12/05/2026
AUTISMO E AUTISMI
Una mattinata di sangue, paura e contenimento: quando l’autismo adulto resta sulle spalle delle famiglie.
Quando si parla di autismo bisogna farlo con grande attenzione. Non si può generalizzare, non si può semplificare, non si può ridurre tutto a slogan, terapie, modelli educativi o parole dette da chi, spesso, non vive quotidianamente la complessità dell’autismo. L’autismo non è uno solo. Esistono tanti autismi, tante storie, tante famiglie, tanti livelli di bisogno. E oggi sento il dovere di raccontare una parte dell’autismo che quasi nessuno vuole vedere: quella più dura, più faticosa, più dolorosa. Quella che riguarda molte persone adulte con autismo ad alta intensità di supporto, le loro famiglie e chi, ogni giorno, prova a proteggerle, contenerle, accompagnarle e non lasciarle sole.
Questa mattina, come faccio abitualmente, mi sono recato nelle stanze dei ragazzi per verificare che tutto fosse tranquillo. Entrando in camera mi sono trovato davanti una scena quasi surreale: uno dei due ragazzi teneva bloccato il fratello; entrambi presentavano mani sporche di sangue e ferite visibili. Erano presenti segni evidenti alle mani, alle dita, alla zona dell’orecchio, al collo, alla schiena e alle spalle. Nessuno dei due emetteva lamenti o richieste di aiuto, Per qualche secondo ho avuto difficoltà perfino a comprendere cosa stesse accadendo. Poi sono intervenuto mmediatamente per separarli, metterli in sicurezza e medicare le ferite.
Le immagini allegate documentano solo una parte di ciò che è accaduto: mani ferite e sporche di sangue, abrasioni, graffi, segni sul corpo e ferite in zona auricolare. Non sono immagini pubblicate per cercare pietà, ma per rendere visibile ciò che troppo spesso resta nascosto dentro le case delle famiglie, non so cosa abbia determinato l’episodio, e non intendo fare ipotesi inutili, perché in situazioni come queste le supposizioni non servono a nessuno. Ciò che conta è la realtà dei fatti: due persone fragili, entrambe in una condizione di estrema vulnerabilità, si sono trovate coinvolte in un episodio gravissimo, con rischio concreto per la loro incolumità.
La situazione, però, non si è conclusa lì, successivamente Maurizio è entrato in una fase di forte agitazione e aggressività, dopo aver seguito quanto previsto dal protocollo farmacologico per queste situazioni, mi sono trovato comunque costretto, per circa due ore, a contenerlo fisicamente per evitare che potesse fare del male al fratello, a sé stesso o ad altre persone presenti. Sono state due ore durissime, due ore di fatica fisica, paura, tensione e resistenza. Due ore in cui ho dovuto reggere una situazione che nessuna famiglia dovrebbe essere lasciata ad affrontare da sola, è intervenuto anche mio figlio Flavio, insieme ad altre persone, nel tentativo di aiutare e contenere una situazione ormai estremamente complessa.
Solo successivamente, con l’arrivo del pulmino de La Forza del Silenzio e degli operatori della Coperativa L.F.S. Global Care, che ha in carico Maurizio, è stato possibile, dopo non poche difficoltà e con le dovute manovre, accompagnarlo in struttura. Lì Maurizio è stato preso in carico da personale competente, formato e abituato a gestire situazioni di tale complessità, ed è proprio da qui che nasce la seguente riflessione. Chi sarebbe intervenuto questa mattina se non ci fosse stata una struttura pronta ad accogliere Maurizio? Chi avrebbe garantito un intervento immediato, concreto e competente? Chi avrebbe dato respiro alla famiglia, anche solo per qualche ora, dopo una mattinata di sangue, paura e contenimento? Quello che è accaduto oggi alla mia famiglia non è un fatto isolato è ciò che accade, troppo spesso in silenzio, in tante famiglie che vivono con persone autistiche adulte, soprattutto con bisogni complessi e livello di supporto elevato.
E allora bisogna dirlo con chiarezza, le istituzioni non possono continuare a restare immobili, non si può parlare di “setting alternativi” senza verificare se quei setting siano realmente adeguati ai bisogni della persona. Non si possono interrompere trattamenti già in atto senza garantire una risposta concreta, appropriata e competente. Non si può pensare che, al compimento dei 18 anni, una persona con disabilità complessa diventi improvvisamente invisibile, precipitando insieme alla propria famiglia nel nulla assoluto. Le famiglie non chiedono l’impossibile, ma una presa in carico reale, continuità di trattamento, competenza, servizi appropriati e chiedono che ogni intervento venga valutato sulla base dei bisogni effettivi della persona, non sulla base di formule astratte, risparmi amministrativi o soluzioni solo apparentemente alternative.
Oggi la domanda è semplice, davanti a situazioni come quella vissuta questa mattina, chi risponde?
Chi interviene? Chi protegge la persona autistica, i suoi familiari e chi vive accanto a lei? È necessario estendere su tutto il territorio della Regione Campania una presa in carico seria, strutturata e continuativa per le persone con disabilità complesse, indipendentemente dall’etichetta diagnostica. L’autismo adulto, in particolare quello ad alta intensità di supporto, non può essere lasciato alla sola forza delle famiglie, perché dopo i 18 anni non si può sparire; perché una famiglia non può essere lasciata sola davanti al sangue, alla paura e al contenimento; perché la dignità delle persone autistiche adulte non può dipendere dalla resistenza fisica ed emotiva dei loro genitori.
Quello che è accaduto oggi è vergognoso non perché riguarda una singola famiglia, ma perché dimostra ancora una volta l’assenza di un sistema realmente pronto a rispondere, servono risposte vere, servono interventi immediati, servono servizi competenti, continui e adeguati.
SERVONO OGGI,..... DOMANI E’ TROPPO TARDI.