Circolo PD Buonalbergo Valle Fortore - Miscano

Circolo PD Buonalbergo Valle Fortore - Miscano Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Circolo PD Buonalbergo Valle Fortore - Miscano, Partito politico, Buonalbergo.

Questa pagina nasce per informare gli iscritti ed i simpatizzanti del Partito Democratico di Buonalbergo sulle iniziative politiche e sociali che il Circolo realizzerà.

05/08/2026
03/08/2026
Buon Primo Maggio a tutti coloro che nella vita lottano per rendere il mondo un posto migliore.
01/05/2026

Buon Primo Maggio a tutti coloro che nella vita lottano per rendere il mondo un posto migliore.

Buon 25 aprile, buona festa della liberazione. Oggi, oltre a festeggiare la liberazione dal nazifascismo, festeggiamo an...
25/04/2026

Buon 25 aprile, buona festa della liberazione. Oggi, oltre a festeggiare la liberazione dal nazifascismo, festeggiamo anche la libertà di parola, la democrazia e tutto ciò che ne consegue! W il 25 aprile!

17/03/2026

Una riforma che non risolve i veri problemi dei cittadini: un'occasione storica sprecata.**

Il malessere profondo che molti cittadini provano verso la giustizia italiana non nasce dalla presunta "promiscuità" tra giudici e pm. Nasce da problemi ben più concreti e dolorosi, che questo referendum non solo non affronta, ma rischia addirittura di aggravare, distogliendo l'attenzione e le energie dalle vere riforme necessarie. Analizziamoli punto per punto.

- **Il problema n°1: la durata intollerabile dei processi.**
L'Italia è stata condannata più volte dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo proprio per la lentezza della sua giustizia. Un processo che dura 10, 15 anni non è giustizia, è una punizione. La separazione delle carriere non ha alcuna incidenza su questo dramma. La durata dei processi dipende da altri fattori strutturali: l'organizzazione degli uffici giudiziari, la carenza di personale amministrativo, una pianta organica insufficiente, e un rito processuale farraginoso. Anzi, la creazione di due distinti CSM (due apparati burocratici, due uffici stampa, due strutture amministrative, due gestioni di concorsi e formazione) comporterà un inevitabile aumento della spesa pubblica e della complessità amministrativa, senza portare alcun beneficio alla velocità dei processi. Rischiamo di spendere di più per avere un sistema ancora più lento e frammentato.

- **Il problema n°2: la responsabilità dei magistrati.**
Tu citi giustamente le "carriere e vite sociali di privati cittadini [...] stroncate a causa di accuse che nel tempo si sono dimostrate senza fondamento" e domandi: "quanti magistrati hanno pagato per le loro colpe o le loro negligenze?" È la domanda giusta, ma la risposta non è nella separazione delle carriere.
Il tema è quello della **responsabilità civile e disciplinare**. Oggi, un cittadino che subisce un danno ingiusto a causa di un errore giudiziario o di un comportamento gravemente negligente di un magistrato (sia esso pm o giudice) trova enormi difficoltà a ottenere giustizia e risarcimento. I procedimenti disciplinari sono spesso lunghi e si concludono con sanzioni blande.
Una riforma seria e coraggiosa avrebbe dovuto intervenire proprio qui:
- **Rendere effettiva la responsabilità civile**, superando i limiti attuali che di fatto rendono il magistrato quasi "intoccabile".
- **Accelerare e inasprire i procedimenti disciplinari**, rendendoli più trasparenti e tempestivi, in modo che un magistrato che sbaglia (per dolo o colpa grave) paghi realmente, e in tempi ragionevoli, per le conseguenze delle sue azioni.
Su questo fronte, il silenzio della riforma è assordante. Anzi, creando due CSM separati, si rischia di avere due organismi disciplinari con criteri e prassi diverse, creando disparità di trattamento e ulteriore confusione.

- **Il problema n°3: le correnti e la trasparenza.**
Tu denuncii giustamente che i membri togati del CSM sono "in tutto e per tutto scelti dalle correnti politiche all'interno della magistratura". Il problema, però, non è l'esistenza di un unico CSM, ma la **legge elettorale che regola la sua composizione**. Il sistema attuale, basato su liste correntizie e sul voto di lista, ha trasformato il CSM in una "fotografia" degli equilibri interni alla magistratura, con logiche spartitorie e carrieristiche.
La domanda che la riforma avrebbe dovuto porsi è: come possiamo rendere questo organismo più trasparente e meno influenzato dalle correnti? Le possibili risposte, mai esplorate dal legislatore, sarebbero potute essere:
- L'introduzione del **voto di preferenza**, per consentire ai magistrati di scegliere singole personalità e non liste imposte.
- Un **limite ai mandati**, per evitare la professionalizzazione della carriera "consiliare" e il radicamento di potentati.
- Meccanismi di **incompatibilità e inconferibilità** più stringenti.
Invece di correggere e migliorare il sistema esistente, la riforma lo azzera con il sorteggio, che non è una soluzione ma una resa: si rinuncia a correggere i difetti e si affida tutto al caso, con i rischi di incompetenza e arbitrio che abbiamo già evidenziato.

- **Il problema n°4: la geografia giudiziaria e le risorse.**
Infine, la giustizia italiana soffre di problemi strutturali che nulla hanno a che fare con l'organizzazione delle carriere. Penso alla distribuzione degli uffici giudiziari sul territorio (ci sono ancora tribunali minuscoli e inefficienti), alla carenza cronica di cancellieri e personale amministrativo, alla digitalizzazione ancora incompleta dei procedimenti. Sono questi i veri colli di bottiglia che rendono la giustizia lenta e inefficiente. Una riforma costituzionale che ignora completamente questi aspetti è una riforma che guarda al dito e non alla luna.

**In sintesi:** la riforma referendaria promette di risolvere un problema (l'influenza delle correnti) con una soluzione peggiore del male (il sorteggio e la separazione). Nel frattempo, ignora completamente i veri drammi dei cittadini: i processi infiniti, l'irresponsabilità dei magistrati, la mancanza di trasparenza e l'inefficienza strutturale del sistema. Per questo, votare **NO** significa rifiutare una riforma sbagliata e rivendicare la necessità di affrontare i veri problemi della giustizia con misure serie, concrete e condivise.

16/03/2026
Fa piacere che anche dal Sannio arrivino autorevoli sostegni alla campagna del NO, provenienti dalle file dei giudici.
14/03/2026

Fa piacere che anche dal Sannio arrivino autorevoli sostegni alla campagna del NO, provenienti dalle file dei giudici.

Benevento. Referendum su separazione carriere, lettera aperta del giudice Flavio Cusani

13/03/2026

# # # REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA: PERCHÉ VOTARE "NO"

Mai come in questo caso, la cura rischia di essere peggiore della malattia. Il referendum che ci apprestiamo a votare propone una modifica della Costituzione che, dietro la bandiera di una giustizia più efficiente e indipendente, nasconde insidie profondissime per il nostro sistema democratico. Ecco le ragioni per cui diciamo **NO**.

**1. Una riforma di parte, non del Paese.**
La separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti è un tema che ciclicamente riemerge nel dibattito politico. In passato, è stata agitata da entrambi gli schieramenti quando erano all'opposizione, come strumento di critica verso una magistratura percepita come "nemica". Oggi, viene imposta da una maggioranza politica coesa, senza un reale confronto con le forze di opposizione e con la comunità giuridica. Una modifica della Costituzione, la nostra Carta fondamentale, non può e non deve essere il frutto della convenienza di una parte politica, ma dovrebbe nascere da una visione condivisa e lungimirante per il bene di tutti i cittadini. Questa riforma nasce sotto una cattiva stella: quella della rivalsa politica.

**2. Separare le carriere non garantisce più imparzialità, ma rischia di rendere l'accusa un corpo separato e vulnerabile.**
L'attuale unità della giurisdizione garantisce al Pubblico Ministero la stessa indipendenza dal potere esecutivo di cui gode il Giudice. Questa è una conquista della nostra Costituzione, nata per evitare che l'azione penale possa essere condizionata dal governo o dal parlamento. Creare due carriere distinte e due distinti Consigli Superiori della Magistratura (CSM) è il primo passo per isolare la pubblica accusa. Il passo successivo, paventato da più parti, sarebbe quello di chiedere una sua "responsabilizzazione" politica, magari rendendola in qualche forma sottoposta all'esecutivo. Questo sì che romperebbe ogni equilibrio, trasformando il pm da garante della legge a possibile braccio del potere politico.

**3. Il sorteggio: un azzardo pericoloso che svuota la rappresentanza.**
L'idea di sorteggiare i membri togati del CSM è forse l'aspetto più preoccupante della riforma. Si abolisce di fatto il principio della rappresentanza elettiva per affidare al caso la gestione delle carriere, delle valutazioni e dei procedimenti disciplinari di tutti i magistrati italiani. Per quanto il sistema attuale, basato sulle correnti, abbia difetti evidenti, garantiva che al CSM sedessero persone con un mandato, una responsabilità e una competenza maturata sul campo. Con il sorteggio, queste garanzie svaniscono. Il caso non è sinonimo di indipendenza, ma di arbitrio e incompetenza.
La proposta alternativa di sorteggiare i togati da una lista di "cittadini competenti" selezionati dal Parlamento è ancora più subdola: non è affatto un modo per liberare la magistratura dalla politica, ma per metterla sotto il controllo indiretto del potere politico, che filtra chi può essere ammesso al sorteggio. Si passa dalle correnti interne ai candidati della maggioranza.

**4. Una riforma che non risolve i veri problemi dei cittadini.**
Chi vive sulla propria pelle l'ingiustizia di un processo infinito o di un'accusa che si rivela infondata, in questa riforma non trova alcuna risposta. La separazione delle carriere non incide sulla durata dei processi, anzi, creare due burocrazie separate (due CSM, due uffici, due carriere) rischia di rallentare ulteriormente il sistema.
I problemi veri sono altri:
- **La lunghezza dei processi**, che è una denuncia di inefficienza strutturale.
- **La responsabilità civile e disciplinare dei magistrati**, che andrebbe resa più certa e celere per garantire un vero risarcimento ai cittadini danneggiati da errori o negligenze.
- **La trasparenza**, che andrebbe aumentata con una diversa legge elettorale per il CSM, non certo cancellata con il sorteggio.

**In conclusione**, il riequilibrarsi degli orientamenti politici all'interno della magistratura non può e non deve diventare l'occasione per una riforma costituzionale calata dall'alto. Questa proposta non risolve le storture denunciate, ma ne introduce di nuove e più gravi, minando l'indipendenza della funzione requirente e sostituendo la rappresentanza con il caso o, peggio, con il filtro della politica.

Per una giustizia davvero più giusta, efficiente e al servizio del cittadino, la risposta è **NO**.

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