27/12/2018
I numeri del rapporto sulla spesa del comparto comunale 2010 2015 sono analizzati avendo ben chiaro un preciso punto di riferimento: il reddito di cittadinanza la cui spesa annua è stimata in 10.000 mln di euro (10 miliardi).
A pagina 5 è evidenziato il concorso di questo settore al risanamento della finanza pubblica: al termine del quinquennio il risultato è stato di 8.500 mln di cui 2.500 per il patto di stabilità e 6.000 di tagli effettivi. Dopo aver spremuto il limone dal 2015 è stato decretato congelamento del prelievo fiscale dei comuni con il blocco delle tariffe fino al 2018 (a giorni sapremo se tale blocco verrà eliminato).
A fronte di tali minori risorse o tagli forzosi la spesa corrente dei comuni è diminuita di soli 2.381 mln (pagina 13). La differenza è stata colmata (credo) con l'incremento del prelievo sui cittadini o sottraendo risorse agli investimenti, cioè abbiamo pagato il conto o attraverso nuove imposte o con minori infrastrutture.
Dei 2.381 la spesa che ha subito la maggior riduzione è stata quella di personale con 1.867 mln (pagina 16). Le politiche di blocco delle assunzioni attraverso il mancato tournover ha prodotto i suoi risultati. La spesa in conto capitale essendo funzione di entrate straordinarie (oneri urbanizzazione, alienazioni, contributi in c/capitale...) è di più difficile interpretazione. Credo comunque che il dato sia funzione del taglio al patto di stabilità di 2.500 mln.
A pagina 28 viene analizzata la spesa per rimborso prestiti. Tale spesa è relativa sia al rimborso della q.ta capitale dei finanziamenti sia le anticipazioni di cassa (come un fido bancario). In colonna B emerge il dato più negativo dell'intera analisi. La liquidità degli enti è in costante riduzione tanto da toccare i 8.990 mln nel 2015 di utilizzo delle anticipazioni. La cassa anche per gli enti locali è il termometro del loro stato di salute e qui i valori dicono che la febbre è da cavallo! Il dato preoccupante dei valori della finanza locale "giustifica" l'introduzione della nuova contabilità armonizzata con i suoi accantonamenti forzosi in funzione della consistenza dei crediti non riscossi.
L'analisi si chiude con il dato della consistenza finale del debito del comparto ridotto di ben 6.622 mln pari al 13,81 del totale, mentre tutti sappiamo che il debito pubblico nazionale è in costante crescita. Conclusioni? L'anello più debole del settore pubblico è stato spremuto più di un limone e in proporzione ha contribuito in maniera più che proporzionale alle politiche di austerità di questi anni tanto da sostenere da solo il reddito di cittadinanza!!
Ma ci manca un particolare. La spesa dei comuni non è nient'altro che i servizi con cui quotidianamente facciamo i conti: asili, scuole, trasporti, pulizia, .....etc....cioè il limone spremuto non sei che per l'ennesima volta tu che stai leggendo questo articolo.
"Spesa e indebitamento nel comparto comunale tra il 2010 ed il 2015. I dati aggregati a supporto dell’analisi economica" di Antonio D’Angelo, Fabio Passerini, Massimo Tatarelli e Giancarlo Verde.