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CALVELLO SOTTO LA LENTE D’INGRANDIMENTOPorte Aperte ha messo in discussione metodi, scelte e decisioni dell’Amministrazi...
20/08/2026

CALVELLO SOTTO LA LENTE D’INGRANDIMENTO

Porte Aperte ha messo in discussione metodi, scelte e decisioni dell’Amministrazione Cantisani fin dal primo giorno di mandato.
La maggioranza, però, troppo spesso ha preferito reagire mettendo in discussione chi solleva i problemi, piuttosto che spiegare le proprie scelte, tentando sistematicamente di screditare la critica attribuendole un’etichetta comoda di chi sarebbe “contro Calvello” o contrario a prescindere.

Sulla pista da sci sintetica avevamo espresso una posizione molto chiara.
Ad Abriola un impianto del genere può avere una logica, perché si inserisce in una vocazione sciistica già esistente. A Calvello, invece, si pretende di avviare un investimento da circa 5 milioni di euro, a pochi mesi dalla fine del mandato, senza avere ancora un quadro chiaro sulla localizzazione, sui costi di gestione, sui ricavi realisticamente conseguibili, sul modello gestionale, sulla domanda effettiva e, soprattutto, sulla sostenibilità economica dell’opera.

Tutto ciò che, normalmente, dovrebbe ve**re prima di impegnare denaro pubblico per non fare un investimento al buio.

Oggi sulla vicenda è arrivata un’inchiesta giornalistica che, leggendo gli atti, si è posta sostanzialmente le stesse domande, che alleghiamo di seguito e che vi invitiamo a leggere.
L’inchiesta evidenzia la scelleratezza di una scelta amministrativa il cui obiettivo è evidentemente diverso dallo sviluppo del territorio con il quale si vuole mascherare l’operazione.

Allora forse il problema non era Porte Aperte.
Forse non era la nostra “mentalità da cortile”.
Forse bastava semplicemente leggere le carte e ragionare logicamente.

L’inchiesta, a quanto annunciato, proseguirà anche su altre opere e procedure del Comune di Calvello, dalla pista dell’ex binario al Geoparco, vicende che su questa pagina abbiamo già approfondito da tempo.

Possiamo soltanto augurarci che si accenda finalmente un faro serio su quella gestione opaca che denunciamo da anni, in particolare intorno alle opere pubbliche e all’Ufficio tecnico comunale.
E ci auguriamo che, alla fine, chi ha assunto decisioni, firmato atti e gestito queste procedure si assuma fino in fondo le proprie responsabilità.

Dalla prossima settimana partiamo con una nuova inchiesta, questa volta indaghiamo su quanto sta accadendo nel piccolo paese situato nel cuore del Parco dell’Appennino Lucano. Lavori e appalti: dal geoparco alla pista binario, stesso copione di Abriola

ACQUA VECCHIA NON MACINA MULINOCari concittadini di Calvello,la riflessione di oggi sulla disastrosa amministrazione Can...
24/07/2026

ACQUA VECCHIA NON MACINA MULINO

Cari concittadini di Calvello,
la riflessione di oggi sulla disastrosa amministrazione Cantisani ci impone di allargare lo sguardo.

Per quasi vent’anni Calvello ha potuto contare su risorse economiche straordinarie. La vera sfida era trasformarle in lavoro vero, servizi sostenibili e opportunità capaci di durare. Ma quell’abbondanza è stata usata per alimentare il presente e soprattutto il consenso, senza costruire nulla per il domani. È dunque naturale che, con la diminuzione delle entrate, resti soltanto la nostalgia di quegli anni, proprio quelli nei quali si sarebbe dovuto costruire ciò che oggi manca.

A Calvello siamo poco più di millesettecento anime. Potremmo essere una grande famiglia, capace di conoscere per nome le proprie fragilità e di non lasciare indietro nessuno, ma siamo profondamente lontani da tutto questo.
Anzi, negli ultimi cinque anni i più bisognosi, gli ultimi, sono stati abbandonati a sé stessi. Chi vive una difficoltà economica, sociale o personale è rimasto troppo spesso solo.

Quelle persone frettolosamente definite “il sociale” sono state lasciate senza un progetto serio, senza un percorso di crescita, senza una prospettiva stabile.
Per quattro anni il paese reale è rimasto in attesa, mentre si coltivavano altri interessi, altri equilibri, altre priorità.

Poi, a pochi mesi dalle elezioni, sono ricomparse improvvisamente le attenzioni. Per le persone del “sociale” sarà avviato un progetto di lavoro della durata di sei mesi.
Sei mesi che conducono esattamente a ridosso del voto, senza che dietro si intraveda un progetto duraturo o una diversa concezione dell’inclusione sociale.

Questa parte della popolazione continua a essere trattata come un bacino di consenso da riattivare quando serve, anziché come una componente della comunità da integrare, aiutare e accompagnare verso una maggiore autonomia.

È una precarietà assistita che Calvello si trascina da anni, fondata esclusivamente sul denaro e dunque capace di durare finché le risorse abbondano, ma impossibile da sostenere quando diminuiscono.

È mancata la capacità, o forse la volontà, di immaginare un sistema completamente diverso, integrato, utile per chi lavora e per l’intera comunità.
Si continuano a ripetere gli stessi errori.
Si perpetuano comportamenti che hanno impoverito le persone proprio mentre pretendevano di aiutarle.

La vicenda dello “Spendi a Calvello” racconta la stessa incapacità di guardare oltre ciò che già esiste.

L’Amministrazione Cantisani, per tre anni, ha smesso di alimentare quel circuito, trascinandolo dentro un’assurda battaglia su dove i cittadini dovessero andare a fare la spesa, fino a decretarne la morte.

Superarlo poteva essere una scelta politica legittima. Significava, però, sostituirlo con sostegni commisurati alle reali condizioni economiche delle famiglie enuove misure per le attività, anche attraverso formule completamente nuove.

Per quattro anni, invece, la discussione si è impantanata attorno alla modifica della stessa misura.

Poi è arrivato l’ultimo anno di mandato.
E sono comparsi i buoni.

Si è tornati a un sussidio ancora più occasionale, privo di continuità e di qualunque progetto strutturato e duraturo. Un passo indietro rispetto allo stesso sistema che si voleva superare.

Queste vicende sono emblematiche di un intero modo di pensare: ci si fossilizza per anni sulla vecchia soluzione, si evita di studiare alternative radicalmente nuove e, alla fine, quando le elezioni si avvicinano, si torna frettolosamente sui propri passi, sperando che basti ad addolcire il giudizio delle urne.

Per cambiare un sistema bisogna avere il coraggio di stravolgerlo.
Bisogna studiare, immaginare e provare qualcosa di completamente nuovo e strutturalmente diverso.

Le difficoltà esistono anche quando le elezioni sono lontane. Le bollette arrivano per cinque anni. La solitudine non aspetta l’apertura della campagna elettorale.

Eppure soltanto ora sembra essersi aperta la stagione dei contatti, delle attenzioni e delle promesse.

Tra queste circolano con particolare sfrontatezza quelle relative al lavoro nel settore petrolifero.

Posti prospettati, interlocuzioni vantate, rassicurazioni distribuite. Il lavoro trattato come una disponibilità personale da concedere, anziché come un’opportunità da garantire attraverso criteri rispettosi della dignità di tutti.

Con quale titolo si promettono posti di lavoro? In nome di chi? Secondo quali criteri?

Da settimane, inoltre, il grande regista senza fascia contatta ragazzi e cittadini, uno dopo l’altro, proponendo la costruzione di un “gruppo nuovo”, giovane, diverso, capace di rappresentare il futuro di Calvello.

Certo, nuovo.

Con la stessa regia, gli stessi interessi e gli stessi metodi che hanno indirizzato per cinque anni l’Amministrazione Cantisani.

Ma ci chiediamo: se avete amministrato così bene, perché sentite il bisogno di presentarvi come qualcosa di nuovo?
Se davvero Calvello ha bisogno di una novità, perché dovrebbe nascere proprio da chi ha prodotto questo sistema?

Chi ha già dimostrato come concepisce il potere, quali priorità persegue e quale considerazione riserva ai cittadini non può presentarsi oggi come il cambiamento.

Il nuovo richiede idee nuove, comportamenti nuovi e persone capaci di mettere in discussione ciò che è stato fatto finora.

Il paradosso è che mentre si cercano giovani da esibire come volto del futuro, si tengono stretti i vecchi protagonisti, già considerati superati e messi alla porta, ma ancora rassicurati e blindati per salvare una maggioranza logorata.

Da mesi, intanto, un assessore non partecipa alle riunioni di Giunta per un dissenso ormai noto e conclamato. Eppure il Sindaco lascia operare un organo monco e a servizio ridotto, senza sostituire l’assessore e senza ricomporre pienamente la Giunta.

Perché?

Per paura. Perché toccare quell’equilibrio potrebbe mettere a rischio la maggioranza.
Il “nuovo” può attendere.
Il paese può attendere.
La dignità delle istituzioni può attendere.
Prima bisogna salvare il potere.

I buoni, le promesse di lavoro, le prospettive di un “gruppo nuovo”: cambiano gli strumenti, resta la stessa logica. Raggiungere le persone attraverso il loro bisogno, la loro speranza, il loro interesse individuale.

È così che una comunità viene disgregata.
Ognuno viene spinto a pensare al proprio portafoglio, al proprio orticello, alla propria possibilità. Il vicino diventa un concorrente. Il diritto diventa un favore. E mentre ciascuno prova a salvare sé stesso, il paese affonda.
Calvello ha davvero bisogno di qualcosa di nuovo.

Veniamo da quasi vent’anni di royalties e da quasi cinquanta milioni di euro ricevuti e spesi. Abbiamo avuto disponibilità economiche enormemente superiori a quelle di tanti paesi simili al nostro.

Eppure non abbiamo servizi migliori, opportunità strutturali, prospettive concrete per i giovani o un patrimonio produttivo, sociale e turistico capace di sopravvivere al denaro del petrolio.

QUESTO È UN FALLIMENTO EVIDENTE CHE NON SI PUÒ NASCONDERE.

Serve cambiare paradigma, il modo di pensare il territorio, di utilizzare il denaro pubblico, di immaginare il futuro. Servono idee forti, preparazione, coraggio e una visione capace di guardare oltre la prossima elezione.

Chi ha governato, chi ha indirizzato le scelte, chi è stato protagonista nella gestione del denaro e della cosa pubblica e chi ha sostenuto politicamente quel sistema non può presentarsi oggi come il cambiamento.

Come si dice a Calvello: acqua vecchia non macina mulino.

Il nuovo, però, esiste già.
È il percorso costruito da Porte Aperte in questi cinque anni.

Per questo gruppo civico sarebbe stato più facile tacere.
Sarebbe stato molto più comodo risparmiare tempo e fatica.
Sarebbe stato certamente più conveniente vendersi al potere, come troppe volte è accaduto alle minoranze calvellesi negli ultimi trent’anni.

Così non è stato. Abbiamo fatto qualcosa di unico.

Porte Aperte è rimasta unita e compatta, ha studiato gli atti, informato i cittadini, denunciato ciò che andava denunciato e rispettato fino in fondo l’impegno assunto con gli elettori.

Lo abbiamo fatto in difesa della comunità, della democrazia e di un’idea di politica contrapposta a quella della compagine Cantisani.

Abbiamo contribuito a costruire una minoranza come a Calvello non si vedeva da almeno trent'anni.

Adesso ci prepariamo a costruire, con lo stesso metodo e la stessa serietà, la prossima maggioranza di governo.
Il paese ha bisogno di qualcosa di nuovo, di una squadra nuova, preparata, coraggiosa e libera.

Ma non vi promettiamo di farla a ogni costo. Non lo faremo per forza e non ci abbasseremo a ciò che non ci appartiene.

Faremo tutto a Porte Aperte, senza accordi sottobanco, senza papelli, senza bugie, senza pettegolezzi e senza riunioni segrete nelle quali pochi prendono le decisioni per tutti.

Stiamo iniziando un percorso pubblico di studio, confronto e costruzione delle proposte per il futuro di Calvello.

Tutto questo potrà realizzarsi soltanto se ognuno di noi troverà dentro di sé il coraggio e la dignità di credere nelle proprie idee e la speranza di riuscire a cambiare un sistema che ha impoverito il nostro paese culturalmente e politicamente.

Ma, prima ancora, potrà realizzarsi se ognuno di noi troverà dentro di sé il dovere morale di partecipare, di donare una parte del proprio tempo al luogo che amiamo e che dobbiamo provare a far amare anche ai nostri figli.

E quale insegnamento migliore possiamo lasciare loro, se non l’esempio concreto dell’altruismo e dell’impegno per la propria comunità?

Forse è un’utopia. Forse è soltanto un sogno destinato a rimanere tale.

Forse.

Ma abbiamo il dovere di provarci e ci proveremo fino alla fine.

IL NOSTRO FUTURO, IL FUTURO DI CALVELLO, È NELLE MANI DI OGNUNO DI NOI.

CALVELLO VITTIMA DELLA RETECari concittadini di Calvello,ci eravamo ripromessi di smetterla di raccontarvi le terribili ...
19/07/2026

CALVELLO VITTIMA DELLA RETE

Cari concittadini di Calvello,

ci eravamo ripromessi di smetterla di raccontarvi le terribili malefatte che continuano a maturare nell’Area tecnica del Comune, sotto lo sguardo compiacente dell’Amministrazione Cantisani.

Ma, prima di chiudere questo capitolo, non potevamo lasciarvi senza raccontare quella che, probabilmente, rappresenta la madre di tutte le malefatte.

Una storia cominciata nell’estate del 2024, cresciuta per quasi due anni e capace di assorbire circa 120.000 euro dalle casse comunali.

Perché ciò che certamente non manca a questa amministrazione e soprattutto alla sua Area tecnica è la creatività nel calpestare la trasparenza e nel forzare ogni volta un po’ più avanti i confini della decenza amministrativa.

Cambiano i procedimenti, cambiano le opere, cambiano gli incarichi. Il risultato è sempre lo stesso: il denaro pubblico esce dalle tasche dei cittadini di Calvello per entrare in quelle dei soliti compagni di merenda.

Le loro gesta ricordano quelle del celebre Robin Hood, però al contrario.l’eroe sottraeva ai ricchi per restituire ai poveri.
Qui, invece, si sottraggono risorse a una comunità sempre più povera per trasferirle verso chi, evidentemente, povero non è.

Per comprendere questo raffinato stratagemma serve una breve premessa.

Prima che un progetto venga approvato e posto a base di gara, deve essere verificato. Occorre controllare che sia completo, corretto, coerente, conforme alle norme e concretamente realizzabile.

Per i lavori inferiori ad un milione di euro, la legge attribuisce ordinariamente questa funzione al RUP, cioè al Responsabile dell’ufficio tecnico, già retribuito dal Comune e già destinatario degli incentivi tecnici collegati agli appalti.

Il ricorso ad un soggetto esterno dovrebbe essere giustificato dalla carenza di personale o da conflitti d’interesse.

Considerando che, in un piccolo Comune come Calvello, la quasi totalità delle opere resta al di sotto della soglia del milione di euro, questa attività é stata sempre svolta dagli uffici comunali senza aggravi per i conti pubblici comunali.

Poi è arrivata l’Amministrazione della “Rinascita” e del “Cambiamento”.

E il cambiamento, come ama ripetere il Sindaco, si vede anche da queste “piccole” cose.

Nell’estate del 2024, infatti, il Comune di Calvello avvia una manifestazione di interesse per individuare una società alla quale affidare, attraverso un accordo quadro triennale, la verifica dei progetti comunali fino a un importo massimo di 119.500 euro, oltre Cassa e IVA.

Centoventimila euro per affidare all’esterno una funzione che, nella quasi totalità delle opere comunali, la legge chiarisce che ad occuparsene debbano essere gli uffici comunali.

Per quale concreta necessità?
Quale carenza dell’Ufficio tecnico doveva essere colmata?
Perché pagare una società privata per svolgere un’attività che il Comune aveva sempre gestito senza questi costi aggiuntivi?

Alla manifestazione di interesse rispondono tredici operatori. Tredici società disponibili a svolgere il servizio richiesto.

La manifestazione si rivela subito un’operazione di facciata perché, a fronte di una partecipazione così ampia, la società viene scelta con una motivazione imbarazzante: «si ritiene affidabile».

Perché le altre società non sono affidabili?
Sulla base di quali elementi è stata compiuta la scelta?

Nessuna graduatoria, nessun criterio, nessun prezzo più conveniente, nessun requisito di qualità capace di distinguerla dagli altri partecipanti: NULLA!

In pratica, l’hanno voluta scegliere.

Conosciamola:

Il suo nome è emblematico per la storia che vi stiamo raccontando: RETI S.r.l.

Una società il cui nome invoca direttamente la f***a “rete” di relazioni, favori e spartizioni che stringe la nostra comunità in una morsa soffocante, nella quale a rimanere impigliati sono sempre i diritti e le tasche dei cittadini.

Abbiamo provato a ricostruire il fiume di importi liquidati, impegnati o già previsti in favore della società:

Palestra scolastica: 6.178,21 euro.
Cimitero comunale: 8.086,09 euro.
Parco Fluviale: 7.686,00 euro.
Geoparco: 9.749,56 euro.
PalaCamastra: 9.798,55 euro.
Castello e Borgo medievale: 15.951,38 euro.
Fiumara-La Terra: 19.391,13 euro.
Fosso Varcaturo: 27.798,00 euro.
Varcaturo, lotto 1: 1.220,00 euro.
Piesco-Lago Ferrara, lotto 2: 8.000,00 euro.

Ricordiamolo:
CIRCA 120.000 EURO PER UNA FUNZIONE CHE LA LEGGE ATTRIBUISCE ORDINARIAMENTE AGLI UFFICI COMUNALI E CHE IL COMUNE AVEVA SEMPRE SVOLTO SENZA QUESTI COSTI AGGIUNTIVI.

Un fiume di soldi ingiustificato.

Ma non è tutto:
Il compenso del geoparco di 9.749,56 €, a giudicare dalle determine, viene pagato addirittura due volte. Mentre per il progetto del varcaturo si passa da un impegno di spesa iniziale di 11.513,78 € ad una liquidazione di 27.798,00 € senza che venga fornita una spiegazione capace di giustificare una differenza tanto rilevante.

Poi arriva il Castello, dove si raggiunge la perfezione. Si paga a Reti S.r.l 15.951,38 € per la verifica esterna. Si prevedono poi 9.846,00 € di incentivi per il responsabile dell’ufficio e si aggiungono altri 6.153,00 € per il supporto allo stesso.
Dunque si paga chi progetta, si paga chi dovrebbe controllare, poi si paga un altro soggetto per controllare al suo posto e infine si paga il supporto di chi dovrebbe controllare.

CAPOLAVORO!

E a pagare sono sempre i cittadini di Calvello.

Anche l’entità dei compensi merita un controllo approfondito.

Dai ricalcoli parametrici, effettuati applicando gli stessi criteri professionali richiamati nell’accordo, alcuni importi appaiono sensibilmente superiori ai valori ricostruibili per le prestazioni affidate, in certi casi prossimi al doppio.

Una funzione ordinariamente attribuita agli uffici comunali è stata quindi esternalizzata con continuità, senza che emerga una giustificazione adeguata, e pagata con cifre che appaiono fuori misura.

Ma l’aspetto più inquietante riguarda la totale assenza di un argine.

Tutti conoscono il clima opaco che da anni circonda la gestione delle opere pubbliche nel nostro Comune. Eppure nessuno riesce, o nessuno vuole, fermare questo metodo.

Nel Comune di Calvello si sono succeduti diversi segretari comunali, figure chiamate ad assistere l’Ente e a presidiare la correttezza giuridico-amministrativa della sua azione.

Ora si vocifera che anche il terzo segretario sia destinato a lasciare a breve.

Se tutti coloro che hanno il compito di garantire la correttezza e la legalità dell’Ente, a un certo punto, lasciano questo Comune, un motivo ci sarà?

Nel frattempo la gestione dell’Area tecnica continua imperterrita e senza il minimo pudore nelle sue azioni, sotto l’ala protettiva del Sindaco e della parte politica.

Gli incarichi proseguono e le anomalie si accumulano.

Un sistema del genere può sopravvivere soltanto perché chi governa il Comune ne è politicamente complice.

Il responsabile politico ha un nome:
AMMINISTRAZIONE CANTISANI.

Naturalmente tutti gli atti pubblici citati in questo post saranno trasmessi agli organi competenti al controllo.

Non perché nutriamo illusioni sui tempi della giustizia, che sappiamo essere molto più lunghi di un mandato elettorale, ma perché, come ci ricorda la lezione civile di Sandro Pertini, arriva un momento in cui l’onestà e la dignità cessano di essere una scelta e diventano un dovere, per non essere complici.

Non vogliamo dilungarci in altre riflessioni.

Nutriamo soltanto la speranza che la comunità ritrovi e dimostri l’orgoglio di difendere il proprio paese da un vortice torbido che lo sta trascinando a fondo e che umilia tutti noi.

Perché il paese è dei calvellesi e nessuna RETE potrà mai essere abbastanza f***a da impedirci di difenderlo.

28/06/2026

In risposta al post del sindaco Cantisani:

Cari concittadini, la risposta del Sindaco merita una riflessione seria, non perché chiarisca qualcosa, ma perché racconta bene lo stato politico, amministrativo e perfino nervoso di questa maggioranza.

È evidente che l’assenza di consenso, ormai percepibile a occhio n**o, unita all’avvicinarsi delle elezioni comunali, stia producendo una certa irrequietezza. Nel lungo post di risposta, infatti, invece di rispondere alle domande poste, il Sindaco cambia argomento, ci accusa di voler distruggere tutto e prova, come sempre, a trasformare una questione di atti pubblici in una guerra tra anime cattive e anime belle.

Una commedia che, francamente, ha stancato. E un piagnisteo che avevamo provato in tutti i modi a preve**re, senza evidentemente riuscirci.

Ma entriamo nel merito.

Il punto era e resta uno solo, semplicissimo: che cos’è giuridicamente questo Protocollo?

Tu, nella tua risposta, hai scritto che non si tratta di un contributo a un’associazione.

Poi però hai scritto che si “affida a un soggetto munito di partita IVA l’esecuzione o la realizzazione di un programma/progetto condiviso” e che, alla fine, questo soggetto emetterà fattura al Comune.

Perfetto.

Ma se il Comune affida a un soggetto con partita IVA siamo davanti a una prestazione resa al Comune e, una prestazione resa al Comune segue una procedura.

E una procedura deve avere un nome, ha una norma, un articolo.

Nella delibera avete scritto che il Protocollo non è un appalto, non è una concessione e non è un affidamento.

E allora, Sindaco, se non è contributo, come dici tu nel post, se non è appalto, se non è concessione, e non è affidamento, come avete scritto negli atti, CHE COS’È?

La domanda è molto semplice.
È chiarissimo quello che il protocollo non è, ma non sei in grado di spiegare che cosa sia.

RISPONDI NEL MERITO.

Perché, per quanto straordinario possa essere un evento, la sua importanza non autorizza nessuno a scavalcare le regole.

Ogni euro che esce dal Comune, dovresti saperlo, non prende la strada che piace al Sindaco di turno, ma cammina su un binario normativo.

Se dopo quattro anni da Sindaco questo concetto non è ancora chiaro, il problema è molto, ma molto serio.
Vuol dire che hai capito davvero poco di ciò che hai fatto finora.
Oppure, come ormai viene spontaneo pensare, gli atti li costruiscono altri, le decisioni vengono prese altrove e tu arrivi dopo, quando serve il post indignato, il ditino morale, a difendere ciò che non sai spiegare.

Poi, non sapendo rispondere al punto, hai fatto ciò che ti riesce meglio: attaccare. Cercare il colpevole, la persona, la “penna”, il nemico.

E, nella tua piccolezza politica, hai pensato bene di ti**re in mezzo l’ASD Calvello Val Camastra.

Qui, Sindaco, lasciatelo dire con tutta la franchezza del mondo, hai toccato uno dei punti più bassi del tuo già pessimo percorso da primo cittadino.

Non perché l’ASD debba essere difesa, non ne ha bisogno, ma perché proprio non c’entra nulla.

L’hai tirata in mezzo solo per insinuare, per colpire, per far passare il messaggio miserabile secondo cui chi partecipa a un’associazione che riceve un contributo comunale dovrebbe tacere, vergognarsi, sentirsi ricattabile e abbassare la testa.

È questa la tua idea di comunità?
È questa la tua idea di associazionismo?

Una concezione meschina, in cui il Comune concede un contributo previsto da regolamento e poi il Sindaco lo sbandiera in un post per colpire chi, secondo lei, avrebbe scritto una critica politica.

Complimenti.
Davvero.

Hai avuto la capacità di farci provare vergogna per te.

Perché nel nostro post non abbiamo mai detto che tutte le associazioni vivono di contributi. Abbiamo scritto l’esatto contrario. Abbiamo precisato che il nostro discorso non riguardava la maggior parte delle associazioni locali e abbiamo difeso il valore del volontariato vero, quello di chi mette tempo, energie, passione e competenze al servizio della comunità.
E lo stesso contributo, quando è legittimo, regolato, proporzionato e trasparente, è sacrosanto.
Ma tu hai preteso di utilizzare quel contributo come ricatto morale.

Questo racconta una mentalità amministrativa piccola e vendicativa: incapace di distinguere il Comune dai propri risentimenti personali e che, pur di colpire poche persone, non esita a trascinare nel fango un’intera associazione, una realtà bella, viva e preziosa per Calvello.

Ma comprendiamo bene che certi concetti siano difficili da afferrare per chi, evidentemente, non sa che cosa significa far parte delle associazioni e non conosce il significato delle parole volontariato, gratuità e impegno civico.

E, oltre a tutto questo, hai anche il coraggio di scrivere che non vi siete mai vendicati.
Sindaco, per favore.
Almeno il pudore delle parole.

Perché dal primo all’ultimo giorno questa Amministrazione ha vissuto di personalismi, ripicche, esclusioni e punizioni verso chi non si è inginocchiato.

Ed è proprio questa continua vendetta contro chi non vi approva che ci ha tenuti vivi, che ci ha dato la forza di continuare, non per attaccare qualcuno, ma per difendere chi veniva e viene quotidianamente punito, isolato, additato.

Un Sindaco è Sindaco di tutti: di chi lo vota, di chi non lo vota, di chi lo critica e anche di chi scrive post scomodi.

Ma tu questa cosa non l’hai mai capita.

Non hai mai saputo dare alla carica di Sindaco la dignità istituzionale che quella funzione pretende.
Non hai mai capito che fare il Sindaco non significa soltanto vincere le elezioni, indossare una fascia o inaugurare qualche opera pubblica, ma significa assumere una funzione che obbliga a stare sopra le parti, sopra i rancori, sopra le antipatie personali.
Non hai mai saputo liberarti della logica della fazione, della risposta piccata, del nemico da isolare, del dissenso da punire.

Anzi, sei stata la testa d’ariete della squadra del rancore e della vendetta.

E dopo quattro anni passati così, arrivi persino a fare la morale, con un becero buonismo ipocrita e inopportuno.
Risparmiati la morale e risparmiaci le prediche, non ne abbiamo bisogno.
Rispondi nel merito, anche per evitare altre figure imbarazzanti come quella del tuo ultimo post.

IL TORNIO GIRA, MA LE REGOLE NON TORNANOCari concittadini di Calvello,il Mondial Tornianti 2027 rappresenta una grande o...
27/06/2026

IL TORNIO GIRA, MA LE REGOLE NON TORNANO

Cari concittadini di Calvello,

il Mondial Tornianti 2027 rappresenta una grande opportunità per il nostro paese.

La ceramica appartiene alla storia, all’identità e alla cultura di Calvello e può diventare promozione del territorio, valorizzazione dell’artigianato, occasione di incontro e motivo di orgoglio per l’intera comunità.

Noi sosteniamo l’evento e desideriamo che riesca nel migliore dei modi. Lo diciamo subito, senza ambiguità e senza alcuna ombra di dubbio.

Ma proprio perché si tratta di un appuntamento tanto importante, atteso e programmato da tempo, avrebbe meritato dall’Amministrazione la massima trasparenza, parola più che mai sconosciuta a quel che resta della compagine Cantisani.

Ma passiamo ai fatti.

Con la deliberazione di Giunta n. 62 del 23 giugno 2026, il Comune ha approvato un Protocollo d’intesa con l’associazione “CeramicaMente Calvello”, destinando alla realizzazione delle attività collegate al Mondial Tornianti fino a 40.000 euro e prevedendo persino l’erogazione di un’anticipazione.

L’associazione in questione è stata costituita il 20 gennaio 2026.

Il 21 maggio ha presentato domanda di iscrizione al RUNTS, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.

Il 17 giugno ha trasmesso al Comune il proprio programma.

Appena sei giorni dopo, la Giunta lo ha fatto proprio, ha approvato il Protocollo e ha destinato 40.000 euro alla sua realizzazione.

Peccato che la stessa maggioranza, soltanto pochi mesi fa, abbia approvato un regolamento comunale in cui viene chiaramente detto che possono essere meritevoli di contributo solo quelle associazioni costituite da almeno dodici mesi dalla data di richiesta.
Lo stesso regolamento, inoltre, limita il contributo a un massimo di 10.000 euro e consente una copertura non superiore all’85% delle spese oltre a vietare qualsiasi anticipazione.

Regole.

Ma, evidentemente, non per tutti.

Perché in questo caso abbiamo un’associazione costituita da appena cinque mesi, un finanziamento quattro volte superiore al limite ordinario, una copertura pressoché totale delle spese e persino la possibilità di ricevere denaro in anticipo.

Come si conciliano le due cose?

Ad oggi l’associazione non risulta iscritta al RUNTS e, in assenza di tale qualifica, l’Amministrazione non poteva ricondurre il Protocollo agli strumenti riservati agli Enti del Terzo Settore.

E invece la delibera richiama proprio, e genericamente, il D.Lgs. 117/2017, cioè il Codice del Terzo Settore, ma non dice quale articolo applica, quale procedura segue e quale norma consente di attribuire direttamente fino a 40.000 euro a un’associazione.

Con questa Amministrazione, troppo spesso, le regole sembrano rigidissime quando possono essere utilizzate contro qualcuno e improvvisamente facoltative quando ostacolano ciò che si vuole fare a prescindere.

Attendiamo quindi dal Sindaco spiegazioni pubbliche, precise e documentate.

Ma vogliamo chiarire sin da ora un punto fondamentale, per non permettere, a chi ama farlo, che la questione venga trascinata, come spesso accade, sul terreno degli attacchi personali.

Noi non abbiamo nulla contro l’associazione “CeramicaMente Calvello”.

Non conosciamo i suoi componenti e non ci interessa nemmeno sapere chi siano, perché non sono loro il bersaglio della nostra critica.

La responsabilità della delibera non appartiene all’associazione.

Appartiene a chi governa, individua il procedimento, approva gli atti e dispone l’utilizzo del denaro pubblico.

Le associazioni vanno sostenute e rispettate soprattutto quando nascono dalla volontà autentica di mettere gratuitamente tempo, capacità ed energie a disposizione della comunità.

Perché questo significa fare associazionismo.

Significa volontariato.

Significa partecipazione disinteressata.

Significa servizio.

Certo, anche su questo tema una riflessione andrebbe fatta. Perché ormai da troppi anni a Calvello il significato dell’associazionismo è stato confuso e sporcato. È uno degli effetti più negativi prodotti dall’abbondanza delle royalties: invece di rafforzare lo spirito civico, ha alimentato l’idea che nulla debba essere fatto senza un ritorno economico.

Perché chi vuole fare impresa ha tutto il diritto di farla, ma deve farla con le regole dell’impresa.

Un’associazione è un’altra cosa.

Non può diventare una società mascherata, né deve essere trasformata in uno strumento che nasce, vive e muore in funzione dei contributi comunali.

Ma questo è un altro discorso, sul quale torneremo e che, sia chiaro, non riguarda la maggior parte delle associazioni locali.

Le associazioni devono essere difese e tutelate. Farlo significa proteggere chi dedica il proprio tempo per lasciare qualcosa alla comunità e non per ricavare qualcosa dalla comunità.

Per questo contestare una delibera non significa attaccare chi fa volontariato e, proprio per questo, siamo consapevoli che, in situazioni come questa, sarebbe stato più facile e più comodo tacere.

Il silenzio evita polemiche. Evita inimicizie. Evita che qualcuno, interessatamente, provi a dipingerci come quelli che “rovinano le cose belle”, ma soprattutto evita che chi è parte interessata, nonostante ogni nostro chiarimento preventivo, possa sentirsi offeso. Evita, anche, di offrire un assist a chi ama metterci contro le persone.

Tacere sull’argomento sarebbe dunque banalmente più comodo e conveniente.

Ma il nostro gruppo è nato e ha continuato a operare per anni proprio per accendere la luce dove altri vogliono che ci sia il buio.

La moralità e il senso di responsabilità che ci contraddistinguono ci impongono di dire la verità anche quando costa più che tacere.

Per questo noi continueremo a parlare ogni volta che lo riterremo necessario, senza domandarci chi potrebbe offendersi, chi potrebbe allontanarsi o quale prezzo politico potremmo pagare.

Lo faremo perché questo è il compito che ci siamo assunti davanti ai cittadini.

Lo faremo nella speranza che tutte le persone serie e oneste, anche quelle che potrebbero sentirsi toccate, sappiano riconoscere la differenza tra un attacco personale e una battaglia per la trasparenza.

L’obiettivo è contrastare un modo di amministrare nel quale le regole cambiano a seconda di chi deve attraversarle e la trasparenza è utopia.

Al netto dei piagnistei di chi indossa la fascia, le cose belle non vengono sporcate da chi chiede chiarezza, ma da chi pretende il silenzio pur di non doverla mostrare.

E noi, complici del silenzio, non lo siamo e non lo saremo mai.

Indirizzo

Piazza Unità D'Italia N. 14
Calvello
85010

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