13/07/2026
L'edizione 2026 di Balmafol resiste ha visto grande partecipazione e vogliamo ringraziare tutti.
Grazie a Mario Cavargna che, per il secondo anno, ci ha concesso la Casaforte di Chianocco, che con la sua bellezza e la sua storia ha fatto orgoglioasmente da sfondo all'itera giornata del sabato.
Grazie alle ragazze e ai ragazzi del Critical beer per aver portato una ventata di sport con il divertente "Beach and bocc" nonostante le temperature non fossero propriamente adatte a grandi sforzi fisici.
Grazie a Marco Sollier per essere venuto a presentare il suo libro "Il partigiano delle fate" e a dialogare con noi e il pubblico su Resistenza e resistenti.
Grazie ai Mercanti di liquore e alla Banda popolare dell'Emilia rossa per la musica e la simpatia. Siamo riusciti a vivere i concerti, cantare e ballare, nonostante il paio d'ore di brutto tempo.
Grazie alle amministrazioni di Chianocco e San Giorio e alla sezione ANPI di Bruzolo, che hanno condiviso con noi la celebrazione ufficiale di domenica.
Grazie al Comitato di Quartiere Vanchiglia che ha ritirato la targa "Balmafol resiste", a nome di tutti quegli spazi sociali che, nelle nostre città, continuano a rappresentare luoghi vivi di partecipazione, solidarietà e costruzione collettiva.
Grazie a tutti i volontari che hanno lavorato prima, dopo e durante la due giorni e hanno reso possibile il realizzarsi della festa.
Abbiamo rinunciato a fare i tradizionali fuochi d'artificio, pur con rammarico, a seguito dell'ordinanza regionale a tutela delle aree boschive. Con il sindaco di Chianocco, Osvaldo Vair, abbiamo valutato che, neppure con la presenza di una squadra AIB operativa, il lancio dei fuochi sarebbe stato privo di rischi per i nostri boschi provati da settimane di siccità e temperature altissime.
Come Sezione ANPI, leggiamo la Resistenza non come un evento concluso, ma come fondamento della democrazia. La nostra costituzione ci parla di uguaglianza sostanziale e di partecipazione, cioè del diritto dei cittadini a organizzarsi e a incidere sulla vita pubblica. Dentro questa cornice, gli spazi sociali non sono un’eccezione o una deviazione: sono una delle forme in cui, storicamente e concretamente, si è espressa questa partecipazione dal basso. Spesso in modo conflittuale, certamente non sempre riconosciuta, ma reale.
Ed è qui che il tema degli sgomberi assume un significato politico preciso. Perché sgomberare uno spazio sociale non significa semplicemente intervenire su un edificio: significa interrompere processi collettivi, spezzare reti di mutualismo, rimuovere esperienze di autorganizzazione che hanno prodotto socialità, cultura e spesso anche risposte concrete a bisogni che altrove restano inevasi.
Ma soprattutto, significa affrontare in modo riduttivo una questione che riducibile non è: quella della partecipazione, della gestione degli spazi urbani, del conflitto sociale che attraversa le città. Perché la verità è che questi fenomeni non si eliminano con un atto amministrativo o di polizia: si comprimono, si spostano, si trasformano.
L'8 luglio del 1944 un piccolo gruppo di partigiani ricacciava a valle, con poche armi e grossi massi, colonne di nazisti e fascisti che salivano a Balmafol con l'intento di cancellare ogni forma di libertà, di diritto e di dissenso. Se l'Italia è uscita dalla fine della seconda guerra mondiale con un'ombra di dignità, lo dobbiamo esclusivamente a una minoranza di donne e di uomini che hanno combattuto e hanno messo a rischio la loro vita per un'ideale alto, che poi si è concretizzato nella nostra Costituzione.
Il nostro impegno è l'unico modo che conosciamo per dire grazie anche a loro.