25/01/2026
10 anni fa Giulio Regeni veniva assassinato.
Il suo corpo, reso irriconoscibile, sarebbe stato ritrovato nove giorni dopo sul bordo dell’autostrada Il Cairo-Alessandria, con i segni di tortura caratteristici dei servizi segreti egiziani.
Giulio Regeni, dottorando italiano dell’Università di Cambridge, si trovava in Egitto per un lavoro di ricerca sui sindacati indipendenti, in un Paese in cui le sparizioni forzate, gli arresti di massa, la repressione del dissenso sono quotidiani.
Dieci anni dopo non c’è ancora nessun colpevole, nè esiste un perchè: nonostante sia evidente il coinvolgimento dei servizi segreti, il processo si trova bloccato proprio a causa della mancata collaborazione delle autorità egiziane, che hanno portato avanti una serie di evidenti depistaggi, anche volti a ledere l’immagine di Giulio, e che non hanno mai comunicato gli indirizzi di residenza delle persone indagate, rendendole irreperibili.
E una responsabilità importante di questa impunità è dei governi italiani che si sono succeduti, che hanno portato avanti una pressione diplomatica quasi inesistente e anzi hanno scelto di rafforzare i rapporti tra i due Paesi: nel 2024 il governo ha voluto inserire l’Egitto nella lista dei “paesi sicuri”, gli stati democratici che rispettano libertà civili e diritti umani, e non si fermano gli accordi commerciali, che comprendono anche una vendita illegale di armamenti dal valore di quasi 9 miliardi, armi che verranno utilizzate anche dalle forze di polizia e perciò per portare avanti quelle stesse violazioni dei diritti umani e politici su cui Regeni indagava.
10 anni fa Giulio Regeni veniva assassinato, 10 anni dopo continuiamo a chiedere e pretendere Verità e Giustizia.