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IGNIS - Fuoco Italico / Sardegna Programma politico: Indipendenza, Giustizia, Natalità Identità, Sovranità.

LIBANO SOTTO LE BOMBE, ISRAELE AVANZA: CHI FERMERÀ L’ESPANSIONISMO DEL GOVERNO DI OCCUPAZIONE SIONISTA? Di Luciano Tovag...
01/06/2026

LIBANO SOTTO LE BOMBE, ISRAELE AVANZA: CHI FERMERÀ L’ESPANSIONISMO DEL GOVERNO DI OCCUPAZIONE SIONISTA?

Di Luciano Tovaglieri, Segretario Nazionale di IGNIS 🔥 Fuoco Italico

Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale continua a concentrarsi sulla tragedia di Gaza, un altro fronte di guerra rischia di essere inghiottito dal silenzio: il Libano.

Le operazioni militari israeliane nel sud del Paese dei Cedri non si limitano più a sporadici raid di confine. Le notizie che giungono dal terreno parlano di un’espansione della presenza militare israeliana oltre il fiume Litani e dell’occupazione del Forte Beaufort, posizione strategica e simbolica che domina il Libano meridionale. Una situazione che alimenta il timore di una progressiva e permanente estensione del controllo territoriale israeliano ben oltre i propri confini internazionalmente riconosciuti.

Nel frattempo i bombardamenti continuano. Il Sud del Libano resta sotto attacco, ma le esplosioni hanno colpito anche aree più settentrionali, comprese Tiro e la stessa Beirut. Come sempre accade nelle guerre moderne, a pagare il prezzo più alto non sono i combattenti ma i civili.

Particolarmente drammatico è il bilancio che riguarda i minori. Secondo quanto riportato dall’ANSA, l’UNICEF Libano ha denunciato che “in una sola settimana 77 bambini sono stati uccisi o feriti in Libano. Sono 11 bambini al giorno. I bambini non dovrebbero pagare il prezzo del conflitto. Devono essere protetti in ogni momento. Le ostilità devono finire”.

Settantasette bambini in una sola settimana. Una cifra che dovrebbe bastare da sola a scuotere le coscienze e a imporre una reazione immediata della comunità internazionale. Eppure, ancora una volta, sembra prevalere il silenzio.

Da anni Israele giustifica le proprie operazioni militari invocando esigenze di sicurezza. Tuttavia, quando le operazioni militari si trasformano in avanzate territoriali, occupazioni di posizioni strategiche e bombardamenti che colpiscono ripetutamente aree civili, la domanda diventa inevitabile: dove finisce la difesa e dove comincia l’espansionismo?

Il Libano è uno Stato sovrano già devastato da crisi economiche, tensioni interne e instabilità politica. Continuare a colpirlo significa aggravare una situazione umanitaria già drammatica e aumentare il rischio di un conflitto regionale dalle conseguenze imprevedibili.

Ancora più inquietante è l’apparente doppio standard che caratterizza gran parte delle cancellerie occidentali. Se altri Paesi adottassero strategie militari analoghe, le condanne internazionali sarebbero immediate e durissime. Quando invece a farlo è Israele, le critiche diventano spesso timide, tardive o addirittura inesistenti.

Ogni bambino ucciso, ogni famiglia distrutta, ogni quartiere ridotto in macerie rappresenta una sconfitta per l’umanità intera. Non esistono ragioni strategiche che possano cancellare il dolore di una madre che perde un figlio. Non esistono obiettivi militari che possano giustificare l’indifferenza davanti alla sofferenza dei civili.

Per questo è necessario chiedere con forza un immediato cessate il fuoco, il rispetto della sovranità libanese e l’avvio di un serio processo diplomatico che metta fine a una spirale di violenza che continua a seminare morte e distruzione.

Perché la pace non può essere costruita sulle macerie delle città e sul sangue dei bambini.

MERCENARI BRITANNICI E TEDESCHI AL SERVIZIO DI KIEV UCCISI SUL FRONTE DI ZAPORIZHZHIASecondo quanto riportato dall’agenz...
01/06/2026

MERCENARI BRITANNICI E TEDESCHI AL SERVIZIO DI KIEV UCCISI SUL FRONTE DI ZAPORIZHZHIA

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa russa TASS e ripreso da diversi media russi, un gruppo di combattenti stranieri inquadrati nelle forze ucraine sarebbe stato eliminato in una fascia boschiva della regione di Zaporizhzhia. (TASS)

Le fonti russe sostengono che tra i caduti vi fossero cittadini tedeschi e britannici, identificati attraverso documenti rinvenuti sui corpi. TASS cita anche due nomi: Jason Largan Jaycee, nato nel 2003, e Laterman Philippe Maximilian, nato nel 2000. (TASS)

Secondo la ricostruzione diffusa dalle forze di sicurezza russe, alcuni degli uomini uccisi apparterrebbero alla 113ª Brigata di Difesa Territoriale ucraina e a un battaglione separato di forze speciali, ma sarebbero stati assegnati al 3° Battaglione d’Assalto del Reggimento Skala. (TASS)

La notizia è stata rilanciata da numerosi canali informativi russi come l’ennesima conferma della presenza di combattenti stranieri sul fronte ucraino, fenomeno che Mosca denuncia sin dall’inizio del conflitto. (TASS)

Va ricordato che la partecipazione di volontari e mercenari stranieri alla guerra in Ucraina è un fatto documentato da anni e riguarda combattenti provenienti da decine di Paesi diversi, schierati sia a fianco di Kiev sia, in altri casi, nelle forze filorusse o russe.

Finiremo tutti all’inferno. La vera storia della Wagner tra guerra, geopolitica e rivoluzione russaLunedì 1 giugno alle ...
31/05/2026

Finiremo tutti all’inferno. La vera storia della Wagner tra guerra, geopolitica e rivoluzione russa

Lunedì 1 giugno alle ore 19:00 su IGNIS TV

Per anni il Gruppo Wagner è stato uno dei soggetti più discussi, temuti e controversi della scena internazionale. Mercenari, patrioti, soldati politici o semplicemente uno strumento della geopolitica russa?

Chi era davvero Evgenij Prigožin? Quali rapporti legavano la Wagner al Cremlino? Quale ruolo ha avuto nei conflitti in Ucraina, Siria e Africa? E soprattutto: cosa rimane oggi della compagnia militare privata che ha sfidato il mondo e persino Mosca stessa?

Ne parleremo con Stefano Vernole, autore del libro “Finiremo tutti all’inferno. Ma anche all’inferno saremo i migliori”, in una conversazione senza censure che affronterà i retroscena meno conosciuti della guerra in Ucraina, della strategia globale russa e della trasformazione dei conflitti nel XXI secolo.

Un’intervista esclusiva per comprendere uno dei fenomeni politico-militari più enigmatici e influenti del nostro tempo.

Lunedì 1 giugno 2026 - Ore 19:00 🕖
In diretta su IGNIS TV 🔥

La storia che i media raccontano raramente. Le domande che pochi hanno il coraggio di porre.

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Per anni il Gruppo Wagner è stato uno dei soggetti più discussi, te...

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, FEDE E FUTURO DELL’UOMO.Siamo davvero davanti a un progresso destinato a migliorare l’umanità ...
28/05/2026

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, FEDE E FUTURO DELL’UOMO.

Siamo davvero davanti a un progresso destinato a migliorare l’umanità o a una rivoluzione tecnologica che rischia di sfuggire al controllo?

Venerdì 29 maggio 2026 alle ore 19:00 🕖 su IGNIS TV analizzeremo Magnifica humanitas, la nuova enciclica di Papa Leone XIV dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza Artificiale.

Un documento destinato a far discutere, nel quale il Pontefice affronta una delle questioni più decisive del nostro tempo: il rapporto tra uomo, tecnologia, etica e potere.

Quali limiti morali pone la Chiesa allo sviluppo dell’IA?
L’Intelligenza Artificiale rappresenta una straordinaria opportunità o una minaccia alla dignità umana?
Chi governerà davvero il futuro: l’uomo o gli algoritmi?

Ne parleremo con Luigi Casalini, curatore del blog Messainlatino.it e attento osservatore delle dinamiche ecclesiali, per comprendere il significato spirituale, culturale e antropologico di un’enciclica che potrebbe segnare una svolta storica.

📅 Venerdì 29 maggio 2026
🕖 Ore 19:00
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Venerdì 24 aprile alle ore 19:00 su IGNIS TV, appuntamento con Luigi Casalini per analizzare Magnifica humanitas, la nuova enciclica di Papa Leone XIV dedica...

ODISSEA. Il ritorno impossibile?Una prima assoluta. Prima ancora dell’uscita del libro.Giovedì 28 maggio 2026 alle ore 1...
28/05/2026

ODISSEA. Il ritorno impossibile?

Una prima assoluta. Prima ancora dell’uscita del libro.

Giovedì 28 maggio 2026 alle ore 19:00, su IGNIS TV, intervisteremo per la prima volta Gianluca Marletta e Valentina Ferranti sul loro nuovo libro scritto a quattro mani dedicato all’Odissea: non semplicemente il racconto del viaggio di Ulisse, ma una straordinaria lettura spirituale, simbolica e archetipica del poema più importante dell’Occidente.

Ulisse era davvero solo un eroe errante?

Oppure il suo viaggio racconta qualcosa di molto più profondo: il destino dell’uomo, il ritorno alle proprie origini, il rapporto tra maschile e femminile, la lotta contro l’oblio, la perdita del sacro e la ricerca di una Itaca interiore?

Nel corso dell’intervista parleremo di:
• Il significato nascosto dell’Odissea
• Ulisse come simbolo del viaggio dell’uomo
• Il femminile sacro tra Circe, Penelope, Atena e le Muse
• La differenza tra la femminilità antica e quella contemporanea
• La crisi spirituale dell’uomo moderno
• Il ritorno a sé stessi in un mondo sempre più smarrito

Una conversazione intensa, fuori dagli schemi, destinata a far discutere.

Giovedì 28 maggio 2026
Ore 19:00
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27/05/2026

L’infamia oltre la morte: quando si uccide anche la verità

Di Luciano Tovaglieri, Segretario Nazionale di IGNIS 🔥 Fuoco Italico

I fatti

Alla fine di marzo, dopo l’uccisione in Libano del giornalista libanese Ali Shoeib (o Shaib/Shoaib) in un attacco israeliano, l’IDF (esercito israeliano) pubblicò sui social un’immagine che lo mostrava metà con giubbotto “PRESS” e metà in uniforme militare, sostenendo che fosse un membro della forza Radwan di Hezbollah “sotto copertura da giornalista”.

Successivamente, l’IDF ha riconosciuto che quella specifica immagine era stata modificata/ritoccata e non rappresentava una fotografia autentica del giornalista in uniforme. Secondo diverse ricostruzioni, l’ammissione sarebbe arrivata dopo domande di giornalisti occidentali (citato anche Fox News).

Il commento

La vicenda dell’immagine manipolata del giornalista libanese Ali Shoeib rappresenta uno dei punti più bassi raggiunti dalla propaganda di guerra contemporanea. Non basta la morte. Non basta l’eliminazione fisica. Occorre, evidentemente, anche la demolizione morale della vittima, il tentativo di cancellarne la dignità, di sporcarne la memoria, di trasformare un uomo in un bersaglio retroattivamente “giustificabile”.

L’ammissione da parte dell’IDF di aver diffuso un’immagine alterata per presentare il giornalista come un militante di Hezbollah pone una questione gravissima, che va ben oltre il singolo episodio. Perché quando un esercito non si limita a colpire civili innocenti, per di più giornalisti, ma costruisce anche una narrazione manipolata per delegittimare chi è stato ucciso e sporcarne la memoria, si dimostra tutta la propria abiezione e abisso morale.

I giornalisti hanno un compito semplice e al tempo stesso pericolosissimo: raccontare ciò che accade. In guerra, spesso diventano testimoni scomodi, occhi indiscreti che mostrano ciò che qualcuno preferirebbe tenere nascosto. Trasformarli post mortem in “terroristi”, alterando immagini e insinuando colpe senza prove pubbliche verificabili, significa colpire non solo la persona, ma il principio stesso della libertà di informazione.

Se un uomo è innocente, ucciderlo è già una tragedia. Cercare poi di infangarne il nome per neutralizzare indignazione e domande scomode è qualcosa di ancora più abietto. È un gesto che rivela paura della verità e disprezzo per il confine morale che dovrebbe distinguere uno Stato da chi usa la menzogna come arma.

In ogni conflitto esiste una battaglia per il controllo della narrazione. Ma dovrebbe esserci un limite che nessuna democrazia, nessun esercito che rivendica superiorità morale, dovrebbe mai oltrepassare: la manipolazione deliberata della memoria di chi non può più difendersi. Perché la propaganda può forse vincere un titolo di giornale, ma perde definitivamente ogni pretesa di credibilità quando arriva a falsificare perfino il volto dei morti.

E se davvero si è convinti della colpevolezza di qualcuno, allora si mostrino prove autentiche, verificabili, trasparenti. Il fotomontaggio, invece, resta il linguaggio della propaganda più miserabile: quella che, dopo aver tolto la vita, pretende di togliere anche l’onore.

26/05/2026

VENEZUELA: IL VOLTO DELLA REPRESSIONE

Domani sera, mercoledì 27 maggio alle ore 19:00, su IGNIS Tv 🔥, una puntata speciale che ci porterà dentro una delle pagine più dolorose e meno raccontate della crisi venezuelana.

Parleremo di repressione politica, arresti, persecuzioni e libertà negate, partendo da due storie vere che hanno colpito direttamente delle famiglie venezuelane.

Ospiti della serata saranno:

Erkis Barrientos, che racconterà il dramma vissuto dopo l’arresto del padre José Barrientos, detenuto per le sue idee politiche e fortunatamente oggi libero.

E Vanessa Ledezma, attivista per i diritti umani e figlia dell’ex sindaco di Caracas Antonio Ledezma, arrestato e incarcerato dal regime per la sua opposizione politica.

Partendo dalle loro testimonianze personali, approfondiremo tutto ciò che non siamo riusciti a trattare nella prima puntata:

• La repressione politica in Venezuela
• I prigionieri politici e il dissenso
• Il ruolo del regime tra Chávez e Maduro
• La crisi economica e sociale del Paese
• Le responsabilità interne e il peso delle sanzioni internazionali
• La fuga di milioni di venezuelani all’estero
• Le prospettive future del Venezuela

Una puntata intensa, senza filtri, fatta di testimonianze dirette, domande scomode e storie che meritano di essere ascoltate.

Mercoledì 27 maggio | Ore 19:00
In diretta su IGNIS Tv 🔥

Due uomini arrestati per le loro idee. Due figli che scelgono di raccontare la verità.

La verità non si arresta.

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Starobelsk, il silenzio dei media occidentali e l’indignazione a geometria variabileDi Luciano Tovaglieri, Segretario Na...
25/05/2026

Starobelsk, il silenzio dei media occidentali e l’indignazione a geometria variabile

Di Luciano Tovaglieri, Segretario Nazionale di IGNIS 🔥 Fuoco Italico

Se le notizie fossero giudicate esclusivamente in base alla gravità umana della tragedia, la vicenda di Starobelsk occuperebbe da giorni le prime pagine dei giornali occidentali, le aperture dei telegiornali e le discussioni indignate dei salotti televisivi. E invece no. Silenzio. Un silenzio pesante, assordante, quasi imbarazzato.

Secondo quanto denunciato dalle autorità russe, un attacco attribuito alle forze armate ucraine avrebbe colpito un dormitorio di un collegio professionale a Starobelsk, provocando la morte di 21 giovani studenti, ragazzi e ragazze tra i 18 e i 20 anni. Una tragedia immane, che – se confermata nei termini riportati – rappresenterebbe uno degli episodi più atroci dell’attuale conflitto.

Eppure, dove sono le grandi firme del giornalismo internazionale? Dove sono gli inviati delle principali reti televisive occidentali? Dove sono le aperture commosse, le immagini in loop, le interviste ai familiari distrutti dal dolore? Dove sono gli editoriali indignati, le campagne social, le dichiarazioni solenni di leader politici e istituzioni internazionali?

La risposta, almeno fino ad ora, è sconfortante: quasi nulla.

Mosca ha denunciato di non aver ricevuto alcuna dichiarazione ufficiale di condanna da parte delle cancellerie occidentali o delle principali organizzazioni internazionali. Inoltre, diverse testate giornalistiche avrebbero rifiutato di recarsi sul posto per verificare direttamente quanto accaduto, rinunciando così alla possibilità di documentare in modo indipendente le conseguenze dell’attacco.

Qui emerge una questione centrale, che va ben oltre il singolo episodio: la credibilità dell’informazione occidentale.

Un giornalismo che pretende di essere autorevole e imparziale non può scegliere quali vittime meritano compassione e quali invece possono essere ignorate perché scomode rispetto alla narrazione dominante. Se a morire sono giovani innocenti, il dolore dovrebbe avere lo stesso peso, indipendentemente dalla nazionalità, dal fronte militare o dalla convenienza geopolitica.

Il problema non è soltanto il possibile silenzio politico. Il problema è l’evidente doppio standard mediatico. Quando un evento si presta a rafforzare una determinata lettura del conflitto, mobilita immediatamente troupe, analisti, breaking news e indignazione globale. Quando invece rischia di incrinare lo schema “buoni contro cattivi” imposto all’opinione pubblica occidentale, allora improvvisamente arrivano la prudenza, il dubbio, il rinvio, il silenzio.

Attenzione: prudenza e verifica dei fatti sono doverose in ogni guerra, perché propaganda, manipolazione e disinformazione esistono da tutte le parti. Ma proprio per questo il compito del giornalismo dovrebbe essere quello di andare a vedere, verificare, raccogliere prove, ascoltare testimoni. Non voltarsi dall’altra parte.

Rifiutarsi di recarsi sul luogo di una tragedia non è neutralità. È una rinuncia preventiva alla ricerca della verità. E un’informazione che rinuncia a verificare perde il diritto morale di proclamarsi obiettiva, ma palesa la sua essenza di mero megafono della propaganda dei regimi liberal-capitalisti occidentali.

A Starobelsk decine di giovani studenti sono morti sotto le bombe, il silenzio occidentale è non solo un fallimento giornalistico, ma una forma di ipocrisia morale difficilmente giustificabile. Perché le vittime innocenti non dovrebbero mai essere divise in categorie: quelle degne di lacrime e quelle da ignorare.

La verità non dovrebbe avere bandiera. E nemmeno il dolore.

La Russia nonostante la guerra in Ucraina destina sempre maggiori risorse per la guerra nel dominio sottomarino, in part...
25/05/2026

La Russia nonostante la guerra in Ucraina destina sempre maggiori risorse per la guerra nel dominio sottomarino, in particolare sui fondali.

Le infrastrutture sottomarine, o che hanno un’importante componente sottomarina, come cavi di comunicazione, elettrodotti, linee di trasporto di idrocarburi e piattaforme di esplorazione/estrazione sono diventate cruciali nell’architettura di sopravvivenza di un Paese avanzato, al punto che, a fronte delle nuove minacce underwater rese possibili anche (ma non solo) dai recenti ritrovati tecnologici, sono state definite “critiche”.
Su InsideOver abbiamo trattato questo aspetto in tempi non sospetti, ovvero prima che il sabotaggio delle linee Nord Stream avesse acceso i riflettori sulla fragilità intrinseca di queste infrastrutture ad attacchi mirati, e prima ancora che fosse cominciata una vera e propria campagna “ibrida” di attacchi ai cavi sottomarini che, in Europa, si è focalizzata nel Mar Baltico, ma che altrove ha visto episodi degni di nota in Estremo Oriente e nel Mar Rosso. L’importanza, oggi, dei cavi sottomarini è stata già sviscerata ma vale la pena ricordarla: più del 90% delle comunicazioni dati globali passa attraverso di essi, e il mercato della loro posa – affidata principalmente a società private – è in continua crescita per sopperire alla “fame” di velocità di connessione e diffusione di accesso alla rete.

In prospettiva, il mare offrirà altre opportunità di sviluppo che si tramuteranno istantaneamente in ulteriori problematiche di sicurezza. Due esempi valgano su tutti: lo sfruttamento delle risorse minerarie presenti sui e nei fondali oceanici (idrati di metano, noduli metalliferi), e l’avvio su larga scala di acquacolture per il sostentamento umano.
Non è quindi lontano dalla realtà ritenere che si debba decisamente avviare la definizione in ambito militare di un dominio underwater che racchiuda la seabed warfare in un ambito separato rispetto al dominio marittimo generale, stante le differenze fisiche che si incontrano a grandi profondità e lo sviluppo esponenziale di nuovi assetti per la lotta sottomarina, che grazie ad automazione spinta, nuovi materiali, e tecnologie quantistiche pone in essere una minaccia di un livello mai osservato prima nella storia dei conflitti, proprio per la dipendenza di una società moderna dalle infrastrutture sottomarine.

In questo contesto, e date le operazioni “ibride” sui cavi sottomarini già osservate in anni recenti, è di fondamentale importanza comprendere lo sviluppo delle capacità della Russia che potrebbero essere impiegate in tali operazioni, poiché la direzione di questo sviluppo, tra le altre cose, indica le reali intenzioni russe e gli scenari specifici che si stanno preparando.
Va osservato innanzitutto un dato interessante: nonostante il conflitto in Ucraina stia drenando risorse militari russe, in modo sempre più incisivo, Mosca non ha cessato di investire nel settore underwater destinato a compiere attacchi ibridi in tempo di pace, che in tempo di guerra aperta diventerebbero tra le prime azioni militari. In particolare, sebbene il taglio di cablaggi nel Baltico non sia stato attribuito con certezza alla Russia – ma ci sono tutti gli indizi del caso – è interessante notare che questi abbiano avuto il loro picco tra il 2023 e il 2024 ovvero quando lo stallo dissanguante del conflitto ucraino si è stabilizzato. Significa quindi che Mosca ritiene il dominio underwater e la seabed warfare un livello chiave della sua postura militare, che, proprio per questo, non può che essere rivolta al contrasto alla NATO.

Un elemento importante delle capacità di guerra sottomarina della Russia è la Direzione Principale per la Ricerca sugli Abissi del Ministero della Difesa, nota come GUGI o come unità militare 40056. Si tratta di una delle unità più segrete dell’apparato militare russo i cui compiti principali includono la seabed warfare e le operazioni in acque profonde, tra cui l’installazione di apparecchiature per l’intercettazione delle telecomunicazioni sottomarine, il danneggiamento e la distruzione di infrastrutture subacquee, la mappatura dei fondali marini e il dispiegamento dei sistemi di sorveglianza e navigazione sottomarina.
GUGI e GRU per ampliare la portata delle azioni
Sappiamo che il GUGI è in grado di condurre operazioni a profondità fino a 6mila metri, utilizzando sistemi sottomarini a propulsione nucleare di tipo Losharik, altri come il Paltus e veicoli sottomarini autonomi di tipo Rus e Konsul, nonché utilizza sottomarini di grandi dimensioni come il Belgorod come “nave madre” per altri veicoli autonomi – anche di grandi dimensioni – e per l’utilizzo del drone/siluro a propulsione e carica nucleare Poseidon, una delle armi di rappresaglia della Russia. È interessante notare che, pur essendo impegnata in una guerra difficile ed estenuante contro l’Ucraina, la Russia non smette di spendere le sue risorse per la creazione di costose infrastrutture che non hanno alcuna rilevanza per la vittoria in quella guerra, ma che sono estremamente necessarie in caso di una prolungata guerra convenzionale con l’Occidente, e per il miglioramento dei suoi assetti come il sottomarino Khabarovsk, anch’esso in grado di lanciare i Poseidon e di operare con ROV e altri sottomarini più piccoli, destinato a operare nella Flotta del Pacifico. Tra le unità impiegate figurano anche navi oceanografiche speciali, come la Yantar osservata più volte nei mari dei Paesi della NATO, che fungono da vettori per veicoli sottomarini di tipo Rus e Konsul sospettati di poter essere utilizzati per spionaggio e/o sabotaggio.

A partire dal 2023, il GUGI ha avviato una stretta collaborazione con un’altra unità estremamente segreta dell’intelligence russa: il GRU (o GU) ovvero il servizio militare di intelligence e di operazioni segrete come sabotaggi, uccisioni mirate e destabilizzazione. Il risultato di questa cooperazione è stata la creazione, in Crimea, del 235esimo Centro di Addestramento Specializzato, unità militare 71712, specializzato in sabotaggio marittimo mediante veicoli senza pilota, anche a grandi profondità. L’appoggiarsi del GUGI al GRU ha un significato ben preciso: aumentare le capacità di sabotaggio/spionaggio sottomarine non solo con strumenti tecnici, ma anche affidandosi a risorse HUMINT (Human Intelligence), nella fattispecie il reclutamento di agenti non russi in Paesi considerati ostili. L’ambiente sottomarino a grandi profondità è però, come detto, un ambiente altamente tecnologico, pertanto ci troveremo davanti ad un ampliamento dell’attività HUMINT di alto livello.
L’approccio russo è quindi sempre fortemente orientato al contrasto della NATO e al tentativo di uscire dallo strangolamento geografico imposto dal GIUK (Greenland, Iceland, United Kingdom) Gap con ogni mezzo, aumentando le capacità underwater per cercare di degradare le capacità dell’Alleanza in modo rapido durante le prime fasi di un conflitto aperto. Pertanto, anche in un’ottica globale in quanto il dominio underwater è teatro di scontro in altre aree di crisi che vedono la presenza di interessi europei e occidentali in senso lato, sarebbe opportuno velocizzare non solo lo sviluppo di contromisure difensive, ma anche offensive per esprimere anche in questo ambito un efficace deterrenza.

🇱🇧 LIBANO: PAESE DIMENTICATO SOTTO LE BOMBEDa “Svizzera del Medio Oriente” a terra martoriata da guerre, crisi, sfollame...
25/05/2026

🇱🇧 LIBANO: PAESE DIMENTICATO SOTTO LE BOMBE

Da “Svizzera del Medio Oriente” a terra martoriata da guerre, crisi, sfollamenti e instabilità: cosa resta oggi del Libano?

Per decenni Beirut è stata il simbolo della prosperità e della convivenza nel Medio Oriente. Poi la guerra civile, i nuovi equilibri interni, le interferenze straniere, la crisi economica, il ruolo di Hezbollah e le continue tensioni con Israele hanno trasformato profondamente il Paese.

Oggi il Libano continua a vivere una situazione drammatica: bombardamenti nel sud del Paese, migliaia di persone costrette a lasciare le proprie case, istituzioni fragili e una sovranità nazionale sempre più difficile da esercitare.

Ne parleremo in una puntata speciale di IGNIS TV con un ospite d’eccezione:

🎙 CAMILLE EID
Giornalista e analista libanese, tra i massimi conoscitori del Medio Oriente e della realtà libanese.

Un viaggio tra storia, geopolitica e attualità:
• Il Libano degli anni ’60, quando era chiamato “la Svizzera del Medio Oriente”
• La guerra civile e i cambiamenti demografici
• Il ruolo dei rifugiati palestinesi
• Hezbollah e gli equilibri regionali
• La crisi dello Stato libanese
• Il conflitto con Israele e la situazione attuale

📅 Martedì 26 maggio 2026
🕖 Ore 19:00
📺 In diretta su IGNIS TV

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