Orso - Spazio Comune

Orso - Spazio Comune Orso Spazio Comune è uno spazio di mutualismo e solidarietà antifascista antirazzista e antisessista al centro del quartiere Sanpolino.

Eccoci! Giovedì 28 il nostro Orso farà una sortita a Matrici Aperte per la festa di autofinanziamento de* compagn* del C...
24/12/2023

Eccoci! Giovedì 28 il nostro Orso farà una sortita a Matrici Aperte per la festa di autofinanziamento de* compagn* del Collettivo N.N..
Aperitivo e live dei Goiabada - Tropical upbeat grooves per finanziare le prossime attività. Non mancate!

Quattro anni fa inaguravamo il nostro spazio."Ma voi reazionari tremate non sono finite le rivoluzioni [...]da qualche p...
15/12/2023

Quattro anni fa inaguravamo il nostro spazio.

"Ma voi reazionari tremate
non sono finite le rivoluzioni [...]
da qualche parte un giorno
dove non si saprà
dove non lo aspettate
Orso ritornerà"

Stay tuned...

Eccoci dopo la bellissima serata di inaugurazione di Orso Spazio Comune, stanchi morti, tra chitarre e scope. E' stato bellissimo vedere così tanta gente - molta di più di quanto ci aspettassimo - e sentire le vostre parole di supporto e proposte pratiche per l'utilizzo dello spazio. Iniziamo con una bella iniezione di entusiasmo, grazie a tutt*!

(Queta foto è anche una nostra piccola testimonianza di solidarità con Eddi Paolo e Jacopo per la campagna di Io Sto Con Chi Combatte l'ISIS - Forza Ypg/Ypj )

Dal canale Telegram “Rojava resiste”🌹 18 marzo: 3 anni fa cadeva il compagno Lorenzo "Orso" OrsettiEra l'ultima battagli...
18/03/2022

Dal canale Telegram “Rojava resiste”
🌹 18 marzo: 3 anni fa cadeva il compagno Lorenzo "Orso" Orsetti
Era l'ultima battaglia della guerra di Liberazione contro Daesh, dopo ne sarebbero venute altre. Ti ricordiamo come avresti voluto: non unico, ma parte dellə 11 mila martiri cadutə nelle milizie guerrigliere e nelle strutture civili della rivoluzione sociale per il confederalismo democratico in Siria del Nord-Est, goccia di quel movimento di uomini e donne che prosegue la resistenza contro lo Stato turco oppressore in Siria, così come nel Kurdistan turco e in Iraq. Per difendere e consegnare una società di libere ed eguali, che nonostante l'assedio esterno e la minaccia rappresentata dalle cellule jihadiste all'interno, nell'isolamento di una comunità internazionale dalla memoria troppo corta, non rinuncia al processo rivoluzionario iniziato ormai quasi 10 anni fa.
Sehid namrin. I martiri non muoiono mai.

Io vado, madre
Se non torno
Sarò fiore di questa montagna
Frammento di terra per un mondo
Più grande di questo
(Poesia curda della resistenza)

CAMMINATA IN MADDALENA RINVIATA A DATA DA DESTINARSI (CAUSA MALTEMPO).Dobbiamo (a malincuore) rinviare a data da destina...
06/12/2021

CAMMINATA IN MADDALENA RINVIATA A DATA DA DESTINARSI (CAUSA MALTEMPO).

Dobbiamo (a malincuore) rinviare a data da destinarsi la Camminata di Orso in Maddalena a causa delle previsioni climatiche eccessivamente avverse proprio per l'8 dicembre. 😢

Pioggia e neve previste per tutta quella giornata.

Il freddo ci costringe a qualche giorno di letargo. Vi aggiorniamo presto!

Una vicenda gravissima, ben riassunta in un articolo appena uscito su Radio Onda d'Urto.E' stata infatti sequestrata una...
01/12/2021

Una vicenda gravissima, ben riassunta in un articolo appena uscito su Radio Onda d'Urto.

E' stata infatti sequestrata una discarica in Valsugana (Trento), a 180 km da Brescia, per l’indagine che riguarda il conferimento di rifiuti contenenti Pcb e Diossine, provenienti dalla bonifica del Parco Parenzo (sud ovest bresciano).

Come riportato nell'articolo "ci si chiedeva che fine avessero fatto Pcb e scorie tossiche portate via insieme a 2.650 metri cubi di terreno inquinato dal parco Parenzo Sud Ovest tra il novembre del 2018 e l’ottobre dell’anno successivo: sono stati attivisti e attiviste ambientalisti bresciani a scoprirlo".

Maggiori dettagli su questa vicenda, in cui sembra tornino a intrecciarsi interessi economici, inquinamento e rischi per la salute delle persone, li trovate qui: https://www.radiondadurto.org/2021/11/29/traffico-di-rifiuti-tra-il-bresciano-e-il-trentino-diossine-e-pcb-scaricate-nel-parco-ambientale-del-brenta-la-denuncia-di-basta-veleni/

CAMMINATA IN MADDALENA - 8 DICEMBRECare amiche e cari amici del nuovo Orso itinerante, l'assemblea di sabato scorso 13 n...
20/11/2021

CAMMINATA IN MADDALENA - 8 DICEMBRE

Care amiche e cari amici del nuovo Orso itinerante, l'assemblea di sabato scorso 13 novembre è stata, dopo tanto tempo, un bel momento di aggregazione e condivisione.

Proprio perché il nostro (di tutt*) Orso ha voglia di continuare a sgranchirsi le zampe abbiamo pensato a una nuova iniziativa: una camminata in Maddalena per parlare di inquinamento ambientale, qualità dell'aria e prospettive ecologiche nella nostra città.

Mercoledì 8 dicembre. Stiamo ancora definendo i dettagli, vi aggiorniamo prestissimo!

Nonostante l'ostilità climatica, la piantumazione e la successiva assemblea di Orso in compagnia di castagne e vin brulé...
13/11/2021

Nonostante l'ostilità climatica, la piantumazione e la successiva assemblea di Orso in compagnia di castagne e vin brulé sono andate bene!

Il risveglio dal letargo di Orso prosegue, a breve aggiornamenti sulle prossime iniziative!

Se hai voglia di unirti, partecipa ai nostri eventi o contattaci scrivendo sulla pagina!

Anche noi di Orso, come tanti altre realtà collettive e singoli abbiamo risposto con entusiasmo alla chiamata del GRUPPO...
17/05/2020

Anche noi di Orso, come tanti altre realtà collettive e singoli abbiamo risposto con entusiasmo alla chiamata del GRUPPO DE NOALTER e del Comitato Genitori Calini, distribuendo diversi pacchi spesa gratuiti. Questa attività ci ha fatto incontrare tanti lavoratori che si sono ritrovati improvvisamente in difficoltà anche per le esigenze più immediate come la spesa alimentare. Per loro e insieme a loro vogliamo continuare a portare avanti le nostre pratiche di solidarietà e lotta collettiva, in questo momento più necessarie che mai.
Anche se momentaneamente senza uno spazio fisico, il nostro progetto con Orso continua!
Chiunque voglia supportare il progetto di spesa solidale, trova qui tra le foto un Iban al quale è possibile mandare delle donazioni.

STORIE AL TELEFONO  #3UNA GIORNATA COME TANTE“Cazzo sono già le 6:30, rischio di perdere il bus”. Di corsa riesco a sali...
28/04/2020

STORIE AL TELEFONO #3

UNA GIORNATA COME TANTE

“Cazzo sono già le 6:30, rischio di perdere il bus”. Di corsa riesco a salire, fortunatamente ho fatto il biglietto ieri e sono sicuro di arrivare dal mio collega: insieme giungeremo, con la sua auto, sul luogo di lavoro.
Appena salito lo saluto e poi in silenzio ad ascoltare la radio; nulla di nuovo, la radio ripete numeri di decessi e di contagiati, ma nessuna soluzione.
Quando inizia a diffondere dei litigi politici abbassiamo il volume e iniziamo a parlare tra di noi. Partono supposizioni di quello che faremo in azienda, come continueremo a lavorare con mascherine che iniziano a diminuire e in giro non se ne trovano nemmeno a pagarle oro.
Una volta arrivati mi avvio al mio armadietto, qualcuno ha già iniziato a lavorare per lasciare lo spogliatoio libero. Prima di cambiarmi mi lavo le mani seguendo il foglio appiccicato al muro: la prevenzione mi assilla!
Appena mi reco alla mia postazione entro in una fase di paura quasi paranoica.

Mi isolo sia mentalmente sia fisicamente; la mia postazione è una stanza di aspirazione per materiali polverosi, mi ritengo fortunato a poter stare tutto solo.
La testa inizia a pensare e pensare. Penso a come tutto questo possa essere successo. Riesco a malapena a capire cosa dice la radio locale che mi tiene aggiornato costantemente.

Una mia collega scende dagli uffici per darmi indicazioni lavorative e tutto quello che prima era del tutto naturale diventa una procedura asettica: un metro di distanza, mascherina, guanti e subito di corsa in ufficio. Nessuna chiacchierata, nessuna battuta.

Finalmente arriva la prima pausa, anche se ho lavorato mezza mattina mi sembra di aver lavorato il doppio.
Dovremmo andare uno alla volta alla macchinetta del caffè ma sfidiamo il “controllo” e ci spostiamo in due, sento il bisogno di fare due parole.
Il mio collega riesce a coinvolgermi in un discorso senza dover parlare dell’attualità, riesco finalmente ad uscire dal pensiero molesto.
Tornando alla mia postazione incrocio il mio collega marocchino il quale mi chiede fino a quando continueremo a lavorare in queste condizioni sperando che io possa dargli una qualsiasi notizia, buona o cattiva non lo so, non so cosa si aspetti. Mi avvicino per dirgli che purtroppo ne so quanto lui e noto che fa un passo indietro...
Riprendo a lavorare e Radio Onda d’Urto “lancia” la rubrica sugli approfondimenti. La dottoressa Donatella Albini, una consulente degli Ospedali Civili, spiega la situazione, tenta invano di fare un pronostico per le settimane a seguire e infine raccomanda di stare tutti a casa.
Ormai sono diventato il gazzettino dell’azienda, sono uno dei pochi che riesce ad ascoltare la radio in modo costante. Tra taglierine e aria compressa è difficile per i miei colleghi rimanere aggiornati.
Riporto le ultime notizie, molti passano dalla mia postazione per sapere: c’è chi non vuole credere, qualcuno chiede se i contagiati comprendono anche i morti, addirittura c’è chi pensa al complotto economico.
Di certo le energie per svolgere il proprio lavoro sono allo stremo, la testa non è serena, si lavora con la paura.
La maggior parte dei colleghi, pur avendo la mascherina, mi parla dal vetro non apre nemmeno la porta.

Pausa pranzo sembra una benedizione, anche se vorrei che fosse già finita la giornata.
Se prima mangiavamo tutti insieme e riuscivamo anche a prenderci un po' in giro, ora è totalmente diverso: divisi in due stanze, altri mangiano alla propria postazione di lavoro; gli argomenti si concentrano solo sull’attualità.
Una collega in particolare è terrorizzata, anche semplicemente fare una battuta sul COVID la destabilizza, le cambia lo sguardo.
Finito di consumare il proprio cibo si esce dalla mensa a gambe levate e subito a bere il caffè...uno alla volta.
Nei pressi della macchinetta si tengono distanze di oltre 1 metro, quasi chilometriche, le colleghe trangugiano il caffè e scappano di corsa in ufficio pur non essendo ancora l’orario per riprendere il lavoro, come se all’interno trovassero protezione.

Sono le 13:30, si riprende a lavorare. Devo ammettere che il pomeriggio sembra passare più veloce, sarà che ho la pancia piena, sarà che mi sto abituando, sarà che la radio ora passa musica e notizie meno spiacevoli.
Riesco per un paio d’ore a tenere un buon ritmo, esco dal Bunker per recuperare della guaina che mi serve per ricoprire dei tubi e vedo che il corriere BRT sta caricando le nostre spedizioni; mi avvicino perché lo conosco e mi racconta che anche nella comunità pakistana c’è molta paura. Addirittura qualcuno vorrebbe tornare nel proprio paese, nonostante non si riscontrino ancora dei contagiati nella loro comunità.
Lo saluto a pugno chiuso, perché sa cosa penso politicamente. In passato, quando ero addetto al carico e scarico merci, abbiamo avuto molte discussioni, non sempre condivisibili. D’altronde la mano non posso dargliela.
Torno in postazione e dopo tre quarti d’ora mi bussa alla porta un collega per fare la seconda pausa, quella del pomeriggio. Ormai è questione di poche ore e poi me ne torno a casa.
Mentre mi siedo su un bancale a distanza di tre metri dal mio collega mi racconta che la sua compagna ha avuto la febbre tutta notte e che gli girano i co****ni perchè non può andarla a trovare.
In quel preciso momento esce dalla porta degli uffici la responsabile alle risorse umane, la quale inizia a inveirci contro, urlando che non capiamo un c***o, per andare a bere il caffè bisogna andare uno alla volta.
Gli facciamo notare che stiamo mantenendo le distanze di sicurezza che siamo provvisti sia di guanti che mascherina. Nulla da fare la psicosi ha preso il sopravvento.

Sono le 17.30, sembra di aver lavorato 24 ore senza mai fermarsi. Manca mezz’ora per andarsene e non ho proprio voglia di iniziare una nuova commessa; spengo gli aspiratori, inizio a pulire in terra, mi levo la tuta e metto in carica il muletto più scarico.
Noto che quasi tutti abbiamo avuto la stessa idea, ci ritroviamo alle 17:55 fuori dagli spogliatoi come se ci fossimo dati appuntamento.
Il nostro responsabile ci esorta a tornare alle nostre postazioni...la voglia di mandarlo a quel paese è tanta ma riusciamo a trattenerci.
A turni ci cambiamo e facciamo previsioni per l’indomani.

Salgo in macchina del collega, partiamo ascoltando la radio che passa la conferenza della protezione civile, sta comunicando il bollettino dei contagiati di ieri: i numeri sono ancora spaventosi.
A differenza della mattina il silenzio la fa da padrone.
Mi lascia alla fermata del bus, ci salutiamo con la promessa di vederci domani alla stessa ora nello stesso punto.
Dopo circa 15 minuti arriva il mio bus, il N.10 (Poncarale). Siamo solo in due, io e una signora anziana, entrambi con la mascherina.
Il viaggio è meno frenetico a differenza dell’andata, riesco a osservare con più tranquillità il paesaggio fuori dal finestrino. Quello che mi si presenta è sostanzialmente il deserto in una città: negozi chiusi, pochissime auto, semafori che sembrano funzionare per la famosa “città fantasma”, qualche negozio di alimentari illumina le vie, (ma sono pochi, uno o due per ogni quartiere che attraverso), qualche runner, cani che accompagnano i propri padroni in giro per fargli prendere una boccata d’aria.
Quello che mi impressiona sono le ambulanze in prossimità dell’ospedale che, a sirene spiegate, sfrecciano costantemente.

Finalmente sono a casa, l’unico momento della giornata dove inizio a sentirmi al sicuro, tutti quei piccoli dolori e starnuti della giornata non mi preoccupano più, subentra una consapevolezza di quanto tutta questa situazione ci rende fragili mentalmente.
Mi guardo nelle tasche: il biglietto del bus per domani ce l’ho.

Storie al telefono  #2 (oggi straordinariamente in versi)LUMEZZANE IS RUNNINGC'era una volta una ridente vallatadalle fa...
21/04/2020

Storie al telefono #2

(oggi straordinariamente in versi)

LUMEZZANE IS RUNNING

C'era una volta una ridente vallata
dalle fabbriche disposte a gradoni,
ad ogni balza il suo padroncino.

Qui dall'età del ferro si lavora senza posa
per fare tubi, forchette, laminati..
Solo nel mese di agosto si posa
il soffio della pressa, il rullo, il calcolatore.

Cromo, metalli pesanti, tungsteno
per i lavoratori della fabbrica
il pangocciole della colazione.

Qui l'ex vicesindaco dorme sogni
tranquilli nella sua bella villa texana
col c**o su un bunker
di rifiuti radioattivi.

Ogni tanto un funerale,
“ El Zio l'è sciopat fo' per il cancro“
“ pazienza dai, di qualcosa bisogna pur morire”.

Ogni tanto un bel matrimonio,
con tutti i gnari della fabbrica,
i coscritti e il padrone con seguito di figli e nuore.

Qui dove non esistono
lavoratori e padroncini
capitale e lavoro,
profitto e plusvalore,
esiste un'unica grande famiglia.

Sembrava che nulla potesse turbare
questo atavico equilibrio
questo tacito patto,
finché un giorno successe qualche cosa di imprevisto.

Sembrava un sabato come tutti gli altri:
Forza Nuova in posa in piazzetta a fianco della chiesa,
a sinistra del municipio,
i bambini a scuola, i veci al bar,
qualche fonna si attardava a comprar il pane.

Carlino, chiamato Becamort, quella mattina
stava veramente scocciato,
alla sua solita postazione
davanti al cimitero.

“Uno si sceglie il posto appartato,
intimo,
e queste carovane in nero non la finiscono
più di transitare.”

Vogliate scusare,
Becamort tiene famiglia
e pensa al suo bianco negozio.

Con la diffusione su tutte le tv
la pandemia si espande
qualcuno inizia a non dormire la notte,
ma si continua
Lumezzane is running
poi i negozi vengono chiusi,
ma le fabbriche no.

Non ti puoi ammassare al chiuso per alcun motivo
ma devi continuare a lavorare, per produrre.

Nella fabbrica ci si guarda in cagnesco
nessuno ha il coraggio di chieder le mascherine
di protezione.

“Forse non è così grave”
“Dai adesso arriveranno, e passerà”
Le visite di controllo delle nuore,
gentili ancelle addette a ripartire istruzioni,
iniziano a diradarsi.

Puoi finire un lavoro e star fermo mezz'ora
a guardare il soffitto.. se ne stanno dietro al
vetro, nella stazione di controllo.

“Augusto si è lamentato, è andato in direzione
e ha chiesto la sospensione dell'attività della fabbrica”.
Augusto era l'unico comunista della fabbrica,
anzi era l'unico comunista di tutto il paese,
anzi forse l'unico di tutta la vallata.

Tra i colleghi serpeggiava l'indecisione:
esporsi e rischiare di passare come simpatizzanti
del compagno Mao? “

Le notizie dei morti e degli ospedali
allo stremo iniziarono a diffondersi,
con una agghiacciante
novità rispetto a prima: non solo ci si poteva ammalare,
gravemente,

ma anche stramazzare sul colpo,
in ospedali da campo,
senza neanche salutare.”

Il terrore della pandemia iniziò ad elettrizzare gli animi.
“Ma cosa gli hanno risposto quindi?”
“Che se chiude la fabbrica, anche solo per alcune settimane,
perdono un sacco di soldi.”
“Ah, giusto”, quello stesso concetto, masticato e rimasticato
acquisiva un gusto diverso.

Le mascherine e il gel
finalmente arrivarono,
“Adesso vedrai che fanno il decreto e chiudono
le attività non essenziali e staremo a casa”.

Il governo fece il Decreto salva-Italia,
legalizzando l'apertura generalizzata delle fabbriche.

Passarono giorni di incertezza
finché Giovanni sparì.
Augusto era in mutua sì,
ma Giovanni?
Non ne seppero nulla per una settimana
finché non apparvero le condoglianze
sul giornale, per la morte dei genitori.

Quel lazarù
aveva beccato il coronavirus.
La fabbrica chiuse tre giorni, per sanificare
la macchina dove Giovanni aveva lavorato.

Intanto delle ancelle ne era rimasta una in fabbrica,
Due rampolli su quattro lavoravano da remoto,
il vecchio alla casa al lago con i nipoti stava.
E loro a lavorare, per produrre molle
per giocattoli.

Le immagini della peste
inondavano i giornali: vecchi, giovani,
persone sane. Nessuno si sarebbe salvato.

“Ma è proprio necessario continuare a produrre
giochi? Non si può tenere solo la linea
di attrezzi chirurgici?”

Carlo era stato mandato a nome di tutti,
davanti ad un caffè, con tono informale,
a ragionare, insieme, come sempre.
Lavorava lì da quando aveva 12 anni.
Lo rispettavano tutti.

“No, senza i giocattoli perdiamo 2 milioni di commessa”
“E va beh la prenderemo più avanti!”
“I nostri competitor sul mercato ora sono chiusi”

Ogni mattina Carlo attraversava il paese
per arrivare al quarta curva, dove stavano
tre quarti della sua vita.

Quel mattino era deciso a fare
qualcosa che non aveva mai fatto: scioperare?
Mai. Aveva ancora una dignità.
Chiese le ferie.
Ma l'effetto sulla fabbrica fu come un'onda.
Neanche nel '68.
In massa si misero in mutua.
La direzione fu obbligata a perder la commessa d'oro.

Nessuno sciopero a Lumezzane,
si muore ancora di Cromo,
Bario, Tugsteno e Coronavirus.

Lunedì forse si rientra,
nella solita routine
però il plurale maiestatis viene usato da una parte sola ora, forse.

Indirizzo

Corso Luigi Bazoli 83
Brescia
25135

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