25/08/2026
MA IL POZZO DEL BURANO DEVE RESTARE UNA RISERVA.
MAZZACCHERA CONTRARIO A UN UTILIZZO STRUTTURALE
Il Pozzo del Burano deve restare una riserva strategica da utilizzare nelle emergenze, non diventare una fonte ordinaria per rinviare ancora una volta le soluzioni strutturali ai problemi dell'approvvigionamento idrico.
È la posizione ribadita da Fare Comune e dal Capogruppo Alberto Mazzacchera nell'articolo pubblicato oggi, 25 agosto, dal Corriere Adriatico.
Ma c'è un punto sul quale occorre accendere con forza l'attenzione, ossia prima di parlare di nuove captazioni bisogna riverificare l'equilibrio e gli effetti di quelle già esistenti sul Monte Nerone.
Dal 2018 l'acquedotto del Monte Nerone è stato esteso verso la valle del Foglia. Nel frattempo, il Bosso tra Pianello e la sorgente della Romita durante l'estate è ormai quasi a secco, mentre a monte insistono le captazioni del Nerone.
È quindi necessario conoscere con dati aggiornati le effettive portate degli emungimenti del sistema Nerone-Pianello, la loro incidenza sull'equilibrio idrico del territorio e l'efficienza della rete a valle.
La risposta alla crescente siccità non può essere semplicemente quella di attingere sempre più acqua dalle sorgenti profonde.
Occorre invece cambiare impostazione: ridurre le perdite della rete, recuperare la capacità degli invasi esistenti – il cui progressivo interramento ne riduce da decenni l'efficacia – e valutare anche nuovi invasi, capaci di raccogliere l'acqua quando c'è e di contribuire contemporaneamente alla prevenzione delle alluvioni.
Tutto questo diventa ancora più importante alla luce del nuovo Piano Regolatore Generale degli Acquedotti della Regione. Uno strumento di tale rilevanza non può essere approvato senza dati aggiornati e senza un serio confronto con i territori interessati.
L'acqua è una risorsa sempre più preziosa. La vera sfida non è continuare ad attingerne di più, ma imparare a raccoglierla, conservarla e utilizzarla meglio.
TRASCRIZIONE DELL'ARTICOLO DI CHIARA AZALEA
Il dibattito
«Ma il pozzo del Burano deve restare una riserva»
Anche Mazzacchera contrario a un utilizzo più strutturale
CAGLI «Siamo totalmente contrari al collegamento strutturale del pozzo del Burano all’acquedotto del Montefeltro». Si conferma netta la posizione di Alberto Mazzacchera, capogruppo consiliare di minoranza del Comune di Cagli, sul futuro della riserva strategica idrica tra Cagli e Cantiano, in linea con quanto espresso ripetutamente in consiglio comunale dal 2024, inclusa la seduta del 29 luglio scorso. «Una riserva strategica, utilizzabile nelle emergenze, non può diventare una fonte ordinaria» spiega.
Mazzacchera chiede prima di tutto di verificare l’attuale equilibrio delle captazioni: «Occorre riverificare quelle del Monte Nerone e le scelte compiute dal 2018, che hanno portato a estendere quell’acquedotto verso la valle del Foglia. Il Bosso, tra Pianello e la sorgente della Romita, in estate è ormai quasi a secco, mentre a monte insistono le captazioni del Nerone. Occorre quindi verificare questo equilibrio».
Contrario a utilizzare il Burano come soluzione strutturale, aggiunge: «Pensare semplicemente di agganciare l’acquedotto del Nerone al Pozzo del Burano è un modo vecchio che non considera il cambiamento climatico. Non possiamo rispondere alla crescente siccità aumentando gli emungimenti dalle sorgenti profonde. Dobbiamo imparare a trattenere l’acqua quando cade, recuperando la capacità degli invasi esistenti, il cui sfangamento si discute inutilmente da almeno quattro decenni, come nel caso del Furlo».
La partita si intreccia con il nuovo Piano Regolatore Generale degli Acquedotti. «È un momento molto delicato. Un simile Piano non può essere approvato senza dati e studi aggiornati e senza un serio confronto con i territori. Occorre conoscere le vere portate degli emungimenti del sistema Nerone-Pianello, l’efficienza della rete a valle e le sue possibilità di miglioramento, affrontare la questione degli invasi Enel esistenti e valutare nuovi invasi, come quelli proposti dal sindaco di Cantiano, che possano svolgere anche una funzione contro le future alluvioni».
«Su questi presupposti porteremo la questione in Consiglio comunale – conclude Mazzacchera –. Il pozzo del Burano deve restare una riserva strategica per le emergenze, non una scorciatoia per rinviare le soluzioni strutturali. L’acqua sarà una risorsa sempre più preziosa: occorre una rivoluzione culturale nel modo di raccoglierla, conservarla e utilizzarla».
Chiara Azalea
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