07/04/2026
Questa notte si è superata una linea.
Gli attacchi israelo-americani hanno iniziato a colpire il cuore energetico dell’Iran. Il bombardamento dell’isola di Kharg non è un episodio: è un segnale. È escalation vera.
E quando l’IRGC parla di “guerra totale” e minaccia di colpire tutti gli asset energetici del Golfo, non sta facendo propaganda. Sta descrivendo quello che sta per accadere.
E sapete chi pagherà il prezzo più alto?
Non Washington. Non Tel Aviv.
Noi.
L’Europa.
Uno shock energetico che può travolgere tutto: inflazione fuori controllo, imprese che chiudono a catena, trasporti paralizzati, bollette insostenibili, disoccupazione di massa. Altro che crisi del ’73: qui rischiamo qualcosa di molto peggiore.
E la cosa più grave è che ci siamo arrivati da soli.
Per anni Bruxelles ci ha raccontato favole. Ha smantellato ogni forma di autonomia energetica, ha reso l’Europa dipendente, fragile, esposta. Ha trasformato un continente industriale in un sistema vulnerabile che vive di decisioni prese altrove.
E al vertice di tutto questo c’è una responsabilità politica precisa: quella di Ursula von der Leyen e di una classe dirigente europea che ha scelto ideologia al posto della realtà.
Mentre il mondo ragionava in termini di potenza, risorse e sicurezza, noi ci siamo persi nei simboli, nelle battaglie di facciata, nella propaganda.
Abbiamo riso in faccia a chi parlava di sovranità energetica.
Abbiamo demonizzato ogni ipotesi di autonomia.
Abbiamo obbedito, sempre.
E oggi siamo completamente scoperti.
Serve dirlo senza più ipocrisie:
se questa crisi esplode davvero, l’Europa non è pronta a reggere.
E allora basta finzioni.
Serve riaprire subito un canale con Russia.
Subito. Senza condizioni ideologiche. Senza propaganda.
Serve tornare ad acquistare gas russo, perché tra il collasso economico dell’Europa e le posture politiche, la priorità deve essere una sola: salvare il nostro sistema produttivo e sociale.
Continuare a escludere questa opzione non è “coerenza”.
È suicidio.
La verità è semplice e brutale:
l’Europa oggi non decide più nulla, subisce tutto.
E se non cambia rotta immediatamente, questa volta il conto non sarà salato.
Sarà devastante.