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NON SOLO GAZA LIBANO SIRIA. HUMAN RIGHT WATCH SCRIVE " IL GOVERNO ISRAELIANO E I COLONI CONDIVIDONO LO STESSO OBIETTIVO ...
22/08/2026

NON SOLO GAZA LIBANO SIRIA. HUMAN RIGHT WATCH SCRIVE " IL GOVERNO ISRAELIANO E I COLONI CONDIVIDONO LO STESSO OBIETTIVO DI PRENDERE PIU' TERRA POSSIBILE E RIDURRE AL MINIMO LA PRESENZA PALESTINESE." I SIONISTI SPENDONO MILIARDI PER LA PROPAGANDA MA I LORO CRIMINI NON POSSONO ESSERE PIU' MASCHERATI, DISSIMULATI.
RIPORTO UNO STRALCIO DEL PREGEVOLE ARTICOLO DI CLAUDIA CARPINELLA SU "PICCOLE NOTE 1)

Quando non ci sono morti ammazzati, dai coloni o dall’esercito israeliano, quella sì che è una giornata tranquilla in Cisgiordania. La soglia di ciò che, per i palestinesi della West Bank, può essere considerato normale è ormai arrivata a tanto.
Un palestinese ha raccontato ad Haaretz che il suo villaggio, Beit Duqqu, a nord-ovest di Gerusalemme, “aveva subito pochi danni” da un recente attacco. Così il giornale israeliano ha voluto capire cosa intendesse per “pochi danni”. Decine di chilometri quadrati di terra rubati per costruire insediamenti israeliani. Qualche saltuaria razzia dei coloni nel villaggio. Pochi palestinesi feriti. Questo, per i palestinesi, è riassumibile con “pochi danni”.
Ed è questo, annota il giornale israeliano, “lo standard a cui la vita palestinese in Cisgiordania è stata ridotta”. Un villaggio è considerato relativamente fortunato quando Israele ha preso solo una parte della sua terra e i coloni vi hanno fatto irruzione “solo occasionalmente”. “Un giorno tranquillo è quello cui la violenza rimane al di sotto della soglia della morte, della demolizione o dell’espulsione.”
Nell’ultima settimana i media si sono accorti delle violenze in Cisgiordania per via dell’assedio di Qusra. Quindici coloni hanno assediato tre case di palestinesi, sequestrando di fatto quindici persone, tra cui due bambini, e tagliando loro acqua ed elettricità. Fatto così grave da meritare, per una volta, qualche menzione. L’ennesimo attacco, che si aggiunge agli oltre tremila registrati da gennaio 2025 a giugno 2026. Sei aggressioni di coloni al giorno: questa è la media di tale impunita violenza.
Barbarie non certo casuale, ma frutto di una politica che Human Rights Watch, nel suo ultimo rapporto, descrive così: “I coloni sparano, attaccano ed espellono i palestinesi dalla loro terra, mentre lo Stato fornisce le armi, la copertura legale e il budget per farlo”. Del resto, si legge ancora nel rapporto, “il governo israeliano e i coloni condividono lo stesso obiettivo di ‘prendere più terra possibile e ridurre al minimo la presenza palestinese’”.

1) l'ARTICOLO " CISGIORDANIA: LA BANALITA' DEL TERRORE" IN PICCOLE NOTE 21/8/26

NOTA INFORMATIVA SUI CRIMINI COMPIUTI CONTRO LA PALESTINA MENTRE L'ALLEANZA PAKISTAN TURCHIA ARABIA SAUDITA NON RIVOLTA ...
10/08/2026

NOTA INFORMATIVA SUI CRIMINI COMPIUTI CONTRO LA PALESTINA MENTRE L'ALLEANZA PAKISTAN TURCHIA ARABIA SAUDITA NON RIVOLTA CONTRO L'IRAN PUO' CREARE UN MURO CONTRO L'ESPANSIONE E I GENOCIDI DEL SIONISMO CHE ALLARGA IL FRONTE IN SOMALIA E IN MAROCCO

DA SARDEGNA PALESTINA

Gaza oggi martedì, sarà protagonista di uno dei più grandi funerali nella storia della causa palestinese, con la sepoltura dei corpi di 112 martiri delle famiglie Abu Shreia e Al-Hasayneh, dopo 136 ore di lavoro intenso e continuo per recuperarli dalle macerie.
La strage era avvenuta nel quartiere di Shujaiya, a sud della città di Gaza, il 22 novembre 2023, causando la morte di 308 persone, tra cui 40 bambini, 30 donne e 7 persone con disabilità, e 157 corpi risultano ancora dispersi fino ad ora.

DA FAWZ

Chi vuole può a sua volta inviare la segnalazione sotto riportata, o naturalmente modificata. Personalmente la ho mandata a [email protected] e [email protected]
Oggetto: Segnalazione urgente su grave pericolo imminente per Pediatra Abu Safiya 2
Un ennesimo allarme e richiesta di intervento immediato per la liberazione del Dott. Abu Safiya previene dal direttore dei servizi sanitari di Gaza, ed è rivolto all'ONU, Croce Rossa, Organizzazioni per i diritti umani e all'umanità libera. Purtroppo le condizioni del pediatra palestinese, in prigione e sotto tortura dal dicembre 2024, dopo essersi prodigato per salvare le vite dei bambini palestinesi, sono disperate. Oltre alle gravissime lesioni legate alle percosse sistematiche gli è infatti preclusa qualsiasi assistenza, anche riguardo alla cura delle sue patologie personali. Abu Safiya è anche un simbolo della nostra reticenza a chiedere un intervento istituzionale serio nei confronti dello stato genocida e della nostra complicità di fatto nel compimento di un olocausto immane.
Aldo Lotta
Psichiatra
Cagliari

27/07/2026

NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE A GAZA
GIUSTA ACCOGLIENZA ALL'AEROPORTO DI CAGLIARI

Dal 7 ottobre 2023, oltre 21.000 bambini sono stati uccisi.
La stragrande maggioranza è stata uccisa in raid aerei condotti da velivoli con e senza pilota. Altri sono stati uccisi da cecchini, crolli di edifici o schegge. Alcuni sono morti in seguito per le ferite riportate, ferite che il sistema sanitario di Gaza, ormai al collasso, non era in grado di curare. Altri ancora sono morti di fame e malattie, ma non sono inclusi nel bilancio delle vittime.
Qusai Luay Abu Bayd e un altro bambino sono stati uccisi uccisi davanti alla loro casa nel campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, il 23 luglio. Sono le ultime vittime minori di un genocidio che non finisce. I killers non solo in Palestina. Partecipi anche in Italia (e non solo il governo) e nella UE
Siamo qui perché oggi in Palestina si sta consumando un genocidio
Siamo qui perché il nostro governo sostiene, partecipa e guadagna sul genocidio
Siamo qui perché questo aeroporto accoglie turisti israeliani in gran parte complici o colpevoli di crimini contro l’umanità.
di
> Presidio per la Palestina Cagliari
> Comitato sardo di solidarietà con la Palestina
> Associazione amicizia Sardegna Palestina

"DONNA NON SI NASCE, LO SI DIVENTA"SONO PASSATI QUARANTA ANNI DALLA MORTE DI SIMONE DE BEAUVOIR, LA FEMMINISTA CHE RISCR...
14/07/2026

"DONNA NON SI NASCE, LO SI DIVENTA"
SONO PASSATI QUARANTA ANNI DALLA MORTE DI SIMONE DE BEAUVOIR, LA FEMMINISTA CHE RISCRISSE IL FEMMINISMO IN CHIAVE MARXISTA, DECOSTRUENDO ALLE ORIGINI IL FEMMINISMO LIBERAL ANCORA IN VIGORE OGGI TRA I CETI DI ALTO REDDITO E TRA POLITICANTI LAIDI E OTTUSI. l'AUTRICE DI "IL SECONDO SESSO" CHE HA EREDI ATTENTI NEGLI STATES, COSTITUISCE LA PIETRA MILIARE DA CUI PARTIRE PER UN'ANALISI SERIA DELLA CONDIZIONE DRAMMATICA DELLA DONNA E DEL PATRIARCATO CHE "NON è SEMPLICEMENTE IL POTERE DEGLI UOMINI SULLE DONNE...E' UNA FORMA STORICA DELL'ORGANIZZAZIONE DELLA SOCIETA', UNA PEDAGOGIA INVISIBILE..."1)

Avevo intenzione di scrivere un saggetto sulla "gran donna" ma , date le condizioni malferme di salute, non ho avuto energie adeguate. In soccorso, un pregevole articolo di Antonella Guidi su "La Città futura" che condivido quasi pienamente. Un articolo da leggere con passione e da cui ripartire per una lettura creativa che abbia il sapore della contemporaneità di Simone De Beauvoir. L'articolo è lungo...ma se si vogliono avere idee più chiare sul femminismo...e sullo squallore in materia di femministe contemporanee

ANTONELLA GUIDI "SIMONE DE BEAUVOIR, QUARANT'ANNI DOPO

Ci sono libri che scegliamo. Altri, invece, sembrano aspettarci. Il mio incontro con Simone de Beauvoir avvenne così, quasi per caso, a vent’anni, davanti all'ingresso dell'università, in un piccolo baracchino di libri usati. Uno di quei luoghi sospesi dove i volumi passano di mano in mano come oggetti destinati a nuove vite, dove pile di libri accatastati raccoglievano storie dimenticate, dispense ingiallite, romanzi senza più padrone. Tra le copertine consumate dal tempo, comparve Memorie di una ragazza per bene. Lo comprai senza sapere che, in quelle pagine, avrei trovato non soltanto un'autrice, ma un modo nuovo di abitare il pensiero. Fu l’inizio di un amore e di un dialogo che non si sarebbero più interrotti. Dopo quel libro arrivarono: L'invitata, I mandarini, Il secondo sesso. Lessi ogni opera come se facesse parte di un unico racconto, quello di una donna che aveva trasformato la propria esperienza in uno strumento per interrogare la storia. In de Beauvoir, autobiografia e filosofia non procedono su binari paralleli: si alimentano reciprocamente. La vita non serve a confermare una teoria, ma diventa il luogo da cui la teoria prende forma. È forse questa la ragione per cui, ancora oggi, i suoi libri conservano una forza rara. Non offrono risposte rassicuranti. Costringono il lettore a prendere posizione. A quarant'anni dalla sua morte, viene spontaneo chiedersi se abbia ancora senso tornare a Simone de Beauvoir. La risposta oggi, più che mai, è sì. Non per un dovere di memoria né per riconoscenza verso una figura imprescindibile del Novecento, ma perché molte delle contraddizioni che attraversano il nostro tempo erano già contenute nelle sue domande.

In un'epoca segnata dall'aumento delle disuguaglianze, dalla precarizzazione del lavoro e dall'arretramento dei diritti sociali, il suo pensiero continua a ricordarci che non esiste emancipazione possibile se non si mettono in discussione le condizioni materiali che producono la subordinazione. È questa, probabilmente, la parte della sua eredità che più spesso viene dimenticata. I suoi testi, le sue idee vengono evocati soprattutto come icone del femminismo. Lo sono stati, naturalmente. Ma ridurre il pensiero della de Beauvoir a questo significa impoverire la radicalità della sua riflessione. Il secondo sesso non nasce come un manifesto identitario, né come una semplice rivendicazione dell'uguaglianza giuridica tra uomini e donne. Nasce da una domanda più profonda: in quale momento storico la differenza sessuale si trasforma in gerarchia? Perché una parte dell'umanità viene costruita come "l'Altro"? La celebre affermazione “Donna non si nasce, lo si diventa” è stata spesso isolata dal contesto, trasformata in uno slogan capace di adattarsi alle più diverse interpretazioni. Eppure, quella frase non è una formula psicologica, né una generica dichiarazione contro il determinismo biologico. È una tesi storica e politica. Significa che nessuna forma di subordinazione è naturale. Ogni identità è il prodotto di rapporti sociali, economici, culturali che mutano nel tempo. La storia, non la natura, fabbrica le gerarchie. Ed è qui che affiora con chiarezza la matrice materialista del pensiero di Beauvoir.

Troppo spesso il suo nome viene accostato quasi esclusivamente a Jean-Paul Sartre e all'esistenzialismo. Quel dialogo fu certamente decisivo, ma non basta a comprendere l'originalità de Il secondo sesso. Dietro quelle pagine agisce infatti un altro interlocutore, meno evocato ma altrettanto fondamentale: Friedrich Engels. Non è un caso che de Beauvoir affronti la questione femminile partendo dalla storia, dalla famiglia, dal lavoro, dalla proprietà, dalle forme concrete attraverso cui una società organizza i rapporti tra i sessi. Il debito nei confronti de L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato non consiste nell'applicazione meccanicista di una teoria. Al contrario, Beauvoir ne raccoglie l'intuizione fondamentale – l'idea che l'oppressione abbia una genesi storica e non naturale – per svilupparla in una direzione nuova, intrecciando materialismo storico, esistenzialismo, antropologia e analisi culturale. È proprio questa capacità di tenere insieme strutture economiche ed esperienza vissuta che rende il suo lavoro ancora così vicino al presente. La libertà, nelle sue pagine, non è mai un fatto puramente individuale. Esiste soltanto dentro rapporti sociali che possono favorirla oppure impedirla. L'eredità di Engels, tuttavia, non esaurisce il pensiero di Simone de Beauvoir, ne costituisce, piuttosto, il punto di partenza. Là, dove il materialismo storico aveva individuato nell'origine della proprietà privata e della famiglia monogamica uno dei momenti decisivi della subordinazione femminile, de Beauvoir compie un passo ulteriore. Si chiede come quel dominio riesca a perpetuarsi anche quando le sue basi economiche sembrano mutare, quali dispositivi culturali lo rendano ancora accettabile? Quale educazione trasformi una differenza biologica in un destino sociale?

Il patriarcato, nelle sue pagine, non è semplicemente il potere degli uomini sulle donne. È una forma storica dell'organizzazione della società, una pedagogia invisibile che plasma desideri, aspettative, comportamenti. Il patriarcato si apprende fin dall'infanzia, nei giochi, nella famiglia, nella scuola, nella religione, nella letteratura, nelle immagini che una società produce di sé. Prima ancora di diventare una relazione di dominio, diventa un modo di guardare il mondo. Per questo il testo Il secondo sesso continua a inquietare. Non si limita a denunciare un'ingiustizia. Smonta i meccanismi attraverso cui quell'ingiustizia viene naturalizzata, mostrando come la cultura possa trasformare una costruzione storica in un'apparente evidenza della natura. La celebre formula “Donna non si nasce, lo si diventa” acquista così il suo significato più radicale: non descrive un'identità individuale, ma il processo attraverso il quale una società produce i soggetti di cui ha bisogno.

È qui che il dialogo con Marx ed Engels si rivela nella sua originalità. De Beauvoir non applica semplicemente il materialismo storico alla condizione femminile, ne amplia l'orizzonte, mostrando che i rapporti di produzione non possono essere compresi fino in fondo senza interrogare anche la produzione culturale delle gerarchie. Le strutture economiche e le rappresentazioni simboliche non procedono separatamente. Si alimentano a vicenda. L'una consolida l'altra. Questa prospettiva conserva una sorprendente attualità proprio perché si sottrae a ogni riduzione economicistica. Le condizioni materiali restano decisive, ma non bastano da sole a spiegare la complessità dell'oppressione. L'essere umano, nell'orizzonte esistenzialista di de Beauvoir, non è mai interamente determinato. Rimane sempre uno spazio di scelta, di responsabilità, di libertà. È nella tensione fra condizionamento storico e possibilità di trascenderlo che prende forma il suo pensiero politico.

Forse è anche per questo che, a distanza di decenni, una parte del femminismo contemporaneo sembra essersi allontanata dalla sua lezione. Il dibattito pubblico insiste soprattutto sulla rappresentanza, sull'empowerment individuale, sulla presenza femminile nei luoghi del potere, sull'accesso alle posizioni di vertice. Sono conquiste importanti, che hanno modificato profondamente la vita di milioni di donne. Ma de Beauvoir ci obbliga a porre una domanda ulteriore: che cosa accade quando alcune donne conquistano il potere, mentre le strutture economiche e sociali che producono la subordinazione rimangono immutate?

È una domanda scomoda, perché mette in discussione uno dei paradigmi dominanti del nostro tempo. Il neoliberismo ha mostrato una straordinaria capacità di assorbire parte delle rivendicazioni femminili, trasformandole in fattori di competitività e di consumo. L'autonomia individuale viene celebrata, purché non metta in discussione l'organizzazione del lavoro, la distribuzione della ricchezza, il valore economico della cura, la divisione sessuale delle responsabilità domestiche. La figura della donna emancipata rischia così di coincidere con quella della lavoratrice perfettamente integrata nei meccanismi del mercato, senza che il mercato stesso venga mai interrogato. È proprio qui che de Beauvoir continua a rappresentare una voce controcorrente. Per lei emanciparsi non significa adattarsi con maggiore successo a un ordine esistente. Significa trasformare quell'ordine. Non basta che alcune donne siedano ai tavoli dove si esercita il potere, se il potere continua a riprodurre le stesse forme di sfruttamento e di esclusione. La libertà non consiste nell'occupare un posto dentro un sistema immutato, ma nel rendere quel sistema più giusto.

Questa è la differenza profonda tra un femminismo che si limita a rivendicare opportunità individuali e un femminismo che si pone il problema della trasformazione sociale. La scrittrice e pensatrice francese appartiene senza esitazioni alla seconda tradizione. Ed è forse questa la ragione per cui continua a risultare così attuale e, nello stesso tempo, così difficile da addomesticare. Il suo pensiero non si lascia trasformare in uno slogan, né ridurre a un'icona rassicurante. Ogni volta che lo si legge fino in fondo, costringe a interrogare non soltanto i rapporti tra uomini e donne, ma il modello stesso di società in cui quei rapporti prendono forma. La de Beauvoir è attuale perché il suo femminismo non nasce come politica dell'identità, ma come critica materialista dei rapporti sociali.

Ed è questo il punto di partenza da cui la sinistra dovrebbe avere il coraggio di ripartire. Per troppo tempo una parte della cultura progressista ha oscillato tra due derive opposte: da un lato la rincorsa al lessico del liberalismo, dall'altro una nostalgia incapace di interpretare le trasformazioni del presente. Simone de Beauvoir indica ancora una strada diversa. Non separa la questione femminile dalla questione sociale, né riduce l'una all'altra. Comprende, piuttosto, che ogni emancipazione autentica passa attraverso la critica dei rapporti di produzione, della distribuzione del lavoro, delle forme concrete con cui il potere si organizza e si riproduce.

È una lezione che conserva una sorprendente attualità. Nel tempo delle piattaforme digitali, del lavoro frammentato, della precarietà elevata a normalità e della progressiva mercificazione della vita, parlare di libertà significa ancora interrogarsi sulle condizioni materiali che la rendono possibile. Le donne hanno conquistato diritti fondamentali, spazi di autonomia e una presenza sempre più significativa nella vita pubblica. Eppure, la cura continua a gravare in misura sproporzionata sulle loro spalle; la maternità resta, troppo spesso, una penalizzazione economica; il lavoro domestico rimane in larga parte invisibile; la violenza di genere assume forme nuove senza smettere di affondare le radici nelle vecchie disuguaglianze.

Simone de Beauvoir aveva intuito che nessuna conquista è irreversibile. Già negli anni Settanta metteva in guardia contro l'illusione che i diritti, una volta ottenuti, fossero definitivamente acquisiti. La storia, ricordava, non procede in linea retta. Può avanzare, ma anche arretrare. Basta osservare il nostro presente per comprendere quanto quelle parole suonino oggi meno come una previsione e più come una descrizione.

Per questo il suo pensiero continua a sfuggire alle celebrazioni. Commemorare Simone de Beauvoir senza lasciarsi inquietare dalle sue domande significherebbe trasformarla in un monumento, quando tutta la sua opera è un invito a diffidare delle verità immobili. La sua grandezza non consiste nell'aver consegnato una dottrina da ripetere, ma un metodo per leggere la realtà: cercare nella storia ciò che altri attribuiscono alla natura, smascherare le forme del dominio proprio nel momento in cui si presentano come inevitabili, non separare mai la libertà individuale dalla giustizia sociale.

È forse questo il lascito più prezioso della sua riflessione. La libertà non è un bene privato da conquistare in solitudine, né un privilegio riservato a chi possiede gli strumenti per affermarsi. È una costruzione collettiva, fragile, continuamente esposta ai rapporti di forza che attraversano la società. Ogni volta che quei rapporti cambiano, anche la libertà cambia volto.

Ripenso, allora, a quel piccolo banco di libri usati davanti all'università. Perché ogni lettore conserva un luogo in cui è nato il proprio immaginario. Il mio profumava di carta, polvere e copertine scolorite. Da quel luogo marginale uscì una delle voci più luminose del Novecento capace di trasformare la curiosità di una studentessa in una ricerca destinata a durare nel tempo.

Riaprire oggi Memorie di una ragazza per bene, L'invitata, I mandarini o Il secondo sesso non significa rifugiarsi nella nostalgia di un grande Novecento ormai concluso. Significa misurarsi con un pensiero che continua a chiedere conto del nostro presente. Finché il lavoro di cura sarà svalutato, finché la dipendenza economica limiterà la libertà di milioni di donne, finché il patriarcato saprà reinventarsi dentro forme nuove di dominio, Simone de Beauvoir non sarà soltanto una figura della storia della filosofia o del femminismo. Continuerà a essere una nostra contemporanea.

E forse è proprio questo il privilegio riservato ai grandi pensatori: non quello di essere ricordati, ma di continuare, ogni volta che li leggiamo, a cambiare il nostro modo di guardare il mondo.

NOTA
1) Antonella Guidi "Simone de Beauvoir..." La città futura" 10/7/26

NON SI FANNO FIGLI IN EUROPA. NON E' SOLO PER RAGIONI ECONOMICHE. I FATTORI DETERMINANTI SONO IDEOLOGICI E CULTURALIPoss...
04/07/2026

NON SI FANNO FIGLI IN EUROPA. NON E' SOLO PER RAGIONI ECONOMICHE. I FATTORI DETERMINANTI SONO IDEOLOGICI E CULTURALI

Posso sbagliarmi ma credo che tali fattori siano preponderanti negli ambienti progressisti, dove, di fatto, si chiude con la figliolanza, con la paternità, con la maternità, come fossero cose obsolete.
Se si vuole esplorare la vita, il mondo...se si vuole viaggiare magari abitando in posti diversi per conoscere l'infinita varietà delle abitudini sociali, degli ambienti naturali e culturali, per poter intrattenere rapporti affettivi densi di nuove stimolanti emozioni, è bene non aver pargoli cui badare.

Qui faccio riferimento a giovani (oggi la gioventù arriva fino ai 60 anni) che non siano tormentati da ideologie focose o speculative.
Ma, accanto ai "semplici" che aspirano a disimpegnarsi per essere sciolti e muoversi a piede libero (magari con un piccolo cane, tipo chihuahua), vi sono gli "impegnati" del clima, dell'ambiente, del femminismo, della politica che sono molto agguerriti contro coloro che fanno figli perché non permettono la crescita culturale delle donne, delle proprie mogli (patriarcato), perché contribuiscono con nuove creature alla formazione di CO2 e all'intasamento di un pianeta oramai gravato da più di 8 miliardi di individui (quando le ricerche scientifiche condotte da luminari come Bill Gates evidenziano che un numero sopportabile per il clima e per l'ambiente non dovrebbe esser superiore ai 4 miliardi) che, tra l'altro, dato il sovraffollamento, sono spesso causa di conflitti sanguinosi, di guerre, di violenze di ogni tipo (droga, uccisioni, stupri...).

Naturalmente vi sono anche i difensori accaniti della procreazione. Se non sei madre non sei una donna. Se non sei padre non puoi essere un vero uomo. Tra questi si distinguono i reazionari puri, i conservatori presenti in tutti i partiti. Bisogna fare figli. Bianchi. Perché altrimenti, come era stato profetizzato nell'Ottocento, l'Occidente bianco diventerà nero, di colore...Loro continuano a fare figli...in modo anche eccessivo...presumibilmente perché sono selvaggi...per fortuna l'Occidente, responsabilmente, sa come rimediare, sterminando in massa migliaia di bambini o vendendoli come schiavi del sesso o come pazienti cui estrarre organi preziosi...

Non si creda che essere contro l'istituzione della famiglia sia un atteggiamento di sinistra. La famiglia, si sa, è un luogo in cui violenze e repressione hanno maramaldeggiato. Letteratura e saggistica ne hanno trattato doviziosamente. Si è cercato in più luoghi di trasformarla, di riformarla. Esiti, il più delle volte, patetici. Ci vorranno decenni, forse secoli. Certo è che la famiglia, comunque si voglia intenderla, è stata finora una barriera, seppure fragile contro l'attuale "pandemia della solitudine", come l'ha voluta definire Leone XIV

NOTA
1) Da leggere l'ironico articolo di ILSIMPLICISSIMUS 1/7/26 “Fare figli è di estrema destra”

SIONISMO E DONNE PALESTINESIIL RABBINO CAPO DELL'ESERCITO ISRAELIANO AUTORIZZA LO STUPRO DI DONNE NON EBREE SE SONO BELL...
22/06/2026

SIONISMO E DONNE PALESTINESI

IL RABBINO CAPO DELL'ESERCITO ISRAELIANO AUTORIZZA LO
STUPRO DI DONNE NON EBREE SE SONO BELLE

Il rabbino capo dell'esercito israeliano, Eyal Krim, ha dichiarato che lo stupro di donne non ebree è lecito. Ha affermato: "È lecito soddisfare la lussuria avendo rapporti sessuali con belle donne non ebree contro la loro volontà, tenendo conto delle difficoltà affrontate dai soldati e per il bene del successo generale".

Non cercate sempre Netanyahu, Smotrich, Ben Gvir come se il genocidio fosse dipeso solo da allora. Come se i sionisti fossero solo un fazzoletto di pochi esaltati. Non qualche individuo isolato criminale, tra i politici, tra i soldati, tra i coloni. La realtà è molto più drammatica ed interessa la popolazione di una intiera nazione.
Evidente che vi sono israeliani contrari ed estranei all'odio verso la vita altrui, come tanti altri ebrei sparsi nel pianeta. Ma in patria sono solo una minoranza, non so quanto esigua.

La cultura fascista in Italia è stata debellata dalle bombe anglosassoni e dalla Resistenza popolare che ha coinvolto una moltitudine di persone, di donne di uomini che hanno riscattato per l’Italia la vergogna del fascismo e del nazismo che avevano messo radici nel cuore, nell'animo, nella cultura popolare.
L'Italia si era riscattata con una tragica, dolorosa guerra di popolo, necessaria per estirpare la gramigna politica che aveva disumanizzato il popolo italiano.

La repubblica di Salò, il regime nazista in Germania non potevano durare, dato che erano nemici fanatici dell'umanità, della vita.
Gli Israeliani, sapranno, come gli italiani, riscattarsi da soli, combattendo la peste sionista che ammorba la loro società?
Altrimenti è presumibile ipotizzare, nell'isolamento che si sono creati, un destino tragico, spaventoso per la comunità israeliana,, qualora non abbia saputo sconfiggere i mostri interni che la stanno conducendo verso un suicidio inevitabile.

NOTA: INFORMAZIONE TRAMITE INFO PALESTINA SARDEGNA

ISRAELE HA TENTATO DI SABOTTARE L'ACCORDO RISCHIANDO DI COMPROMETTERE IL RAPPORTO PRIVILEGIATO CON GLI USA E DI PORSI CO...
16/06/2026

ISRAELE HA TENTATO DI SABOTTARE L'ACCORDO RISCHIANDO DI COMPROMETTERE IL RAPPORTO PRIVILEGIATO CON GLI USA E DI PORSI CONTRO UNA MEDIAZIONE INTERNAZIONALE CUI HANNO PARTECIPATO ANCHE RUSSIA E CINA, RINGRAZIATI PUBBLICAMENTE DA TRUMP. IL MEMORANDUM D'INTESA E' UNA VITTORIA STORICA DELL'IRAN, UN AGGIUSTAMENTO ELETTORALE PER GLI USA, UNA SCONFITTA INDUBBIA PER IL SIONISMO ISRAELIANO CHE NON DEMORDE E CHE CONTINUERA' LA SUA GUERRA NELLA REGIONE
Per l'ex Premier Yair Lapid, l'accordo è " uno dei fallimenti più clamorosi della politica estera e di sicurezza di Israele" 1). Il ministro della difesa israeliano Katz è perentorio " Israele non si ritirerà dai territori occupati in Libano, Siria e Gaza". Ben Gvir "L'accordo di Trump non ci vincola, non ne siamo partner". Netanyahu, del resto, avrebbe detto a Trump che, comunque fossero andati i negoziati, Israele non si sarebbe ritirato dl Libano. 2)
Hezbollah che dichiara di aver deposto le armi all'annuncio di un possibile accordo, ha proclamato che avrebbe ripreso le ostilità, qualora Israele avesse continuato le operazioni militari e i bombardamenti. Netta anche la postura dell'Iran. Il portavoce del ministero degli esteri, Esmaeil Baghaei " Il Libano è parte integrante dell'accordo. Sono gli Stati Uniti a dover garantire che il regime sionista rispetti l'accordo".3)
Ciò che, presumibilmente, fa più male ad Israele sull'Accordo è la eliminazione dalle discussioni negoziali del programma missilistico iraniano e del sostegno all'Asse della Resistenza. Non credo che il cessate il fuoco sia l'orizzonte prossimo della Regione. Certo è che la situazione è modificata sensibilmente per le aspettative sul "Grande Israele". Gli "accordi di Abramo" sembrano in via di tramonto. Gli staterelli dei despoti del Golfo, dopo essere stati colpiti duramente dai missili iraniani, avranno modo di rivedere e rinegoziare i rapporti con la Repubblica Islamica che ora potrà respirare con il commercio dei suoi prodotti energetici, con il ritiro (non immediato) delle sanzioni, con il recupero dei fondi congelati, con l'arrivo da parte dei paesi belligeranti (non certo da Israele) di 300 miliardi per la ricostruzione.
Hormuz riapre. Una nave metaniera in rotta verso l'India ha attraversato oggi lo stretto. E' la prima dopo l'annuncio dell'accordo sullo stretto che nei primi 60 giorni non sarà gravato da tariffe. Poi, in teoria, i passaggi dovrebbero sottostare al controllo dell'Iran e dell'Oman. Evidente comunque la prudenza dei proprietari delle navi che non si affrettano verso lo stretto. La situazione apparirà rosea a Trump "Questo grande accordo porterà pace e sicurezza all'intera regione. Molti presidenti hanno cercato di fare la pace con l'Iran, e tutti hanno fallito prima di me. I leader della regione hanno, per la prima volta, trovato un Presidente che può aiutarli a raggiungere una pace reale". 4).
Ma Israele è sul piede di guerra. I segnali di una ripresa delle operazioni di guerra risultano evidenti.5) Tuttavia, grande è l'entusiasmo per gli operatori di borsa, per tutta l'economia internazionale. Il Brent (quotazione del pezzo del petrolio in tempo reale) a 83 dollari per barile. Un sospiro di sollievo contro un'inflazione che si temeva galoppante, per la sicurezza degli approvvigionamenti.
NOTE
1) Andrea Muratore, "Flop Usa, disastro..." Insideover 15/06/26
2) Andrea Muratore "Flop Usa, disastro..." Insideover 15/06/26
3)Giubbe Rosse, Redazione " Baghaei... " 15/06/26
4) Giubbe Rosse Redazione " Trump esulta..." 15/06/26
5) Il ritiro dal Libano, secondo funzionari statunitensi, non fa parte dell'accordo. Via libera perciò all'"autodifesa". Ricordo che negli ultimi due anni e mezzo , lo stato sionista ha conquistato a Gaza, in Siria, in Libano, mille chilometri quadrati per "autodifesa", in puro stile coloniale.

DIRETTAMENTE DA TEL AVIV ALL'AEROPORTO DI CAGLIARI ATTERRANO QUATTRO VOLI: ALLE 8,45, ALLE 11,35, ALLE 12,50 E ALLE 14,3...
29/05/2026

DIRETTAMENTE DA TEL AVIV ALL'AEROPORTO DI CAGLIARI ATTERRANO QUATTRO VOLI: ALLE 8,45, ALLE 11,35, ALLE 12,50 E ALLE 14,30. SONO GIOVANI CHE DOPO LE ESTENUANTI GUERRE DI DIFESA CONTRO GLI ASSALITORI POTRANNO RIPOSARE LE STANCHE MEMBRA.
SAREBBE STATA COSA BUONA UNA PRESA DI POSIZIONE DELLA PRESIDENTE E ANCHE DEL SINDACO. MA ORAMAI AI LIVELLI ALTI DELLA POLITICA IL GENOCIDIO E' SDOGANATO. NON SOLO QUELLO PASSATO. ANCHE QUELLO IN CORSO IN LIBANO, A GAZA, IN CISGIORDANIA. NATURALMENTE, TRANNE QUALCHE REPRIMENDA DI PRINCIPIO, COME QUELLA RIDICOLA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA.

Il sionismo governa non solo il povero Donald ma anche il Congresso che potrebbe ora fermare la guerra. Ma non lo può fare perché impedito dalle lobby finanziarie israeliane, oltre che dalle sette fanatiche di cristiani evangelici. In Europa la leadership dalle teste vuote corre contro la Russia che credo abbia perso la pazienza e temo fortemente quel che avverrà. Gli Stati Uniti hanno di fatto dichiarato guerra alla Russia con il colpo di stato del 2014, trasformando la povera Ucraina in una rampa di lancio per debellare la Russia e balcanizzarla. Zelensky, eccitato proclama sionista l'Ucraina come avamposto di un'Europa sionista. il legame Zelensky- Netanyahu si è rafforzato nel Sahel e in Somalia. L'Europa è solo un passo indietro. Bisogna essere molto ingenui per non notare come la guerre di Zelensky e di Netanyahu non facciano parte di un unico progetto dell'Occidente imperiale...

Informo quali sono le aree italiane nel mirino russo, giudicate compartecipi all'aggressione bellica contro la Russia
Cmd Avio, di Venezia, ma con stabilimenti in Lucania ( Atella) e Campania (Caserta) produce motori a pistoni utilizzati anche per droni con potenze che vanno dai 60 ai 170 Cv, MVfly a Garbagnate milanese che produce i medesimi motori insieme alla Epa Power di Omegna in Piemonte e alla Gilardoni di Mandello Lario. 1)
NOTA
1) ilsimplicissimus "Prossimamente..." 27/5/26

Indirizzo

Via S. Giaomo 117
Cagliari

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