11/03/2025
La Riforma della Polizia locale perché è così difficile farla e perché sarebbe molto utile
“ Vada a fare il vigile” dice nell’ultima audizione il Presidente della commissione parlamentare in cui si stava discutendo la necessità della riforma della Polizia locale. “ Come diceva Alberto Sordi”… lo dice ad un poliziotto locale dell’Ugl che termina il suo intervento in quella commissione spiegando che è stato sintetico perché deve andare a lavorare. Il poliziotto locale risponde senza microfono ( immagino abbia detto non ci chiami vigili….) … ed il Parlamentare che credeva di essere stato simpatico si giustifica dicendo che non era sua intenzione essere offensivo. Dopo decine di audizioni, il Presidente della Commissione non ha ancora capito una cosa essenziale detta e ridetta da tutti gli intervenuti: il vigile urbano non c’è più, oggi c’è il poliziotto locale. Quanto siamo lontani dal raggiungere la riforma, non siamo stati in grado nemmeno di far capire al presidente dell’istituzione che dovrebbe scrivere la nuova legge quadro come vogliamo essere chiamati. La Polizia locale ha una sua legge quadro la 65/86. È stata una buona legge, ma è troppo vecchia in quanto non più adeguata per la Polizia locale di oggi. Facciamo un salto indietro nel tempo … un salto di 39 anni. Il Presidente del Consiglio era Bettino Craxi, il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Loro firmarono quella legge, una legge che fu presentata nei lavori preparatori nel 1983 dall’onorevole Franco Franchi, un deputato missino vicentino avvocato ed esperto di enti locali. La legge si impantana e rimbalza fino al 7 marzo del 1986, primo Governo Craxi. Il più longevo della Prima Repubblica, 2 anni 11 mesi e 28 giorni 17 Ministri DC, 5 PSI, 3 a ciascuno per PSDI, PRI, PLI. Tra i Ministri: Forlani, Andreotti, Scafaro, Martinazzoli, Spadolini, Biondi, Altissimo,De Michelis, Nicolazzi, Gava, ecc. Per molti agenti questi nomi non vogliono dire nulla ( eh si è così, sic transit gloria mundi), gli altri sanno che erano gli assi della classe politica nazionale di allora. Ma tra gli ispiratori di quella legge c’erano i tanti colleghi, le associazioni di categoria ed il comandante dei comandanti fondatore dell’Ancupm Francesco Andreotti. Non ho sbagliato il nome, Francesco alto un metro e novanta e morto poco prima di compiere 100 anni era stato il comandante della Polizia municipale di Roma. Era il fratello di Giulio Andreotti. Insomma quella legge era sostenuta da tutti. C’era Chernobyl, il mondiale in Messico, internet era prerogativa universitaria, non c’erano nemmeno i cellulari e tantomeno gli smartphone. Ecco immaginate il nostro mondo senza smartphone, forse così potete capire quanto tempo è passato da allora. Ottennero quella legge perché avevano convinto tutti, ma proprio tutti che era necessario farla. Certo c’era anche il comandante dei comandanti ( l’Ancupm è l’associazione dei comandanti di polizia locale ) che era il fratello di uno dei politici più importanti di allora ed uno sciopero condiviso ( mi raccontano) dall’intera categoria che fermó tutto. Ebbero la legge. Oggi la Polizia Locale è molto diversa da allora e non si sentano offesi i tanti bravi colleghi che nelle grandi città o nei piccoli Comuni hanno fatto un ottimo lavoro dai tempi dell’imperatore Augusto al 1986. La Polizia locale oggi rileva più sinistri stradali di tutte le altre uniformi, più sinistri di tutti gli altri messi insieme. E qui non me ne vogliano i miei maestri della Polizia Stradale. Eppure nell’art. 12 del CDS siamo gli ultimi o quasi. Se è vero come è vero che è nell’umiltà che crescono tutte le virtù, il riconoscimento di ciò che si fa sarebbe cosa doverosa e gratificante. Le nostre pattuglie operano nel pronto intervento tra codici rossi delle liti familiari e liti in strada tra delinquenti giovani e meno giovani. Affrontano squinternati completamente sconnessi dalla realtà, si trovano di fronte a persone armate di coltello, inseguono i ladri ogni santo giorno o notte, sequestrano droga a volontà e, nonostante questi interventi siano sempre più frequenti e ci vengano richiesti e riconosciuti da tutti , la Polizia locale non ha accesso alle banche dati che permetterebbero di fare meglio. C’è il rischio di fermare un latitante e di augurargli una buona serata. Armi… vedi sopra, siamo fermi all’ottantasei , qual è la differenza nel rischio che corrono in un posto di controllo i nostri amici Carabinieri o Poliziotti di Stato ed i rischi corsi dai ragazzi della Polizia locale ? Nessuna. Abbiamo sempre più comandi specializzati nella caccia agli spacciamorte con sequestri di droga sempre più ingenti, cosa potebbero fare ancora di più con le banche dati. Tutele previdenziali, lavoro usurante ? Non credete che dovrebbero essere le stesse per tutte le divise. Ho validissimi colleghi che sono in pattuglia ultra sessantenni, ma questa deve poter essere una scelta non una necessità. Stesse tutele devono esserci anche in caso di morte o di infortunio, stessi rischi, stesse tutele. Gradi e oserei dire uniformi che siano uguali in ogni parte d’Italia. Dignità , rispetto, equiparazione, causa di servizio, contratto con riconosciute le nostre specificità, tutela legale, pensione integrativa e strumentazioni e formazione adeguata. Formazione obbligatoria teoria e pratica prima di entrare in servizio, una formazione comune a tutti gli operatori e costantemente rinnovata nel tempo. Dignità e rispetto per i nostri caduti in servizio e per le loro famiglie. Nonostante tutti ci diano ragione, non siamo stati capaci di cambiare una virgola di quella legge. Perché ? Perché non ci sono i soldi. Falso basterebbe che ogni Comune fosse obbligato a versare una percentuale delle sanzioni in un fondo unico nazionale della Polizia locale. I veri motivi, per me, sono altri . Perché noi della Polizia locale siamo antipatici ( facciamo le multe, poco importa se poi queste servono a salvare vite ), perché non abbiamo un portavoce nazionale che parli all’unisono per tutti, perché gli alti rappresentanti delle altre uniformi forse temono di perdere potere e finanziamenti, perché siamo una minoranza tra i dipendenti comunali sebbene abbiamo un unico contratto, perche siamo troppo soggetti alle pressioni politiche, perché i giornalisti, la gente e il Presidente della commissione ci chiamano ancora vigili. Ossia, nel loro immaginario, quelli che ti lasciano la multa sul parabrezza. Concludo con una speranza. Davanti alla porta del comando dove lavoro, passano un bambino e suo nonno. “ Vedi quelli sono i vigili - dice il nonno al piccolo” . “ No nonno - risponde il piccolo - quelli sono i poliziotti”. “ Ti sbagli - replica il nonno- quelli sono i vigili”. “ Nonno sbagli tu- conclude il piccolo -quelli sono i poliziotti della Locale e quello che ci sta guardando è venuto nella mia classe e si
chiama Nicola”. Cambiare si può, ma è davvero difficile, dobbiamo vincere l’impresa più ardua conquistare il cuore degli Italiani e possiamo farlo raccontando loro il mare di dolore, di ingiustizie, di rabbia che vediamo ogni giorno. Spieghiamo cosa facciamo e cosa potremmo fare, ma forse abbiamo anche bisogno di un comandante a Roma o Milano che, così come accadde per Giulio e Francesco Andreotti , si chiami Meloni.
Articolo di Nicola Alberti