03/09/2026
Ringrazio il Circolo Amici della Concordia per l'ospitalità, il Comune di Calenzano per il patrocinio, e naturalmente ringrazio Leonardo Brancaccio per aver accettato il nostro invito a presentare qui, tra noi, un libro che parla di Costituzione, di democrazia e di tre donne che hanno cambiato il volto di questo Paese.
Non è un caso che lo presentiamo qui: la Misericordia nasce dal principio del bene comune, dell'aiuto reciproco, della cura di chi sta accanto a noi. Ed è esattamente lo stesso principio che ha guidato Tina Anselmi, Nilde Iotti e Lina Merlin quando, in tempi molto più difficili dei nostri, hanno contribuito a scrivere le regole della nostra convivenza civile.
"Costituzione e democrazia. La lezione di tre madri della Repubblica" racconta le storie di Tina Anselmi, Nilde Iotti e Lina Merlin: tre donne che, insieme a pochissime altre, contribuirono alla vita politica della nostra repubblica, due di loro fecero parte anche dell’Assemblea Costituente.
Leonardo Brancaccio è segretario generale della Scuola di Economia Civile e responsabile dell'ufficio legale dell'Istituto Universitario Sophia. Avvocato, con dottorato in Filosofia Politiche e Scienze umane e Filosofia, ha dedicato la sua ricerca proprio alle radici del pensiero politico nelle lezioni di filosofia del diritto. Collabora con la rivista Città Nuova ed è docente in corsi di alta formazione in educazione civica per insegnanti e dirigenti scolastici.
Vale la pena ricordare chi erano queste tre donne, perché i loro nomi meritano di essere pronunciati per intero, e non solo ricordati genericamente come "le costituenti":
• Tina Anselmi
• Nilde Iotti
• Lina Merlin
Tre percorsi diversi, un solo filo conduttore: l'idea che le istituzioni esistano per servire la persona, non il contrario.
Ma quello che questo libro mi ha fatto ve**re in mente non riguarda solo l'Italia. Perché nello stesso decennio in cui Anselmi, Iotti e Merlin erano protagoniste, “madri” della nostra neonata repubblica, a poche centinaia di chilometri da qui, altre donne e altri uomini stavano ponendo le basi di un progetto ancora più ambizioso: l'unità europea.
Penso ad Alcide De Gasperi (sempre con Leonardo abbiamo avuto modo di conoscerlo in questa sede) che contribuì alla diffusione del testo (manifesto di Ventotene) di un'Europa unita scritto nel 1941 da Altiero Spinelli, Robert Schuman e Alberto Rossi, prima ancora che la guerra finisse.
Sono generazioni che uscivano da macerie vere, non metaforiche, e che invece di arrendersi al pessimismo hanno scelto di costruire. Esattamente come le tre protagoniste del libro di Leonardo.
Qualche giorno fa, aprendo il Forum di Cernobbio 2026, Valerio De Molli — amministratore delegato di The European House-Ambrosetti — ha detto una cosa che mi ha colpito, e che vorrei condividere con voi stasera.
Ha detto, in sostanza, che siamo stanchi di raccontare l'Europa solo attraverso i suoi limiti, le sue lentezze, le sue paure di fronte alla competizione globale. Ha invitato invece a guardarla per quello che è riuscita a costruire davvero: l'unica area al mondo capace di tenere insieme pace, benessere economico, coesione sociale, rispetto della persona e dell'ambiente. Ha usato un'espressione che trovo efficace: un'Europa "super-potenza gentile" — non debole, non ingenua, ma capace di unire forza economica e tecnologica a welfare, sicurezza e rispetto della persona.
Ecco allora la domanda che questo libro mi lascia addosso, e che vorrei lasciare anche a voi: se Tina Anselmi, Nilde Iotti, Lina Merlin, o De Gasperi a Ventotene, avessero avuto in mano gli strumenti che abbiamo noi oggi — la possibilità di parlare a milioni di persone in un istante, di mettere insieme dati e competenze da tutto il continente, di costruire consenso senza aspettare mesi — che Europa avrebbero costruito?
Io credo che avrebbero costruito qualcosa di più vicino alle persone, non di più lontano. Perché la loro forza non era la tecnica: era la capacità di tenere insieme la complessità delle istituzioni con un'idea semplice e chiara di bene comune. È forse questo il rischio di oggi: che la macchina europea sia diventata più sofisticata, ma anche più difficile da sentire vicina — non per malafede di chi la fa funzionare ogni giorno, ma perché la distanza tra chi decide e chi vive le conseguenze delle decisioni si è allargata.
Ed è per questo che stasera, in un piccolo spazio come questo, parlare di Costituzione, di democrazia e delle donne che l'hanno scritta, non è un esercizio nostalgico. È un modo per ricordarci da dove veniamo, e per chiederci, con la stessa serietà di allora, dove vogliamo andare.