Sardegna chiama Sardegna

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Cala Finanza, nel comune di Porto San Paolo, è un'insenatura di straordinario pregio ambientale, ricadente nell'Area Mar...
16/06/2026

Cala Finanza, nel comune di Porto San Paolo, è un'insenatura di straordinario pregio ambientale, ricadente nell'Area Marina Protetta di Tavolara – Punta Coda Cavallo e tutelata a molteplici livelli, incluso il Piano Paesaggistico Regionale che ne sancisce l'assoluta inedificabilità.

È notizia di questi giorni il via libera formale al progetto di un resort extralusso proposto dalla società Tavolara Bay Srl, controllata dal gruppo brasiliano JHSF Participações. L'intervento proposto interessa inizialmente un’area di 10 ettari, all’interno di un progetto definitivo di circa 100 ettari, destinata alla realizzazione di una struttura ricettiva di alta gamma, e ha ottenuto il parere favorevole dell'ufficio competente attraverso le procedure semplificate previste dalla struttura di missione della ZES (Zona Economica Speciale) Unica per il Mezzogiorno, superando i dinieghi motivati dagli enti territoriali competenti.

La Zona Economica Speciale (ZES) Unica per il Mezzogiorno è definita dalla normativa italiana come un'area del territorio nella quale le attività economiche e imprenditoriali possono beneficiare di particolari agevolazioni e procedure amministrative semplificate, con l'obiettivo di favorire gli investimenti e lo sviluppo economico. Tuttavia, tali strumenti non possono trasformarsi in un mezzo per aggirare le norme di tutela ambientale, paesaggistica e urbanistica, né per ridimensionare la rilevanza delle autonomie territoriali.

Ancora una volta il Governo centrale sceglie di scavalcare le leggi e gli strumenti di pianificazione urbanistica e paesaggistica, imponendo decisioni dall'alto e mortificando il ruolo delle istituzioni e delle comunità locali. ScS è contraria a questi soprusi e denuncia un provvedimento che rischia di svilire la pianificazione regionale e le norme poste a tutela del paesaggio.

Da tempo sosteniamo che la Sardegna non abbia bisogno di questo modello di sviluppo, che sacrifica l'ambiente e il patrimonio collettivo a vantaggio di pochi, trasformando luoghi incontaminati in destinazioni di lusso per un turismo esclusivo. Non vogliamo un'economia fondata sull'ennesima stagione di lavoro precario e stagionale, incapace di generare benefici sociali ed economici duraturi per le comunità locali. Vogliamo che sia la Sardegna a decidere il proprio modello di sviluppo, valorizzando le proprie peculiarità territoriali, ambientali e culturali.

Sottolineiamo inoltre l'ennesimo atto di prevaricazione nei confronti dell'autonomia della Sardegna. Se un progetto di questo tipo potesse vedere la luce attraverso procedure che aggirano la pianificazione regionale e le decisioni degli enti competenti, si creerebbe un gravissimo precedente, mettendo a rischio l'efficacia della legislazione sarda e delle sue competenze in materia di governo e tutela del territorio.

Su questo non possiamo restare in silenzio. Cala Finanza appartiene al patrimonio ambientale, paesaggistico e identitario della Sardegna e va difesa.

Esprimiamo la massima solidarietà alla comunità musulmana di Cagliari. Stasera saremo anche noi al presidio.
11/06/2026

Esprimiamo la massima solidarietà alla comunità musulmana di Cagliari. Stasera saremo anche noi al presidio.

Sardegna Chiama Sardegna aderisce al comunicato promosso da comitati e associazioni contro la metanizzazione della Sarde...
29/05/2026

Sardegna Chiama Sardegna aderisce al comunicato promosso da comitati e associazioni contro la metanizzazione della Sardegna e rilancia l’appello a informare i territori, sostenere le osservazioni e costruire mobilitazione dal basso contro il gasdotto.
Comunicato completo qui: https://no-gasdotto.bearblog.dev/

Lo diciamo da tempo: la Sardegna non può essere stretta tra due ricatti. Da una parte la speculazione sulle rinnovabili, dall’altra chi usa il ritardo della transizione per imporre infrastrutture fossili, costose e climalteranti. Dopo decenni di carbone, non possiamo accettare che il phase out diventi il pretesto per costruire gasdotti, rigassificatori, servitù permanenti e nuovi profitti garantiti sulle bollette dei cittadini.

Con l’avviso pubblico del 15 maggio 2026, Enura S.p.A., società diretta e coordinata da Snam, ha avviato gli espropri per il gasdotto del Centro-S loud Sardegna: 304 km di infrastrutture dal Campidano oristanese a Cagliari, con diramazione verso Iglesias e Carbonia.

Si procede per un’opera inserita in un progetto di metanizzazione non ancora approvato nella sua interezza: il rigassificatore di Oristano è ancora in Valutazione di Impatto Ambientale e ARERA deve ancora pronunciarsi sull’intero progetto. Eppure si va avanti come se tutto fosse già deciso, imponendo espropri, servitù e occupazioni temporanee a comunità e proprietari ignari.

Di fronte a tutto questo la Giunta Todde non può fingere di essere estranea: mentre si parla di transizione e nuovo Piano Energetico regionale, nei territori arrivano gli espropri; mentre si promette sovranità energetica, si lascia che siano Snam, Enura, il Governo e gli interessi industriali a dettare tempi, priorità e infrastrutture.

Noi rifiutiamo questa logica. Non si usi la favoletta dell’idrogeno né il ricatto della decarbonizzazione per imporre il metano. La transizione energetica della Sardegna deve essere un’altra cosa: elettrificazione dei consumi, efficienza energetica, comunità energetiche, rinnovabili regolate nell’interesse pubblico, tutela del paesaggio, pianificazione democratica e governo sardo delle nostre risorse.

Il tempo per presentare osservazioni sugli espropri scade il 14 giugno. La consultazione pubblica sulla Fase 1 del progetto scade il 15 giugno.

Serve agire ora: informare le persone coinvolte, contattare i Comuni, diffondere gli argomenti utili per le osservazioni, promuovere assemblee e costruire pressione popolare contro la speculazione energetica fossile.

Che Sardegna vogliamo lasciare alle nostre figlie e ai nostri figli: una Sardegna attraversata da gasdotti inutili e dipendente da fonti fossili fuori dalla storia, o una Sardegna libera di produrre, governare e distribuire energia pulita nell’interesse delle proprie comunità?

Ariseru Màriu Puddu s’at nau «Sa cosa prus importanti est chi fueddei sardu… E ita bregùngia depeus tenni de sballiai?»E...
24/05/2026

Ariseru Màriu Puddu s’at nau «Sa cosa prus importanti est chi fueddei sardu… E ita bregùngia depeus tenni de sballiai?»

Eus fatu unu muntoni de cunsiderus de importu e seus prexaus meda de su bellu mengianu chi eus passau impari a unu de is babbus mannus de sa lìngua sarda, chi at scritu òperas de importu mannu e at spainau is stùdius suus in pitzus de sa grammàtica nosta. Ma est stètia fintzas un’ocasioni po arrexonai de chistionis chi no pertocant sa lìngua e sa Sardìnnia sceti.

Po nosu est unu prexeri a dd’ai intregau sa tèssera onorària de Sardìnnia tzerriat Sardìnnia e a ai afestau impari a amigas e amigus chi stimant diaderus su trabballu suu.

ITA
Ieri Mario Puddu ci ha detto «La cosa più importante è che parliate in sardo… E che vergogna dovremmo avere di sbagliare?».

Abbiamo fatto un sacco di considerazioni importanti e siamo molto felici della bella mattinata che abbiamo passato insieme a uno dei grandi padri della lingua sarda, che ha scritto opere di grande importanza e ha divulgato i suoi studi sulla nostra grammatica. Ma è stata anche un’occasione per ragionare di questioni che non riguardano solamente la lingua e la Sardegna.

Per noi è stato un piacere avergli consegnato la tessera onoraria di Sardegna chiama Sardegna ed aver festeggiato insieme ad amiche e amici che apprezzano davvero il suo lavoro.

Àteras bortas!

16/05/2026

Il nostro intervento ieri in piazza a Oristano, per ricordare la Nakba e continuare a lottare per ottenere giustizia e libertà per la Palestina e per tutti i popoli oppressi.

Grazie al Movimento Antifascista Oristanese .a.o.__ e a per aver organizzato questa manifestazione.

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Sardìnnia tzerriat Sardìnnia imperat su sardu e ddu bolit lìngua ofìtziali de sa Regioni Autonoma de Sardìnnia. Mario Pu...
11/05/2026

Sardìnnia tzerriat Sardìnnia imperat su sardu e ddu bolit lìngua ofìtziali de sa Regioni Autonoma de Sardìnnia. Mario Puddu, a solu, at fatu unu trabballu spantosu, chi andat ainnantis de prus de 40 annus, chi at agiudau meda a sarvai su sardu.

Su 23 de maju dd’eus a donai sa tessera onorària de ScS, eus a contai ita at fatu, dd’eus a ascurtai, e eus a donai su fueddu a totus is chi si bolint contai calincuna cosa apitzus de issu.

S’atòbiu est su po 23 de maju in s’Aposenteddu, in bia Enrico Toti 49 in Pirri, de is 10:30.

Si podeus stentai innia a papai, prenotendisì prenendi custu mollu https://forms.gle/ce1HpubwrTDyXPAh9

Su pràngiu est a oferta lìbbera, de 5 a 100 eurus.

La politica linguistica è ferma da due anni e mezzo. La Commissione contro la Giunta. Bisogna cambiare passo!In materia ...
06/05/2026

La politica linguistica è ferma da due anni e mezzo. La Commissione contro la Giunta. Bisogna cambiare passo!

In materia di politica linguistica la maggioranza Todde aveva preso, in campagna elettorale, impegni precisi. Finora sono stati completamente disattesi.
Il 31 dicembre 2025, estremamente in ritardo, è stata approvata dalla Giunta la versione provvisoria del Piano di Politica Linguistica (PPL) 2025-2029.
Sardegna chiama Sardegna è stata audita in commissione il 12 febbraio 2026 sui contenuti del Piano, ed ha presentato una serie di articolate proposte.
Il primo aprile 2026 la Commissione Cultura del Consiglio regionale ha espresso un parere che fa a pezzetti il piano, e presenta alcuni elementi minimi di politica linguistica necessari a realizzare quanto presente nelle dichiarazioni programmatiche e nel PRS (Programma regionale di Sviluppo).
E’ passato più di un mese, ormai siamo a metà della legislatura, e non si sa cosa voglia fare la Giunta.

Sardegna chiama Sardegna ha posizioni molto chiare in materia di politica linguistica. Nello specifico, però, chiediamo almeno che si rispettino gli impegni presi in campagna elettorale dalla attuale maggioranza.

Invitiamo tutti i partiti e le organizzazioni interessate al Sardo ad un momento di confronto al fine di esprimere una posizione unitaria e forte verso la Giunta, siano essi di maggioranza, di minoranza o non presenti in Consiglio regionale.
Non possiamo accettare che si perda l’intera legislatura.

L'intero documento si trova sul nostro sito:
https://sardegnachiamasardegna.eu/la-politica-linguistica-e-ferma-da-due-anni-e-mezzo-la-commissione-contro-la-giunta-bisogna-cambiare-passo/

Seconda Assemblea di Sardegna Chiama Sardegna a Quartu.Sabato 18 Aprile ore 18:30, al MusiCafè in via Sant'Antonio 107.L...
08/04/2026

Seconda Assemblea di Sardegna Chiama Sardegna a Quartu.

Sabato 18 Aprile ore 18:30, al MusiCafè in via Sant'Antonio 107.

L'obiettivo di questo nuovo appuntamento è quello di approfondire alcuni dei problemi emersi nell'incontro del 18 gennaio, per analizzarli insieme, per capire come passare dalla teoria alla pratica, dal problema alla soluzione. L’iniziativa nasce dalla volontà di creare uno spazio condiviso di dialogo costruttivo tra cittadin* finalizzato alla partecipazione sui temi più urgenti del nostro territorio per elaborare insieme contenuti che possano orientare le politiche locali. Lo scopo è quello di creare a Quartu un gruppo politico attivo che veda in Sardegna chiama Sardegna un punto di riferimento per lavorare alla costruzione collettiva di proposte per il futuro della città. Per questo motivo organizziamo un Aperitivo di confronto, un momento informale e partecipativo per analizzare le criticità del territorio, favorire lo scambio di idee e tracciare insieme delle soluzioni concrete.

Sardegna chiama Sardegna invita a votare NO al referendum del 22 e 23 marzo.Non siamo di fronte a una riforma che affron...
18/03/2026

Sardegna chiama Sardegna invita a votare NO al referendum del 22 e 23 marzo.

Non siamo di fronte a una riforma che affronta i problemi concreti della giustizia, dai tempi dei processi alla carenza di personale. è invece un intervento che incrina gli equilibri tra i poteri dello Stato, riduce l’autonomia della magistratura e aumenta il peso del potere politico.

La riforma, infatti, incide soprattutto sull'autogoverno della Magistratura: separa in tre organi diversi il Consiglio Superiore della Magistratura, impedisce ai magistrati di eleggere i propri rappresentanti sostituendo l’elezione con il sorteggio, e rinvia troppe scelte decisive a leggi ordinarie, senza offrire garanzie.
L’obiettivo del ministro Nordio è chiaro: ottenere un potere giudiziario più frammentato, meno efficiente, meno autonomo e più esposto alle influenze della politica.

La nostra critica non è soltanto politica, ma entra nel merito dei temi della riforma. Ecco perché voteremo NO al referendum e invitiamo tutte e tutti a fare altrettanto:

1) SFRUTTA LO SPECCHIETTO DELLE ALLODOLE DELLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE PER AMPLIARE LA PROPRIA INFLUENZA SUI MAGISTRATI
Il Governo diffonde la vulgata del referendum sulla separazione delle carriere, ma basta leggere il testo, o anche solo il titolo della riforma, per scoprire che il vero obiettivo è modificare l’ordinamento istituzionale della magistratura, intervenendo pesantemente sulle capacità dei magistrati di autogovernarsi in piena indipendenza.
Il Governo afferma che sia necessario separare le carriere per evitare che Giudice e PM si considerino “colleghi” e quindi il Giudice finisca per preferire le tesi del PM a quelle degli avvocati. È falso. È ormai noto infatti che da tempo la possibilità di cambiare funzioni tra giudice e PM è possibile una sola volta nella vita e solo esercitando la nuova funzione in una regione diversa. È impossibile quindi che la stessa persona incontri in aula le stesse parti o gli stessi avvocati una volta da giudice e una volta da PM. Sostenere che l’essere accomunati da un concorso pubblico significhi darsi ragione a vicenda per il resto della propria carriera è semplicemente surreale. Separare le carriere non fornisce nessuna significativa garanzia in più agli imputati.

2) RIDUCE GLI SPAZI DI AUTONOMIA DELLA MAGISTRATURA E AUMENTA LA FORZA DELLA POLITICA
Con la riforma, la politica aumenta il proprio potere rispetto alla magistratura. I membri “laici” negli organi di governo della magistratura continuano a essere espressione del Parlamento. Che siano sorteggiati non significa nulla, dato che il loro sorteggio è fatto da elenchi definiti interamente dal Parlamento. I magistrati invece perdono il potere di scegliere i propri rappresentanti con l’elezione e saranno semplicemente sorteggiati. In altre parole: mentre la magistratura perde capacità di scegliersi e rappresentarsi, la politica mantiene saldamente la propria possibilità di incidere.

3) SPINGE IL SISTEMA GIUDIZIARIO VERSO UN PM SOTTO IL CONTROLLO DELLA POLITICA
La separazione dei pubblici ministeri dal resto della magistratura aumenta la possibilità di un Pubblico Ministero “poliziotto”, sempre più vicino alla logica dell’ordine pubblico e dell’esecutivo, meno inserito in una cultura comune di garanzia con i giudici. La riforma lascia scritto in Costituzione che “i giudici sono soggetti soltanto alla legge” senza aggiungere garanzie per i PM, proprio ora che si vuole separarne la carriera. Allo stesso tempo, l’effetto di una magistratura guidata e controllata non più da un solo organo ma da tre organi diversi (che potranno prendere decisioni opposte) sarà probabilmente un caos istituzionale che aumenterà i contrasti nel sistema giustizia. Tra qualche anno, la politica sarà ben felice di tornare sull’argomento per “portare ordine”, magari proprio sottoponendo i Pubblici Ministeri all’indirizzo del Governo.

4) BRUCIA RISORSE PER CREARE NUOVI ORGANI E NUOVE POLTRONE, ANZICHÉ USARLE PER MIGLIORARE DAVVERO IL SISTEMA GIUSTIZIA
Passare da un CSM a due CSM più l’Alta Corte Disciplinare significa moltiplicare per tre i costi per strutture, compensi, dipendenti, funzionari, segreterie e cancellerie a servizio dei nuovi organi. Si tratta di uno spreco di milioni di euro l’anno che potrebbero essere più saggiamente impiegati aumentando subito l’organico di magistrati e cancellieri nei Tribunali e nelle Procure, che soffrono da anni, soprattutto in Sardegna, una cronica carenza di personale che significa giustizia più lenta, interruzioni dei servizi, prescrizione dei reati. Tutti problemi noti che potranno solo continuare ad aggravarsi.

5) QUESTA CLASSE POLITICA NON HA L’AUTOREVOLEZZA E LA CREDIBILITÀ PER INTERVENIRE SU UN TEMA COSÌ DELICATO
Meloni e Nordio in questi mesi stanno esasperando nel dibattito pubblico una delegittimazione della magistratura che viene da lontano, dal ventennio di berlusconismo. Il perché? PM e giudici sono da decenni un problema per la politica, tra indagini che svelano episodi di corruzione e pronunce che pongono un freno a leggi incostituzionali e liberticide.
Anche questa finisce per diventare una questione di merito: da settimane gli esponenti del Governo continuano a far passare messaggi di scontro e delegittimazione della Magistratura, definendola “paramafiosa”, “un plotone di esecuzione” di cui desiderano liberarsi, ammettendo esplicitamente che l’obiettivo è il controllo sui magistrati, da perseguire con qualsiasi mezzo, anche con il voto di scambio. Queste sono le dichiarazioni di chi, domani, dovrebbe procedere a scrivere i decreti attuativi della riforma. Ma con questa classe politica è troppo grande il rischio che le future norme siano scritte con l’intento di punire la magistratura, aumentare il più possibile il proprio potere, ed escludere le opposizioni.

Si tratta, quindi, di una riforma che non nasce dai bisogni dei cittadini, ma da un disegno politico più ampio, che punta a rafforzare l’esecutivo e a ridurre il ruolo dei contropoteri. Una traiettoria già visibile nelle politiche securitarie e destinata a consolidarsi ulteriormente con il progetto di premierato.

Per la Sardegna ogni rafforzamento del potere centrale si traduce in una riduzione degli spazi di autonomia reale, già oggi limitati. Meno contropoteri a livello statale significano anche meno strumenti per i margini sociali e territoriali di difendere i propri interessi.

Per queste ragioni, il voto del 22 e 23 marzo non può essere considerato “tecnico”. Non riguarda solo l’organizzazione della giustizia, ma la direzione complessiva dell’ordinamento democratico. Votare NO significa fermare questa traiettoria neoautoritaria, difendere l’equilibrio tra i poteri e tutelare gli spazi di autonomia e di partecipazione democratica.

Andiamo a votare!

03/03/2026

400.000 sardi hanno rinunciato a visite, esami o interventi nel 2025, per i costi troppo alti e i tempi troppo lunghi.

La sanità pubblica in Sardegna sta continuando ad arretrare e mancano le scelte strutturali e coraggiose di cui avrebbe bisogno per risollevarsi.

Il Coordinamento dei Comitati Sardi per la Sanità Pubblica ha convocato una grande manifestazione per sabato 7 marzo, dalle ore 9, in Piazza dei Centomila a Cagliari.

Non per protestare, ma per per affermare con forza che la Sardegna non accetta di essere curata a metà. Per proporre politiche e azioni decisive.

La salute non aspetta. E nemmeno noi.

Ci vediamo in piazza!

Indirizzo

Viale Trento 69
Cagliari
09123

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