetto di non dire assolutamente nulla nel punto in cui bisognava certificare qualcosa.

Su tutto questo avevamo preparato una relazione tecnica dettagliata, costruita riscontro per riscontro, con l'indicazione del documento e della pagina di ogni singolo rilievo. Non siamo però riusciti a illustrarla: il Presidente del Consiglio Musitano ci ha tolto la parola, "per ragioni di tempo", e ha chiuso i nostri interventi per due volte, su entrambi i punti, e in entrambi i casi proprio mentre stavamo arrivando ai passaggi che qui abbiamo riassunto.

I tempi degli interventi sono stabiliti dal regolamento e devono essere rispettati. Ma chi presiede dispone di margini di deroga, e ci sono momenti in cui usarli non è una concessione all'opposizione: è ciò che permette all'assemblea di votare sapendo su cosa vota. Si è scelto invece di interrompere gli interventi, anteponendo il rigore formale dei tempi alla piena conoscenza dei fatti. Ed è questo l’aspetto istituzionalmente più grave. Entrambi gli atti sono stati approvati con i soli voti della maggioranza, identici a come erano arrivati, senza alcuna correzione.

Dalla maggioranza, nel merito, non è arrivato nulla. Non una spiegazione sugli errori denunciati, non una parola sulle tabelle sbagliate, non una risposta alla domanda più semplice di tutte: possibile che nessuno abbia letto quegli atti prima di noi?

Chiederemo ora accesso ai documenti mai trasmessi ai consiglieri, a partire dal prospetto di calcolo delle tariffe e dai prospetti di variazione dichiarati allegati e inesistenti. Sottoporremo le divergenze riscontrate agli organismi competenti, a partire dall’Autorità di regolazione per i profili rientranti nelle sue attribuzioni. Se le verifiche confermeranno l’applicazione di somme non dovute, metteremo i cittadini nelle condizioni di conoscere e utilizzare gli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento.

I bovalinesi saranno chiamati a pagare un tributo determinato sulla base di atti e calcoli che, dal confronto tra i documenti approvati, risultano non coerenti. La maggioranza non ha fornito alcuna spiegazione in merito, ma i cittadini hanno il diritto di conoscere come sono state determinate le somme poste a loro carico. Attendiamo ora di sapere quale sarà la posizione dell'Amministrazione qualora i rilievi da noi documentati trovino ulteriore conferma nelle verifiche che saranno effettuate, soprattutto con riferimento alle tariffe TARI. Perché, se dovessero emergere errori nella loro determinazione, il problema non sarà più spiegare ciò che è accaduto in Consiglio comunale, ma stabilire come l'Amministrazione intenda rimediare e tutelare i cittadini.

Gruppo consiliare SiAmo Bovalino
I Consiglieri comunali
Bruno Squillaci
Giovanni Giorgi
Teresa Parisi

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Bovalino
89034

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