28/05/2026
Quella mattina del 28 maggio 1974 pioveva su Brescia. In piazza della Loggia si erano radunati operai, insegnanti, studenti venuti a dire no al terrorismo neofascista. Tra loro c'erano anche Manlio Milani e sua moglie Livia.
"Arrivati in piazza individuammo i nostri amici. Si trovavano proprio accanto a quel cestino dove di lì a poco sarebbe scoppiata la bomba. Nel frattempo un'altra persona mi aveva chiesto un'informazione e allora io e Livia ci eravamo divisi. Poco dopo, ero a tre metri di distanza: guardavo mia moglie e la salutavo con il capo. Poi, d'improvviso, l'esplosione."
Livia Bottardi aveva 32 anni ed era un' insegnante. Morì in quella piazza insieme ad altre sette persone. Manlio tornò lì nel pomeriggio, dall'obitorio, e la città lo accolse.
"Non scorderò mai quel pomeriggio del 28 maggio, quando dall'obitorio, dov'era mia moglie, tornai in piazza della Loggia. E mi dissero: 'Ricordati, Manlio, tu sei stato più sfortunato, ma anche noi siamo stati colpiti. È un lutto per tutti'."
Da quel giorno Manlio non si è mai fermato. Per decenni ha partecipato a ogni udienza dei processi, ha fondato la Casa della Memoria di Brescia, ha portato la sua testimonianza nelle scuole di tutta Italia.
"La strage annulla le persone. Dici Brescia, otto morti. Bologna, ottantacinque. Numeri. Scompaiono i nomi, l'identità. Invece è come se i morti tornassero a dirci chi sono. Sono i testimoni."
— Manlio Milani
(Socio ANPS Brescia)