Carpineti Civica

Carpineti Civica Pagina di Carpineti Civica, lista candidata alle elezioni comunali di Carpineti, 8-9 giugno 2024.

Ieri pomeriggio ha riaperto al traffico la ex SS 63, via Monte Portola, la strada che sopporterà il traffico della SS 63...
29/08/2026

Ieri pomeriggio ha riaperto al traffico la ex SS 63, via Monte Portola, la strada che sopporterà il traffico della SS 63 fino alla riapertura della galleria del Seminario. Siamo felici di aver contribuito con una battaglia di anni al doveroso rifacimento di due ponti, fondamentali per la sicurezza della viabilità proprio in un momento così delicato.

Leggiamo in questi giorni molte parole sulla chiusura della galleria del Seminario e la conseguente deviazione del traff...
21/08/2026

Leggiamo in questi giorni molte parole sulla chiusura della galleria del Seminario e la conseguente deviazione del traffico. Proprio per questo ci sembra opportuno ribadire alcune cose per cui lottiamo da 8 anni.

1. La vecchia statale, che riceverà tutto il traffico una volta ultimati i lavori sul ponte del Casone, non è affatto una strada abbandonata e non usata da 25 anni. È la strada utilizzata quotidianamente per arrivare a Castelnovo dalle svariate centinaia di abitanti che vivono a nord ovest di Carpineti. Su quel tracciato transitano una ventina di corriere al giorno, c’è una delle industrie dolciarie più importanti d’Italia, aziende agricole, piccole imprese, è il tracciato che viene usato ogni volta in cui la galleria del Seminario chiude e di certo non è, come ci venne risposto da un sindaco, “una strada secondaria su cui transita solo traffico locale”. E per questo arriviamo al secondo punto.
2. Carpineti civica lotta per la manutenzione di quel tratto da 8 anni. Da sola, nel silenzio di tutti. Prima che chiudesse la galleria non c’è stata una sola parola oltre alle nostre su quei pochi chilometri che tutti sembrano aver riscoperto. I lavori sui due ponti di via Monte Portola - gli ultimi rimasti dopo le sistemazioni fatte nei mandati Montemerli - sono stati realizzati soprattutto perché abbiamo insistito dall’opposizione, anche in previsione della chiusura della galleria di cui si vocifera da anni, sentendoci dire a lungo che era irresponsabile investire denaro pubblico in un tratto di cui si sarebbe occupata ANAS alla chiusura. Oggi sappiamo come è andata. Conosciamo bene lo stato della strada, la facciamo ogni giorno, siamo molto preoccupati per quello che ci restituirà l’anno in cui tornerà ad essere statale. Ma pur essendo molto critici è difficile dire che sia distrutta e senza nemmeno i requisiti di sicurezza. Se non ci sono su quella strada, occorre chiudere molte provinciali. Basta transitare, per esempio, in alcuni tratti della fondovalle Tresinaro.

Chiudiamo con due note.
La prima. Il grosso del traffico che deriva dalla chiusura transita per le comunità di Pantano, I viali, Cigarello, Giavello. Quando il vecchio tracciato riaprirà, coinvolgerà Campo dell’oppio e il Casone. Ci sembra giusto citarle, visto che non lo ha fatto nessuno, sono le persone che vivono tutto l’anno in quella zona e che riceveranno fino alla fine le conseguenze della chiusura.

La seconda e ultima riguarda ANAS.
Abbiamo fatto una richiesta di accesso agli atti per sapere se avesse comunicato a qualcuno degli enti territoriali la chiusura della galleria, decisa nel 2025. Ci è stato risposto che il decreto ministeriale è stato reso noto a tutta Italia tramite pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Direi che la loro affermazione chiarisce meglio di ogni altra cosa il rapporto fra Stato e enti locali.

A parole si cerca collaborazione, ma nei fatti ogni domanda diventa un reato di lesa maestà. Eppurequello che non funziona è noto a tutti.

10/08/2026

Ieri pomeriggio abbiamo mandato via PEC una richiesta di chiarimenti ad ANAS sulla comunicazione della chiusura della galleria del Seminario. Vogliamo sapere se la decisione presa un anno fa è stata comunicata a qualche ente e quando.
Appena riceveremo risposta vi faremo sapere.

La TARI aumenta anche quest'anno.Crescono ancora i costi per cittadini e imprese, si attende il nuovo bando da un decenn...
01/08/2026

La TARI aumenta anche quest'anno.

Crescono ancora i costi per cittadini e imprese, si attende il nuovo bando da un decennio, serve un intervento politico rapido e deciso.

Nell’ultimo consiglio comunale si sono discusse le nuove tariffe della TARI.
Si tratta di una presa d’atto dei conti ricevuti da Iren e Atersir.
La TARI complessiva del comune di Carpineti è aumentata di 200.000 euro negli ultimi 10 anni. Una cifra enorme, a fronte di un servizio spesso discutibile.
Quest’anno non fa eccezione.
Gli aumenti per i cittadini sono intorno al 3%, quelli per le imprese superano l’8%.
E tutto questo in una situazione grottesca di mercato falsato.
Il bando che ha conferito il servizio a IREN è scaduto da oltre 10 anni e ancora non viene rinnovato. L’azienda lavora in proroga, decidendo il suo piano economico e comunicando ogni anno costi e aumenti.

Ma sono i comuni e la politica a governare sia il gestore che chi gli conferisce il servizio. L’azienda è controllata soprattutto dai quattro comuni principali (Genova, Reggio Emilia, Torino e Parma). In ATERSIR siedono i sindaci o i loro delegati ed è ATERSIR che si occupa di affidare il servizio e potrebbe decidere in ogni momento di fare la nuova gara per l’affidamento.

Perché non avviene? E perché la politica che controlla l’azienda non interviene per lavorare sui costi operativi del servizio e calare la tariffe, soprattutto a fronte di un utile dichiarato nel 2025 di oltre 300 milioni di euro?
E perché non si cerca di favorire in qualche modo l’apertura del mercato evitando che i tre gruppi più importanti del settore non si facciano troppa concorrenza nei rispettivi territori, instaurando sorte di monopoli regionali che peggiorano il servizio, abbassano i risparmi della gara e finiscono per aumentare i costi?
Quando si lavora in monopolio non si ha nessun interesse a calare il costo, perché chi acquista è di fatto costretto a farlo, non ha nessun altro a cui rivolgersi.

Si potrebbe dire che la risposta sono i dividendi.
L’azienda produce utili che tornano nelle casse dei comuni ogni anno.
Una spiegazione che vale per i più grandi. Tutti gli altri hanno già venduto parte delle loro quote, spesso, come nel caso di Carpineti, con decisioni discutibili.
L’idea che i dividendi di IREN servano a sterilizzare gli aumenti è un’ipotesi che la realtà ha accantonato.

Serve un intervento comune e deciso.
Per fare finalmente la gara e a condizioni che favoriscano il ribasso.
Per far sentire la propria voce nel dibattito pubblico e in ATERSIR.
Per rendere il mercato davvero concorrenziale e migliorare le tariffe.
Per ottimizzare i costi operativi del gestore, anche a scapito dell’utile.
Per migliorare il servizio, compresa la raccolta puntuale, che va organizzata pensando al territorio in cui ci troviamo, molto diverso da una città.

È già previsto un nuovo aumento per il 2027.
È il momento di intervenire con decisione perché alla fine, a pagare, non siano sempre i cittadini.

Chiudiamo con una quasi provocazione. Il costo del servizio smaltimento rifiuti, per i comuni della montagna, si può stimare intorno ai 6 milioni di euro.
Siamo sicuri che non si possa cominciare a capire se è possibile evitare l’esternalizzazione, calando le tariffe e magari generando un po’ di occupazione sul territorio?

A parole si cerca collaborazione, ma nei fatti ogni domanda diventa un reato di lesa maestà. Eppurequello che non funziona è noto a tutti.

Siamo felici che gli amministratori della montagna abbiano deciso di coinvolgere i parlamentari reggiani, una mossa poli...
18/07/2026

Siamo felici che gli amministratori della montagna abbiano deciso di coinvolgere i parlamentari reggiani, una mossa politica che, come avevamo scritto ieri, ci sembra doverosa e necessaria. Speriamo che funzioni.

La notizia è piombata sul territorio ieri: il cantiere per la riqualificazione e la messa in sicurezza della Galleria del Seminario, lungo la Statale 63,

Ad agosto chiude per 9 mesi la galleria del SeminarioLa montagna viene considerata come sempre l’ultima ruota del carro....
17/07/2026

Ad agosto chiude per 9 mesi la galleria del Seminario
La montagna viene considerata come sempre l’ultima ruota del carro.

Abbiamo notizia che la galleria del Seminario, fondamentale per il collegamento fra la pianura e il nostro Appennino, dovrebbe chiudere i battenti all’inizio di agosto per lavori che dureranno 9 mesi.
Si è svolto in questi giorni un tentativo di mediazione con ANAS, proprietario della strada, per ottenere che la chiusura scattasse a settembre, quando i lavori sui ponti del vecchio tracciato della statale saranno conclusi, senza rischiare di compromettere la stagione turistica appena iniziata.
A quanto pare la mediazione è fallita.

Si dirà che è una questione di sicurezza, ma se esiste un problema di sicurezza così importante, lo diciamo con chiarezza, la galleria va chiusa subito, senza aspettare, andava chiusa un istante dopo aver accertato la pericolosità del transito.
Così, ovviamente, non è stato.
Dei lavori alla galleria del Seminario, con una chiusura di diversi mesi, si parla da almeno quattro anni e proprio perché si tratta di una decisione che viene da lontano è incomprensibile il provvedimento senza appello che diventa definitivo in questi giorni.

Dagli anni del COVID il nostro turismo ha manifestato una ripresa, ci sono molte attività che contano sulla stagione, che hanno prenotazioni o aspettano il mordi e fuggi del fine settimana o dei giorni festivi. Gente che ha investito sulla montagna, sul lavorare e vivere in montagna.
Così, mentre ci lamentiamo dello spopolamento dei nostri territori, diciamo a chi ci investe che il loro lavoro non è uguale a quello degli altri.
Siamo sicuri, infatti, che se si fosse decisa la stessa chiusura nello stesso periodo e con la stessa scarsità di alternative, di una strada principale di accesso alle spiagge della Romagna o dei lidi ferraresi, la politica di tutti gli schieramenti si sarebbe attivata con grande determinazione e parole e azioni adeguate.

Per ora non succede e vorremmo sentire una presa di posizione pubblica non solo dai sindaci e dall’Unione dei comuni, che ci auguriamo abbiano messo in atto ogni azione possibile in ogni sede possibile per evitare quello che sta per accadere, ma dai parlamentari e consiglieri regionali reggiani di ogni schieramento, dall’assessore alla montagna della provincia, dall’assessore al turismo e da quello alla montagna della regione Emilia Romagna e dallo stesso presidente De Pascale, che per la sua provenienza conosce di sicuro bene il problema del turismo e dell’imprenditoria.
Siamo sicuri che un loro intervento presso il governo, deciso, puntuale, comune, potrebbe ottenere un effetto.
La montagna è un territorio che merita le stesse cose di tutti gli altri.
Non accade con le strade, con la connettività, con la stabilità della rete elettrica, con l’incertezza sulla sanità, con i servizi.
La lotta allo spopolamento si riduce spesso a pura propaganda.
La chiusura della galleria è solo l’ultimo atto.
A breve vedremo di nuovo il solito giro elettorale, sarebbe una buona occasione per presentarsi a chiedere il voto avendo dimostrando anche nei fatti di considerarci cittadini e non solo elettori.

AGGIORNAMENTO: che la chiusura della galleria abbia poco a che fare con l’urgenza della sicurezza lo dimostra il fatto che, come dice il comunicato dell’amministrazione, la decisione viene da un atto (DM 20.06.2025 art. 7 c 1 lettera C) datato 7 agosto 2025, un anno fa.
Decisamente non un’urgenza a cui porre rimedio.

A parole si cerca collaborazione, ma nei fatti ogni domanda diventa un reato di lesa maestà. Eppurequello che non funziona è noto a tutti.

Oggi sulla Gazzetta di Reggio.
05/07/2026

Oggi sulla Gazzetta di Reggio.

Il problema di ASC è ASC, non il Don CavallettiLa situazione era già critica prima della CRA. E ignorarlo non la farà mi...
01/07/2026

Il problema di ASC è ASC, non il Don Cavalletti
La situazione era già critica prima della CRA. E ignorarlo non la farà migliorare.

Di seguito la nostra posizione.

Abbiamo letto con il consueto smarrimento il comunicato congiunto del segretario del PD della montagna Ruffini e del sindaco di Castelnovo Ferrari.
Smarrimento dovuto a parte del contenuto e al destinatario della risposta.
Partiamo dalla cosa più importante, il contenuto.
Ogni tanto va esercitata la memoria dei fatti, perché non si può sempre buttare la palla in tribuna e far finta di non sapere quello che è accaduto e che sta accadendo.

30 dicembre 2020. 22 dicembre 2021. 30 novembre 2022.
Sono le date in cui ASC ha presentato il bilancio di previsione 2020 – a due giorni dalla fine dell’anno –, il bilancio di previsione 2021 – a 9 giorni dalla fine dell’anno – e il bilancio di previsione 2022 – a un mese dalla fine dell’anno.
Il Don Cavalletti è entrato in ASC a gennaio 2023, in quei bilanci non c’era, ed è evidente la residenza anziani non c’entra nulla con il ritardo sistematico nella presentazione dei bilanci.
A meno che, ci sia permessa l’ironia, ASC non possieda doti di preveggenza e abbia cominciato a ritardare i conti con anni di anticipo sull’arrivo della CRA. O non conosca il significato della parola previsione.
Alla data in cui scriviamo non esiste traccia del bilancio di previsione 2026 e la realtà è che questa è una modalità di gestione, nota a tutti e che va bene a tutti.
L’azienda è una partecipata delle nostre amministrazioni e se nulla è cambiato negli ultimi sei anni significa che nessuno ha ritenuto di farlo cambiare.
Tutto il resto sono parole al vento.
Abbiamo proposto mesi fa che ai responsabili dei vari settori dell’azienda venga data indipendenza e responsabilità contabile. Chi dirige la CRA deve occuparsi in toto dei conti della CRA. Ovviamente non abbiamo ricevuto risposta. E ora scopriamo che si sta ragionando di autonomia amministrativa.
Speriamo che non sia una promessa simile alla nomina del CDA.

Prima di entrare in ASC la CRA Don Cavalletti ha attraversato anni complessi, ma a leggere le parole del comunicato sembra che ci sia stato un cambio politico che ha salvato la situazione consentendo che restasse pubblica.
Ma non è vero, non c’è stato nessun salvataggio.
Il Don Cavalletti è sempre stato pubblico, anche prima di ASC.
I soci del Don Cavalletti erano i comuni della montagna, gli stessi di adesso, e sono proprio i sindaci della montagna, quasi tutti della stessa parte politica, ad aver deciso – scrivendolo anche in un comunicato – che non volevano più mettere soldi in quella gestione. Il passaggio in ASC è stato fatto perché i sindaci hanno cercato di risparmiare, rifiutando anche la proposta di dividere le perdite pagando ognuno la quota dei propri cittadini.

Dire che i risultati economici della gestione in ASC sono incoraggianti è lontano dalla realtà come la neve in questi giorni torridi.
La gestione del Don Cavalletti in ASC perde molto più della precedente. C’era un piano economico finanziario che ASC non ha mai seguito e senza contributi pubblici la perdita è intorno ai 120.000 euro all’anno.
La vera differenza è che sindaci che contavano i centesimi quando la gestione era di Carpineti, pagano senza fiatare da quando è passata a Castelnovo.
Ed è vero, non si devono fare soldi sui sociali e sulla gestione degli anziani, l’unico faro da seguire deve essere il loro benessere.
Ma era così anche prima, l’unica differenza è politica.
Smettiamola di nasconderci dietro al benessere degli anziani, proviamo ad affrontare la realtà.
Nella gestione amministrativa dell’azienda c’è qualcosa che non funziona da anni e alzare le barricate della retorica non serve a migliorare le cose.

Un’ultima considerazione, cogliendo per l’ennesima volta l’invito alla collaborazione rivolto alle forze politiche, sperando che anche queste non siano solo parole.
Troviamo molto divertente questo scambio fra Fratelli d’Italia, il PD e l’amministrazione di Castelnovo, in cui noi facciamo un comunicato con domande e osservazioni nel merito, Fratelli d’Italia rilancia citando le nostre domande e l’amministrazione e il PD fingono che le nostre parole non ci siano mai state e rispondono, quasi sempre senza rispondere, alle note della destra.
Chiunque si presenta alle elezioni è una forza politica. Chiunque venga eletto rappresenta dei cittadini e a volte non sono nemmeno pochi. Le liste civiche hanno credito politico anche quando non sono l’emanazione di qualcuno che non vuole metterci il simbolo.
Vi diamo due notizie.
Ignorarci non ci farà tacere. E le cose non cambiamo se si fa finta che non esistano.

A parole si cerca collaborazione, ma nei fatti ogni domanda diventa un reato di lesa maestà. Eppurequello che non funziona è noto a tutti.

Abbiamo letto con interesse e un po’ di stupore il dibattito di questi giorni su ASC Appennino reggiano.Siamo stati per ...
03/06/2026

Abbiamo letto con interesse e un po’ di stupore il dibattito di questi giorni su ASC Appennino reggiano.
Siamo stati per anni l’unica forza politica a occuparcene e continuiamo a credere che accendere i riflettori sulla maggiore azienda pubblica della montagna, avanzando domande su fatti e numeri, non sia ricerca di polemica, ma il desiderio che le cose funzionino.
Di sicuro un primo passo sarebbe affrontare i problemi. A parole si cerca collaborazione, ma nei fatti ogni domanda diventa un reato di lesa maestà.
Eppure, diciamocelo con chiarezza, quello che non funziona è noto a tutti e sarebbe il caso di smetterla con le parole a vuoto che spesso suonano un po’ ipocrite.

Abbiamo una collocazione chiara, nessuno deve insegnarci che la società si guarda dal basso, dai più deboli. Ma lo si dovrebbe fare sul serio, non solo come strumento di retorica.
La politica della montagna rivendica con orgoglio che la gestione della CRA Don Cavalletti in ASC è l’unica pubblica rimasta. Ha ragione, ma dov’era quando tutti i sindaci esternalizzavano le loro CRA alla cooperativa? Perché l’avvento del privato (di fatto monopolista) non è avvenuto per sorteggio, ma per volontà politica, quasi tutta della stessa parte. La stessa che rinnova ogni volta quelle gestioni.
Per altro, lo ricordiamo a chi finge di non saperlo, la gestione del Don Cavalletti è sempre stata pubblica, lo era anche prima di ASC. E lo era perché chi governava allora Carpineti avevo voluto che lo fosse.

Anni fa ci fu un meraviglioso comunicato congiunto dei sindaci della montagna in cui, con riferimento al Don Cavalletti, si diceva con chiarezza che si voleva risparmiare il più possibile. Perché su quelle parole al limite della decenza la politica montanara è rimasta in silenzio?
E quando è stato proposto di dividere le perdite pagando ognuno la quota dei propri cittadini, quote assolutamente gestibili, come mai la politica che ha così cuore gli anziani – in larghissima parte la stessa di adesso – si è rifiutata?

Si è passati in ASC per una pura questione economica e sarebbe bastata una riorganizzazione più volte tentata e sempre rifiutata perché il passaggio non fosse necessario. Si è passati con un piano economico finanziario che diceva cosa sarebbe dovuto accadere e che ASC ha disatteso dal primo giorno, producendo le stesse perdite della gestione precedente. Eppure mentre allora si doveva fare economia, ora che è cambiato il comune capofila si paga senza dire una parola. Con l’eccezione dei sindaci che hanno deciso di non starci proprio. Immaginiamo anche in quel caso per il benessere degli anziani dei loro comuni che comunque utilizzano il servizio.
E che sia chiaro, nessuno si azzardi a dire che sulla gestione dei sociali non si deve guadagnare, perché lo sappiamo molto bene. Non siamo noi che chiediamo risparmio, noi chiediamo serietà.

L’assenza di un CDA di cui si richiede un allargamento e che poi non si nomina (forse perché non piacevano i nomi che abbiamo sentito tutti subito dopo la modifica dello statuto) è soltanto un simbolo della situazione attuale. Come le scadenze promesse per le nomine mai realizzate.

Siamo a giugno e l’ASC non ha ancora un bilancio previsionale. In pratica naviga a vista da 6 mesi. Accade da tempo. Per tre anni di fila lo ha presentato fra ottobre e dicembre. Una presa in giro dei comuni soci, quelli che pagano i conti e che comunque lo votano in aula.
Un bilancio in cui, ad esempio, anche se le entrate aumentano, le perdite restano costanti e in cui il problema di cassa è evidente. Problema che dura da anni, vista la difficoltà continua a pagare il comando dei dipendenti al comune di Carpineti.

ASC gestisce più di cinque milioni di euro, un bilancio più grande di quasi tutti i nostri comuni. Malgrado la proprietà continui incredibilmente a essere in larga maggioranza del comune di Castelnovo, il 90% di quel denaro serve per servizi di tutti i comuni, per anziani, minori, famiglie. Sono soldi pubblici. Ha il dovere di presentare bilanci con i tempi dovuti, senza mettere in difficoltà l’Unione e i comuni. Il dovere, nel caso della CRA, di rispettare i patti presi con i comuni. Ha il dovere di essere trasparente.
E la politica ha il dovere di rispondere. Magari senza nascondersi ogni volta dietro alle capacità dei professionisti che lavorano sul campo, professionisti che nessuno ha mai criticato. E ce ne sono, tanto per essere chiari, di altrettanto validi anche in Unione, anche se nessuno li cita mai.
Il punto è amministrativo.

Sono tutte cose che abbiamo detto diverse volte nel consiglio dell’Unione e in consiglio comunale, anche al sindaco Ruggi, il cui atteggiamento nei confronti di ASC è, malgrado alcuni consensi inaspettati, molto più cauto di quanto non siano stati gli ultimi mesi del suo predecessore.
Ora lo chiediamo a tutti, alla politica della montagna, alle maggioranze nei comuni e a tutte le minoranze, compresa quella che ci siede accanto a Carpineti.
Vi va bene così?
Vi vanno bene bilanci presentati con mesi di ritardo?
Vi va bene un CDA non nominato da anni?
Vi va bene l’assenza di trasparenza?
Vi va bene la difficoltà finanziaria?
Vi va bene che i soldi siano di tutti e la maggioranza di uno solo?
Vi vanno bene le domande senza risposta?
Vi va bene che si chieda collaborazione a parole e la si rifiuti nei fatti?

Se la risposta è sì, è tutto chiaro.
Così come se si scegliesse il silenzio. Ci siamo abituati.
In ogni caso sarebbe meglio delle solite parole di circostanza. O di una narrazione difensiva buona per tutte le stagioni.

A parole si cerca collaborazione, ma nei fatti ogni domanda diventa un reato di lesa maestà. Eppurequello che non funziona è noto a tutti.

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