La Comune Carrara - Vittorio Briganti sindaco

La Comune Carrara - Vittorio Briganti sindaco Progetto della sinistra alternativa per le elezioni amministrative di Carrara 2022. Antifascista Ecosocialista Femminista

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31/07/2026

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‼️domani primo agosto
𝗖𝗢𝗡𝗙𝗘𝗥𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗦𝗧𝗔𝗠𝗣𝗔
𝗦𝗘 𝗧𝗢𝗖𝗖𝗔𝗡𝗢 𝗨𝗡Ə
𝗥𝗜𝗦𝗣𝗢𝗡𝗗𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗧𝗨𝗧𝗧Ə
Appuntamento alle ore 11:00
Stazione di Massa ‼️
Oltre 𝟳𝟬 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 saranno 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝘀𝘀𝗮𝘁𝗲 nei prossimi mesi per aver manifestato contro il 𝗴𝗲𝗻𝗼𝗰𝗶𝗱𝗶𝗼 𝗶𝗻 𝗣𝗮𝗹𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝗮.

𝗟𝗮 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗼𝘃𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗲 𝘀𝗼𝗹𝗶𝗱𝗮𝗹𝗲



‼️Il gioco è scoperto. 𝗚𝗹𝗶 𝗶𝗻𝗱𝘂𝘀𝘁𝗿𝗶𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗮𝗿𝗺𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 di aver mano libera nello sfruttamento della risors...
19/07/2026

‼️Il gioco è scoperto.
𝗚𝗹𝗶 𝗶𝗻𝗱𝘂𝘀𝘁𝗿𝗶𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗮𝗿𝗺𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 di aver mano libera nello sfruttamento della risorsa.
𝗩𝗼𝗴𝗹𝗶𝗼𝗻𝗼 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼, 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗲𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗮𝘃𝗲‼️

𝗟𝗲𝗴𝗴𝗶 il comunicato congiunto Arci Comitato Provinciale Massa Carrara, Legambiente Carrara CAI Carrara Apuane 1888

COMUNICATO LEGAMBIENTE CARRARA - ARCI MASSA CARRARA - COMMISSIONE TAM CAI CARRARA CONSENTIRE PIÙ ESCAVAZIONE, UNA SCELTA...
30/06/2026

COMUNICATO LEGAMBIENTE CARRARA - ARCI MASSA CARRARA - COMMISSIONE TAM CAI CARRARA
CONSENTIRE PIÙ ESCAVAZIONE, UNA SCELTA SBAGLIATA.
La scelta del Comune di consentire alle cave di escavare fino al 20% di marmo in più è figlia del Piano regionale cave, dei PABE (approvati nel 2020/21) e del Regolamento per l’attribuzione dell’incremento delle quantità sostenibili (approvato nel 2025). Tutti provvedimenti sui quali, a suo tempo, abbiamo espresso giudizi fortemente negativi, sia sul piano più generale sia con specifiche osservazioni.
Aldilà del peccato originale, la decisione di utilizzare oggi la possibilità di incrementare le quantità sostenibili è una scelta profondamente sbagliata, piena di contraddizioni e persino poco utile per raggiungere l’obiettivo che intenderebbe ottenere, cioè più occupazione.

La prima macroscopica contraddizione sta nella dichiarazione che, in cambio dell’incremento, le aziende dovranno realizzare progetti per proteggere e curare l’ambiente. È chiaro che l’escavazione è di per sé un danno ambientale irreversibile che distrugge il paesaggio e consuma suolo; dunque, aumentando le quantità escavate non si fa altro che ferire di più la montagna: altro che proteggerla!
Se poi si intende che le aziende dovranno evitare di inquinare le sorgenti e portar via le terre di scavo, questo è già un loro obbligo, non certo un merito che debba essere premiato.
L’altra contraddizione la notiamo con i toni trionfalistici dello scorso gennaio quando, alla presentazione dei dati dell’Osservatorio sul marmo alla Camera di Commercio, la Sindaca sottolineava con orgoglio la diminuzione dell’escavato (600 tonnellate di marmo in blocchi, l’11% in meno del 2024) e la contestuale crescita dell’export e della filiera, frutto anche delle politiche del Comune che aveva saputo raccogliere la sfida della legge 35/2015, valorizzando i materiali e contenendo i volumi escavati.
Se dunque la diminuzione dell’escavato era un fattore positivo e un merito, perché dopo pochi mesi si cambia opinione e si concede alle aziende di escavare un 20% in più?

Un altro aspetto grave di questa scelta è la perseveranza “diabolica” con cui si utilizza la logica della premialità, che già si è dimostrata inefficace nella vicenda dell’art. 21, rinunciando anche, di nuovo, alla potestà pianificatoria del Comune che demanda l’individuazione delle opere da realizzare alle aziende stesse, invece di avocarla a sé. Infatti, nel Regolamento per l’attribuzione dell’incremento delle quantità sostenibili, come avevamo già sottolineato nelle note inviate alla Commissione marmo, la definizione dei progetti da presentare per accedere all’incremento è molto generica e affidata alle aziende, mentre il Comune avrebbe dovuto riservarsi il potere di indicare la tipologia dei progetti necessari e le loro modalità di realizzazione. (A titolo d’esempio avrebbe potuto cogliere l’occasione per dare inizio alla grande opera di messa in sicurezza della città dalle alluvioni attraverso la realizzazione dei ravaneti spugna.)

In sostanza la scelta dell’Amministrazione, già prefigurata nel Piano regionale cave, nei PABE e nel Regolamento, è quella di non mettere in alcun modo in discussione il modello estrattivista che impera anche a Carrara e va in direzione esattamente opposta a quanto chiediamo da tempo: una sensibile riduzione dell’escavazione, privilegiando le cave con materiale non fratturato e dismettendo quelle con altissima e continuativa produzione di scarti, e la creazione di una filiera di qualità che possa rivitalizzare il tessuto sociale ed economico della nostra città.

Quanto all’obiettivo di incrementare l’occupazione, del tutto condivisibile, ribadiamo che tutti gli indicatori economici mostrano che il lavoro in cava è in costante diminuzione per l’utilizzo di macchinari sempre più efficienti, mentre la filiera di qualità appare l’unica strada per creare più occupazione. Anche su questo punto il Regolamento appare poco efficace sia per quanto riguarda le nuove assunzioni, se il testo approvato non ha posto rimedio ai limiti della proposta iniziale (il testo della delibera non è reperibile sul sito del comune), sia per quanto riguarda la definizione delle attività collegate al lavoro in cava che è estremamente generica.
Carrara, 29 giugno 2026

Sottoscriviamo pienamente la dichiarazione sul parco di Villa Ceci di Legambiente CarraraDAL PROGRAMMA DE LA COMUNE VITT...
29/06/2026

Sottoscriviamo pienamente la dichiarazione sul parco di Villa Ceci di Legambiente Carrara
DAL PROGRAMMA DE LA COMUNE VITTORIO BRIGANTI SINDACO PER LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DEL 2022....Così come tuteleremo la Villa Ceci, l’unica ampia zona verde rimasta tra Marina e Avenza, con caratteristiche per le quali potrebbe rientrare tra le “aree rurali intercluse che qualificano il contesto paesaggistico…” e anche in quegli “ambiti periurbani” del ”territorio rurale” puntualmente definiti e disciplinati dalla LR 65/2014. (artt. 4, 64 e 67 ) in forza della quale non può essere considerato “territorio urbanizzato”.
Siamo d’accordo per l’acquisizione dell’area al patrimonio pubblico, ma a nostro avviso è di difficile attuazione per la sua estensione, per i beni (tra cui la villa storica) che vi insistono, per la complessità gestionale. Noi ci impegniamo perché, innanzitutto, si applichi la tutela dell’integrità ambientale e del valore storico e paesaggistico. Ciò sarà possibile con il mante-nimento dei caratteri di ruralità, con forme di gestione agro-ambientali che costituiscono anche un presidio per la sicurezza idro-geologica: l’area. ha rappresentato e rappresenta una sorta di “cassa di laminazione/drenaggio” delle acque meteoriche, come anche l’esperienza dell’ultima alluvione del 2014 ha dimostrato.....

https://www.legambientecarrara.it/2026/06/28/villa-ceci-diventi-territorio-rurale/?fbclid=IwdGRjcASvfXZjbGNrBK99bGV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHlZTzBsKw5IE1VIXiCmybrAFZ-5axF0xFz_iQ1JW3hHCXrpEXMYRss6zbNfQ_aem_u4wdXweG0sR2QG_EYV_UXA

L’annuncio della messa in vendita di Villa Ceci, comparso su un noto portale immobiliare, rende ancora più urgente una scelta chiara sul futuro di quest’area strategica per la città. Nell’inserzione vengono infatti prospettate possibili destinazioni che comprendono strutture ricettive, edili...

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25/06/2026

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Le organizzazioni palestinesi di supporto ai prigionieri hanno riferito che il numero di palestinesi detenuti nelle carceri dell’occupazione israeliane è arrivato a circa 10.800 all’inizio di luglio.

Questo totale non include i detenuti nei campi militari di occupazione, il cui status rimane in gran parte sconosciuto.

I minorenni in stato di detenzione sono 450. All'interno delle carceri, diverse testimonianze riportano condizioni disumane, torture e abusi.

Molte persone si trovano in stato di detenzione senza che sia stata formulata un'accusa formale nei loro confronti. Per lo stato colonialista israeliano, la colpa di queste persone è di essere palestinesi.

Anche chi si solleva in solidarietà alla resistenza e ai prigionieri palestinesi viene colpito dalla repressione.
Lo abbiamo visto anche nella nostra città, dove decine di persone hanno ricevuto multe e misure cautelari per aver partecipato alle manifestazioni in sostegno al popolo palestinese e contro il genocidio.

Venerdì 26 giugno a partire dalle ore 18 al Parco dei Ciliegi avremo modo di confrontarci su questo tema insieme a Kutaiba Younis e Ftaiti Lotfi "Samir".

Prima e durante gli interventi ci saranno live painting, performance e mostra fotografica e a seguire un aperitivo solidale.

Palestina libera.

02/06/2026

Intervento di Vittorio Briganti in apertura della conferenza stampa di Sinistra Anticapitalista e La Comune sul tema "marmo e filiera locale"

MARMO E FILIERA CORTA, COMUNICATO CONGIUNTO DI SINISTRA ANTICAPITALISTA E LA COMUNEQuesta mattina Vittorio Briganti ne h...
01/06/2026

MARMO E FILIERA CORTA, COMUNICATO CONGIUNTO DI SINISTRA ANTICAPITALISTA E LA COMUNE
Questa mattina Vittorio Briganti ne ha illustrato i contenuti in una conferenza stampa tenuta nel suo studio.

Le dichiarazioni della destra esultante per il fatto che lorsignori non sarebbero tenuti a lavorare il marmo in loco potendone invece disporre a loro esclusivo ed egoistico interesse, la dice lunga sulla natura di queste forze e di questi personaggi che dimostrano di essere, anche a livello locale, solo appendici servili dei padroni.
Tuttavia, se viene da dire, a questo proposito, che “l’elefante è nella stanza”, il palesamento della fragilità su cui è fondata l’intera normativa regionale in materia di cave di marmo ci fa dire che “il re è nudo”.
Sotto il profilo giuridico lo hanno dimostrato le sentenze sui beni estimati e sulla filiera mentre l’assoluto disprezzo degli industriali per quanto concordato in sede di concertazione lo ha sancito sotto il profilo politico. Non era difficile immaginare, in linea con un comportamento costante dal dopoguerra, che dopo accordi giuridicamente traballanti firmati dall’associazione industriali, alcuni importanti esponenti della stessa avrebbero fatto ricorso alla magistratura per vanificarli immediatamente.
Non solo, mentre il comune di Carrara, con provvedimenti ancora una volta claudicanti, proroga lo status quo nelle cave per venticinque anni, alcuni di questi signori, nell’interesse dell’intera categoria, mettono in discussione addirittura la piena proprietà comunale contestando nella sostanza, in sede giurisdizionale, lo strumento concessorio e rivendicando la natura enfiteutica del loro possesso per aprire così la strada alla privatizzazione degli agri marmiferi comunali.
Potremmo aggiungere che da oltre dieci anni abbiamo consigliato al “re” di turno di seguire altre strade e che in questo periodo, più volte, siamo stati facili profeti al punto da domandarci fino a che punto i governanti regionali e gli amministratori locali siano prigionieri di una cieca ideologia dell’accordo con i padroni a tutti i costi oppure se esista una vera e propria collusione, perché se sbagliare è umano perseverare nell’errore è diabolico.
Una cosa è certa, tutto il castello di carta costituito dal CAPO VI “Disposizioni relative al distretto apuo-versiliese” della legge regionale 35/2015 sta franando su sé stesso principalmente per cause extragiudiziali, cioè per il venir meno dei suoi presupposti politici; che si tratti solo di violazione dei patti da parte degli industriali oppure di “intelligenza con il nemico” da parte di qualcuno nel campo politico istituzionale resta una domanda tutt’altro che retorica.
Ora si farà di tutto, con la scusa di limitare il danno, per svuotare ancor più di contenuti il già debole ed effimero concetto di filiera partorito fin qui da una confusa concertazione e intanto l’offensiva estrattivista che mira alla proprietà delle cave e al massimo e indiscriminato sfruttamento dei giacimenti, proseguirà sfruttando proprio la fragilità di una normativa frutto, più che della lungimiranza del legislatore, del tatticismo del politicante.
Pure, lo ripetiamo ancora una volta, non è che l’ordinamento giuridico esistente non consenta di trovare soluzioni migliori, sia per i problemi di natura sociale e ambientale che per quelli che riguardano gli assetti proprietari dei giacimenti.
1) La classificazione dell’estrazione del marmo (non del carbonato di calcio), da parte della regione Toscana, nella categoria delle miniere annullerebbe le pretese proprietarie degli imprenditori e rafforzerebbe al massimo consentito dalle leggi le posizioni di comuni e regione. Sarebbe così risolta anche la questione plurisecolare dei beni estimati.
2) La ricostruzione della filiera del marmo non può essere lasciata alle dinamiche perverse del mercato. Non si può permettere che i padroni facciano il bello e il cattivo tempo. E’ necessario che il pubblico, i cittadini e i lavoratori siano protagonisti, attraverso un percorso partecipativo, della programmazione economica e anche della gestione, almeno riguardo ai beni di proprietà pubblica o di dominio collettivo. La gestione diretta di una parte della produzione da parte pubblica consentirebbe di finanziare gli investimenti necessari al sostegno di attività economiche ecosostenibili e alla costruzione di una nuova filiera del marmo, anche attraverso la disponibilità di materia prima oggi oggetto di accaparramento monopolistico; insomma a finanziare la transizione verso un modello economico meno iniquo socialmente, meno distruttivo e meno inquinante.
3) Parlare di filiera del marmo lasciando che a determinare i ritmi e i quantitativi dei materiali estraibili sia la domanda del mercato mondiale di blocchi e lastre, di carbonato di calcio e di inerti significa soltanto sostenere il modello estrattivista. Sono necessari una forte riduzione dei quantitativi previsti dal piano regionale cave, la progressiva chiusura delle cave nelle aree “contigue” del parco, un effetto calmiere dei prezzi a livello locale fatto da un soggetto pubblico economico a favore della filiera locale.

Su una parte di queste proposte esiste una significativa convergenza nel movimento ambientalista, altre sappiamo essere di maggior interesse a livello sindacale. E’ fondamentale che si apra un confronto tra questi due ambiti respingendo la contraddizione tra ambiente e lavoro. E’ improbabile se non impossibile che, senza una forte spinta dal basso, il livello politico istituzionale riesca ad effettuare la svolta radicale necessaria. Questa spinta non arriverà mai se non si comincia a costruire, anche parzialmente e progressivamente, una visione comune della transizione e di un modello alternativo alla monocultura estrattivista. Le compagne e i compagni di Sinistra Anticapitalista sono impegnati, negli ambiti in cui sono presenti, ad operare con questa impostazione e questa prospettiva. Una svolta radicale è oggi ancor più necessaria proprio perché in questa fase si può anche perdere tutto, lavoro e ambiente, ma anche guadagnare molto. Questa è la posta in gioco, gli industriali dell’estrattivismo lo sanno mentre la politica istituzionale lo ignora o finge di ignorarlo. Partiamo dal basso …..

24/05/2026
24/05/2026

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