16/06/2022
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SI SAPEVA.
Che Di Mario voleva usare la debacle del Movimento alle elezioni amministrative, per attaccare Giuseppe Conte . Era tanto scontato che accadesse, quanto i cicli lunari.
Dire che Conte attacca il governo usando il metodo Salvini, è tanto strumentale quanto falso. Per quanto mi riguarda, Conte, rispetto al governo, è pure troppo morbido e lo è, ne sono certo, proprio per mantenere al guaglione la tanto adorata poltrona.
Di Mario ha un solo pregio: è di una scaltrezza che ha pochi precedenti nella politica nazionale. Un pregio che ha utilizzato a fini meramente, e tristemente, personali. Un pregio ch'è diventato, repentinamente, il suo peggiore difetto. Non ha basi culturali solide, tutt'altro. Però ha la scaltrezza che richiamava un detto antico: "contadino, scarpe grosse e cervello fino". Una scaltrezza diventata insopportabile, disprezzabile.
Conte non ha colpe nel tracollo elettorale. Le colpe vanno cercate lontano nel tempo e Di Mario ne è il massimo protagonista. L'entrata nel governo non fu sponsorizzata da Conte (non era all'epoca neppure iscritto e non disse nulla, mai, a proposito), ma fu voluta fortemente da lui e da Grillo. Lui per ovvi motivi di conservazione di poltrone altrimenti mai più garantite, Grillo per motivi ancora oscuri. Conte ereditò la decisione, ratificata dalla gente confusa dal quesito (me compreso) e l'ha gestita come meglio non si poteva.
In quanto alla democrazia interna, Di Mario ne è stato, più di chiunque altro, il carnefice. Le liste elettorali le decise lui nella quasi totalità (Spadafora docet).
Ho firmato un documento che parla di democrazia interna. È un documento che vuole aiutare Conte, non il contrario. È un'istanza che vuole evitare che si creino "sette" ed organizzazioni chiuse e sovrastrutturali. Che si garantisca il principio della "scalabilità" del Movimento, principio che, all'inizio, ne ha causato il successo. È un messaggio che vuole arrivare al Presidente Conte senza l'intermediazione di nessuno, men che meno di questi contiani dell'ultimo minuto che sono in piena lotta per le candidature. E che, guarda caso, sono gli stessi che Di Maio nominò nella scorsa tornata elettorale. Non si contesta a Conte la giusta esigenza di costruire attorno a sé, un gruppo di "fedeli", si contesta la scelta di qualche personaggio fedele a sé stesso ed inviso alla base. Il primo a creare cordate fu Di Mario e lo fece con la stessa gente che oggi si professa Contiana per l'interesse del momento. E che, difetto non ultimo, non avrebbe il voto neppure dei parenti oltre il secondo grado.
Di Mario pensi a leccare il fondoschiena del suo nuovo padrone e lasci stare Conte. Che Di Mario non si permetta di usare giuste inquietudini per cavalcare il "ciuccio" improvvisamente resosi disponibile. Noi, anche se inquieti, siamo con Conte. Siamo contro strumentalizzazioni, soprattutto da parte di chi, più di chiunque altro, ha la responsabilità della crisi di consenso del Movimento. Consenso sacrificato all'altare del proprio interesse personale.
Giù le mani da Conte.
Giancarlo Selmi