25/05/2026
La Russia nonostante la guerra in Ucraina destina sempre maggiori risorse per la guerra nel dominio sottomarino, in particolare sui fondali.
Le infrastrutture sottomarine, o che hanno un’importante componente sottomarina, come cavi di comunicazione, elettrodotti, linee di trasporto di idrocarburi e piattaforme di esplorazione/estrazione sono diventate cruciali nell’architettura di sopravvivenza di un Paese avanzato, al punto che, a fronte delle nuove minacce underwater rese possibili anche (ma non solo) dai recenti ritrovati tecnologici, sono state definite “critiche”.
Su InsideOver abbiamo trattato questo aspetto in tempi non sospetti, ovvero prima che il sabotaggio delle linee Nord Stream avesse acceso i riflettori sulla fragilità intrinseca di queste infrastrutture ad attacchi mirati, e prima ancora che fosse cominciata una vera e propria campagna “ibrida” di attacchi ai cavi sottomarini che, in Europa, si è focalizzata nel Mar Baltico, ma che altrove ha visto episodi degni di nota in Estremo Oriente e nel Mar Rosso. L’importanza, oggi, dei cavi sottomarini è stata già sviscerata ma vale la pena ricordarla: più del 90% delle comunicazioni dati globali passa attraverso di essi, e il mercato della loro posa – affidata principalmente a società private – è in continua crescita per sopperire alla “fame” di velocità di connessione e diffusione di accesso alla rete.
In prospettiva, il mare offrirà altre opportunità di sviluppo che si tramuteranno istantaneamente in ulteriori problematiche di sicurezza. Due esempi valgano su tutti: lo sfruttamento delle risorse minerarie presenti sui e nei fondali oceanici (idrati di metano, noduli metalliferi), e l’avvio su larga scala di acquacolture per il sostentamento umano.
Non è quindi lontano dalla realtà ritenere che si debba decisamente avviare la definizione in ambito militare di un dominio underwater che racchiuda la seabed warfare in un ambito separato rispetto al dominio marittimo generale, stante le differenze fisiche che si incontrano a grandi profondità e lo sviluppo esponenziale di nuovi assetti per la lotta sottomarina, che grazie ad automazione spinta, nuovi materiali, e tecnologie quantistiche pone in essere una minaccia di un livello mai osservato prima nella storia dei conflitti, proprio per la dipendenza di una società moderna dalle infrastrutture sottomarine.
In questo contesto, e date le operazioni “ibride” sui cavi sottomarini già osservate in anni recenti, è di fondamentale importanza comprendere lo sviluppo delle capacità della Russia che potrebbero essere impiegate in tali operazioni, poiché la direzione di questo sviluppo, tra le altre cose, indica le reali intenzioni russe e gli scenari specifici che si stanno preparando.
Va osservato innanzitutto un dato interessante: nonostante il conflitto in Ucraina stia drenando risorse militari russe, in modo sempre più incisivo, Mosca non ha cessato di investire nel settore underwater destinato a compiere attacchi ibridi in tempo di pace, che in tempo di guerra aperta diventerebbero tra le prime azioni militari. In particolare, sebbene il taglio di cablaggi nel Baltico non sia stato attribuito con certezza alla Russia – ma ci sono tutti gli indizi del caso – è interessante notare che questi abbiano avuto il loro picco tra il 2023 e il 2024 ovvero quando lo stallo dissanguante del conflitto ucraino si è stabilizzato. Significa quindi che Mosca ritiene il dominio underwater e la seabed warfare un livello chiave della sua postura militare, che, proprio per questo, non può che essere rivolta al contrasto alla NATO.
Un elemento importante delle capacità di guerra sottomarina della Russia è la Direzione Principale per la Ricerca sugli Abissi del Ministero della Difesa, nota come GUGI o come unità militare 40056. Si tratta di una delle unità più segrete dell’apparato militare russo i cui compiti principali includono la seabed warfare e le operazioni in acque profonde, tra cui l’installazione di apparecchiature per l’intercettazione delle telecomunicazioni sottomarine, il danneggiamento e la distruzione di infrastrutture subacquee, la mappatura dei fondali marini e il dispiegamento dei sistemi di sorveglianza e navigazione sottomarina.
GUGI e GRU per ampliare la portata delle azioni
Sappiamo che il GUGI è in grado di condurre operazioni a profondità fino a 6mila metri, utilizzando sistemi sottomarini a propulsione nucleare di tipo Losharik, altri come il Paltus e veicoli sottomarini autonomi di tipo Rus e Konsul, nonché utilizza sottomarini di grandi dimensioni come il Belgorod come “nave madre” per altri veicoli autonomi – anche di grandi dimensioni – e per l’utilizzo del drone/siluro a propulsione e carica nucleare Poseidon, una delle armi di rappresaglia della Russia. È interessante notare che, pur essendo impegnata in una guerra difficile ed estenuante contro l’Ucraina, la Russia non smette di spendere le sue risorse per la creazione di costose infrastrutture che non hanno alcuna rilevanza per la vittoria in quella guerra, ma che sono estremamente necessarie in caso di una prolungata guerra convenzionale con l’Occidente, e per il miglioramento dei suoi assetti come il sottomarino Khabarovsk, anch’esso in grado di lanciare i Poseidon e di operare con ROV e altri sottomarini più piccoli, destinato a operare nella Flotta del Pacifico. Tra le unità impiegate figurano anche navi oceanografiche speciali, come la Yantar osservata più volte nei mari dei Paesi della NATO, che fungono da vettori per veicoli sottomarini di tipo Rus e Konsul sospettati di poter essere utilizzati per spionaggio e/o sabotaggio.
A partire dal 2023, il GUGI ha avviato una stretta collaborazione con un’altra unità estremamente segreta dell’intelligence russa: il GRU (o GU) ovvero il servizio militare di intelligence e di operazioni segrete come sabotaggi, uccisioni mirate e destabilizzazione. Il risultato di questa cooperazione è stata la creazione, in Crimea, del 235esimo Centro di Addestramento Specializzato, unità militare 71712, specializzato in sabotaggio marittimo mediante veicoli senza pilota, anche a grandi profondità. L’appoggiarsi del GUGI al GRU ha un significato ben preciso: aumentare le capacità di sabotaggio/spionaggio sottomarine non solo con strumenti tecnici, ma anche affidandosi a risorse HUMINT (Human Intelligence), nella fattispecie il reclutamento di agenti non russi in Paesi considerati ostili. L’ambiente sottomarino a grandi profondità è però, come detto, un ambiente altamente tecnologico, pertanto ci troveremo davanti ad un ampliamento dell’attività HUMINT di alto livello.
L’approccio russo è quindi sempre fortemente orientato al contrasto della NATO e al tentativo di uscire dallo strangolamento geografico imposto dal GIUK (Greenland, Iceland, United Kingdom) Gap con ogni mezzo, aumentando le capacità underwater per cercare di degradare le capacità dell’Alleanza in modo rapido durante le prime fasi di un conflitto aperto. Pertanto, anche in un’ottica globale in quanto il dominio underwater è teatro di scontro in altre aree di crisi che vedono la presenza di interessi europei e occidentali in senso lato, sarebbe opportuno velocizzare non solo lo sviluppo di contromisure difensive, ma anche offensive per esprimere anche in questo ambito un efficace deterrenza.