14/05/2026
Volti dal passato 🔎
Vi presentiamo Livia Drusilla, moglie di Augusto e madre di Tiberio.
Databile tra il 20 e il 10 a.C., l’opera scolpita nel marmo appartiene alla ritrattistica ufficiale dell’età augustea.
In questo periodo, i ritratti della famiglia imperiale non avevano solo una funzione celebrativa, ma anche politica: contribuivano a diffondere valori condivisi come equilibrio, moderazione e adesione alla tradizione romana.
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Il ritratto della Collezione Cerio rientra nel tipo “Copenhagen 615”, caratterizzato da una elaborata acconciatura: un ciuffo centrale ripiegato sulla fronte, i capelli raccolti all’indietro e fissati in una treccia annodata in uno chignon.
Attestata a Roma dal 40 a.C., questa acconciatura fu adottata da Livia e dalle donne della famiglia del princeps con piccole varianti.
La lieve rotazione del volto, frequente in molte sculture, contribuisce a dare varietà a modelli altrimenti molto standardizzati. Con il tempo, l’immagine di Livia si avvicina sempre più a quella della matrona romana, simbolo di dignità e virtù.
Come ha sottolineato lo studioso Rolf Winkes, si tratta di un linguaggio visivo controllato: la resa levigata dei tratti e la compostezza dell’espressione rispondono a modelli condivisi. L’obiettivo non è la rappresentazione del singolo individuo, ma la costruzione di un’immagine pubblica coerente, diffusa in tutto l’ambito imperiale.
Le fonti antiche, come Tacito e Svetonio, restituiscono invece una figura più complessa e talvolta controversa di Livia, legata alle dinamiche della successione imperiale. Tuttavia, si tratta di testimonianze tarde e condizionate dal contesto in cui furono scritte. L’iconografia ufficiale, invece, ci restituisce soprattutto l’immagine costruita in età augustea, legata ai valori e alla comunicazione politica del tempo.
Questo ritratto è stato esposto alla mostra “Augusto e la Campania. Da Ottaviano a Divo Augusto. 14-2014 d.C.”, tenutasi nel 2015 presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. 🏛️
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