14/06/2026
NEGAZIONISMO
𝐋𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 "𝐟𝐚𝐥𝐬𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐢𝐭𝐚̀": 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐕𝐚𝐧𝐧𝐚𝐜𝐜𝐢 𝐬𝐮𝐥 𝐟𝐞𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐬𝐨 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨
𝐋'𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐚 𝐮𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐕𝐚𝐧𝐧𝐚𝐜𝐜𝐢 𝐬𝐮𝐥 𝐟𝐞𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 ("un omicidio come tutti gli altri", pronunciata in nome di una sbandierata "vera parità") non è solo provocazione politica. È, nei fatti, una forma di negazionismo culturale.
Affermare che "un reato non è più o meno grave in base al sesso" e che "uomini e donne sono uguali, quindi non c'è bisogno di proteggere alcuno" è un esercizio di retorica tanto semplicistico quanto mistificatorio. Dietro il paravento del "siamo tutti uguali davanti alla legge" si nasconde il rifiuto doloso di vedere la realtà.
Ecco perché questa visione va respinta con forza:
𝐈𝐥 𝐟𝐞𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐨𝐦𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 "𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨": Un uomo che uccide la partner o l'ex partner non lo fa per un movente casuale (come in una rapina o in una rissa al bar). Lo fa all'interno di una dinamica di potere, possesso, controllo e sottomissione. Il genere della vittima è la causa primaria del reato. 𝐍𝐞𝐠𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐚𝐧𝐜𝐞𝐥𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐭𝐫𝐢𝐜𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐚.
La legge deve riconoscere le asimmetrie reali: La vera uguaglianza non consiste nel trattare allo stesso modo situazioni profondamente diverse, ma nello sforzo di proteggere chi si trova in una posizione di vulnerabilità strutturale. 𝐃𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 "𝐧𝐨𝐧 𝐜'𝐞̀ 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐨" 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚, 𝐢 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐢 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞 𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐞𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐬𝐮𝐛𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐨𝐦𝐞𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐢 𝐫𝐞𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐞𝐬𝐬𝐨.
L'aggravante non è un "privilegio", è un argine: Introdurre e specificare il femminicidio nel dibattito giuridico e culturale non serve a dare "più valore" a una vita rispetto a un'altra. Serve a dotare lo Stato di strumenti specifici per prevenire e punire un crimine d'odio che affonda le radici nel patriarcato.
𝐒𝐩𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 "𝐩𝐚𝐫𝐢𝐭𝐚̀" 𝐥'𝐚𝐳𝐳𝐞𝐫𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐞 𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐞𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐢 𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐢 𝐞 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐞̀ 𝐮𝐧'𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐝𝐞𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐬𝐚. Se non si riconosce la specificità di un problema, non lo si potrà mai curare. Il femminicidio ha un nome preciso perché ha una causa precisa. E nasconderlo sotto il tappeto del "siamo tutti uguali" non salverà nessuna vita.