10/06/2026
🤝 Alleanza destra-sinistra?
La risposta che il potere non vuole farvi sentire.
Ricordiamo qualcosa che i manuali scolastici e i salotti bipartisan costantemente rimuovono: Palmiro Togliatti nel 1936, sulle colonne de «Lo Stato Operaio», rivolgeva un appello «ai fratelli in camicia nera». Chiedeva una riconciliazione del popolo italiano contro il nemico comune: il grande capitale.
E Amedeo Bordiga, fondatore del Partito Comunista, nel 1941 scrisse che le democrazie liberali si allontanavano dagli obiettivi dei comunisti, mentre il fascismo mussoliniano se ne avvicinava.
Non è una provocazione fine a sé stessa. È una crepa nella narrazione ufficiale.
Cosa accomuna il fascismo delle origini e il comunismo delle origini? L'anticapitalismo.
Il programma di San Sepolcro parlava di difesa dei lavoratori. Le stesse tematiche care a Mussolini prima della svolta autoritaria. E dall'altra parte, Togliatti sapeva che la vera posta in gioco non era la guerra tra italiani, ma chi possiede i mezzi di produzione.
Oggi, come osserva Fusaro, i sedicenti fascisti sono anticomunisti ma non anticapitalisti. E i sedicenti comunisti sono antifascisti ma non anticapitalisti. Entrambi servono lo stesso padrone: la finanza globale, l'economia della precarietà, la distruzione del lavoro e della sovranità popolare.
Per questo una riconciliazione dal basso tra chi si riconosce nelle istanze sociali del Novecento – al di là delle etichette – è l'incubo dei poteri alti. Perché se il popolo (nero, rosso, o semplicemente stanco) scoprisse di avere un nemico comune, il castello del capitale vacillerebbe.
L'antifascismo e l'anticomunismo strumentali servono solo a dividerci. L'unico vero muro oggi non è tra rosso e nero: è tra l'1% e tutto il resto. E di quel muro, nessun talk show ve ne parlerà mai.