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Sud Indipendente E' ora di passare dalle parole, dalla storia, alla proposta! Non contro qualcuno, ma per noi, la nostra gente, la dignità di tutto il Sud! Uniti siam forti.

Divisi siamo il meridione di Italia! CHI LA PENSA COME NOI, CHI PENSA CHE IL FUTURO PER IL SUD O E' LA DIGNITA' O E' LA MISERIA SOCIALE, POLITICA E MORALE. CHI CREDE CHE IL SOLO NUOVO POSSIBILE SIA LA LIBERTA' E LA RESPONSABILITA'... ADERISCA!!! VOGLIAMO UNO STATO LIBERO E AUTONOMO CHE POSSA INCONTRARE LE ALTRE REALTA' DELLA PENISOLA E CON ESSE COSTITUIRE UNO STATO CONFEDERATO.

17/10/2026
14/10/2026

"Quando ho realizzato che a Verona, Bergamo, Brescia, Milano, Torino ci accoglievano con striscioni con scritto 'Benvenuti in Italia' oppure 'Lavatevi perché puzzate' ho capito che eravamo lì per qualcosa di più di una partita di calcio.
Sapete cosa significa per una squadra del sud entrare in casa di Agnelli e umiliarlo??
Penso di no, molti di voi non ne hanno idea.
Non è il Napoli ad essere sporco, è il resto dell'Italia che l'ha macchiato e io ho contribuito a togliere quella macchia".
Diego Armando Maradona

10/10/2026
30/09/2026

Gennaro ha dodici anni.

A quell’età dovrebbe pensare alla scuola, agli amici, a correre per i vicoli di Napoli. Invece è il settembre del 1943 e intorno a lui c’è una città ferita.

Napoli ha fame. Le bombe hanno distrutto case e famiglie. I soldati tedeschi occupano le strade, rastrellano gli uomini, li cercano per mandarli al lavoro coatto.

Poi, il 27 settembre, Napoli si ribella.

Gennaro non rimane a guardare.

È uno scugnizzo del Vasto, cresciuto troppo in fretta come tanti bambini della guerra. Si unisce agli insorti e raggiunge la zona di Santa Teresa degli Scalzi, uno dei punti più caldi degli scontri.

Intorno a lui sparano uomini adulti. Arrivano i mezzi corazzati tedeschi. Gennaro è poco più alto dell’arma che porta con sé, ma continua a combattere.

Il 29 settembre si trova nei pressi della masseria Pagliarone. I tedeschi avanzano con i carri armati.

Gennaro prende delle bombe a mano e prova a fermarli.

Una granata esplode vicino a lui.
Gennaro muore lì, nel mezzo delle Quattro Giornate di Napoli, mentre la sua città sta combattendo contro l’occupazione nazista e contro il fascismo per riconquistare la libertà.

Due giorni dopo gli Alleati entreranno a Napoli e troveranno una città che si è già liberata.

A Gennaro Capuozzo verrà assegnata alla memoria la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Nella motivazione resterà per sempre una definizione capace di raccontarlo in poche parole: “appena dodicenne”, partecipò agli scontri fino a cadere combattendo contro i carri armati tedeschi.

Perché quando Napoli decise di ribellarsi, tra gli uomini sulle barricate c’era anche un bambino di che aveva deciso di non avere più paura.

28/09/2026

Li chiamano femminielli, a Napoli. Uomini che vestono come le donne e, in passato, questo termine indicava anche le transessuali. La loro posizione all'interno della società napoletana degli anni '40 non era facile. Ma anche se il fascismo non guardava con favore a figure simili, inviandoli spesso al confino, i femminielli erano tuttavia radicati nel tessuto sociale del capoluogo campano. Non c'era particolare simpatia nei loro confronti, ma in fin dei conti neanche odio: anzi, erano figure note nella vita dei vari quartieri partenopei. Insomma, si trovavano in un limbo di indifferenza, quell'indifferenza di chi, rifiutato dalla famiglia e ignorato dalla società, non aveva alcun debito nei confronti di questa.
Eppure in quegli ultimi giorni del settembre del 1943, quando Napoli si trasformò in un campo di battaglia tra i tedeschi e gli insorti, loro non esitarono ad imbracciare i fucili.
Erano le settimane che seguirono l'armistizio dell'8 settembre 1943. Napoli, in questo contesto, aveva un ruolo centrale. La città, occupata dai tedeschi e posta sotto il comando del colonnello Scholl, aveva già pagato un prezzo alto a causa dei bombardamenti. L'occupazione tedesca si contraddistinse subito per una brutalità feroce: le esecuzioni pubbliche, la convocazione coatta dei napoletani per i lavori forzati e la decisione di far sgomberare la fascia costiera della città, costringendo 240000 persone ad abbandonare le proprie case, furono le gocce che fecero traboccare il vaso.
I napoletani decisero di combattere e i femminielli non si tirarono indietro, aiutando a difendere le barricate del quartiere San Giovanniello. "Ricordo bene questo gruppo di persone che si distinse al nostro fianco nella lotta per liberare Napoli dal nazifascismo" dirà Antonio Amoretti, uno degli ultimi partigiani delle quattro giornate ancora in vita. "Erano qualche decina quelli che hanno combattuto con noi nel quartiere” continua Amoretti. “Certo, a riunirsi nel loro terraneo erano molti di più, ma comunque c’era una buona rappresentanza della loro comunità a combattere al nostro fianco”. Costrinsero anche loro i tedeschi ad una ritirata anticipata, salvando molte zone di Napoli dalla distruzione nazista. Un contributo che indipendentemente dal suo spessore militare merita di essere ricordato, e di cui la memoria è stata recuperata solo recentemente. Quei colpi sparati contro i tedeschi erano per loro un grido che rivendicava la loro presenza nella società. Alcuni di loro continueranno a partecipare alle lotte degli anni che seguiranno, come ad esempio quelle contro la speculazione edilizia successiva al terremoto in Irpinia. Perché la lotta, come ripetiamo spesso, è unica. I femminielli napoletani, forse, lo capirono prima di molti altri.

Cronache Ribelli

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