08/10/2022
CARDITO. ANNULARE SUBITO IN AUTOTUTELA LA SANZIONE DISCIPLINARE PER I DIPENDENTI EX LSU STABILIZZATI. POI TAVOLO DI MAGGIORANZA PER UNA SOLUZIONE DEFINITIVA DELLA QUESTIONE DIGNITÀ DEI LAVORATORI.
Il tema della gestione dei dipendenti comunali, ex Lsu stabilizzati dall’amministrazione, arriva ad un punto di svolta non più rinviabile.
Ricapitoliamo prima la questione. I dipendenti comunali provenienti dalla platea degli Lsu hanno iniziato mesi fa uno sciopero per chiedere un aumento delle ore lavoro e dello stipendio perché, per una maggiore dignità salariale. Fin qui nulla da eccepire, perché è obiettivamente assurdo che un padre di famiglia vada a lavorare per far patire la fame ai propri figli. Quello che non è andato bene nell’atteggiamento di questi lavoratori è prorogare lo sciopero per mesi, travalicando il loro diritto e collezionando una serie interminabili di assenze che hanno prodotto solo un risultato: sei mesi di sospensione dal lavoro e quindi sei mesi senza stipendio.
Nulla da eccepire nemmeno nei confronti dei funzionari comunali che hanno dovuto compiere il loro dovere. Noi però non siamo burocrati, SIAMO POLITICI! Ed il nostro ruolo non può prescindere da una necessaria componente di umanità ed empatia al cospetto di un corto circuito sociale. La nostra analisi non può prescindere dal fatto che nei mesi di assenza dal lavoro, i dipendenti stabilizzati non sono andati al mare o peggio a lavorare altrove. Seppur fuori dal campo del legittimo diritto allo sciopero, erano comunque impegnati in assemblea permanente all’esterno della casa comunale.
Non ci interessa sottolineare cosa e chi hanno prodotto questa situazione incresciosa. Non è tempo di processi politici. I fatti dimostrano chiaramente l’assenza di interlocutori veri, seri e capaci. E dimostrano ancora più tragicamente l’autoreferenzialità di chi SENZA ALCUNA DELEGA ha inteso proporre false soluzioni, rendendosi interlocutore senza averne la patente.
Da soggetti politici di maggioranza quali siamo, però, abbiamo il dovere di cambiare prospettiva e percorso per evitare la degenerazione. Innanzitutto si deve verificare bene la procedura di sospensione e se c’è qualcosa di illegittimo bisogna prenderne atto e revocare quei provvedimenti in autotutela.
L’Ufficio procedimenti disciplinari, da un’attenta analisi dei documenti della procedura, SE VI SONO LE CONDIZIONI DI LEGGE, potrebbe rendersi conto che il procedimento contiene uno o più errori formali che potrebbero essere considerati non sanabili in sede giudiziaria.
Per esempio il mancato rispetto dei tempi previsti dal decreto Brunetta (150/2009) è molto spesso causa di nullità del procedimento e con l’entrata in vigore del decreto Madia (75/2017) anche le modalità con cui vengono notificati gli atti al dipendente potrebbero determinare vizi di procedura.
Non si possono mandare i nostri dipendenti allo sbaraglio innanzi al Giudice del Lavoro per ottenere (nella migliore delle ipotesi) lo stesso risultato che potrebbe ottenersi già oggi con un oculato esercizio del potere di autotutela. Sarebbe un primo passo per consentire ai lavoratori di tornare immediatamente al lavoro e cambiare anche loro rotta su atteggiamenti sbagliati.
Sul campo da gioco della politica, a differenza di quello dei burocrati, devono essere analizzati i fatti privilegiando la legge ma anche l’umanità. La politica deve guardare ai problemi per risolverli, senza alimentare inutili scontri. Ed è questo che al movimento “Siamo Cardito” interessa: risolvere i problemi avanzando soluzioni praticabili.
La proposta: come detto, revocare i provvedimenti di sospensione in autotutela, verificate eventuali illegittimità della procedura e, di pari passo, invitiamo, a sospensione revocata, i lavoratori a tornare sul posto di lavoro. Tutti consapevoli che il diritto allo sciopero ha dei limiti temporali e in nessun caso si può scioperare consecutivamente per mesi o anni pretendendo lo stipendio fino a casa;
dopo questi passi in avanti, da un lato, con la revoca dei provvedimenti, e dall’altro, col ritorno al lavoro dei dipendenti, convocare una discussione in sede di maggioranza o in consiglio comunale, per definire una volta e per tutte le misure urgenti da intraprendere per garantire a queste persone uno stipendio dignitoso. Con tempi certi e pure veloci.
Questo dev’essere il compito dell’amministrazione. E su questo percorso noi contribuiremo, come sempre, attraverso proposte concrete e fattibili.
Inutile rincorrere falsi interlocutori che fino ad oggi hanno quasi determinato il licenziamento di questi dipendenti comunali e che hanno dimostrato di non essere capaci di risolvere il problema. Prima che si arrivi alla totale degenerazione o a posizioni inconciliabili sulla pelle dei lavoratori, nelle sedi opportune il sindaco ha il dovere, insieme a noi, di affrontare il problema e di risolverlo in via definitiva.
Con serietà, rigore e umanità.