28/09/2026
Li chiamano femminielli, a Napoli. Uomini che vestono come le donne e, in passato, questo termine indicava anche le transessuali. La loro posizione all'interno della società napoletana degli anni '40 non era facile. Ma anche se il fascismo non guardava con favore a figure simili, inviandoli spesso al confino, i femminielli erano tuttavia radicati nel tessuto sociale del capoluogo campano. Non c'era particolare simpatia nei loro confronti, ma in fin dei conti neanche odio: anzi, erano figure note nella vita dei vari quartieri partenopei. Insomma, si trovavano in un limbo di indifferenza, quell'indifferenza di chi, rifiutato dalla famiglia e ignorato dalla società, non aveva alcun debito nei confronti di questa.
Eppure in quegli ultimi giorni del settembre del 1943, quando Napoli si trasformò in un campo di battaglia tra i tedeschi e gli insorti, loro non esitarono ad imbracciare i fucili.
Erano le settimane che seguirono l'armistizio dell'8 settembre 1943. Napoli, in questo contesto, aveva un ruolo centrale. La città, occupata dai tedeschi e posta sotto il comando del colonnello Scholl, aveva già pagato un prezzo alto a causa dei bombardamenti. L'occupazione tedesca si contraddistinse subito per una brutalità feroce: le esecuzioni pubbliche, la convocazione coatta dei napoletani per i lavori forzati e la decisione di far sgomberare la fascia costiera della città, costringendo 240000 persone ad abbandonare le proprie case, furono le gocce che fecero traboccare il vaso.
I napoletani decisero di combattere e i femminielli non si tirarono indietro, aiutando a difendere le barricate del quartiere San Giovanniello. "Ricordo bene questo gruppo di persone che si distinse al nostro fianco nella lotta per liberare Napoli dal nazifascismo" dirà Antonio Amoretti, uno degli ultimi partigiani delle quattro giornate ancora in vita. "Erano qualche decina quelli che hanno combattuto con noi nel quartiere” continua Amoretti. “Certo, a riunirsi nel loro terraneo erano molti di più, ma comunque c’era una buona rappresentanza della loro comunità a combattere al nostro fianco”. Costrinsero anche loro i tedeschi ad una ritirata anticipata, salvando molte zone di Napoli dalla distruzione nazista. Un contributo che indipendentemente dal suo spessore militare merita di essere ricordato, e di cui la memoria è stata recuperata solo recentemente. Quei colpi sparati contro i tedeschi erano per loro un grido che rivendicava la loro presenza nella società. Alcuni di loro continueranno a partecipare alle lotte degli anni che seguiranno, come ad esempio quelle contro la speculazione edilizia successiva al terremoto in Irpinia. Perché la lotta, come ripetiamo spesso, è unica. I femminielli napoletani, forse, lo capirono prima di molti altri.
Cronache Ribelli