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CALVELLO, GUARDIAMO AVANTI!Cari concittadini di Calvello,abbiamo letto il lungo intervento di Rinascere Insieme, gruppo ...
07/05/2026

CALVELLO, GUARDIAMO AVANTI!

Cari concittadini di Calvello,
abbiamo letto il lungo intervento di Rinascere Insieme, gruppo solitamente molto silenzioso, che però, curiosamente, ritrova la parola soprattutto quando deve attaccare la minoranza, più che quando dovrebbe spiegare ai cittadini lo stato reale della propria maggioranza.

E già questo basterebbe.

Perché davanti a un post che poneva una questione politica precisa, cioè la crisi evidente di una squadra di governo falcidiata da ricatti e pressione interne ci saremmo aspettati almeno una risposta sul punto.

E invece niente. Silenzio.

E quando non si può rispondere sul merito, naturalmente, si prova a spostare l’attenzione.

Prima di addentraci nel merito dei contenuti, però, consentiteci una precisazione necessaria.

Porte aPer_Te è un comitato civico, autonomo e indipendente. I consiglieri di minoranza sono consiglieri comunali, ciascuno con la propria responsabilità politica, la propria autonomia decisionale e il proprio ruolo istituzionale. Rispondere a noi attaccando loro è quantomeno curioso, ma tant’è: a ognuno le proprie ossessioni.

Entriamo nel merito del comunicato.

La solita liturgia dell’“abbiamo fatto”, “abbiamo approvato”, “abbiamo programmato” non può essere scambiata per un bilancio politico serio.

Anche perché, volendo giocare allo stesso gioco, si potrebbe rispondere con l’elenco dei servizi chiusi, delle promesse rimaste sospese e delle questioni irrisolte da quattro anni.
Ma non vogliamo prestarci a questo giochino.

Perché un’analisi seria non parte dall’elenco delle cose fatte, ma da come un’amministrazione ha cambiato o migliorato la vita reale dei cittadini di Calvello.

Oggi i cittadini vivono meglio di 4 anni fa?
Siamo un paese più unito o più diviso?
Siamo un paese più fiducioso o più rassegnato?
Siamo un paese che offre più possibilità ai giovani?

Un bilancio politico responsabile deve rispondere a queste domande.

E anche nel merito dell’elenco, davvero ci sarebbe tanto da dire. Quando in un comunicato si arriva a rivendicare perfino la scarpetta rossa, la chiusura dello Spendi a Calvello con i buoni spesa e la pista dell’ex binario, allora forse c’è proprio un problema serio di percezione della realtà.

Quanto al bilancio, se il silenzio della minoranza era così grave, poteva essere la maggioranza ad aprire la discussione ma, fortunatamente, non lo ha fatto.

In quattro anni non hanno mai accettato una critica, una proposta, un’apertura alla collaborazione.

L’ottusa chiusura mentale è stata l'unica, costante strategia politica di questa maggioranza (cit.).

E allora perché aprire l’ennesimo inutile dibattito? In fondo, come insegna la saggezza popolare, a lavare la testa all’asino si perde acqua e sapone!

In questo caso, con tutto il rispetto per l’animale, naturalmente.

Ed arriviamo alla grande proposta dello sci sull’erba.

In Consiglio comunale non è arrivata una semplice idea da discutere serenamente. È arrivato un atto concreto che vincolava quasi un milione di euro, fondato su uno studio con numeri imbarazzanti, conti quantomeno discutibili, previsioni poco credibili e una sostenibilità che la maggioranza non è stata in grado di dimostrare.

Uno studio che di “studiato” non aveva niente.

Davanti a un atto del genere non aveva alcun senso dire: approviamo e poi vediamo, non si agisce con leggerezza con i soldi dei cittadini.
Prima si studia, si approfondisce, si verifica. Poi si vota e si approva.
È così che si amministra con serietà.

La proposta della minoranza era di rinviare, almeno di una settimana, approfondire, correggere, e migliorare l’idea insieme, far quadrare i conti, e poi tornare in Consiglio e approvare anche all’unanimità.

Vi sembra una non proposta?

La verità, cari concittadini, è molto più semplice.

Questa maggioranza non ha mai convocato un Consiglio aperto, mai promosso una discussione pubblica con i cittadini, mai invitato la minoranza a lavorare insieme sulle questioni che riguardano l’intera comunità, nemmeno sui regolamenti.

Questi sono fatti!

Per questo, da oggi, nemmeno noi perderemo più tempo a incalzare chi, di fatto, non può capire, anche perché, come dicevamo sopra, a lavare la testa all’asino non si perdono solo acqua e sapone, ma anche tempo ed energie.

Continueremo a vigilare, certo, e se dalla saga Cantisani arriverà qualche nuova perla degna di nota la racconteremo ai cittadini.

Ora, però, il compito è più grande.

È tempo di guardare avanti, oltre una maggioranza consumata dai propri rancori, oltre una propaganda fatta di banalità, oltre un modo di amministrare che ha spaccato una comunità.

Ora è tempo di fare un passo avanti. È tempo di costruire il futuro.

È arrivato il tempo di costruire un programma realizzabile, una proposta politica responsabile, una classe dirigente seria, onesta e credibile, capace di restituire a Calvello fiducia, partecipazione e dignità.

Per farlo però serve una reazione da comunità, un moto di orgoglio calvellese, serve partecipazione.

A chi crede ancora in Calvello, a chi pensa che questo paese possa avere un futuro diverso, a chi non si arrende alle prepotenze diciamo: non restate a guardare!

Partecipate! Dite la vostra! Portate idee, energie, competenze, coraggio!

Per cambiare davvero il futuro di Calvello servono costruttori del futuro, non spettatori del declino.

E anche se non dovessimo farcela, almeno potremo dire di averci provato a testa alta, senza compromessi, senza calcoli, senza rimpianti.

Perché l’unica vera sconfitta è restare a guardare.

Noi ci siamo.
Porte Aperte c’è e ci sarà.
Calvello, guardiamo avanti!

03/05/2026

UNA MAGGIORANZA A SCADENZA O GIÀ SCADUTA?

Cari concittadini di Calvello, il Consiglio comunale dell’altra sera ha confermato ciò che ormai, da tempo, appare evidente a chiunque.

La maggioranza non è più una squadra. O, per essere più precisi, forse non lo è mai stata davvero.

Questa volta però il dato politico è ancora più pesante, perché a parlare non è stato un consigliere qualunque, ma un assessore.
Uno che, se la squadra esistesse davvero, dovrebbe difenderla, rappresentarla, sostenerla.

E invece dalle parole dell’assessore Triunfo emerge chiaramente un quadro molto diverso: una maggioranza fratturata, attraversata da posizioni interne ormai distanti, forse perfino contrapposte, al punto da arrivare ad attaccare pubblicamente un consigliere della sua stessa maggioranza: “Io non sono come il consigliere Di Carlo, che ha dato sei mesi di tempo e nulla è cambiato”.

Il resto dell’intervento è l’ammissione di una permanenza in maggioranza fondata solo sulla stima e sulla fiducia nel Sindaco, concedendogli però due mesi di tempo per cambiare rotta.

E badate bene, cari concittadini, questo non è un atto di fiducia verso il proprio leader.

È una vera e propria minaccia politica.

Perché, se dentro la maggioranza esistono direzioni contrapposte, come ormai appare evidente, dire “resto solo per il Sindaco, ma concedo due mesi” significa una cosa precisa: Sindaco, hai due mesi per scegliere la mia linea; altrimenti io mi sfilo.

Altro che fiducia.

Un preoccupante déjà vu.

Due anni fa, proprio il consigliere Di Carlo disse apertamente che la squadra di maggioranza non c’era, che ognuno seguiva i propri interessi e che sei mesi erano il tempo massimo da concedersi per cambiare passo, altrimenti si poteva tornare a casa.

Sei mesi, appunto.

Nel frattempo ne sono passati molti di più e oggi siamo ancora qui, a sentire un assessore parlare delle stesse fibrillazioni, degli stessi malumori, dello stesso cambio di passo mai arrivato.

A questo punto la domanda sorge spontanea: può un paese essere amministrato sotto ricatto politico permanente?

Può Calvello essere appesa agli umori di una maggioranza che, a un anno dalla fine del mandato, ancora non ha capito se è una squadra, un gruppo di sopravvissuti o solo 6 personaggi in cerca d’autore?

Perché quando i cittadini votano scelgono una squadra, un programma e un’idea di futuro che dovrebbe essere realizzata proprio da quelle persone.

Se quella squadra, nel corso del mandato, si sfalda, se alcuni componenti si dimettono, altri si dissociano, altri votano contro, altri danno ultimatum, allora il mandato politico originario non esiste più.

E se, allo stesso tempo, il programma elettorale resta in larga parte un elenco di buone intenzioni, se i grandi progetti promessi non diventano realtà concreta, se la famosa rinascita continua ad essere più uno slogan da manifesto che una trasformazione visibile del paese, allora il problema non è più la gestione interna dalla maggioranza.

Il problema diventa la gestione stessa del paese.
Diventa il rischio di trascinare il paese dentro l’ultimo anno di mandato solo per dimostrare che, in qualche modo, si riesce ancora a resistere.

Ma governare non significa restare attaccati alla poltrona, per forza, fino alla fine.
Governare significa assumersi la responsabilità politica di ciò che accade dentro la propria compagine, avere il coraggio di riconoscere il fallimento di un gruppo e la lucidità di ammettere che ciò che si era promesso non è stato realizzato.

E allora, Sindaco, a questo punto, la domanda non è nemmeno più provocatoria, ma semplicemente inevitabile: che senso ha continuare con questi presupposti?

Che senso ha trascinare Calvello dentro l’ultimo anno di mandato con una maggioranza che appare consumata, divisa, stanca e tenuta insieme più dalla paura di cadere che dalla forza di costruire?

E soprattutto, non sarebbe più maturo, più saggio e perfino politicamente più dignitoso sottrarsi a questo continuo tiro al bersaglio interno?

Perché ormai il meccanismo sembra evidente: più appare forte la tua volontà di arrivare a tutti i costi alla fine del mandato, più qualcuno dentro la tua stessa maggioranza può usare questa tua ostinazione come arma di pressione.

Mancano pochi mesi alla fine.

Non lo diciamo perché vogliamo che cada la maggioranza. Ormai non c’è più nemmeno un particolare interesse o vantaggio politico in questo; anzi, da un certo punto di vista, sarebbe perfino più comodo lasciare che questo scempio si trascini fino all’ultimo giorno.

Ma non è giusto per Calvello.
Non è giusto che una comunità paghi il prezzo dei giochi di potere, delle minacce interne, delle prove di forza dentro una maggioranza che avrebbe dovuto governare e invece sembra impegnata soprattutto a sopravvivere a sé stessa.

E se non per amore del paese, almeno per un minimo di amor proprio!

25 APRILE: FESTA DELLA LIBERAZIONEOggi ricordiamo la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.Ricordiamo chi ha combattu...
25/04/2026

25 APRILE: FESTA DELLA LIBERAZIONE

Oggi ricordiamo la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.
Ricordiamo chi ha combattuto perché noi potessimo vivere liberi, parlare liberamente, scegliere liberamente, dissentire liberamente.

Ma la libertà non è una parola da ti**re fuori solo il 25 aprile. Non è astratta, è viva.

E respira ogni volta che un cittadino si informa, partecipa, prende posizione. La libertà è la possibilità, prima ancora che il coraggio, di dire: “io la penso diversamente”.

Si spegne, invece, ogni volta che ci abituiamo al silenzio, ogni volta che diciamo “tanto non cambia nulla”, ogni volta che lasciamo ad altri il compito di scegliere anche per noi.

Perché la politica è la vita concreta di una comunità: le scelte, i diritti, i servizi, il futuro, la dignità.
Disinteressarsi della politica significa disinteressarsi di un pezzo della propria vita.

E allora oggi, più che celebrare la libertà, proviamo a meritarla.

Con la testa alta.
Con la voce libera.
Con il coraggio di partecipare.

Buona Festa della Liberazione.

FUMO DI FINE MANDATOCari concittadini di Calvello,in questi giorni abbiamo assistito a un’esplosione di propaganda socia...
12/04/2026

FUMO DI FINE MANDATO

Cari concittadini di Calvello,

in questi giorni abbiamo assistito a un’esplosione di propaganda social, organizzata, sistematica, quasi militare da parte della maggioranza e della sua tifoseria. Dai post pubblicati sembra che a Calvello sia improvvisamente scoppiata l’età dell’oro, orchestrata da una task force di statisti visionari capace di regalare opere, benessere e perfino tasse più leggere.

E allora fermiamoci un momento, e guardiamo i fatti che stanno sotto questa nebbia di propaganda.

Partiamo dalla questione bollette TARI, dove stanno tentando il numero più audace: trasformare un fallimento conclamato in risultato amministrativo. Da anni questa Amministrazione promette un nuovo bando sulla spazzatura capace di abbassare il costo del servizio. Da anni si va avanti a proroghe con il “vecchio” gestore, in attesa di un bando che non arriva mai.
Perché il punto è che andava abbassato alla radice un costo della spazzatura troppo caro per un piccolo paese come Calvello, non mettere bonus, agevolazioni e liquidità per alleggerire un po’ il conto finale e poi rivendere tutto come impresa storica. È come non riuscire ad aggiustare il tetto e vantarsi perché, quando piove, si è trovata la soluzione di raccogliere l’acqua con una bacinella. Il problema, però, resta il tetto.

Ma andiamo avanti. Arriviamo allo spurgo della rete fognaria nell’aria adiacente il K**a Sport, venduto come prova di grande attenzione per la comunità. Ma se quella criticità, come loro stesso hanno raccontato, veniva segnalata da anni dai cittadini, e si interviene solo quando esplode l’urgenza, dopo disagi e allagamenti, non sei lungimirante. Sei semplicemente in ritardo E questo ritardo è costato più di 18 mila euro, una cifra evidentemente eccessiva per una manutenzione programmata, ma figlia proprio dell’urgenza. È questa la strategia? È questa la visione?

E infine i bagni al parco giochi. Utili? Certo. Necessari? Sicuramente. Ma stiamo parlando di un container con due bagni pubblici. Non abbiamo inaugurato il Ponte sullo Stretto.

Ma il punto, cari concittadini, non è soltanto quello che fanno. È come lo raccontano.
La prima cosa che salta agli occhi è l’enfasi. Un’enfasi ansiosa, quasi febbrile, nel dimostrare che si sta operando per tutta la comunità. Ma vogliamo svelarvi un segreto: un’Amministrazione deve fare esattamente questo. Lavorare per il popolo non è un gesto eroico, non è una concessione generosa, non è un fatto straordinario. È il minimo sindacale. Solo chi ha vissuto la politica come recinto di potere e coltivazione di convenienze può arrivare a pensare che impegnarsi per la comunità sia qualcosa di eccezionale da rivendere con questa enfasi.
La seconda è la solita, vecchia, tossica contrapposizione. Anche quando raccontano qualcosa di utile, sentono il bisogno di raccontarla contro qualcuno, per dimostrare qualcosa a “chi fa solo chiacchiere”. Sempre con quella smania di marcare il confine, di scavare il solco, di alimentare il rancore in una comunità già profondamente divisa. Ma perché? Perché questa ossessione continua di doverla far pagare a qualcuno, anche quando si fa qualcosa di utile per tutti?

Sarà forse paura? Paura di andare a casa e perdere la posizione di potere?

Perchè attenzione, cari concittadini, crediamo che questo sia è solo l’inizio.
Da qui in avanti sarà tutto esasperatamente così. Più post, più enfasi, più autocelebrazione. I grandi strateghi, i coordinatori veri del potere, si sono organizzati in questo modo: conservare per l’ultimo anno tutto ciò che era visibile, spendibile elettoralmente, tutto ciò che poteva lasciare nella testa delle persone la sensazione di un’attività energica, di un’Amministrazione operosa.
Il tutto condito da una narrazione che conta più dei fatti stessi. Così una conclamata incapacità amministrativa sulla TARI si prova a trasformarla in successo. Così uno spurgo costato a peso d’oro, figlio del ritardo, viene raccontato come strategia. Così un monoblocco bagno programmato da tempo e collocati a ridosso della fine del mandato diventano il simbolo della rinascita.

Tutto questo si fonda su un presupposto molto semplice, e anche molto offensivo: credere di essere più furbi del popolo. Credere che basti far pagare qualche euro in meno in bolletta perché nessuno capisca che il costo del servizio è rimasto lo stesso. Credere che basti dire “abbiamo risolto” anche se si è intervenuti tardi e spendendo troppo. Credere che basti “far vedere che si fa” nell’ultimo anno, perché tanto è quello che la gente ricorderà.
Ma il popolo non dimentica. Non è manovrabile come credete. E soprattutto non è stupido.

E allora ciò che va combattuto non è il singolo post, il singolo slogan, il singolo annuncio. Ciò che va combattuto è questo modo di amministrare, questo modo di intendere il potere, questa assenza di strategia e visione del futuro del paese, questa idea della comunità come pubblico da impressionare e non come popolo da servire.
Perché la politica, quando è sana, non si nutre di rancore e non vive di propaganda. Si riempie di persone perbene, di donne e uomini che scelgono di mettersi al servizio della comunità per il bene della stessa, per provare a realizzare un’idea, per dare forma a un sogno, per orgoglio personale e familiare, per amore delle proprie radici, per lasciare ai figli un esempio pulito e non una scia di veleni.

La politica vera serve, unisce, costruisce.
Il resto è paura.

Paura del giudizio del popolo, paura di perdere il comando, paura che finisca un sistema di potere vissuto come proprietà. Ma il potere, in democrazia, non è mai proprietà di nessuno ma soprattutto non appartiene a chi lo esercita. È del popolo.

20/03/2026

📍RIUNIONE A PORTE APERTE📍

Si informa la comunità che sabato 21 marzo, alle ore 18:00, presso la sede di Porte aPer_te in Piazza dell’Unita di Italia, si terrà una riunione ordinaria finalizzata al confronto e al dialogo aperto.

Ovviamente le porte sono aperte a tutti!
Chiunque avrà quindi voglia di unirsi all’incontro sarà il benvenuto!

EXCUSATIO NON PETITA, ACCUSATIO MANIFESTACari concittadini di Calvello,siamo rimasti sinceramente colpiti. Non tanto dal...
28/02/2026

EXCUSATIO NON PETITA, ACCUSATIO MANIFESTA

Cari concittadini di Calvello,
siamo rimasti sinceramente colpiti. Non tanto dalla replica al nostro post “Affari di famiglia 3.0”, quanto da chi ha sentito il bisogno di farla.

A difendere la vicenda, infatti, non intervengono né l’Ufficio Tecnico né l’Amministrazione, cioè i soggetti chiamati in causa politicamente e istituzionalmente. Interviene invece uno dei soci della società coinvolta nell’operazione Conto Termico. Uno che, formalmente, non c’entra nulla con il Comune, non ha ruoli in Amministrazione, non fa parte dell’Ufficio tecnico, almeno per quello che ci risulta. Eppure si sente in dovere di “difendersi” con un post di risposta al nostro.

La domanda nasce spontanea: perché?
Chi lo ha citato? Chi ha attaccato la persona o la società in quanto tale? Noi no.
Noi abbiamo criticato un metodo, un intreccio, una sequenza amministrativa. Eppure, a rispondere, non sono gli organi pubblici, ma è un soggetto privato. L’unico che non deve dare conto alla comunità, ma che persegue legittimamente e giustamente i suoi interessi economici.

Chi invece è stato chiamato in causa davvero resta muto, ma nel frattempo applaude, mette like, approva, e si nasconde dietro una trincea costruita da un soggetto “esterno”.

Tradotto: se i vertici politici e l’Ufficio Tecnico applaudono e approvano quella replica, significa che da questa si sentono rappresentati, la condividono.
Significa che un cittadino privato esterno diventa, di fatto, portavoce di un’intera amministrazione e dei vertici dirigenziali dell’ente.
Ai silenzi imbarazzanti del sindaco siamo ormai abituati.
Al fatto però che un cittadino privato diventi portavoce di un’intera amministrazione no. Questa non ce lo aspettavamo.

Una stranezza quantomeno anomala, ma nel comune diventato famoso per avere un sindaco senza fascia, non ci si meraviglia più di nulla.
Bene, ma allora se quella non è più la risposta di un semplice privato, ma è la vostra risposta, vi chiediamo come mai avete accuratamente evitato di rispondere alla questione principale del nostro post?

La lunga spiegazione sui fondi ministeriali, sulla L. 160/2019, può anche essere interessante e corretta, ma non c’entra nulla con il nostro post e soprattutto non risponde alla domanda principale. Anzi, dà l’impressione di voler spostare l’attenzione su ciò che non era centrale.

Il fatto principale è questo, ed è semplicissimo, ma proviamo comunque a semplificarlo ulteriormente: l’attuale responsabile dell’Ufficio Tecnico fonda una società insieme all’ex Responsabile e al portavoce dell’amministrazione. Fin qui, nulla di male.
Questa stessa società stipula una convenzione con il Comune per l’efficientamento energetico degli immobili comunali. Questa convenzione viene firmata, per conto del Comune di Calvello, proprio dall’attuale Responsabile dell’Ufficio Tecnico che, guarda caso, pochi giorni prima della firma, esce dalla società.

È vero o falso?
Perché non rispondete di questo?
Se è falso, smentiteci.

Se è vero, spiegate ai cittadini come può essere considerata “normalità” una scena del genere. Come può essere accettato un tale conflitto di interessi e un tale abuso di ufficio?
Per noi è una vergogna istituzionale!

È l’ennesima macchia opaca di questa amministrazione che ci siamo sentiti in dovere di raccontare ai cittadini, non per andare contro questa o quella società, ma perché è giusto che tutti sappiano.

Chi firma per il Comune non firma “per sé”, firma per tutti noi. E proprio per questo non è accettabile, sul piano istituzionale, che chi rappresenta l’Ente sottoscriva una convenzione così importante con una società che lui stesso ha fondato e di cui risulta essere stato socio fino a pochi giorni prima.

E tutti quei like di alto profilo istituzionale e amministrativo al post pubblicato in risposta alla nostra denuncia sono la risposta lampante all’ultimo dubbio che ci era rimasto: il sindaco, gli assessori e i consiglieri non sono ciechi, sono complici!
Altrimenti, dinnanzi l’evidenza, si sarebbero indignati come qualsiasi altro cittadino e avrebbero impedito che si consumasse uno scempio amministrativo di tale portata sulla loro pelle.

E veniamo ai 210.000 euro. Nessuno ha mai eccepito la fonte del finanziamento. Il punto non era “da dove arrivano”. Il punto è che esiste un fondo di progettazione da 210.000 euro per interventi di efficientamento energetico dell’immobile comunale, cioè lo stesso oggetto della convenzione firmata per il Conto Termico.

Bene. E allora davvero ci si scandalizza se nasce un dubbio ragionevole? Dubbio che questo fondo possa diventare un paracadute per coprire il rischio che oggi viene raccontato come “rischio d’impresa”. È una considerazione semplicemente e banalmente fondata sull’esperienza di quattro anni.

Perché, cari concittadini, qui non stiamo parlando di un’Amministrazione qualsiasi. Stiamo parlando di un’Amministrazione che in questi anni ha normalizzato l’eccezione e ha reso abituale il sospetto.

È l’Amministrazione in cui i tre appalti pubblici più grandi del mandato sono finiti, casualmente, tutti alla stessa ditta.
È l’Amministrazione dell’ex binario: circa 220.000 euro spesi per nulla, e una contabilità che quattro tecnici diversi non hanno voluto firmare, scegliendo di dimettersi.
È l’Amministrazione degli “appalti di famiglia” e delle spese folli per la gestione del verde pubblico.

E allora sì, è legittimo il dubbio che anche questa volta quel fondo di 210 mila euro, gestito ed indirizzato dallo stesso Responsabile dell’ufficio tecnico, faccia un giro immenso per tornare, come sempre, al punto di partenza. È solo deduzione logica.

Perché noi non abbiamo bisogno di platee, né di sceneggiate: ci basta mettere uno specchio davanti ai fatti.
E lo specchio è una magia spietata, non interpreta, non addolcisce, non assolve: riflette.
Se qualcuno si innervosisce guardandolo, non se la prenda con lo specchio, ma con l’immagine costruita di sé.

AFFARI DI FAMIGLIA 3.0Cari concittadini di Calvello, riprendiamo il copione che avevamo lasciato in sospeso. Perché cert...
21/02/2026

AFFARI DI FAMIGLIA 3.0

Cari concittadini di Calvello, riprendiamo il copione che avevamo lasciato in sospeso. Perché certe storie non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. E a Calvello, quando si parla di potere, incarichi, giri e convenzioni, i “giri immensi” sono fin troppo noti.

Mettiamolo subito in chiaro, per evitare le solite speculazioni, sussurrate sottovoce da chi è capace solo di diffondere odio, zizzanie e fango alle spalle. Noi non ce l’abbiamo con chi lavora, con chi fa impresa, con chi apre una società e si guadagna il pane. Tutt’altro, noi vorremmo un paese pieno di aziende che crescono, competono, fatturano, assumono. E no, non ci dà fastidio nemmeno chi lavora per il nostro Comune: il Comune di Calvello è un committente, un cliente come tanti, e se un’impresa offre un servizio, lo fa legittimamente.

Il punto è un altro. Il punto è quando non si lavora con il Comune perché si è bravi, competitivi e trasparenti, ma perché si è dentro un giro di relazioni, di contiguità, di vicinanze che rendono il confine tra chi decide e chi incassa una linea tratteggiata. E con questa amministrazione, quella linea viene attraversata sistematicamente, con una disinvoltura impressionante.

In questa puntata della “Saga Cantisani” parliamo di una società nata da poco, con all’interno, figure che, guarda caso, il Comune lo conoscono benissimo.
Basti pensare che una di queste figure è proprio l’attuale responsabile dell’Ufficio Tecnico di Calvello.

Fin qui uno potrebbe pure dire: “vabbè, il mondo è piccolo”.
Poi però, accade un bel giorno che il comune di Calvello stipula una convenzione per l’efficientamento energetico degli immobili comunali proprio con questa società.

Nessuna manifestazione di interesse pubblica, nessuna gara aperta.
Come al solito a Calvello si va avanti a colpi di trattative dirette, accordi quadro e convenzioni. D’altronde la trasparenza e la meritocrazia non sono mai stati degli obiettivi da perseguire per questa amministrazione!

A questo punto vi chiederete:
“ma come è possibile che il responsabile dell’ufficio tecnico possa firmare una convenzione con una società di cui lui stesso fa parte?”.

Ed é qui che avviene la magia:
Pochi giorni prima della firma della convenzione, con un tempismo impeccabile, l’attuale responsabile dell’Ufficio Tecnico esce dalla società. Come se questo bastasse ad allontanarlo moralmente dalla trattativa.

Esce dalla società e pochi giorni dopo la convenzione viene firmata.
Firmata sempre da lui, però nei panni di responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Calvello.

Ora, noi non facciamo i giudici e non ci interessa mettere toghe dove bastano coscienza e dignità. Ma da cittadini una domanda è sacrosanta: ma davvero ci volete raccontare che questa è “normalità”? Che è tutto così casuale, così pulito, così asettico?

Magari sarà anche tutto formalmente regolare, per ca**tà, ma politicamente è un pugno nello stomaco.
Perché una amministrazione seria non si limita ad evitare il conflitto di interessi “sulla carta” all’ultimo secondo. Evita anche l’ombra, evita l’imbarazzo, evita che i cittadini debbano fare congetture.

È una regola antica: la moglie di Cesare non deve solo essere onesta, deve anche sembrarlo.

A Calvello, l’ufficio tecnico comunale, sotto la guida cieca o peggio complice dell’amministrazione Cantisani, é stato capace di instaurare negli anni un sistema dal carattere pseudolegale, costantemente borderline, portato avanti a colpi di incarichi, affidamenti e delibere di giunta.

Tutto questo implementa il clima di sfiducia che da anni sta saturando l’aria respirata dagli incolpevoli cittadini calvellesi costretti a vivere in un paese dove gli affari di famiglia si accettano come se ormai fossero un costo fisiologico, come se fosse normale che la comunità debba ogni volta ‘capire’ e ‘sopportare’, mentre altri si organizzano e poi, guarda caso, raccolgono.

Il racconto sarebbe già gravissimo se ci fermassimo qui.
Ma purtroppo, non c’è fine al peggio.

Facciamo chiarezza:
La convenzione di cui abbiamo finora parlato altro non fa che autorizzare la società in questione a preparare un progetto, in questo caso di efficientamento energetico della casa comunale, con l’obbiettivo di intercettare l’incentivo previsto dal Conto Termico 3.0 in grado di coprire il 100% dei costi dell’operazione.

Sembra perfetto!
Se l’operazione dovesse andare in porto Calvello ne otterrebbe una casa comunale rinnovata e super efficiente senza spendere un solo euro!

… se dovesse andare in porto. Ecco.
É questo il problema. Il problema è che le risorse messe a disposizione per questa misura a livello nazionale non sono infinite e come al solito, chi prima arriva meglio alloggia.
Purtroppo c’è il rischio concreto che questa società si impegni a preparare un progetto di certo non semplice per poi ritrovarsi con in mano un pugno di mosche.

Rischio di impresa qualcuno potrebbe pensare. D’altronde si sa, chi non risica non rosica.

Non a Calvello.

A Calvello se fai parte della ristrettissima cerchia di famiglia non rischi proprio niente!
Hai sempre pronto un paracadute.
E che paracadute!!!

É notizia di pochi giorni, infatti, fa la preparazione di un fondo di progettazione da 210.000 euro, destinato indovinate a cosa??

Esattamente!

210 mila euro per la progettazione dell’efficientamento energetico della casa comunale di Calvello!

Lo stesso progetto per cui il responsabile dell’ufficio tecnico ha firmato una convenzione con una società di cui faceva parte fino a pochi giorni prima!

Quasi come a dire: non ti preoccupare compagno mio, andiamo avanti. Proviamoci!
E non preoccuparti, perché nel caso non dovessi riuscire a prendere l’incentivo con il progetto che hai preparato ho qui un fondo appositamente confezionato per acquisire il tuo progetto, direttamente o indirettamente!

Una sorta di rimborso spesa.
Di 210 mila euro però!

Il dubbio ci sorge spontaneo.
E vorremmo condividerlo direttamente con la nostra comunità:

Ma secondo voi, il sindaco Cantisani, con tanto di delega ai lavori pubblici, è consapevole o no di quello che succede nel suo ufficio tecnico?
Gli assessori, i consiglieri, sono ciechi o complici di tutto questo?

E soprattutto, delle due possibilità, quale è la più pericolosa e preoccupante per la nostra comunità?

Il diario che raccoglie la storia di Calvello si riempie ulteriormente di pagine buie e opache.

Amministrare significa altro:
Il compito di chi governa è evitare, in ogni modo, che certe “coincidenze” risultino così perfette da sembrare costruite.
Per una questione di rispetto verso i cittadini. Perché qui il problema non è che qualcuno guadagni, ma chi lo fa speculando su leve pubbliche che dovrebbero essere al servizio esclusivo della comunità.

E allora chiudiamo con la canzone che fa da sfondo a questo post:
Amici mai con l’ambiguità,
amici mai con i giri di famiglia,
amici mai con l’idea che il Comune sia un terreno di caccia.

Mai, mai il tempo vincerà… perché il tempo, si sa, è galantuomo: alla fine mette ognuno al proprio posto e trasforma le coincidenze in responsabilità.

Indirizzo

Piazza Unità D'Italia N. 14
Calvello
85010

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