03/09/2026
DA CAMPO LARGO A CAMPO PROGRESSISTA
Lo dico con una provocazione: il campo largo non esiste.
Sì, si sono messe insieme, nazionalmente, forze politiche che per qualche anno si sono combattute e che, di fronte a un'emergenza democratica e all'avanzata delle destre, hanno deciso di serrare i ranghi. E questo è già importante e sarebbe stato auspicabile anche nelle precedenti elezioni politiche, dove il risultato della destra non sarebbe stato così strabordante.
Ma mettere insieme scatole senza il contenuto significa esistere? E tutto questo ci basta? A noi sicuramente no.
Il campo largo non può essere un contenitore vuoto dove si gareggia per una leadership. Non solo serve un progetto e un programma che al momento non c'è. Ma serve una forte identità.
Non siamo all'anno zero della politica italiana e internazionale. Siamo i figli e gli eredi di culture politiche antiche e importanti che hanno contribuito a scrivere la Costituzione repubblicana. E in Europa siamo tutti nell'ala sinistra.
Ho apprezzato lo spostamento a sinistra del Movimento 5 Stelle realizzato da Conte anche dentro le famiglie europee, come ho apprezzato la tenacia e la perseveranza della segretaria del PD nell'essere testardamente unitari. Ma dobbiamo fare un passo in più.
Noi pensiamo che ci sono stati tre momenti alti nella politica italiana che sono profondamente identitari per le forze politiche progressiste e che rappresentano forma, storia e contenuto: l'antifascismo, la scrittura della Costituzione, il compromesso storico di Moro e Berlinguer.
L'antifascismo, di fronte a questo capitalismo reazionario di destra, è oggi un valore identitario forte da rivendicare nella sua storia e nei suoi contenuti; per noi deve essere alla base culturale dell'Alleanza.
La Costituzione repubblicana rappresenta un ambizioso programma di governo: infatti, in molte sue parti non è stata applicata. Oltre a questo, rappresenta un metodo di lavoro: la capacità di essere uniti, di fare compromessi alti, nonostante le diversità.
La terza è quella idea straordinariamente ambiziosa messa in campo da Moro e Berlinguer, che prevedeva l'incontro delle due grandi culture politiche popolari di allora, nell'idea di una evoluzione positiva della Repubblica. Nell'idea di ascolto di un popolo in subbuglio, in quegli anni, che avrebbe meritato le riforme alte che quella esperienza di governo avrebbe certamente prodotto- Se non ci fosse stato quello che dovremmo imparare a chiamare non il rapimento Moro, ma un vero e proprio colpo di Stato, del quale lo statista democristiano pagò il prezzo più alto.
Possiamo annodare questi fili per la costruzione di una identità forte della nostra alleanza e di un progetto politico di lungo respiro? Possiamo partire dall'azione che le famiglie socialiste e progressiste nel mondo stanno realizzando, dall'America con Bernie Sanders al Sud America con Lula e Sheinbaum, passando per la Spagna di Sanchez?
Noi pensiamo di sì: è una sfida che non possiamo sottovalutare e una battaglia che non possiamo perdere.
Diventa necessario, di fronte all'evoluzione di nuovi partiti di destra, affermare che l'ambizione a rappresentare gli ultimi in un'ottica di emancipazione e di sollievo materiale dalla miseria e dalla povertà la vogliamo rappresentare noi. Non vogliamo lasciarla nelle mani di generali che usano gli ultimi, i poveri e i più fragili per una guerra contro altri ultimi, poveri e i più fragili.
Per quel che ci riguarda, nel nostro piccolo, noi siamo pronti a fare la nostra parte.
Costruiamo insieme questa evoluzione da campo largo a campo progressista, orgogliosi della nostra storia, della nostra identità e dell'azione dei nostri compagni e delle nostre compagne nel mondo.