Dovere Civico

Dovere Civico "Uniti per il territorio, custodi della legalità."

29/08/2026

Sapete cosa è il Media Freedom Act ?

Il Media Freedom Act è un regolamento europeo che mira a garantire la libertà e la pluralità dell'informazione, proteggendo i media da interferenze esterne o politiche. Approvato nel 2022 e entrato in vigore il 7 maggio 2024, il regolamento stabilisce obblighi e sanzioni per i paesi membri dell'Unione Europea. Le principali misure includono la creazione di registri statali dei media, la trasparenza sulla proprietà e gli investimenti pubblicitari, e la protezione dei giornalisti da pressioni e spionaggio. Questo regolamento è stato adottato con 464 voti favorevoli e rappresenta un passo significativo verso un mercato interno dei servizi di media più trasparente e competitivo.

In Italia il Freedom ACT non viene rispettato e toccherà alla UE prendere provvedimenti .

25/08/2026

Il programma politico di Futuro Nazionale guidato dal generale Roberto Vannacci non si limita a guardare al passato: gli prende direttamente le impronte digitali. La ricetta proposta per rilanciare il Paese si presenta come un mix tra una caserma del XIX secolo e un algoritmo anti-diritti alimentato a nostalgia folcloristica.
Ecco i punti salienti per capire dove ci starebbe portando questo nuovo "futuro":Famiglia & Diritti: Stop alle unioni civili, adozioni esclusivamente a coppie composte da madre e padre, e una stretta decisa sulle decisioni personali. La visione di società sottostante appare cristallizzata: l'affetto richiede un timbro ministeriale di conformità, mentre la libertà di scelta viene trattata come una spiacevole anomalia burocratica da correggere.
A scuola come in addestramento: L'introduzione dell'educazione militare tra i banchi di scuola risponde forse al dubbio su cosa mancasse davvero dopo l'ora di religione. Sostituire il pensiero critico con l'ordine "attenti" sembra la strategia scelta per preparare i giovani alle sfide globali. Sicurezza & Ordine pubblico: Esercito nelle strade delle aree a rischio e presidi rafforzati nel Mediterraneo. L'approccio ai problemi complessi viene ridotto a una soluzione standard: schierare più mimetiche, delegando la gestione sociale a una costante parata operativa.
Politiche estere ed economiche: Rifiuto del target del 5% del PIL per la difesa (curioso per chi vorrebbe militarizzare la quotidianità) e incentivi per spingere sulla natalità. L'idea di fondo è quella di uno Stato che pretende di programmare le nascite con la stessa rigidità con cui intende pattugliare i confini. Spacciare per "Futuro" un catalogo di divieti e vecchi dogmi richiede un indubbio coraggio narrativo. Più che una visione per la società di domani, queste proposte assomigliano a una guida per fare marcia indietro a tutta velocità.
D.C.

27/07/2026

Ma davvero crediamo ancora alle solite favole?
Guardateli, l'ennesimo partito nuovo di zecca con il nome altisonante: Futuro Nazionale.

Cambiano la giacca, mettono due parole d'ordine ben confezionate sui social, usano la parola "Nazionale" per farci ba***re il cuore e "Futuro" per farci sperare... e poi? Poi sono i soliti poltronari di sempre con un vestito nuovo.

Ma quale futuro?

Il futuro di chi non arriva alla fine del mese con uno stipendio da fame mentre le bollette schizzano alle stelle?

Il futuro delle nostre partite IVA soffocate da tasse assurde?

O il futuro di una burocrazia che ti chiede il permesso pure per respirare a casa tua?

La verità è una sola: la parola "Nazionale" la usano solo quando devono chiederci il voto. Quando poi c’è da difendere la gente comune, i lavoratori, le nostre tradizioni e la sicurezza nelle nostre città, magicamente spariscono tutti nei loro palazzi con l'aria condizionata.

Ci parlano di "visione", di "riforme proiettate nel domani", ma noi il domani dobbiamo portarlo a tavola oggi. Non abbiamo bisogno di slogan patinati scritti dai soliti consulenti d'immagine paid da capogiro. Abbiamo bisogno di risposte. E questi di Futuro Nazionale hanno solo il futuro garantito... il loro!

Apriamo gli occhi. Non basta cambiare il simbolo sulla scheda elettorale per cambiare un Paese. Prima la sostanza, poi le chiacchiere!

DV

E se magna !!! Ecco una fase del duro lavoro del consigliere regionale generico medio lombardo:
25/07/2026

E se magna !!! Ecco una fase del duro lavoro del consigliere regionale generico medio lombardo:

Quando la guerra si trasforma in un videogame, ma il sangue è vero. 🎮⚠️Schermi HD, joystick, visori per la realtà aument...
21/07/2026

Quando la guerra si trasforma in un videogame, ma il sangue è vero. 🎮⚠️

Schermi HD, joystick, visori per la realtà aumentata. A guardare le immagini che arrivano dal fronte, sembra di stare davanti a una console di ultima generazione. Ma non c'è nessun tasto "Reset".

L'uso massiccio e spietato dei droni ha cambiato per sempre il volto del conflitto. Piccoli velivoli radiocomandati, dal costo di poche centinaia di euro, si sono trasformati in armi di distruzione chirurgica. I numeri raccontano una realtà spaventosa: si stima che i droni siano stati responsabili o complici della morte di quasi 200mila soldati russi, trasformando il campo di battaglia in una carneficina a distanza.

Ma la tragedia non si ferma alle trincee.

In questo atroce "gioco di guerra", la linea tra obiettivo militare e bersaglio casuale si fa sempre più sottile. Dietro le telecamere ad alta definizione ci sono piloti a chilometri di distanza, ma a terra ci sono vite umane. E a pagare il prezzo più alto, ancora una volta, sono i civili.

Guerra a distanza, spersonalizzazione del nemico, distruzione in diretta streaming. Abbiamo davvero trasformato la morte in un contenuto digitale?

💬 Voi cosa ne pensate? La tecnologia sta rendendo le guerre ancora più disumane o ha solo cambiato i mezzi? Scrivetelo nei commenti.

𝐋𝐚 𝐝𝐮𝐫𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞: 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐨𝐯𝐞𝐬𝐜𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐥 "𝐜𝐮𝐨𝐫𝐞" 𝐢𝐧 𝐠𝐨𝐥𝐚 (𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐟𝐨𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐬𝐬𝐚𝐟𝐨𝐫𝐭𝐞)𝐌𝐞𝐭𝐭𝐞𝐭𝐞𝐯𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐨...
16/07/2026

𝐋𝐚 𝐝𝐮𝐫𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞: 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐨𝐯𝐞𝐬𝐜𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐥 "𝐜𝐮𝐨𝐫𝐞" 𝐢𝐧 𝐠𝐨𝐥𝐚 (𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐟𝐨𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐬𝐬𝐚𝐟𝐨𝐫𝐭𝐞)
𝐌𝐞𝐭𝐭𝐞𝐭𝐞𝐯𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐨𝐝𝐢 𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐭𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐥𝐞𝐧𝐝𝐚𝐫𝐢𝐨, 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐚 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞𝐜𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐞 𝐏𝐚𝐥𝐚𝐳𝐳𝐨 𝐌𝐚𝐝𝐚𝐦𝐚 𝐞̀ 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐮𝐧𝐭𝐝𝐨𝐰𝐧 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐢𝐬𝐥𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚. 𝐀𝐥𝐭𝐫𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐞, 𝐢𝐧𝐟𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐨 𝐠𝐞𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚: 𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐫𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝟏𝟒 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟕.
Quel giorno, infatti, scatterà il miracolo laico della previdenza sociale: il tanto agognato vitalizio (pardon, "pensione") per i parlamentari di prima nomina.
Per i profani che ancora credono che la politica sia mossa da ideali o strategie governative, la matematica offre una rinfrescante doccia di realtà. La legge parla chiaro: per maturare il diritto al "meritato riposo" dorato, un parlamentare deve timbrare il cartellino per esattamente 4 anni, 6 mesi e un giorno. Facendo i calcoli partendo dal debutto del 13 ottobre 2022, la scadenza cade proprio a metà aprile 2027.
Si fa un gran parlare di "voto anticipato in autunno", di "accelerazioni sulla legge elettorale" e di "crisi strategiche". Ma siamo seri: quale deputato o senatore al primo mandato voterebbe mai la fiducia al proprio suicidio finanziario? Mandare tutti a casa prima del tempo significherebbe costringere decine di neoeletti a rinunciare al "vitalizio di cittadinanza". Un dramma umano che questa classe politica, da sempre vicina ai bisogni dei più deboli (soprattutto se siedono sulle loro stesse poltrone), non può permettersi di consumare.
Se proprio si dovrà andare alle urne prima della scadenza naturale dell'ottobre 2027, statene certi: non si voterà prima di domenica 4 aprile 2027. Giusto il tempo di sbrigare le pratiche, salvare la pensione e permettere ai nostri rappresentanti di affrontare la campagna elettorale con le spalle decisamente più al caldo.
Il Paese può attendere. La previdenza dei nostri eletti, decisamente no.

06/07/2026

𝐋'𝐈𝐋𝐋𝐔𝐒𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐄𝐋 𝐃𝐄𝐂𝐑𝐄𝐓𝐎 "𝐒𝐈𝐂𝐔𝐑𝐄𝐙𝐙𝐀": 𝐑𝐄𝐆𝐎𝐋𝐄 𝐀𝐒𝐅𝐈𝐒𝐒𝐈𝐀𝐍𝐓𝐈 𝐏𝐄𝐑 𝐆𝐋𝐈 𝐎𝐍𝐄𝐒𝐓𝐈, 𝐒𝐓𝐑𝐀𝐃𝐄 𝐋𝐈𝐁𝐄𝐑𝐄 𝐏𝐄𝐑 𝐈 𝐂𝐑𝐈𝐌𝐈𝐍𝐀𝐋𝐈.
È ormai sotto gli occhi di tutti il totale fallimento dell'ennesimo provvedimento di facciata. Il cosiddetto 𝐃𝐞𝐜𝐫𝐞𝐭𝐨 𝐒𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚, con la sua 𝐬𝐛𝐚𝐧𝐝𝐢𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐥𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢, sta naufragando miseramente davanti alla dura realtà dei fatti.
A chi ha complicato la vita questa norma? Esclusivamente a chi si muove nella legalità. Cittadini perbene, lavoratori, appassionati di outdoor, escursionisti e chiunque utilizzi un semplice strumento da taglio per motivi leciti, professionali o sportivi, oggi rischiano sanzioni penali sproporzionate e la rovina personale per una dimenticanza o per un'interpretazione rigida della legge. La burocrazia punisce chi è facilmente tracciabile, chi rispetta le regole e compila i moduli.
𝐍𝐞𝐥 𝐟𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨, 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢, 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐞̀ 𝐝𝐞𝐬𝐨𝐥𝐚𝐧𝐭𝐞. 𝐍𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐞 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐫𝐨𝐧𝐚𝐜𝐚 𝐡𝐚 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐮𝐧'𝐢𝐦𝐩𝐞𝐧𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐠𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐫𝐢𝐬𝐬𝐞, 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐥𝐭𝐞𝐥𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐞 𝐨𝐦𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢.
E allora la domanda sorge spontanea: dove sono i controlli?
𝐋𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐡𝐢 𝐠𝐢𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐚𝐦𝐚 𝐢𝐧 𝐭𝐚𝐬𝐜𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐝𝐞𝐥𝐢𝐧𝐪𝐮𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐭𝐞𝐦𝐞 𝐚𝐟𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐥'𝐢𝐧𝐚𝐬𝐩𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐧𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐭𝐚. Sa perfettamente che i controlli nelle zone calde, nelle stazioni, nelle piazze dello spaccio e nei quartieri degradati sono fin troppo blandi, se non inesistenti. Chi delinque di professione scommette sull'impunità di fatto, forte di un territorio non presidiato a sufficienza.
È l'eterno paradosso italiano: si stringono le maglie della burocrazia per dare l'impressione di fare qualcosa, colpendo chi è già nella legalità, mentre chi vive fuori dalle regole continua a fare ciò che vuole. La vera sicurezza non si fa disarmando i cittadini onesti nei boschi o nei furgoni da lavoro, ma riprendendosi il controllo delle strade.

NEGAZIONISMO𝐋𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 "𝐟𝐚𝐥𝐬𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐢𝐭𝐚̀": 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐕𝐚𝐧𝐧𝐚𝐜𝐜𝐢 𝐬𝐮𝐥 𝐟𝐞𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐬𝐨 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐢...
14/06/2026

NEGAZIONISMO
𝐋𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 "𝐟𝐚𝐥𝐬𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐢𝐭𝐚̀": 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐕𝐚𝐧𝐧𝐚𝐜𝐜𝐢 𝐬𝐮𝐥 𝐟𝐞𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐬𝐨 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨

𝐋'𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐚 𝐮𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐕𝐚𝐧𝐧𝐚𝐜𝐜𝐢 𝐬𝐮𝐥 𝐟𝐞𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 ("un omicidio come tutti gli altri", pronunciata in nome di una sbandierata "vera parità") non è solo provocazione politica. È, nei fatti, una forma di negazionismo culturale.

Affermare che "un reato non è più o meno grave in base al sesso" e che "uomini e donne sono uguali, quindi non c'è bisogno di proteggere alcuno" è un esercizio di retorica tanto semplicistico quanto mistificatorio. Dietro il paravento del "siamo tutti uguali davanti alla legge" si nasconde il rifiuto doloso di vedere la realtà.

Ecco perché questa visione va respinta con forza:

𝐈𝐥 𝐟𝐞𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐨𝐦𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 "𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨": Un uomo che uccide la partner o l'ex partner non lo fa per un movente casuale (come in una rapina o in una rissa al bar). Lo fa all'interno di una dinamica di potere, possesso, controllo e sottomissione. Il genere della vittima è la causa primaria del reato. 𝐍𝐞𝐠𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐚𝐧𝐜𝐞𝐥𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐭𝐫𝐢𝐜𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐚.

La legge deve riconoscere le asimmetrie reali: La vera uguaglianza non consiste nel trattare allo stesso modo situazioni profondamente diverse, ma nello sforzo di proteggere chi si trova in una posizione di vulnerabilità strutturale. 𝐃𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 "𝐧𝐨𝐧 𝐜'𝐞̀ 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐨" 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚, 𝐢 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐢 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞 𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐞𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐬𝐮𝐛𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐨𝐦𝐞𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐢 𝐫𝐞𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐞𝐬𝐬𝐨.

L'aggravante non è un "privilegio", è un argine: Introdurre e specificare il femminicidio nel dibattito giuridico e culturale non serve a dare "più valore" a una vita rispetto a un'altra. Serve a dotare lo Stato di strumenti specifici per prevenire e punire un crimine d'odio che affonda le radici nel patriarcato.

𝐒𝐩𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 "𝐩𝐚𝐫𝐢𝐭𝐚̀" 𝐥'𝐚𝐳𝐳𝐞𝐫𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐞 𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐞𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐢 𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐢 𝐞 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐞̀ 𝐮𝐧'𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐝𝐞𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐬𝐚. Se non si riconosce la specificità di un problema, non lo si potrà mai curare. Il femminicidio ha un nome preciso perché ha una causa precisa. E nasconderlo sotto il tappeto del "siamo tutti uguali" non salverà nessuna vita.

Quando la "toppa" è peggio del "buco"...🛑 QUANDO L'ARROGANZA DEL POTERE OFFENDE LE DONNE E LA DIGNITÀ DELLE ISTITUZIONIS...
09/06/2026

Quando la "toppa" è peggio del "buco"...

🛑 QUANDO L'ARROGANZA DEL POTERE OFFENDE LE DONNE E LA DIGNITÀ DELLE ISTITUZIONI

Siamo di fronte all'ennesima dimostrazione di come una certa politica sia completamente scollegata dalla realtà e intrisa di un paternalismo retrogrado. Le recenti dichiarazioni del presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Davide Nicco (FdI), sono semplicemente inaccettabili.

Commentando una gravissima denuncia di violenza sessuale che coinvolge un senatore, Nicco ha pensato bene di riesumare un "consiglio" ricevuto in passato: “Quando ricevi in ufficio una donna che non conosci, se sei solo lascia sempre la porta aperta. Non si sa mai”.

⚠️ Perché queste parole sono di una gravità inaudita:
Ribaltamento della realtà: Di fronte a un'accusa di violenza, il focus viene spostato sul "rischio" che gli uomini di potere correrebbero a causa di presunte accuse infondate. Si trasforma la potenziale vittima in un pericolo da cui difendersi.

Cultura del sospetto e pregiudizio: Liquidare il dramma degli abusi con l'invito a "lasciare la porta aperta" riduce le donne a figure scaltre e calunniatrici da cui guardarsi, alimentando una cultura patriarcale che mina la credibilità di chi trova il coraggio di denunciare.

Mancanza di rispetto istituzionale: Chi ricopre la carica di Presidente di un Consiglio regionale rappresenta tutti i cittadini. Usare una vetrina pubblica per sdoganare simili banalità dimostra un'assoluta mancanza di sensibilità e di senso dello Stato.

❌ La toppa è peggio del buco
Come spesso accade, davanti alla sacrosanta bufera mediatica e alle richieste di scuse, è arrivata la solita, debole difesa: "Non ho offeso la dignità delle donne".

No, Presidente Nicco. Arrampicarsi sugli specchi non serve. Quando si banalizza la violenza di genere e si fa della becera ironia preventiva sulla pelle delle donne, la dignità la si offende eccome. E insieme ad essa, si offende l'istituzione che si ha l'onore di presiedere.

L'indifferenza e l'arroganza non possono più trovare asilo nelle nostre istituzioni. Chi sbaglia e dimostra una tale inadeguatezza culturale non può cavarsela con un'alzata di spalle. Servono scuse pubbliche, immediate e senza condizioni.

L'Italia e il Piemonte meritano una classe dirigente che difenda le donne, non che ne abbia paura o, peggio, che le metta alla gogna.

DOVERE CIVICOLa voce libera contro l’indifferenza e l’arroganza del potereBenvenuti su DOVERE CIVICO, uno spazio di resi...
09/06/2026

DOVERE CIVICO
La voce libera contro l’indifferenza e l’arroganza del potere
Benvenuti su DOVERE CIVICO, uno spazio di resistenza culturale, informazione indipendente e cittadinanza attiva.

Questa pagina nasce con un obiettivo chiaro e non negoziabile: rompere il silenzio. In un'epoca in cui l'indifferenza rischia di diventare la norma e l'arroganza di chi comanda cerca di soffocare il pensiero critico, noi abbiamo scelto di non girarci dall'altra parte.

🎯 La Nostra Missione
Comba***re l'indifferenza: Crediamo che l'apatia sia il miglior alleato delle ingiustizie. Stimoliamo il dibattito per risvegliare le coscienze.

Contrastare l'arroganza del potere: Monitoriamo, raccontiamo e analizziamo le storture delle istituzioni e di chi gestisce la cosa pubblica, senza fare sconti a nessuno.

Promuovere la trasparenza: Diamo spazio ai fatti, alle storie dimenticate e alle verità scomode che spesso non trovano spazio altrove.

🤝 Di cosa abbiamo bisogno? Di te.
"La democrazia non è un sistema perfetto, ma è l'unico che ci permette di lottare per migliorarlo. E il primo passo per farlo è esercitare il proprio dovere civico."

Non siamo un partito, non seguiamo ideologie preconfezionate: siamo cittadini che credono fermamente nel valore della responsabilità collettiva. Se anche tu sei stanco dei soprusi, della retorica della poltrona e del disinteresse generale, sei nel posto giusto.

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