15/06/2026
“IL GOVERNO CI HA DICHIARATO GUERRA, E GUERRA SIA”.
L’intervista del vicepresidente del M5S, Ettore Licheri, oggi su La Nuova Sardegna:
«Quando il governo impugna puntualmente e sistematicamente le leggi che promulga una Regione, non sta semplicemente esercitando un diritto costituzionale: trasforma quel diritto in uno strumento di attacco politico».
Per Ettore Licheri, senatore del Movimento 5 Stelle, il contenzioso davanti alla Corte costituzionale sulle norme approvate dalla Regione Sardegna non è semplicemente una somma di incidenti tecnici, ma il segnale di uno scontro politico.
Nel mirino sono finite leggi su aree idonee, salva casa, salario minimo, fine vita e reddito di studio, «Se guerra deve essere, guerra sia», afferma Ettore Licheri.
𝗘̀ 𝗻𝗼𝗿𝗺𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗱𝘂𝗲 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝘀𝗶 𝗳𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝘀𝗽𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗹𝗮 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗮 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗶 𝗱𝗶 𝗶𝗺𝗽𝘂𝗴𝗻𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗱𝗮𝘃𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗼𝗿𝘁𝗲 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲?
«Il governo ha certamente il diritto di impugnare una legge regionale quando ritiene che ci siano profili di illegittimità. Ma quando lo fa in modo puntuale e sistematico, quel diritto diventa uno strumento di attacco politico. E pensare che proprio loro accusavano le opposizioni di usare l'azione giudiziaria per fini elettorali. Però dico alla destra di non sottovalutare mai la forza e la risolutezza dei sardi».
𝗖'𝗲̀, 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗲𝗶, 𝘂𝗻 𝗱𝗶𝘀𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗵𝗮 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗮𝗿𝗱𝗲𝗴𝗻𝗮?
«Riflettiamo: piano casa, governo dell'energia, salario minimo regionale, reddito di studio. Sono tutte misure sociali, norme pensate per aiutare i cittadini in difficoltà. La destra non può accettarlo perché la sua è una politica tradizionalmente classista, servile al poteri forti e spietata con i deboli».
𝗨𝗻 𝗲𝘀𝗲𝗺𝗽𝗶𝗼 𝗲̀ 𝗿𝗮𝗽𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗮𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗲𝗻𝗲𝗿𝗴𝗶𝗮 𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗿𝗶𝗻𝗻𝗼𝘃𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶.
«La presidente Meloni in aula qualche giorno fa ha avuto l'impudenza di dire che la Sardegna non vuole le rinnovabili. Non è così. Ha fallito le politiche energetiche e le serve un alibi. Oggi chi vuole investire nell'isola in fonti rinnovabili trova 240 chilometri quadrati di superficie idonea, pronta a sviluppare fino a 20 gigawatt. Trova un fondo da 800 milioni di euro da spendere in infrastrutture, autoconsumo, autoproduzione e comunità energetiche».
𝗤𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶, 𝗮 𝘀𝘂𝗼 𝗴𝗶𝘂𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼, 𝗹𝗮 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗦𝗮𝗿𝗱𝗲𝗴𝗻𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗵𝗶𝘂𝗱𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮 𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗶𝗻𝘃𝗲𝘀𝘁𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶?
«Al contrario. Chi viene a investire oggi in energia pulita trova una legislazione regionale all'avanguardia e amministratori che non si sono piegati alle multinazionali straniere. Insomma, tutto il contrario di ciò che è la destra oggi».
𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝘀𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗮 𝘀𝘂𝗼 𝗽𝗮𝗿𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗮𝗻𝗻𝗲𝗴𝗴𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗿𝗲𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 𝘀𝗮𝗿𝗱𝗶?
«Li danneggia, e questo fa parte della loro tattica. È uno schema rodato da secoli: non ti faccio amministrare e poi dico che non hai amministrato. Purtroppo per loro, però, gli elettori e i cittadini sardi oggi sono molto più accorti e informati rispetto al passato».
𝗜𝗻 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗼?
«Dalle servitù militari al ripristino delle carceri speciali, fino ai soldati che vengono a riposarsi dai massacri di Gaza, la società civile sarda non è più plasmabile come una volta. La destra in Sardegna ha gettato la maschera».
𝗜𝗹 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗮𝗴𝗶𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝗶𝗳𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲. 𝗗𝗮𝗹𝗹𝗲 𝘀𝘂𝗲 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗲 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝘀𝗶 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲 𝘂𝗻 𝗱𝗶𝘀𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼.
«Alessandra Todde, ne sono testimone, coltiva e gode di ottimi rapporti con tutte le amministrazioni centrali. Per questo temo che il problema non sia tecnico-amministrativo, ma politico. Meloni non può permettersi che vi sia una Regione amministrata da un'altra leader donna che applica politiche di welfare, del lavoro e giovanili che lei si rifiuta di adottare a livello nazionale».
𝗖𝗵𝗶 𝗽𝗮𝗴𝗮 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗿𝗲𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗶𝗻𝗰𝗲𝗿𝘁𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗶𝘀𝗹𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮?
«All'inizio di questa intervista lei mi ha chiesto che cosa stia accadendo e io le ho risposto che è in corso una guerra politica sistemica. I cittadini devono sapere che i furbi e gli arroganti vogliono tornare a fare politica piegando le leggi al loro tornaconto personale. Ma fino a quando la gente comune starà dalla nostra parte, noi non glielo permetteremo».