PCI federazione di Brescia

PCI federazione di Brescia Sezione di Brescia del Partito Comunista Italiano,
UNITI SI VINCE! ISCRIVITI AL PCI
https://www.ilpartitocomunistaitaliano.it/iscriviti/

07/09/2026

WOKE: IL CATECHISMO ATLANTICO

di Lamberto Lombardi (Segretario regionale del PCI Lombardia)

In un film di Zalone il figlio quindicenne annuncia di dover fare al padre, che ne è preoccupatissimo, una confessione importante: ‘sono omosessuale!’ Il padre, visibilmente rinfrancato, risponde ‘tutto qui, per un attimo ho temuto che tu mi dicessi che eri comunista’.
Ecco, in premessa diciamo che gran parte del dibattito rimbalzato in Europa e in Italia da un comizio della deputata democratica statunitense Ocasio-Cortez, dove essa ha messo in discussione la cosiddetta ‘cultura woke’, può riassumersi in questa constatazione di un padre ‘moderno’. Le verità dottrinali cambiano ma il catechismo resta donandoti in più la corroborante certezza di essere un libero pensatore.
Questo approfondimento globale iniziato negli USA e che durerà ancora sui principali quotidiani, si orienta seguendo principalmente due tracce: da un lato considerare centrali e rivoluzionarie le acquisizioni del politicamente corretto (diffuso sinonimo della cultura di cui parliamo) proponendosi, però, con sconfinata saggezza, di contenerne gli eccessi; dall’altro, arrivare finalmente a considerare criticamente la contrapposizione implicita in questa cultura, quella tra diritti collettivi, ormai quasi cancellati dal vocabolario politico, e quelli individuali. Contrapposizione che ha segnato almeno gli ultimi trent’anni della nostra società, facendoci scoprire, in definitiva e a conti fatti, quanto poco incidano nelle vite materiali delle persone i progressi nel campo dei diritti individuali a fronte della perdita di quelli collettivi. Ma ormai per ritornare ad avere salari decenti bisognerà ricominciare tutto da capo.
Nell’insieme la proposta di una revisione critica della cultura Woke, ovvero di questo insieme di inclusività, diritti per ogni forma di minoranza, che sia essa etnica o di genere, di diete salvifiche, di cura meticolosa per ogni dettaglio lessicale e relazionale tra persone che nasconda o possa forse nascondere soperchierie ataviche e chissà quanto radicate nell’inconscio, questa proposta, dicevo, apre a un dibattito diffuso, interessante ma, temo, limitato e tardivo per come è stato impostato.
Tanti contributi critici, con la saggezza che non ho mai avuto e che ormai dispero di avere, cogliendo le sollecitazioni e i dubbi sulla cultura woke, la sua separatezza dalle condizioni sociali materiali delle persone, si dispongono, volenterosi, a indicare una via di uscita, una composizione tra i due pilastri della riflessione politica odierna tra i lavoratori: quello di classe e quello, importato come le patate ai tempi di Caterina la Grande, identitario. Canonizzato, quest’ultimo, dalla nuova teologia: visto che l’individuo è pervenuto al centro dell’universo, questa centralità va corredata di nuove e fiammanti identità per sostenerne il ruolo e, perbacco, manco a dirlo, primi e unici al mondo, gliela diamo noi moderni pifferai l’identità e il ruolo. Ops, pardòn, noi ed Epstein.
Temiamo che la buona volontà di tali contributi, questa saggezza e questo ottimismo sembrino adeguati solo se non si colgono alcuni contesti, quelli geopolitici, di fatto destinatari di quella dottrina.
Perché siamo alle soglie di una resa dei conti epocale e planetaria: mentre in Africa c’è chi cerca, nell’anno del Signore 2026, di costruirsi finalmente le prime scuole e i primi ospedali con i proventi delle materie prime finalmente sottratte al furto da parte dei neo-colonizzatori e altri, più indietro, cercano di ottenere il diritto ad esistere scampando all’inferno dei genocidi, in Occidente si armeggia con questa rivoluzione pop, con l’emozionante ricerca non delle sole identità note ma anche di quelle non ancora accertate, soprattutto se sessuali, traducendo in farsa finale il percorso iniziato nel sessantotto, e in parodia la ‘sinistra’, la radicalità e l’eguaglianza. Esibendo, tronfi, la rottura col vecchiume familiar-patriarcale, con ogni detrito culturale che avviluppa l’Io e gli impedisce di volare, di essere felice.
Il fatto è che, con la cultura woke, non ci si trova davanti agli esiti sfuggiti di mano di una teorizzazione e di una pratica radicali ed estreme a cui è possibile pensare di porre blandi correttivi, ma piuttosto siamo di fronte ad una sostituzione strutturale profonda, prodotta con oculata violenza nell’arco di svariati decenni tra le istanze collettive e quelle individuali, tra patrimoni popolari secolari e interessi elitari. Con una ricaduta che non si limita alle misere alcove nostrane ma che definisce chi e quanti meriteranno, nel mondo, di morire di fame nei prossimi decenni per non essersi adeguatamente disposti al catechismo.
Non è amara casualità se ormai passeggiamo tra le rovine della politica, di culture popolari e familiari che, sacrificate sull’altare della plasmabilità totale degli individui ad opera delle esigenze del mercato unico e delle élite che ne incassano i proventi, certificano allo stesso tempo il vuoto delle menti, dei cuori, delle sedi di partito e degli asili nido, nonché la saturazione delle sale d’attesa di terapisti, psicologi e psichiatri. E la concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi boiardi.
Difficile non cogliere come il ‘politically correct’ sia stato strumento e veicolo di egemonia, con quella sua simpatica fisionomia di sinistra e quella sua profonda natura di destra, passando come argomento apparentemente vago ma intrigante, in grado di essere immancabile substrato cultural-politico indistintamente al bancone del bar, in manifestazioni di piazza, alle cene di natale, in Parlamento, nei talk show fino ai consigli scolastici di ogni ordine e grado.
Sono i luoghi in cui si manifesta la Disinformazione come pregiato esito finale della capacità lungamente coltivata e ormai incontrastata di disinformare informando, generando una dialettica apparentemente corretta, tra democrazia, elezioni, diritti, laicità che, percolando, forma, dà e accetta, immancabilmente, puntuali giudizi sui vari Paesi che si affacciano alla Cronaca internazionale. Ed ecco che un’accusa di scorrettezza woke trapelata dai media e disciplinatamente condivisa da noi nei chiacchiericci postprandiali, magari per decenni, si traduce prima poi nella giusta punizione: un bombardamento, sanzioni sanguinose, fame, colpi di Stato. Di cui saremo stati simpatici complici.
Un’accusa di omofobia, di teocrazia, di maschilismo, di autocrazia, di dittatura (qualsiasi legittimità si creda di avere per definirla tale) o, magari, l’accusa di avere una pettinatura improbabile (come capita al presidente della Corea del Nord) formano questa coscienza diffusa che sembra determinare, invece che scongiurare, le tragedie della nostra epoca. Democratici con l’ISIS, femministe coi bombardieri, pacifisti con la portaerei.
Se questa è la realtà si capisce perché a forza di chiacchiere, di fatto, abbiamo taciuto su tutto e si comprende quindi la nostra mancanza totale di ruolo politico (quando va bene) sui rapimenti e omicidi di presidenti, sui colpi di stato, sulle tragedie che hanno precipitato indietro di decenni le condizioni di intere aree geografiche. Si capisce il perché manifestiamo per la causa palestinese ma anche contro TUTTI i suoi alleati politici, economici e militari ridicolizzando e vanificando il senso di questa nostra posizione. Quello che subiscono i palestinesi è un genocidio ma quella che rappresentiamo noi è una tragedia, una farsa politica.
Da questo contesto, impermeabile a qualsiasi altra contaminazione culturale, sono scomparse e non hanno più alcun ruolo le voci delle istanze internazionali e nazionali di diritto e di democrazia, essendo minata e ridicolizzata l’autorevolezza dell’ONU e di tutte le sue istituzioni, dei Parlamenti ridotti a recitare questo nuovo rosario piuttosto che curare gli interessi dei loro popoli.
E’ per questo che il declino dell’Europa e dell’Occidente Imperiale non ci vede protagonisti ma ‘corretti’ e clamorosamente inutili.

30/08/2026

𝗦𝗢𝗟𝗜𝗗𝗔𝗥𝗜𝗘𝗧𝗔̀’ 𝗔𝗗 𝗔𝗟𝗘𝗦𝗦𝗔𝗡𝗗𝗥𝗢 𝗗𝗜 𝗕𝗔𝗧𝗧𝗜𝗦𝗧𝗔

Il Partito Comunista Italiano esprime la propria vicinanza e solidarietà ad Alessandro Di Battista, colpito da un grave malore mentre si trovava in visita a Cuba.

Alessandro Di Battista è un interlocutore con il quale non mancano, e non sono mai mancate, differenze di natura politica e di impostazione che rivendichiamo con chiarezza e rispetto ma su molte questioni ci ritroviamo dalla stessa parte.

Abbiamo condiviso e condividiamo la difesa della Rivoluzione cubana e del diritto del popolo cubano a decidere liberamente del proprio futuro, opponendoci al criminale bloqueo e alle politiche di ingerenza e di aggressione degli Stati Uniti.

Così come condividiamo la necessità di continuare a stare dalla parte del popolo palestinese, del suo diritto all’autodeterminazione e alla libertà, contro l’occupazione, la guerra e il genocidio.

Su molti temi di politica internazionale, inoltre, abbiamo trovato punti di convergenza nell’analisi di un mondo attraversato da guerre, riarmo, imperialismo e crescente contrapposizione tra potenze, nel quale l’Italia e l’Europa continuano a perseguire politiche che riteniamo profondamente sbagliate e pericolose.

In questo momento difficile, il Partito Comunista Italiano è vicino ad Alessandro Di Battista, alla sua famiglia e alle persone che gli vogliono bene, con l’auspicio sincero che possa superare presto questo grave momento e tornare alla sua attività.

Forza Alessandro.

Partito Comunista Italiano

29/08/2026

𝗜𝗟 𝗣𝗖𝗜 𝗗𝗜𝗖𝗘 𝗡𝗢 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗛𝗜𝗨𝗦𝗨𝗥𝗔 𝗗𝗜 𝗥𝗔𝗜 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗔!

È annunciata dal 1° Ottobre prossimo la scomparsa di RAI SCUOLA, il canale 57 Educational del digitale terrestre della TV di Stato. Sullo stesso canale verrà trasmesso un programma, chiamato “ITALIANA” dedicato alle sagre e tradizioni locali.

La RAI chiude un programma di cultura e divulgazione scientifica, utile e utilizzato dai docenti e dalle scuole per approfondimenti e supporto alle lezioni in classe e come istruzione degli adulti. Tra l’altro durante la pandemia ha fatto da aula televisiva, accessibile gratuitamente dal televisore, e sono state trasmesse 110 lezioni per gli studenti costretti a casa.

Proprio questa esperienza avrebbe dovuto indurre a potenziare RAI SCUOLA. Invece le nuove produzioni sono state quasi azzerate e il canale ha trasmesso soprattutto repliche. Ora la chiusura, per dare spazio a quanto pare ai ripiegamenti governativi verso un “nazionalismo” municipalistico di ripiego, mentre si abdica a una politica estera fondata sull’interesse nazionale.

Intanto si rischia anche la dispersione di materiali di archivio molti dei quali culturalmente ancora validi e attuali.

Il PCI dice NO alla chiusura di RAI SCUOLA!

Invitiamo a firmare la petizione: https://change.org/rai_scuola

Dipartimento Istruzione PCI

04/08/2026
Campagna nazionale per la de-privatizzazione programmata del Partito Comunista Italiano.Ieri c'è stato il lancio con un ...
04/08/2026

Campagna nazionale per la de-privatizzazione programmata del Partito Comunista Italiano.

Ieri c'è stato il lancio con un video del Segretario nazionale Mauro Alboresi e ora si procede regione per regione a seconda dello stato di avanzamento della programmazione sanitaria.
Dato che in Umbria il Piano Sanitario deve essere ancora licenziato dalla Giunta, abbiamo invitato formalmente le forze politiche, sindacali e sociali che si dicono contrarie al privato in sanità a costituire una unione di scopo e fare pressione perché nel nuovo PSSR sia presente un programma organico pluriennale di de-privatizzazione programmata.
Occorre uscire in avanti dalla fase di denuncia dei rischi, costi e danni provocati dal privato in sanità, su cui pure abbiamo lavorato in modo approfondito e passare all'offensiva: il pubblico deve smettere di fare politiche di servizio al privato e tornare a produrre salute, investendo in servizi pubblici sicuri, efficaci, equi, appropriati, partecipati e quindi efficienti da un punto di vista di popolazione.

Basta profitto sulla salute!!

Il testo della Campagna nazionale è consultabile su :https://www.ilpartitocomunistaitaliano.it/wp-content/uploads/2026/07/Razionale-campagna-2.pdf

31/07/2026

RICHIAMI VIVI PER CAMPI LARGHI E VOTI UTILI
L’anno precedente a previste elezioni politiche, di solito in autunno, si cominciano le grandi manovre per la caccia al voto. E’ più o meno lo stesso periodo dell’anno che coincide con l’apertura della stagione venatoria, e alcuni dei preparativi delle due forme di caccia sono molto simili.
Si prenda la caccia con richiami vivi: si pratica procurandosi nel corso dell’anno degli uccelli simili a quelli che si cacceranno, li si alleva in piccole gabbie e poi, una volta individuata la radura opportuna, li si schiera nelle loro gabbiette e all’aria aperta. Eccitati dalla luce e dalla libertà illusoriamente vicina gli uccelletti cantano a squarciagola fungendo da richiamo per i loro simili che volano alto, inducendoli ad avvicinarsi per poi essere fatalmente impallinati. Si tratta, di solito, di passeri, merli, tordi bottacci, tordi sasselli, pavoncelle, allodole o cesene.
Così si comportano i principali Partiti presenti in Parlamento. Costoro consapevoli della propria scarsa attrattività e della grande quota di elettori che quindi non vanno a votare volando lontano dalle urne non sentendosi rappresentati, hanno predisposto dei richiami vivi, parlamentari addestrati che, a seconda dello schieramento e ben appostati, usano slogan irresistibili, slogan ovviamente diversi a seconda della collocazione nell’emiciclo. Per quelli di centro-destra, i Vannacci, si tratta di strillare: ordine, sicurezza, remigrazione, meno tasse. Per quelli di centro-sinistra, Fratoianni o Bonelli cinguettano: pace, equità sociale, ambiente, sanità pubblica.
E’ il caso di dire che, dopo decenni di addestramento alla sopraffina arte del richiamo, i merli presenti in Parlamento non si fanno sfuggire gli ultimi vaganti disperati che vorrebbero provare a dare utilità al loro voto, se li arruffianano tutti ed è mattanza. Non che i nostri richiamanti abbiano molta scelta: se fanno cilecca li aspetta la punizione di essere cacciati fuori dagli eleggibili, tra i comunisti.
Poi, per tutti quanti, tordi o parlamentari che siano, la fine della caccia o delle elezioni significa rientrare con le loro gabbiette nelle cantine dei cacciatori fino al prossimo settembre. Tutti sostanzialmente condannati al silenzio fino all’anno dopo, alcuni a mangiare il pastone per volatili, altri a rimpinzarsi di tramezzini alla buvette di Montecitorio. E ad abbrutirsi di aperitivi, per dimenticare la guerra, che è tanto br**ta, e contro la quale non combineranno mai nulla di utile.

STATE CALMIAll’avvicinarsi delle elezioni locali e nazionali previste per il prossimo anno l’atmosfera negli ambienti de...
15/07/2026

STATE CALMI

All’avvicinarsi delle elezioni locali e nazionali previste per il prossimo anno l’atmosfera negli ambienti dell’establishment bresciano si sta facendo tesa per l’elevata incertezza rispetto alle proprie future sorti. Sorti che, per inciso, spesso ci paiono assai più materiali di quanto dovrebbero essere. Ma tant’è.
In questo spaccato di umana e democratica fragilità la famigerata e laconica scritta 10:12 alludente all'orario in cui si compì la Strage di Piazza Loggia, scritta comparsa a pochi metri dalla sede provinciale del PD, ha innescato un incontrollabile effetto a catena. Dalla solidarietà bipartisan espressa a quel partito ai proclami ‘non ci intimidiranno mai’, sdegno, riprovazione, singulti, identità, democrazia.
Ora capita a volte che le reazioni siano assai più significative delle azioni che le hanno prodotte. E forse questa è una di quelle, che ci consente di misurare la sensibilità mai venuta meno nei confronti di un evento passato ma fondativo del nostro spirito di appartenenza a questa città e alla politica.
Sommessamente avremmo potuto suggerire di cancellarla presto quella scritta, quello sfregio di trenta centimetri (cosa che è stata fatta oggi, 15/7 n.d.r.). Anche per non solleticare lo spirito di emulazione nei confronti di una gesto minimo in sé ma in grado di mettere in subbuglio una città. Quello stesso subbuglio così lontano dalla stoica fermezza dei nostri padri resistenti.
Ricordiamo che le prime parole che proferì Togliatti dal suo letto di ospedale dopo l’attentato di cui fu vittima e che rischiò di ucciderlo furono “state calmi”. Ecco.
Giusto per non dare adito ai sospetti di elettoralismo. E se poi qualcuno volesse chiederci consiglio su come rinforzare la memoria identitaria relativamente a una strage di cui e' vent’anni che si dimentica l’appartenenza comunista delle vittime, ebbene noi siamo qui.

Lamberto Lombardi Segretario Regionale PCI Lombardia.

Indirizzo

Cesare Arici 15
Brescia

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando PCI federazione di Brescia pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a PCI federazione di Brescia:

Scelte rapide

Condividi